Stadio della.... (Topic ufficiale)

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Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9900 il: Oggi alle 06:23 »
«Il super consulente l’ho presentato io Ma decise Virginia» (Corriere della Sera)

di Alessandro Trocino

Bonafede a La7: nulla da dire alle Camere
Roma città complessa, lui è un risanatore

ROMA
«Lanzalone? Lo ha scelto la Raggi», dice subito in apertura Alfonso Bonafede, che rompe un silenzio durato qualche giorno per dire la sua sulla vicenda dello stadio. A incalzarlo, a Otto e Mezzo, sono Lilli Gruber e Antonio Padellaro. Il ministro della Giustizia è stato evocato più volte perché considerato l’uomo dei 5 Stelle che ha portato Luca Lanzalone — l’avvocato e consulente per lo stadio di Roma, poi arrestato — dentro il Movimento. Bonafede spiega: «Sì, io e Riccardo Fraccaro abbiamo presentato Lanzalone alla sindaca. Ma poi lei ha scelto di avvalersi della sua collaborazione quando lo ha ritenuto necessario». I due esponenti del Movimento, spiega Bonafede, hanno avuto un compito di coordinamento e supporto nei Comuni 5 Stelle in difficoltà. «E quando Roma, che è una città complessa da governare, è stata in difficoltà, abbiamo ritenuto opportuno presentare Lanzalone, che aveva risanato la municipalizzata di Livorno e che era considerato una persona di estremo valore e professionalità».

Bonafede si sente tranquillo: «Io non ho niente da chiarire. Sono venuto a parlarne solo perché si continua a travisare il suo ruolo». Per la stessa ragione non andrà in Parlamento a riferire: «Qualcuno starnazza e dice che dovrei andare in Parlamento. Ma per dire cosa? Il Parlamento non è la ricreazione di Renzi, merita rispetto».

Padellaro e Gruber obiettano che forse c’è un problema di selezione della classe dirigente, considerando anche i precedenti, da Raffaele Marra in poi. E Bonafede svicola quando gli si chiede se è d’accordo sulla parola «premio» usata da Di Maio parlando della nomina di Lanzalone all’Acea: «La parola non mi interessa. Ma le procedure di nomina del presidente di Acea hanno le loro regole che sono state tutte rispettate: il Comune di Roma è socio di Acea e quindi esprime parte del Cda. Probabilmente Raggi ha preso in considerazione l’esperienza che Lanzalone aveva fatto nel suo percorso professionale». Bonafede rivela di aver presentato lui anche il futuro presidente del Consiglio Conte a Di Maio. Poi spiega che «la differenza tra noi e gli altri è come reagiamo. Una mela marcia ci può essere ma noi interveniamo, a differenza degli altri».

Padellaro incalza anche sul linguaggio usato da Salvini: «L’agenda non la detta Salvini — spiega il ministro —. Quanto alle parole, mi interessa solo se sta lavorando bene. Certo, poi ognuno ha il suo linguaggio». Bonafede, abilissimo nel respingere ogni distinguo, non si schiera neanche tra Roberto Fico e Salvini sulla vicenda Orbán e redistribuzione dei migranti: «Anche Salvini vuole che venga rispettata da tutti, Ungheria compresa, la nostra linea». Poi spiega: «L’Italia cammina finalmente a testa alta». Padellaro si inalbera: «Ma come parla? Finora siamo stati sudditi a testa bassa?». «Sì, questa è la mia opinione», dice Bonafede. «Le posso suggerire di non usare un linguaggio che ricorda altri tempi, come l’Italietta», dice Padellaro. «Le posso suggerire di non avere pregiudizi?», replica il ministro.

Che poi annuncia che darà lo stop «alla vergognosa legge bavaglio sulle intercettazioni» e farà il Daspo per i corrotti, «per allontanarli dalla Pubblica amministrazione»: «I cittadini stiano tranquilli, noi dei 5 Stelle teniamo la barra dritta».
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9901 il: Oggi alle 06:24 »
Il funzionario e la frase intercettata: lo stadio uno schifo? Lo spiegherò ai pm (Corriere della Sera)

Giuseppe Alberto Falci

È finito nelle carte dell’inchiesta della procura di Roma perché nel corso di una intercettazione ha ripetuto una frase chiave: «Lo stadio si deve fare per forza. Verrà uno schifo ma si farà». Carlo Notarmuzi, classe ’61, dal 1993 a Palazzo Chigi come funzionario, oggi titolare dell’ufficio per la concertazione amministrativa non si scompone quando risponde al cellulare. È subito cordiale: «Scusi se prima ero fuori dalla stanza». Di buon mattino si trova nel suo ufficio in via della Mercede. Chi dentro il palazzo l’ha conosciuto lo definisce «un tipo sveglio», «reattivo, non paludato, che trova sempre una soluzione».

Dottor Notarmuzi, è vero come si è lasciato scappare che lo stadio farà schifo?

«Non posso confermare a lei quelle parole. Per me parlano le carte, ho presentato dei pareri».

Si vergogna di averle pronunciate?

(Silenzio, ndr).

Cosa ne pensa di questa inchiesta che vede coinvolte tutte le forze politiche, il Campidoglio, il presidente di Acea, e l’imprenditore romano Luca Parnasi?

«È un’inchiesta. È giusto che la magistratura faccia le sue indagini».

È preoccupato?

«Ho la coscienza a posto».

Conosce Parnasi?

«Mai conosciuto».

Qual è stato il suo ruolo sulla vicenda stadio?

«Ero il rappresentante unico delle amministrazioni dello Stato come prevede l’articolo 14».

Di cosa si è occupato?

«Sono rimasto all’interno del perimetro dell’articolo 14».

Lei però ha detto che il progetto del nuovo stadio fa schifo. Cosa intendeva?

«Lo dirò soltanto se servirà alla magistratura».

Ecco, è stato convocato dai magistrati?

«Non ho altro da dire».

Ha mai incontrato Luca Lanzalone, presidente di Acea e fedelissimo dei vertici del M5S e oggi agli arresti domiciliari?

«Non so chi sia».

E Virginia Raggi?

«Assolutamente no, mai incontrata. Il mio lavoro è stato di tipo amministrativo. Punto».

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Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9902 il: Oggi alle 06:27 »
Gazzetta dello Sport


Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9903 il: Oggi alle 06:40 »
Raggi ancora in procura I Pm: «Chi è Lanzalone?» (Leggo)

La sindaca ascoltata per 45 minuti
Inchiesta, in arrivo altre mille pagine

Franco Pasqualetti
Un nuovo interrogatorio. Virginia Raggi è stata 45 minuti davanti ai Pm per rispondere, al momento in veste di testimone, alle domande sullo stadio. I magistrati hanno voluto far luce su due elementi: il primo riguarda la figura di Luca Lanzalone. «Lo ha scelto la sindaca Raggi - ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede in tv a Otto e mezzo - Gliel’abbiamo presentato sia io che Riccardo Fraccaro », parole che Bonafede ha evidentemente anticipato ai Pm che, così, hanno riconvocato la Raggi. I magistrati vogliono capire a che titolo l’ex presidente di Acea gestiva la macchina capitolina, impartendo ordini e cambiando persino delibere e atti comunali. L’altro nodo riguarda una presunta “soffiata” che la sindaca avrebbe fatto sempre a Lanzalone: il 24 maggio, infatti, sono arrivati i Carabinieri per prelevare degli atti relativi allo stadio. I magistrati hanno voluto sapere dalla Raggi se e perché avrebbe avvertito l’uomo di fiducia. Al momento gli atti dell’interrogatorio di ieri sono secretati. Ma ieri per la Raggi è stata una giornata di bordate. La prima è arrivata dal segretario reggente del Pd, Maurizio Martina: «La responsabilità politica di Raggi è evidentissima. È una città allo sbando. Pur essendo da un’altra parte, non tifo per il disastro. Non gioisco perché la Capitale viene gestita male, ma la sindaca Raggi deve prendere atto delle sue difficoltà a gestire Roma. Abbiamo sempre cercato di stare sul tema della responsabilità politiche e amministrativa. Stiamo dicendo da giorni alla sindaca di prendere atto di una situazione che non riesce a gestire, in una realtà difficilissima. Secondo me la Raggi dovere tenere conto di quello che non è stata in grado di fare e dovrebbe valutare seriamente la possibilità di lasciare il campo». Un attacco diretto che preluderà alla richiesta di dimissioni da parte del Pd Roma già nelle prossime ore. Per questo motivo, proprio ieri, la sindaca ha chiamato a raccolta i suoi per fare quadrato e tentare di tenere botta. Oggi pomeriggio è prevista una riunione della maggioranza a 5 Stelle in Comune. Sul tavolo dell’incontro tra i pentastellati in Comune ci saranno le diverse questioni più calde del momento: dallo stadio della Roma alla contro-mozione sull’intitolazione di una via a Giorgio Almirante. Dal fronte indagini, intanto, emergono ulteriori elementi: la nuova ordinanza di 1000 pagine in cui sono raccolte altre intercettazioni che porteranno a nuovi avvisi di garanzia e probabilmente almeno un altro arresto.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9904 il: Oggi alle 06:42 »
La Raggi riapre lo stadio (Corriere dello SPort)

di Guido D’Ubaldo
 
ROMA
 
Si terrà oggi pomeriggio una riunione della maggioranza a 5 Stelle in Comune con la sindaca di Roma Virginia Raggi. Sul tavolo dell’incontro tra i pentastellati, che si svolge con cadenza più o meno settimanale, dovrebbero esserci diverse questioni calde, tra le quali lo stadio della Roma. Il progetto dell’impianto di Tor di Valle non è uscito dalla conferenza dei servizi immune da qualche vizio di forma, il controllo del Campidoglio potrebbe accertare che alcune parti del progetto debbano essere ricalibrate. Ma intanto ieri sono cominciate le verifiche da parte di tutti gli uffici competenti. Mentre nei prossimi giorni sarà nominato il curatore giudiziario di Eurnova, che dovrà procedere tra l’altro alla vendita dei terreni. Parnasi stava già trattando la cessione a Dea Capital per fare una plusvalenza e sfilarsi dal progetto.
 
 
La sindaca in procura. Virginia Raggi è stata convocata oggi in procura nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio della Roma. La sindaca era già stata ascoltata in qualità di testimone dai magistrati venerdì scorso. La Raggi non era accompagnata dagli avvocati e quindi resta una persona informata dei fatti. Secondo gli inquirenti, nel rapporto tra il costruttore Luca Parnasi e l’ex presidente di Acea Lanzalone è il nodo della “corruzione sistemica” che ruota attorno al progetto dello stadio. Lanzalone è il legale incaricato dalla giunta Raggi di seguire la trattativa per la modifica del progetto ma diventa uno dei più stretti collaboratori di Parnasi: i due, scrive la gip Tomaselli nell’ordinanza, “procedono all’unisono elaborando insieme strategie che attengono al progetto”.
Sul caso stadio di Tor di Valle è intervenuto anche il vicesindaco Luca Bergamo: «Se le procedure dello stadio non sono messe in discussione, perché non si dovrebbe fare? Le previsioni non si fanno mai, c’è un’indagine della magistratura in corso, io la rispetto e se ci sono comportamenti illeciti verranno sanzionati. Stiamo facendo verifiche attente su tutti i procedimenti per accertare che siano stati svolti correttamente, fatto che per il momento nessuno ha messo in discussione. Se non ci sono vizi sulle procedure e dall’altra parte c’è un soggetto imprenditoriale che ha la capacità economica di farlo, si fa».
La polemica sulle responsabilità di Lanzalone non si placa, anche all’interno del Movimento. Il vicepremier Luigi di Maio ha detto in un’intervista all’Haffington Post: «Le responsabilità di Lanzalone, se verranno accertate, sono gravissime, sia dal punto di vista giudiziario sia da quello etico. Non rinnego che Lanzalone sia una persona che ci ha dato una mano su dossier importanti e ha contribuito alla stesura del nostro nuovo statuto». 
 
investimento pubblico. Da registrare anche la proposta del presidente di Invimit Ferrarese: «Le inchieste giudiziarie di queste ultime settimane rischiano di ritardare notevolmente o di bloccare la costruzione del nuovo stadio di Roma. La mia proposta è quella di affidarne la realizzazione a Invimit, società dello Stato interamente pubblica. Il nuovo impianto per il calcio rappresenta una grande opera per la città di Roma, ma diventerebbe una grande opportunità per la società pubblica Invimit che si occupa anche di grandi immobili sportivi. Ritengo l’idea realizzabile e la mia segreteria si è già messa in contatto con quella della sindaca di Roma per programmare un incontro urgente». Ipotesi suggestiva, ma difficilmente percorribile, perché una società pubblica non può intervenire su un progetto di privati.
 
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9905 il: Oggi alle 06:42 »
Montuori: L’impianto della Roma si farà (Corriere dello Sport)

L’assessore all’urbanistica è fiducioso
 
ROMA - In Campidoglio provano a tenere in piedi lo stadio della Roma. Ieri è intervenuto anche l’assessore all’urbanistica Luca Montuori: «Nel futuro di questa città, certo, ci sarà lo stadio della Roma. Se la procedura, come crediamo, risulta corretta, potrà andare avanti. Abbiamo deciso di riverificare alcuni passaggi nodali, perché i cittadini hanno diritto a delle risposte su quanto sta succedendo in questi giorni. Nessuna parte della procedura in questo momento sembra minimamente toccata dai problemi di cui leggiamo sui giornali, se questo sarà confermato noi andremo avanti. Al momento stiamo studiando al nostro interno le modalità della verifica per capire quali sono gli atti e i passaggi che vanno controllati. Dobbiamo verificare alcuni passaggi e attendere che la magistratura faccia il suo corso e le sue indagini. Quando la magistratura ci dirà se l’iter amministrativo può andare avanti oppure no agiremo. Il primo passaggio è ricostituire la controparte cioè con chi stiamo parlando, se è la società Eurnova e se è in grado di risponderci».
 
g.d’u.
 
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9906 il: Oggi alle 07:01 »
«Contraddizioni» su Lanzalone, Raggi riascoltata dagli inquirenti (Il Sole 24 Ore)

Ivan Cimmarusti
ROMA
Troppe «contraddizioni»: la sindaca di Roma Virginia Raggi torna in Procura per rendere informazioni nell’inchiesta sul Nuovo Stadio della Roma. Al centro del secondo verbale, nell’arco di tre giorni, i rapporti con Luca Lanzalone, il superconsulente del Campidoglio in arresto per essere stato corrotto dall’imprenditore Luca Parnasi, aggiudicatario dei lavori per il nuovo impianto sportivo dell’As Roma. L’obiettivo del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Barbara Zuin è di dimostrare che Lanzalone non era un semplice «consulente esterno» del Campidoglio: era equiparabile a un pubblico ufficiale con delega specifica a trattare con tutti i soggetti che a vario titolo avevano un interesse nel Nuovo Stadio della Roma. In questo senso è andata anche l’audizione del direttore generale dell’As Roma Mauro Baldissoni, che pure ha confermato come Lanzalone fosse l’interlocutore privilegiato dell’Amministrazione capitolina. Per questo - è la ricostruzione degli inquirenti - Parnasi lo aveva corrotto, così da avere un soggetto all’interno del Campidoglio che potesse fare i suoi interessi. Aspetti che confermerebbero quanto appuntato negli atti dagli investigatori: «Nel corso delle intercettazioni è emerso che l’avvocato Luca Lanzalone esercita de facto la sua funzione per il Comune di Roma, interfacciandosi con gli enti pubblici interessati al progetto ovvero con la società proponente Eurnova srl (di Luca Parnasi, ndr) e con la dirigenza dell’As Roma». Una intercettazione del 9 agosto 2017 tra Baldissoni e Parnasi «cristallizza» l’ipotesi di un Lanzalone come una sorta di dirigente del Comune: «Lanzalone non è il sindaco e non è un politico, ma ripeto, lì mi sembra che alla fine sia quello che indirizza le soluzioni pratiche». L’ex assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, ha poi chiarito ai pubblici ministeri che, nei fatti, era Lanzalone «il vero assessore». Parallelamente, l’interrogatorio ha anche riguardato l’aspetto legato al rapporto di lavoro «mai formalizzato» tra il Campidoglio e lo stesso avvocato Lanzalone. Resta da capire chi lo abbia portato nell’Amministrazione capitolina. Venerdì la Raggi ha spiegato che il nome dell’avvocato le fu fatto dagli attuali ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro quando all’inizio del 2017 si occupavano di enti locali. «Dopo l’arresto di Raffaele Marra (ex superburocrate del Comune e stretto collaboratore della Raggi, arrestato per essere stato corrotto dall’imprenditore Sergio Scarpellini, ndr) ci fu uno scossone in Campidoglio, questa è una cosa nota - ha dichiarato il sindaco - e quando chiesi un approfondimento sul concordato preventivo per alcune partecipate del Comune, Fraccaro e Bonafede mi presentarono l’avvocato Lanzalone ». «Non ho niente da chiarire - ha commentato in serata Bonafede, intervistato a “Otto e Mezzo” - Abbiamo deciso di presentarle Lanzalone perché aveva dimostrato grandi capacità a Livorno risanando una società». E aggiunge: «Lo ha scelto la Raggi».
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9907 il: Oggi alle 07:01 »
La sindaca richiamata come testimone per chiarire le discrepanze sorte dopo l’interrogatorio dell’avvocato-consulente finito agli arresti

Stadio, la Raggi torna dai pm: “Così ho scelto Lanzalone” (Il Fatto Quotidiano)

Virginia Raggi torna dai pm. La sindaca di Roma ieri è stata risentita come persona informata sui fatti nell’i nchiesta su Luca Parnasi, l’i mmobiliarista romano arrestato con l’accusa di associazione a delinquere e corruzione. La sindaca per 45 minuti ha risposto alle domande del pm Barbara Zuin e dell’aggiunto Paolo Ielo. La seconda convocazione era mirata a sciogliere i dubbi dei pm su alcune contraddizioni tra la versione della sindaca e quella fornita nell’interrogatorio da Luca Lanzalone, l’a vvo ca to finito ai domiciliari per corruzione. VENERDÌ SCORSO, quando è stata sentita la prima volta, Virginia Raggi aveva spiegato che Lanzalone gli era stato consigliato dall’attuale ministro della giustizia Alfonso Bonafede e da Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento. L’avvocato genovese invece avrebbe detto – secondo alcune indiscrezioni –di essere stato scelto direttamente da Virginia Raggi. Chiarito questo primo punto, la sindaca poi ha dovuto chiarire le attività concretamente svolte da Lanzalone. Il punto è rilevante perché il direttore generale del comune, Franco Giampaoletti, sentito venerdì scorso, aveva sostenuto che l’attività di Lanzalone si era affievolita negli ultimi mesi. I pm vogliono dimostrare la qualifica di pubblico ufficiale di fatto di Lanzalone, senza la quale cadrebbe l’accusa di corruzione. Di qui l’attenzio - ne alle modalità della nomina e alle mansioni di fatto. I pm puntano a dimostrare che Virginia Raggi non solo ha voluto Lanzalone ma ha anche lasciato che di fatto continuasse a occuparsi per lei dello stadio, nonostante la mancata formalizzazione dell’incarico, data l’opposizione dell’Avvocatu - ra del Comune. Lanzalone si potrebbe difendere smontando la sua qualifica pubblica. Potrebbe sostenere di non essersi più interessato dello stadio dopo la mancata formalizzazione d e ll ’incarico, se non come presidente Acea. Un modo per sostenere che le consulenze propostegli da Luca Parnasi possono essere in conflitto di interesse ma non rappresentano una forma di corruzione, essendo successive al ruolo poi sfumato. Di qui l’importanza della nomina e delle mansioni. I pm potrebbero contestare comunque la corruzione almeno nella forma ‘s us se g ue nt e’. Lanzalone in questa ottica avrebbe asservito la sua funzione nel 2017 quando di fatto si occupava di stadio per il sindaco e poi sarebbe stato ‘retri - buito’ un anno dopo da Parnasi con le consulenze. L’accusa reggerebbe però se, almeno nel 2017, Lanzalone fosse stato un pubblico ufficiale. Ecco perché ieri Virginia Raggi ha dovuto rispondere ancora sulla sua scelta. La stessa domanda che per ironia della sorte è stata posta da Lilli Gruber, a poche centinaia di metri di distanza ad Alfonso Bonafede. Ospite di Otto e mezzo negli studi de La7, il ministro ha risposto: “Lanzalone lo ha scelto il sindaco Raggi. Gliel'abbiamo presentato sia io sia Riccardo Fraccaro”.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9908 il: Oggi alle 07:02 »
La replica L’ex assessore della giunta Raggi, dimessosi nel febbraio 2017, sull’editoriale “Tor di Balle” di Marco Travaglio pubblicato il 16.06

Berdini: “Ho lasciato a causa dello stadio” Peccato non sia vero (Il Fatto Quotidiano)

Gentile direttore, nell’editoria - le di sabato intitolato “Tor di Balle”, vengono elencate una serie di falsità sul mio conto che devono essere prontamente rettificate. Afferma Travaglio che vado raccontando in giro “e perfino a verbale davanti ai pm, di essere stato cacciato perché contrario allo stadio”. Il direttore afferma dunque che ho addirittura mentito ai pm, assumendosi una responsabilità gravissima di cui verificheremo eventuali risvolti. Purtroppo per lui, costruisce la mia posizione attraverso una serie di falsi. Non è infatti assolutamente vero che smentii l’i ntervista La Stampa. Affermai al contrario immediatamente che rappresentava il mio pensiero. Non ho smentito dunque nulla e, sottolineo, non esisteva nessun video.

LA CHIACCHIERATA mi è stata estorta fraudolentemente nascondendo il registratore. Altro che video. Ho chiesto scusa pubblicamente per un’unica frase offensiva verso Virginia Raggi, inessenziale però rispetto ai giudizi di opacità e incapacità che davo sui 5Stelle. Giudizio oggi condiviso dalla città intera e tragicamente svelato dall’inchiesta in corso. Il motivo delle dimissioni sta soltanto nella vicenda stadio. Il 13.2.2017 in conclusione di un mio articolo ospitato proprio dal Fatto Quotidiano(pri - ma e seconda pagina), definivo il progetto di Parnasi e soci “la più grande speculazione immobiliare del momento in Europa” e che avevo lavorato per riportare il progetto nelle regole del piano. Se avesse letto il suo giornale, Travaglio avrebbe evitato di riportare una citazione altrui in cui ribadivo la stessa posizione, l’unica che mi imponeva il mio ruolo di pubblico ufficiale. Travaglio omette infatti di dire che l’area di Tor di Valle è edificabile per circa 100 metri quadrati e che un assessore deve rispettare la legge. Assicurai più volte alla Roma che ero disposto ad approvare il progetto dello stadio nel più rigoroso rispetto del piano regolatore. Senza il minimo aumento di volumetria. La risposta era sempre la stessa, e cioè che “non ci sarebbero stati gli equilibri economici ”. Non sono a favore dell’urbanistica “contrattata ” che cambia i valori economici dei terreni attraverso trattative opache. È infatti in quello stagno maleodorante che si possono annidare mediatori e corruttori della pubblica moralità. Insieme al compianto Ferdinando Imposimato avevamo insistito per la revoca dell’interesse pubblico a realizzare lo stadio a Tor di Valle e l’avvocato Lanzalone arrivò proprio per smontare quella limpida proposta. Così, quando il sindaco Raggi mi scavalcò affidandosi a Lanzalone per cercare quell’equilibrio economico tanto voluto da Parnasi e che io non condividevo, ho preferito lasciare la poco commendevole compagnia dei mediatori. Questa è la verità. Affermare dunque – come fa Travaglio in conclusione – che la mia posizione è “esatta - mente ciò che fecero la Raggi e Lanzalone” è un falso vergognoso. Io non avrei mutato di un euro il valore dei terreni di Parnasi e soci. Raggi e Lanzalone ne hanno raddoppiato il valore, e stiamo parlando di decine e decine di milioni. Non possiamo poi meravigliarci che una parte di quelle plusvalenze potessero servire, come si dedurrebbe dall’inchiesta in corso, per alimentare la giostra delle mazzette. La pubblica morale si difende rispettando le regole, non ingaggiando mediatori. Ps. In altri articoli il direttore Travaglio afferma –vedo che lo fa in questi giorni anche il sindaco Raggi – che non avrei preso alcun atto contrario allo stadio. Falso anche questo. Agli inizi di dicembre 2016 il mio assessorato consegnò in Conferenza dei servizi un parere urbanistico negativo. Non so come lo abbiano superato nelle successive sedute e sono anzi curioso di scoprirne i motivi.
PAOLO BERDINI

Purtroppo le falsità sono tutte di Berdini. Ed è un peccato, per un urbanista del suo calibro, la cui nomina nella giunta Raggi avevamo salutato con grande favore perché aveva destato grandi aspettative, poi purtroppo deluse. Da quando divenne assessore, non si è mai capito se avesse un sosia che si spacciava per lui o se a parlare fosse proprio il Berdini originale. Tipo quando criticò il no alle Olimpiadi, peraltro preannunciato da Raggi e M5S in campagna elettorale, sorprendendo chi lo credeva un ambientalista. O quando, sullo stadio della Roma, disse un sì condizionato alla riduzione delle volumetrie, salvo poi raccontare che era sempre stato contrario t ou t court, pur se nel frattempo le cubature erano state dimezzate grazie anche alla mediazione Lanzalone (non certo grazie alla sua opera di assessore, di cui in Conferenza dei servizi fu rinvenuto un parere critico iniziale e poi quasi più nessuna traccia operativa). O quando lanciò l’idea di spostare l’impianto alla Romanina o a Tor Vergata, aree molto appetite dai costruttori Scarpellini e Caltagirone. Quanto alle sue dimissioni (perché fu Berdini a dimettersi: non una, ma due volte), lo stadio c’entra poco o nulla. Basta leggere –sono reperibili online –le cronache del febbraio 2017. L’8.2 La Stampa pubblica uno “sfogo”di Berdini che attacca e offende Virginia Raggi, come sindaca e come donna, e i colleghi di giunta (“i mp r e p a ra t a strutturalmente”, “amante” di Salvatore Romeo, circondata da “una banda”, “una corte dei miracoli” di cui non si rendeva conto di far parte anche lui). Berdini rassegna le dimissioni, chiede scusa alla sindaca col capo cosparso di cenere e le spiega di aver detto quelle cose senza pensarle a un paio di amici al bar, ignaro che il cronista origliasse alle sue spalle. La Raggi accettò le scuse e lo perdonò, respingendo le dimissioni con riserva, visti i tanti dossier urbanistici aperti in quel momento, stadio in primis. Ma l’indomani si scoprì che Berdini aveva raccontato altre balle: La Stampapubblicò l’audio (non il video) della conversazione, che dimostrava come l’assessore avesse parlato non a due amici al bar, ma direttamente al cronista. A quel punto anche l’ultimo filo di fiducia fra sindaca e assessore si spezzò. Ma Berdini tentò di metterci una pezza con u n’intervista a R ep ub bl ic a, parlando di “una conversazione carpita dolosamente da uno sconosciuto che non si è nemmeno presentato come giornalista... solo alla fine mi sono insospettito. E lui ha ammesso di fare il precario a La Stampa” e gridando al complotto mediatico contro la giunta Raggi che lui tanto apprezzava perché stava ripristinando la legalità: “Ci stanno massacrando, un vero e proprio linciaggio mediatico che si sta scatenando proprio nel momento in cui l’ammini - strazione comunale prende importanti decisioni che cambiano il modo di governare questa città”. Purtroppo fu sbugiardato per la terza volta da un nuovo audio in cui diceva al cronista: “Mo’ fa’ conto quello che penso io, che rimane veramente fra noi, poi lo utilizzi: un anonimo che ti ha detto... Cioè questi erano amanti”. Quindi: Berdini sapeva fin da subito di parlare con un giornalista; gli parlava per far uscire la “notizia” (fal - sa) della liaison Raggi-Romeo; e tentava di usare il cronista per sputtanare la sua sindaca come fonte anonima, lanciando il sasso e nascondendo la mano. A quel punto la Raggi accettò le sue dimissioni (e sfido qualunque sindaco al mondo a tenersi un simile assessore). Non per lo stadio (altrimenti l’avrebbe cacciato molto prima), ma per le ripetute bugie che lo rendevano totalmente inaffidabile. Berdini però –come ci ricorda con un memorabile autogol – tentò disperatamente di restare a bordo scrivendo una lettera al F at t o , pubblicata il 13.2, in cui non diceva nulla di quelle che oggi, col senno di poi, chiama “opacità e incapacità”, né dei “m e di at or i” in odor di mazzette, ma al contrario: piagnucolava per la “c rim ino sa macchina del fango” (peraltro attivata da lui), l’“accanimento mediatico” e l’“intervista truffa”; elencava tutti gli interventi della giunta Raggi per riportare la legalità nella Capitale; elogiava la sindaca e la sua squadra perché “l’ ‘inetta’ gi u n t a Raggi ha ripristinato la trasparenza richiesta dall’Anac”sugli “appalti pubblici”; assicurava che “questa sistematica azione di recupero di legalità e trasparenza non si è mai fermata”; e si metteva a disposizione sullo stadio per “riportare il progetto nelle regole del Piano regolatore”( si spera non per i “100 metri quadrati edificabili” di cui vaneggia, ma almeno per i 110 mila metri cubi previsti dal Prg). Nessun cenno a Lanzalone, consulente del Campidoglio da più di un mese, ora spacciato – sempre col senno di poi –per la causa scatenante di una “cac - ciata” che Berdini racconta ai giornali e ai pm, ma che non è mai avvenuta se non nella sua fertile fantasia. O in quella del suo omonimo sosia.
MARCO TRAVAGLIO
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9909 il: Oggi alle 07:03 »
Le ombre del caso stadio: la Raggi torna in procura (Il Giornale)

Il sindaco di Roma chiamata di nuovo dai pm E Bonafede si sfila: «Lanzalone scelto da lei»

L’avevano già sentita quattro giorni fa come persona informata sui fatti, ma ieri i magistrati che indagano sullo stadio della As Roma che doveva sorgere nella zona di Tor di Valle hanno convocato di nuovo la sindaca Virginia Raggi, ormai un’habitué della Procura, per chiederle spiegazioni sui fatti emersi negli ultimi giorni dopo la sua audizione, soprattutto sul ruolo di Luca Lanzalone, il legale ed ex presidente Acea scelto dai Cinque Stelle come consulente per il Campidoglio per seguire le trattative per la modifica del progetto dell’impianto giallorosso, arrestato per corruzione insieme all’imprenditore Luca Parnasi e ad altre sette persone, e poi secondo i magistrati diventato il vero referente della questione stadio. Nel corso del primo faccia a faccia con gli inquirenti, venerdì, la prima cittadina aveva ribadito che Lanzalone gli era stato indicato dagli esponenti M5s, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, che prima di entrare a far parte del governo era responsabili per il Movimento degli enti locali. Ma ieri il ministro della Giustizia Bonafede, intervistato a Otto e mezzo, l’ha contraddetta: «Lanzalone è stato scelto dalla Raggi, alla quale lo abbiamo presentato Fraccari ed io». Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Barbara Zuin hanno voluto ascoltare di nuovo la sindaca, a distanza ravvicinata, anche alla luce di quanto detto venerdì dall’avvocato genovese durante l’interrogatorio di garanzia. Lanzalone si era difeso respingendo ogni accusa e ieri, per verificare alcune circostanze emerse nel corso della sua deposizione, è stato necessario richiamare la Raggi. La sindaca si è trattenuta a piazzale Clodio per quarantacinque minuti ed è andata via senza rilasciare dichiarazioni. I pm hanno insistito con lei sul ruolo dei vari soggetti coinvolti nell’inchiesta e ancora su quello di Lanzarone, scelto dai vertici del Movimento per affiancarla nella gestione della delicata questione stadio, ma secondo quanto emerso anche di tutti i dossier caldi della capitale. Una sorta di «aggiustatutto» da chiamare quando necessario. Per la Procura un consulente di fatto a titolo gratuito, in quanto tale considerato un pubblico ufficiale e accusato di corruzione. Nonostante il suo ruolo, per i pm sarebbe diventato uno dei più stretti collaboratori dell’imprenditore, elaborando insieme a lui strategie sul progetto. In cambio del suo aiuto Parnasi gli avrebbe promesso incarichi e consulenze per 100mila euro, diventando da «Mister Wolf» che risolse i problemi un problema lui stesso per i Cinque Stelle. All’interno del Movimento adesso tutti cercando di prendere le distanze da lui. Il vicepremier Luigi Di Maio, ieri, in un’intervista all’Huffington Post si è assunto qualche responsabilità: «Non rinnego che Lanzalone sia una persona che ci ha dato una mano su dossier importanti, ma quando si sfocia in un meccanismo per il quale le persone si accreditano usando il mio nome, ecco questo mi preoccupa». Di Maio ha ammesso di aver sentito spesso l’avvocato in certi periodi, come quando ha contribuito alla stesura del nuovo Statuto M5s e di averne premiato il merito, per aver lavorato bene a Livorno aiutando il sindaco Filippo Nogarin a salvare l’azienda dei rifiuti, mettendolo alla presidenza dell’Acea. Giovedì la Raggi sarà di nuovo a piazzale Clodio. Questa volta in veste di indagata accusata di falso per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, il suo ex braccio destro. Il gip dovrà decidere se rinviarla a giudizio.

Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9910 il: Oggi alle 07:08 »
Raggi di nuovo dai pm inchioda Lanzalone: sì, lo avevo incaricato per conto del M5S (La Stampa)

L’avvocato arrivò “su suggerimento di Bonafede e Fraccaro” Il ruolo di pubblico ufficiale di fatto può costargli la condanna

Scura in volto, amareggiata e preoccupata da una nuova convocazione in procura a tre giorni di distanza dalla precedente. Questo lo stato d’animo che traspariva della sindaca di Roma, Virginia Raggi, ascoltata ancora una volta come testimone nell’ambito dell’inchiesta del nucleo investigativo dei carabinieri sullo stadio della Roma che ha portato in carcere il costruttore Luca Parnasi, e ai domiciliari l’ex presidente di Acea vicino al Movimento 5 Stelle, Luca Alfredo Lanzalone. Proprio la testimonianza della sindaca è fondamentale, secondo i pm romani, per inchiodare Lanzalone. L’impianto accusatorio, infatti, ruota intorno al ruolo di «pubblico ufficiale di fatto» contestato all’avvocato genovese che venerdì scorso durante l’interrogatorio di garanzia si è difeso affermando di «non aver mai preso una tangente in vita mia» e di essersi «messo in gioco personalmente, ma senza commettere alcun reato». A rendere questa difesa sterile però è bastata la testimonianza di Luca Caporilli, 54 anni, dirigente della Eurnova, la «cassaforte» delle società di Parnasi, in carcere con l’accusa di associazione a delinquere, che ha ammesso l’esistenza di accordi «corruttivi» proprio con Lanzalone. Quando durante l’atto istruttorio il pm Barbara Zuin ha contestato la circostanza l’ex presidente di Acea, dopo aver inizialmente accusato il colpo, ha ribattuto: «La ricostruzione è falsa, e comunque io non agivo per conto del Comune per la questione stadio, anche perché il mio contratto non fu mai formalizzato ». Se quanto affermato dall’ex presidente della multiutility Capitolina fosse vero le accuse nei suoi confronti rischierebbero di cadere. Per blindare la posizione di Lanzalone, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Zuin, hanno convocato ancora una volta la sindaca che venerdì era stata imprecisa su alcune circostanze. Al di là del contratto non formalizzato per l’opposizione degli uffici «Lanzalone era stato da me incaricato, su suggerimento del ministro Alfonso Bonafede e di Riccardo Fraccaro di seguire alcune vicende, in particolare quella relativa alla Eurnova, quindi quella dello stadio», ha spiegato ieri la Raggi. Queste parole, secondo i pm di Roma, bastano a rendere «evidente la volontà del sindaco di servirsi della collaborazione di Lanzalone per l’espletamento del suo mandato - e dunque per lo svolgimento di una funzione pubblica - e la sussistenza di un accordo in tal senso». E a sostegno della tesi dei pm romani, oltre alle parole della Raggi, ci sono le audizioni del Dg della Roma, Mauro Baldissoni, e del Dg del Comune, Franco Giampaoletti che hanno affermato di aver trattato delle vicende relative allo stadio direttamente con Lanzalone. Proprio sul rapporto tra Lanzalone e il Campidoglio è intervenuto Luigi Di Maio, che ha affermato: «Questo va chiesto al Comune. Io so solo che era presidente di Acea». Scaricando poi sulla Raggi la responsabilità della scelta: «Lanzalone aveva lavorato bene con noi a Livorno, poi la sindaca Raggi lo aveva individuato come presidente di Acea».—
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9911 il: Oggi alle 07:09 »

Nelle intercettazioni dell’inchiesta sullo stadio si reitera un rito antico: il posto gratis al potente che lo chiede. Oggi è Parnasi che intercede, e l’ad della Roma Baldissoni a volte accetta altre volte dice: ”Sfreghiamocene”

“Mi rimedi un biglietto in Monte Mario?”
Tribuna all’Olimpico, il potere a scrocco (La Stampa)


Me rimedi ’n bijetto  in Monte Mario?». Quasi tutti gli aspiranti vip romani - anche quelli che di calcio non capiscono nulla - ad un certo punto della propria esistenza sentono irrompere nel proprio animo un imperativo categorico: chiedere ad un amico ben introdotto il modo per entrare - gratis si intende - nella tribuna chic dello Stadio Olimpico. Da molti decenni per un esponente del “generone” - la fetta benestante del ceto medio romano - l’ingresso omaggio all’Olimpico è qualcosa di molto più gratificante di un risparmio. È una categoria dello spirito vanesio. È uno status symbol. Un diritto. Perché piazzarsi in Tribuna Autorità è una delle prove che conti. E tutti possono vederlo. Certifica Umberto Pizzi, il “re” dei fotografi cittadini: «Stare in quella tribuna è il simbolo del potere. E se dalla tribuna d’onore ti sfrattano nella tribuna laterale, vuol dire che stai cadendo in disgrazia!».

Biglietti “utili”
Una delle tante chiacchierate telefoniche contenute nell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma restituisce, seppure in piccole dosi, un fenomeno cittadino del tutto peculiare. Agli atti dell’inchiesta è depositata una telefonata tra l’amministratore delegato della Roma Mauro Baldissoni e il costruttore Luca Parnasi, che nel momento dell’intercettazione sta facendo di tutto per avviare il progetto del nuovo stadio a Tor di Valle. Parnasi spiega che bisogna soddisfare solo le richieste di biglietti richiesti da persone che possano “servire”. E chiede: «Tickets come sei messo?». L’ad della Roma risponde: «Eh, come sono messo Luca…non ci stanno i biglietti…». Parnasi racconta che due biglietti li ha chiesti il parlamentare del Pd Francesco Boccia e si spende così per la causa: «È una persona che c’ha peso... Il quarto è Matteo Salvini, che mi ha chiesto due tickets…però io onestamente di Matteo me ne fregherei». E Baldissoni gli risponde: “No, sfreghiamocene… ». In un’altra chiacchierata si prova a fare una provvista per alcuni rappresentati dei Cinque stelle che arrivano da fuori Roma: evidentemente si immagina che regalare biglietti gratis per lo stadio Olimpico è come una griffe romanesca. Un prodotto tipico della città.

Il Dna romano-papalino
Naturalmente i biglietti omaggio non sono una prerogativa romana. Ma nella Capitale sono tanti, più che altrove e col tempo riuscire ad ottenerli, è diventata un’arte, quasi un ascensore sociale. Qualcosa che trae alimento nel Dna di una città abituata alle elargizioni dall’alto, per essere stata a lunghissimo dominata dal Papa Re, che per secoli dispensò sussidi pubblici, elargizioni, elemosine ad una quantità imponente di popolazione. Oggigiorno per chi, più prosaicamente, aspira ad un biglietto omaggio, i dispensatori di favori sono quattro: il Coni, proprietario dell’Olimpico, le due società che vi giocano (Lazio e Roma) e gli sponsor che dispongono di palchetti “personalizzati”.

Un termometro del potere
Un tempo i parlamentari avevano libero accesso ma anche tra di loro si creavano gerarchie tra le due Tribune, quella delle Autorità e quella d’onore. Pizzi, che ha immortalato centinaia di onorevoli, ricorda: «Un giorno il povero Armando Cossutta passò improvvisamente dalla tribuna Vip a quella laterale. Ormai infatti non contava più nulla neppure nel Partito comunista...». Contava invece Walter Veltroni nel 2001: lui juventino doc, ma allora sindaco della Capitale, nel giorno della festa dello scudetto della Roma si presentò in Tribuna Monte Mario con una sciarpa giallorossa. Da quel giorno trascorsero ben 10 anni prima che l’amico-rivale Massimo D’Alema, che romanista lo è sempre stato, si decidesse a presentarsi in Monte Mario con una sciarpa giallorossa.

Non solo politici
Anche se negli anni della Prima Repubblica il più omaggiato di tutti non era un politico. Ma il banchiere della città: «Il più ossequiato - ricorda sempre Pizzi - era Cesare Geronzi: veniva con tutta la famiglia. E andare a inchinarsi davanti alla sua poltroncina era un rito imperdibile». Perchè ovviamente il biglietto omaggio è un traguardo sociale che non riguarda soltanto i politici. Il romanista Maurizio Gasparri racconta: «Io farò parte della nomenclatura politica, d’accordo. Ma in tribuna, oltre a manager, dirigenti pubblici, incrocio tanti sconosciuti. Quando era magistrato. vedevo spesso Antonio Ingroia che è interista e da Palermo si muoveva spesso per vedere la partita. E con lui si muoveva pure la scorta»». Naturalmente per un vip, o un aspirante vip, infilarsi nella tribuna Autorità, o in quella d’onore, è un fatto di status. Ma la tribuna centrale, all’Olimpico, è anche l’unico modo per vedere in modo decente le partite. Scrisse una volta Giulio Andreotti: «Lo stadio Olimpico di Roma è molto bello, ma dalle curve per vedere la porta dal lato opposto ci vuole un buon binocolo». —
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9912 il: Oggi alle 08:23 »
Le mazzette degli onesti (L'Espresso)

L’arrestato Luca Lanzalone fu scelto dal M5S per scortare la Raggi. E adesso i vertici tremano

di Emiliano Fittipaldi

Già arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo». Virginia Raggi, annunciando che non si sarebbe mai e poi mai candidata un’altra volta alla guida del Comune di Roma, è stata facile profeta. Perché sono in tanti, oggi, ad affermare che vedere la sindaca grillina arrivare a fine consiliatura nel 2021 sarà davvero un miracolo. Dopo il caso di Raffaele Marra, l’ex braccio destro inito agli arresti nel dicem- bre 2016 per corruzione insieme all’immobiliarista Sergio Scarpellini, dopo il rinvio a giudizio per falso della stessa Raggi per la nomina del fratello di Marra, l’inchiesta della Procura e dei Carabinieri del Nucleo investigativo della Capitale sullo stadio della Roma a Tor di Valle investe di nuovo i Cinque Stelle. Con il rischio di terremotare una giunta sempre più debole, iaccata dai deludenti risultati elettorali (l’“efetto Raggi” ha provocato un’emorragia di consensi nei due municipi romani dove si è votato domenica scorsa) e dall’assenza di risultati nella gestione della Città Eterna, che ormai pure i simpatizzanti più ortodossi non esitano a descrivere come «allo sbando più totale». Di più. Stavolta lo tsunami giudiziario colpisce non solo l’enclave pentastellata che guida la Capitale, ma - politicamente - anche i vertici del movimento nazionale. Già Paolo Ferrara, indagato per corruzione, è capogruppo dei Cinque Stelle in Campidoglio e un pretoriano della Raggi, ma soprattutto l’avvocato Luca Lanzalone, il presidente di Acea messo dai pm agli arresti domiciliari per presunti rapporti corruttivi con l’imprenditore Luca Parnasi, non solo è il sindaco-ombra di Virginia da un anno e mezzo, è anche stato scelto come “badante” della sindaca proprio dai pezzi da novanta del Movimento. Un “commissario straordinario” individuato in primis dal neo ministro alla Giustizia Alfonso Bonafede, che nel gennaio del 2017 lo segnalò alla Casaleggio come il Mr. Wolf che avrebbe risolto i problemi della Raggi orfana del suo braccio destro (Marra fu arrestato per corruzione a ine 2016); ma poi appoggiato senza se e senza ma anche da Riccardo Fraccaro, oggi a capo del dicastero per i Rapporti con il Parlamento e la “Democrazia diretta” e da Luigi Di Maio, da sempre principale sponsor di Virginia e ammaliato dalle capacità professionali di Lanzalone: sono stati proprio Gigi e Davide Casaleggio a dare l’ok deinitivo ainché il legale - da semplice consulente - fosse promosso a capo della più importante azienda romana. «Chi ha sbagliato pagherà», ripete ora Virginia, non commettendo lo stesso errore di qualche mese fa, quando spergiurando disse davanti alle telecamere che il suo ex vice capo di gabinetto Marra inito a Rebibbia, che lei stessa aveva promosso due mesi prima a capo del Personale del Campidoglio, fosse «solo uno dei 23 mila dipendenti del Comune di Roma». Nemmeno adesso, però, la sindaca ammette che possa aver commesso anche lei qualche passo falso: se le vicende giudiziarie della storiaccia dello stadio non la toccano direttamente, è un fatto che - ancora una volta - la Raggi abbia regalato iducia incondizionata a chi, probabilmente, non la meritava. Mettendo la città di Roma nelle mani di un avvocato di Genova che secondo il procuratore aggiunto Paolo Ielo era al soldo non degli interessi pubblici della Capitale, ma di un’associazione a delinquere guidata dal costruttore Parnasi, da cui Lanzalone avrebbe ricevuto circa 100 mila euro tra utilità e consulenze in cambio di un iter rapido per il via libera al progetto dello stadio di Tor Di Valle. È evidente che Lanzalone, come Marra, non è un dipendente qualsiasi. Ma un legale che nel corso di un anno e mezzo ha assunto in Campidoglio enormi poteri. Prima come mediatore dell’afaire dello stadio, poi consigliere uicia- le della sindaca (e nemico giurato dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, l’architetto lo ha deinito in un libro «il sindaco vicario della città»), l’avvocato venuto dalla Liguria è stato difeso strenuamente dalla Raggi per mesi. Anche davanti agli attacchi dell’opposizione, che hanno chiesto a che titolo un esterno si occupasse della vicenda, delicatissima, dell’arena della Roma. A ine 2017, ottenuto dal Consiglio comunale a trazione pentastellata il via libera al progetto caro pure a Beppe Grillo («sarà uno stadio fatto con criteri che da queste parti non hanno mai visto, e se ne dovrà occupare un costruttore e non un palazzinaro», spiegava il garante del M5S), le quotazioni di Lanzalone salgono alle stelle. L’avvocato prestato alla causa dei Cinque Stelle non solo viene pro- mosso numero uno della multiutility dell’acqua e dell’energia, ma diventa consigliere privilegiato della Raggi per questioni di ogni ordine e grado. Dall’Atac all’Ama, dalle nomine interne alle strategie sulle società controllate. Vicinissimo all’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti (la coppia aveva lavorato insieme a Livorno realizzando con successo il concordato preventivo per salvare l’azienda locale dei riiuti), Lanzalone coltiva rapporti sempre più stretti con Bonafede (è il primo a portarlo alla corte di Grillo e Casaleggio nel 2016, quando chiede al toscano di trasformarsi in cacciatore di teste e trovare manager per la disastrata azienda dei riiuti), con Stefano Bufagni, il “Luca Lotti” del movimento, e soprattutto con Di Maio, tanto da essere indicato da qualche giornale come possibile successore di Claudio Costamagna alla Cassa Depositi e Prestiti. «Chi ha sbagliato pagherà», ripete come un mantra la Raggi, come se non fosse stata lei a consegnare a Lanzalone le chiavi dell’Acea e dei dossier più sensibili del Comune. Impassibile di fronte alle condizioni della città (dalle buche ai bus che prendono fuoco, dalla monnezza alla cura del verde, dagli appalti non assegnati alle promesse, ininite, non mantenute, la risposta di Virginia è sempre la stessa: «È colpa delle giunte precedenti, vedrete i risultati tra un po’»), l’inchiesta sullo stadio è altra stazione della Via Crucis personale della sindaca. Un’onta e un paradosso, per chi non voleva le Olimpiadi perché temeva la corruzione dei «vecchi potentati che vogliamo sconiggere», ma l’inchiesta sullo stadio forse non sarà la tappa inale della sua parabola: assai diicile che la sindaca decida di dimettersi, e improbabile che la spingano al grande passo i vertici del Movimento, appena arrivati al governo del Paese e consapevoli che un rovescio in Campidoglio rischia di essere per il partito un colpo durissimo, esiziale. C’è un altro appuntamento, però, che alla Casaleggio Associati hanno segnato in rosso sul calendario: l’inizio del processo per falso alla Raggi, che dovrebbe cominciare il 21 giugno, davanti al giudice monocratico. La procura di Roma ha rinviato a giudizio il sindaco lo scorso settembre, con l’accusa di aver dichiarato il falso ai dirigenti dell’anticorruzione: dopo che l’Anac di Rafaele Cantone aveva segnalato - di fronte alla promozione di Renato Marra, fratello di Rafaele, a capo del Dipartimento del Turismo - il rischio evidente di un conlitto di interessi, Virginia per proteggere il suo consigliere spiegò che era stata lei, e non Rafaele, a decidere in piena autonomia lo scatto di stipendio (e di carriera) del congiunto Renato. Una balla sesquipedale, smentita dalle conversazioni trovate dai pm di Roma nella chat su Telegram tra Raggi e Marra: «Rafaele, questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire», scrisse la prima cittadina, che aveva letto sui giornali dettagli sull’aumento del salario di Renato di cui era del tutto ignara. Se la bugia sia o meno reato, lo decideranno i giudici. Ma se Virginia fosse condannata in primo grado, con il rito immediato, la sua giunta rischierebbe davvero di saltare. Secondo il Codice di comportamento dei Cinque Stelle Virginia si dovrebbe dimettere all’istante. «Se non lo facesse», ha spiegato lo stesso Fraccaro, che è anche componente del collegio dei probiviri «alla Raggi e alla sua giunta sarebbe tolto il simbolo del Movimento». Chissà se ora Beppe Grillo si è pentito. Ripensando quando, all’indomani degli arresti del consigliere Marra, decise di pubblicare sul suo blog un post nel quale dava il benservito deinitivo alla sindaca che aveva lavorato nello studio di Cesare Previti. Il comico lesse il testo accorato a tutti i capi del Movimento, ma alla ine Davide Casaleggio gli consigliò vivamente di soprassedere. E di pazientare: «Vedrai, la commissariamo con gli uomini migliori, si riprenderà», gli dissero. Un mese dopo Lanzalone faceva il suo ingresso trionfale come salvatore della Patria.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9913 il: Oggi alle 08:24 »
Un palazzinaro in curva (L'Espresso)
di Gianfrancesco Turano

Il palazzinaro è trasversale per mestiere. Luca Parnasi aveva buoni rapporti con tutto lo spettro della politica, dal Pd a Forza Italia alla nuova giunta grillina che gli avrebbe dovuto far costruire il nuovo stadio dell’As Roma, dopo innumerevoli varianti. Se si parla di cuore, però, quello di Parnasi stava a destra quanto quello del suo amico Alessandro Dafina, numero uno di Rothschild Italia, advisor di Parnasi e di James Pallotta, a sua volta ultrà di Donald Trump. In mancanza di un equivalente di The Donald, oggi in Italia c’è la Lega del milanista Matteo Salvini, inanziata da Parnasi senza interferenze di passione calcistica. Parnasi è un romanista a oltranza, oltre che proprietario della holding Eurnova, ereditata dal padre Sandro che aveva incominciato come manovale e, semmai, simpatizzava con i partiti dei lavoratori. È talmente romanista, Luca Parnasi, da supplicare gli ex mister giallorossi Zdenek Zeman e Rudi Garcia di giocare almeno un minuto di un match di serie A accanto al suo idolo, Francesco Totti. Non per scherzo: un minuto solo, alla ine di una partita di ine campionato. Parnasi si è dovuto rassegnare ai tornei di calciotto fra i circoli sul Tevere. Nello stesso modo, si è dovuto rassegnare ad avere buoni rapporti con tutti, salvo uno. È Francesco Gaetano Caltagirone, cementiere, editore, inanziere, immobiliarista, imprenditore edile che avrebbe voluto costruire lo stadio al posto di un’Eurnova carica di debiti passati pari pari dalla Capitalia di Cesare Geronzi all’incorporante Unicredit. Il disgelo non è mai riuscito e non per mancanza di tentativi. In fondo, sia Parnasi sia Caltagirone sono soci del circolo Canottieri Aniene insieme al presidente del Coni Giovanni Malagò, al numero uno del Comitato Roma 2024 Luca di Montezemolo e al direttore generale della Roma Mauro Baldissoni, compagno di stanza allo studio Tonucci di Pieremilio Sammarco, il mentore di Virginia Raggi. Ma Caltagirone frequenta poco. Delle reti relazionali dell’Aniene non ha bisogno e, se pensa di avere subito un torto, non basta chiedergli scusa. Il Messaggero, principale quotidiano romano (Caltagirone editore), da anni spara ad alzo zero sullo stadio della Roma e non perché sia più sensibile della media a eventuali, del tutto ipotetici, input della proprietà quanto perché, obiettivamente, il progetto dello stadio giallorosso è un pasticcio atroce. In modo più eufemistico: «È un processo di una complessità incredibile ma ci sono le premesse per fare qualcosa di buono per la città», come aveva dichiarato lo stesso Parnasi. Il progetto originale approvato dal sindaco Ignazio Marino e dal suo assessore Giovanni Caudo, impegnato al ballottaggio come minisindaco della circoscrizione Roma III, è stato gradualmente stravolto. Il primo assessore all’urbanistica della giunta Raggi, Paolo Berdini, ci si è giocato una buona quota di impopolarità nel breve intervallo dalla nomina alle dimissioni. Anche dopo la corsa al risparmio che ha ridotto di pari passo le cubature e le opere pubbliche di collegamento, i capitali non sono venuti fuori. Solo l’impresa Pizzarotti ha fatto sapere di essere interessata a una frazione dell’investimento. Quando L’Espresso ha scritto che gli investitori latitavano, già nel 2016, Parnasi aveva protestato informalmente, con cortesia. Aveva promesso di spiegare tutto, che i cantieri sarebbero partiti e che Pallotta sarebbe rimasto perché si era innamorato della Roma. Un amore interessato. Lo stadio nuovo sarebbe inito sotto il personale controllo del inanziere di Boston e non sotto l’ombrello del club, uno dei tre italiani quotati in Borsa. Il presidente giallorosso Pallotta non ha preso bene la notizia dell’arresto di Parnasi. La notizia gli è arrivata mentre era in Italia. Una vacanza con qualche impegno di lavoro, una gita a Bologna, un pranzo con Franco Baldini, suo consulente, e con Claudio Fenucci, ex manager giallorosso passato ai rossoblù della famiglia italo-canadese Caputo. Lo hedge-funder statunitense non si mostra preoccupato all’idea che il nuovo stadio possa ricevere uno stop a tempo indeterminato dall’inchiesta. L’aggiunto Paolo Ielo ha dichiarato che il club non c’entra. Ma Pallotta ha anche detto che potrebbe vendere in caso di ritardi. Molti negoziati, e non di calciomercato, potrebbero saltare. Dopo l’accordo sulla sponsorizzazione della maglia, con gli emiri del Qatar erano in discussione i naming rights, i redditizi diritti di battezzare un impianto. Per ora l’unica certezza è che l’intervento della Procura è stato un fulmine a ciel sereno. Martedì 12 giugno, poche ore prima del blitz della Procura di Roma, il sindaco Raggi aveva twittato: «Lo stadio a Tor di Valle è sempre più vicino». E su Facebook: «Vogliamo che il sogno dello stadio Tor di Valle diventi presto realtà». Considerando che di stadio nuovo si parla dall’arrivo della cordata americana (2011), l’avverbio presto andrebbe usato con prudenza.

Online Tarallo

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79004
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9914 il: Oggi alle 08:35 »
Grazie LN.

A prescindere da tutto, quando uno "talmente romanista" va ar gabbio, il tripudio deve essere planetario.
L'Espresso la tocca piano.
 

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