MILANO, 25 febbraio 2011 - Sorteggio abbordabile? Le palline che girano bene? L'avevano scritto tutti, Gazzetta compresa. Invece no: le palline girano, ma in controsenso. L'andata degli ottavi di Champions è stata fulminante: un mezzo cappotto, 0-3, due gol fatti e cinque subiti, percentuali di qualificazione quasi come la famosa bibita senza zucchero, cioè "zero". E se l'Inter ha combattuto con il Bayern più o meno alla pari, Milan e Roma sono finite frullate da ritmo e tattica di Tottenham e Shakhtar. Perché? Che cosa sta succedendo? E dove stiamo andando?
Doppio guaio — Il rischio immediato è dire addio alla coppa che ora fa sul serio (dopo aver abbandonato l'Europa League): un sorteggio dei quarti senza italiane non è una novità, s'è già visto nel 2001, 2002 e 2009 (considerando la Champions a allargata a 32 squadre, nata nel 1999-2000). La complicazione prossima, a prescindere da questo torneo, è la retrocessione nell'A2 d'Europa: s'intende il ranking Uefa, cioè quella classifica che assegna i posti nelle coppe. Ebbene, l'Italia è scivolata, senza possibilità di recupero, al 4° posto: l'anno prossimo manterrà ancora 4 club in Champions, ma dal 2012-13 ne avrà uno in meno (e il futuro non induce all'ottimismo). Il 3° posto in campionato obbligherà ai playoff di agosto, con il 4° si va nientedimeno nell'Europa League, con il 6° si resta a casa. Siamo stati in testa ininterrottamente dal 1986 al 1999 (1990 escluso), poi la discesa implacabile. Il crollo.
"Colpa Uefa" — Al di là della boutade recente e per niente disinteressata - separare il ranking della Champions da quello dell'Europa League - non c'è dubbio che l'"altra" coppa, quella dei poveri, ci stia facendo perdere punti su punti. Ma la colpa è soltanto nostra: se dal 2000 la Spagna ha vinto quattro coppe, la Russia due, l'Inghilterra una, la Germania è andata avanti in massa, e noi zero, prendiamocela con la nostra filosofia. Europa League? No, Fastidio league, a quanto pare, visto che i nostri club non possono giocare due tornei in contemporanea. Si stancano. Gli altri no.
Inferiorita' — Quest'anno, poi, il saldo negativo è particolarmente drammatico. Allora: Samp subito fuori dai playoff Champions (e poi dai gruppi di Euroleague); Inter, Milan e Roma tutte seconde nei loro gruppi (e quindi costrette a giocare in casa l'andata degli ottavi); Juve e Palermo out dall'Europa League. E anche il Napoli non ce l'ha fatta. Fa male soprattutto il modo: come se la rivoluzione di Sacchi, sviluppata poi da Lippi, Capello, Scala, Ancelotti sia stata dimenticata. Da quando non vediamo un'italiana imporre il gioco? Sembra di essere tornati ai tempi della grande Juve di Trap. Che si chiudeva, sì, ma poi ripartiva con Platini e Boniek.
Meno Successi — La crisi c'è. E si vede anche comparando l'albo d'oro recente. Dal 1990 al '99 le italiane hanno vinto 20 trofei (3 Champions, 7 Coppe Uefa, 5 Supercoppe, 3 Coppe Coppe, 2 Intercontinentali). Dal 2000 al 2010 (ormai 2011?) soltanto 8 successi (4 Champions, 2 Supercoppe, 2 Intercontinentali). Inter, Milan, Roma: smentiteci, per favore.
Fabio Licari Gazzetta
Come già scritto da qualcuno nel topic di Villareal - Napoli, anche io trovo incredibile che si snobbi così tanto l'Europa League.
Considerate che a me da fastidio persino che in Coppa Italia giochi il portiere di riserva, quindi proprio non riesco a concepire come si possa affrontare con sufficienza quella che è pur sempre una competizione europea importante.
Il fastidio si trasforma in una domanda: per cosa giocano le nostre squadre?
Verrebbe da dire che giocano esclusivamente per lo scudetto (quelle che possono vincerlo), per la qualificazione in Champions (le medio-grandi) e, ma è un caso a sé, per non retrocedere (le piccole).
L'Europa League viene vista con fastidio, eppure è pur sempre un'entrata economica per la società e un trofeo da sbandierare (qualora venisse vinto) per i tifosi.
[E pensare che c'è chi si attacca alla Coppa delle Fiere pur di avere un trofeo europeo di cui vantarsi...]
Ricordo che uno dei primi (se non il primo) a lamentarsi di questo fastidio fu Spinelli (allora era ancora Coppa UEFA) e io mi domandavo: "Ma come, porti una squadra modesta come il Livorno in Europa e ti lamenti?"
Stessa cosa il Napoli ieri.
Vieni visto (a torto o a ragione) da tutta Italia come la squadra che può salvare del calcio italiano da una monotonia assoluta, la squadra che gioca il miglior calcio, con i calciatori in una forma strepitosa e cosa fai?
Lasci Cavani in panchina.
Per cosa? Tentare di vincere uno scudetto che è tutto tranne che alla portata di mano oppure entrare in Champions League.
Bene, e una volta entrato in Champions che fai?
Se ti dice bene esci agli ottavi, al massimo ai quarti (sempre se passi il girone di ritorno).
E qui mi domando: che soddisfazione c'è nel buttare alle ortiche una partecipazione in Europa League (che nel caso del Napoli, sulla carta, con un po' di fortuna se la poteva portare a casa) per poi fare una modesta Champions l'anno dopo?
Risposta: gode solo la società che guadagna maggiori introiti.
Benissimo, ma per fare il bottino grande, la vittoria della Champions o dello scudetto, non basta qualificarsi un anno in Champions, incassare i soldi e fare un buon mercato, serve continuità, sia economica che di risultati.
Quindi per cosa stiamo giocando?
Si rischia di creare un cane che si morde la coda che non finisce più.
1) Gioco il campionato ---> mi qualifico in Europra League ---> Nella stagione successiva si ricomincia da capo e si punta alla qualificazione in Champions
2) Gioco il campionato ---> mi qualifico in Champions ---> Nella stagione successiva si affronta la Champions essendo poco preparati sia a livello di organico che mentale, quindi presumibilmente uscirò presto e allo stesso tempo subisco un calo in campionato che non mi farà riqualificare per la Champions nell'anno successivo.
E questo riporta al punto 1
Da tifoso trovo questo pressappochismo e questo snobismo veramente irritante.
Preferisco vincere tutta la vita l'Europa League che uscire agli ottavi di Champions.