Stadio della.... (Topic ufficiale)

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Offline Ranxerox

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Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9780 il: 18 Giu 2018, 00:49 »

Offline Limesiano

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Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9781 il: 18 Giu 2018, 01:03 »
https://roma.corriere.it/notizie/politica/18_giugno_18/quelle-battute-intercettate-telefono-b0395628-7268-11e8-845f-3f4efe05492d.shtml

Le battute intercettate: «Lo stadio della Roma è uno schifo, ma si farà»

Corriere della Sera - 17 giugno 2018 - 23.07

di Ilaria Sacchettoni

ROMA — Lo stadio a ogni costo. Tor Di Valle prima di tutto. Di colpo, siamo alla fine del 2017, la ragione sociale della Eurnova di Luca Parnasi, l’idea di edificare un nuovo stadio della Roma, contagia perfino funzionari delle istituzioni. D’un tratto, anche negli uffici della presidenza del Consiglio, se ne parla come di una necessità. Accade infatti che, monitorando gli eventi, i carabinieri del Nucleo Investigativo, scoprano uno sponsor dello stadio (sia pure riluttante) addirittura all’interno delle massime istituzioni.

«Uno schifo ma si farà»

Si tratta di Carlo Notarmuzi, avvocato, titolare dell’ufficio per la concertazione amministrativa che, al telefono con un’interlocutrice, parla dell’opera di Parnasi: «Si deve fare per forza — dice — verrà uno schifo ma si fa». Notarmuzi si dilunga con la donna sul tema della conferenza dei servizi in tema stadio. È il 26 settembre 2017 e Parnasi sembra aver trasmesso urbi et orbi i propri propositi.

Pochi biglietti omaggio

Tutto appare sacrificabile all’obiettivo, perfino quelle pubbliche relazioni che, più o meno comunemente, un imprenditore intrattiene con vertici politici e istituzionali. Così al telefono con il presidente della Roma, Mauro Baldissoni, Parnasi detta la nuova linea sui biglietti omaggio. Baldissoni si lamenta: «Eh come so’ messo Luca...non ci stanno i biglietti». A questo punto al costruttore si accende una luce. Scrivono gli investigatori: «Parnasi precisa che solo le richieste di biglietti effettuate da persone che potrebbero essere funzionali al raggiungimento dell’obiettivo della costruzione dello stadio» sono da soddisfare. Fra questi Claudio Santini, superconsulente del ministro dei Beni Culturali, che, osserva Parnasi «ci sta dando una grossa mano». Quindi, Francesco Boccia della commissione bilancio del Pd, «una persona — dice Parnasi — abbastanza influente». Infine il ministro dell’Interno (all’epoca leader della Lega) Matteo Salvini che, spiega il costruttore, «m’ha chiesto due tickets».

Più cubature al mall

Non solo Tor Di Valle. Il titolare della Eurnova porta avanti altri progetti immobiliar-finanziari. Tipo la ristrutturazione del fondo che controlla l’enorme centro commerciale di Porta di Roma. Ristrutturazione per la quale Parnasi invoca l’aiuto dell’ex presidente di Acea, Luca Lanzalone. «Noi, lì — gli dice — andremo a fare una grossa operazione di ampliamento di un grande centro commerciale». Lanzalone, chiamato a gestire la delicata operazione finanziaria, non si tira indietro e giorni dopo fa contattare Parnasi da un collaboratore del suo studio.Stando alla ricostruzione dei magistrati Paolo Ielo e Barbara Zuin anche questo incarico prospettato a Lanzalone potrebbe far parte dello scambio di favori intercorso fra Lanzalone e il costruttore, finalizzato a supportare l’affare-stadio.

«Si fa quello che dico»

Parnasi si circonda di docenti universitari che, all’occorrenza, possono essere impiegati anche per le relazioni personali che hanno saputo costruire. Sembra il caso di Enzo Calzona, ordinario di Tecnica delle costruzioni alla Facoltà di ingegneria d La Sapienza che rassicura il braccio destro di Parnasi, Luca Caporilli, sotto il profilo del Consiglio superiore ai Lavori pubblici. «Al Consiglio superiore — dice — si fa quello che dico io» mentre in altre intercettazioni vanta un rapporto diretto con i vertici dell’istituto presieduto da Massimo Sessa.

Opus Dei

Nell’ottica del costruttore non c’è ragione di lasciar scoperto il mondo cattolico. Dunque Parnasi intrattiene ottimi rapporti anche con il centro di formazione professionale dell’Opus Dei Elis. Alla quale tenta di veicolare l’appalto per la realizzazione di un campo sportivo attraverso l’amico Giampaolo Gola, l’assessore dei Cinque Stelle nel municipio di Ostia.

La casa a Fregene

Al processo nei confronti di Parnasi, la Eurnova, potrebbe teoricamente costituirsi parte civile. Dall’inchiesta affiora infatti che il costruttore avrebbe distratto alcune somme della società per pagare i lavori di ristrutturazione della sua casa a Fregene.
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Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9782 il: 18 Giu 2018, 06:57 »
Via ai controlli su Tor di Valle (Corriere dello Sport)

ROMA - Sono giorni decisivi per il nuovo stadio della Roma. Per il mese prossimo era previsto l’ultimo passaggio in consiglio comunale per il sì definitivo al secondo progetto, che prevede diverse palazzine al posto delle tre torri. Complessivamente meno cubature e meno opere pubbliche. Nella trattativa decisiva per far passare il progetto rivisto e corretto Lanzalone aveva svolto un ruolo determinante, in qualità di consulente del Campidoglio inviato a Roma da Grillo. Le verifiche sull’iter buracratico partiranno questa settimana. Saranno coinvolti tutti i dipartimenti interessati del Comune. Si comincerà all’assessorato dell’urbanistica.
Comincerà il controllo di tutti gli atti, la “due diligence”, in particolare su quelli citati nelle intercettazioni. Una procedura che potrebbe rivelarsi molto lunga e che farà slittare qualsiasi tipo di voto in assemblea capitolina al 2019. Potrebbero esserci sorprese dietro l’angolo alla luce di nuove intercettazioni. I tempi quindi saranno lunghi a fronte di un progetto che alla Roma è già costato sessanta milioni. 
 
reazioni. Ieri sera in una trasmissione televisiva il ministro dell’interno Matteo Salvini è tornato sul caso dello stadio della Roma: «Per le vicende romane chi ha sbagliato paghi. Spero che i giudici facciano in fretta, per il bene dei romani. Quell’area sia restituita ai bambini di Roma. Se qualcuno ha rubato deve stare in galera, si faccia presto, ma troppe inchieste hanno coinvolto decine di persone e poi si sono rivelate una bufala. Spero però che non ci vadano di mezzo i romani, perché quell’area è totalmente abbandonata. Per il bene dei romani, non di Salvini o di qualche costruttore, spero che i giudici facciano in fretta». Il ministro ha poi commentato l’inchiesta: «Ho letto di intercettazioni, millanterie, cene, pranzi. Se c’è un reato, se qualcuno ha rubato o truffato lo si dica ed è giusto che vada in galera. Per il momento non ho capito niente». Il vicepremier ha infine ribadito di conoscere il costruttore Parnasi: «Lo ritenevo una brava persona, un imprenditore con le palle, spero possa dimostrare sua innocenza».
Anche il vicepremier Luigi di Maio ha mostrato sicurezza: «Un grande equivoco, è tutto un malinteso». Di Maio ha aggiunto di essere tranquillo. 
Intanto si tratta per la cessione del progetto del Nuovo Stadio della Roma. La trattativa era già stata avviata tra la società aggiudicataria di quei lavori, Eurnova, e l’altra che dovrà poi occuparsi dei lavori. Di certo dopo l’esecuzione della misura cautelare c’è stato uno stop.
 
g.d’u.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9783 il: 18 Giu 2018, 06:58 »
Lanzalone, invito a cena partito da Casaleggio Il gruppo di Fico attacca (Il Messaggero)

IL CASO

ROMA All'inizio Rousseau doveva essere una fondazione, un mondo che custodisse e trasmettesse i valori del M5S per come li aveva pensati il fondatore Gianroberto Casaleggio. L'associazione che lo ricorda però è molto simile a una fondazione politica. L'impronta è quella indelebile del guru e di chi ha lavorato con lui. Tutta gente che credeva e crede che fuori dal perimetro pubblico ci possano essere idee e opportunità di sviluppo che il pubblico può e debba copiare. Ecco perché nell'idea pentastellata di Smart nation (digitalizzare e sburocratizzare la PA) un profilo come quello dell'avvocato Luca Lanzalone, così trasversale e disinvolto, calzava a pennello.
L'IBAN
Ed è per questo che Davide Casaleggio lo ha voluto alla cena al Pipero, la notte prima del suo arresto per corruzione. Invito a pagamento: settanta euro da versare sull'iban intestato a Miowelfare. Il pagamento comprendeva la cena e il networking molto selezionato, un mondo di addetti ai lavori, lobbisti, giornalisti, parlamentari riuniti a parlare di previdenza e sistema assicurativo privato. Il titolo della serata era il welfare post ceto medio, ed era organizzata dalla startup, Miowelfare, collegata a una piattaforma web che raccoglie dati sensibili su occupazione e salute per personalizzare percorsi sanitari e di formazione. Erano i giorni delle nomine, Lanzalone si vedeva già alla Cdp, era apprezzato da Casaleggio per il portfolio contatti e perché offriva un punto di vista mondano ma allo stesso tempo in linea con l'austerità del Movimento. Non era al tavolo grande da dieci dove erano seduti Casaleggio junior, i suoi soci nella politica e nell'impresa, Luca Eleuteri e Maurizio Benzi, e i tre relatori, due dei quali ex Webegg, la creatura societaria amministrata da Casaleggio padre, ma era poco lontano. Quindi sì, formalmente a un altro tavolo, come ha effettivamente detto il manager milanese, ma non lì per puro caso. Anzi. La serata ha preso il via tardi, dopo le dieci, con la canonica spiegazione iniziale sull'associazione Casaleggio che a Ivrea ha sponsorizzato il suo evento grazie alla società Valore, il cui manager Stefano Ronchi durante la cena ha parlato di casse previdenziali e fondi sanitari. Il gruppo opera anche nell'ambito delle piattaforme multimediali «e potenziala fruizione dei servizi sanitari attraverso condivisione delle risorse e cooperazioni tra soggetti pubblici e privati». Pensava a loro Davide Casaleggio quando ieri mattina al Gianicolo invitava alla partecipazione utilizzando gli strumenti della rete, «l' accesso a diritti legati alla medicina con la possibilità di prenotare servizi». Lanzalone era lì, a stringere mani e a fare quello che il M5S voleva che fosse: il papavero dalle ampie relazioni istituzionali. A fine serata sono spuntati Laura Castelli, fresca sottosegretaria al Mef e anche lei in buoni rapporti con Lanzalone, e il capogruppo Stefano Patuanelli.
LE NOMINE
Queste cene però inaspriscono il clima burrascoso dentro il movimento. Il deputato Luigi Gallo, vicino a Roberto Fico, ieri ha scelto un vecchio discorso dell'attuale ministro alla sanità Giulia Grillo. «Per le partecipate statali, bisogna usare criteri limpidi e trasparenti: Cassa deposito e Prestiti, Rai, Finmeccanica. Nessun conflitto di interessi e raccolta e pubblicazioni di curriculum online perché gli enti sono dei cittadini e non della politica», scrive Gallo rivolto ai talent scout esterni al Movimento. Ma pure ai piani alti il metodo scelto non convince. Ieri una smarrita e arrabbiata Paola Taverna ha ricordato a tutti che: «Io non ho mai partecipato ad alcun processo decisionale né presentato curriculum per scegliere tecnici». Già, ma allora chi e come lo faceva?
Stefania Piras
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9784 il: 18 Giu 2018, 06:59 »
Raggi: ora un chiarimento con i dirigenti E ritorna la psicosi chat in Campidoglio (Il Messaggero)
IL RETROSCENA

ROMA Tutti aspettano le mosse di Virginia Raggi. Oggi la sindaca torna in Campidoglio dopo due giorni di «stacco totale» ma con la testa piantata sull'inchiesta. La grillina - che domani festeggia due anni esatti dalla vittoria delle elezioni comunali - non vuole prendere decisioni su «una spinta emotiva». Anzi, vuole ragionare, leggere le carte e pesare bene le mosse. In questo frangente le ritorna utile il suo vecchio lavoro di avvocato. Di sicuro, però, è intenzionata a «vederci chiaro».
Soprattutto nei confronti dei dirigenti e dei collaboratori che in qualche modo avevano stretto rapporti molto stretti con Luca Lanzalone. Raggi è pronta a convocare per un «chiarimento» il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti. Il manager non è indagato, è stato sentito in Procura dopo di lei come persona informata sui fatti. Si tratta del dirigente più importante del Comune, legato da un rapporto di amicizia e stima con Lanzalone. I due si conoscono dai tempi del Comune di Genova, e fu l'avvocato a proporgli l'avventura romana. Un'assunzione poi decisa dalla pentastellata in virtù anche del curriculum di Giampaoletti. Un altro chiarimento che la sindaca ha in mente di fare è con Fabio Serini, il commissario dell'Ipa (la mutua dei dipendenti capitolini).
Il dirigente, arrivato da Livorno dove conobbe Lanzalone per via del concordato della municipalizzata dei rifiuti Aamps, al telefono parla con l'avvocato per chiedergli un aumento di stipendio. Dopodiché dall'istituto di previdenza sarebbe arrivata una consulenza per lo studio di Lanzalone. Fatti non rilevanti penalmente, ma che interrogano la sindaca su come comportarsi e su quali scelte prendere nei confronti di certe figure. «Di sicuro - ragionano dal Comune - ora Virginia farà una mossa. Questo è poco ma è sicuro, sarà ponderata».
IL CLIMA
Nel frattempo ieri il Campidoglio si è risvegliato con la psicosi delle chat, un tormento che riemerge dal passato, dall'arresto di Marra. I messaggi tra la sindaca e i consiglieri grillini, svelati dal Messaggero, mostrano il potere e l'influenza di Lanzalone a Palazzo Senatorio. Sull'affaire stadio, ovviamente, ma anche su tante altre questioni, dall'Atac alla riqualificazione dei mercati generali, al progetto di un parco. «Portate tutto a Lanzalone», «diamolo a Lanzalone», «sentiamo gli avvocati di Livorno». Raggi, si capisce dalle chat, si affida largamente al superconsulente che aveva scalato gerarchie e simpatie pentastellate, a livello romano e nazionale, fino all'arresto di mercoledì scorso per corruzione. «Era una figura strana - ammette ora Andrea Coia, presidente della Commissione Commercio - delle chat ne stiamo parlando tutti, credo che ci sia un problema con le intercettazioni, andrebbero regolate per evitare abusi», dice l'esponente grillino.
Pensare che il M5S in Parlamento, finora, si è sempre opposto alla stretta sulle intercettazioni. «Ci chiediamo tutti chi le abbia diffuse, ah saperlo!», dice un'altra consigliera pentastellata, Gemma Guerrini. «Io la notte dell'accordo con la Roma sullo stadio, a febbraio del 2017, votai contro e rimango di quella opinione». In molti adesso si smarcano, e dicono che forse era meglio costruirlo altrove questo impianto ed altri consiglieri si fanno più cauti. Domani è prevista una riunione di maggioranza per discutere del caso Ferrara, l'ormai ex capogruppo del M5S coinvolto nell'inchiesta sullo stadio. La situazione è così complessa e piena di sfaccettature che un grillino ammette candido: «Non sappiamo da dove iniziare a prenderla».
S. Can.
L. De. Cic.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9785 il: 18 Giu 2018, 06:59 »
Biglietti per i favori dei politici. Il tecnico: Lo stadio farà schifo (Il Messaggero)

Le carte sull'inchiesta Tor di Valle svelano il grande bluff sulle infrastrutture che avrebbero dovuto rendere la colossale operazione immobiliare legata al nuovo stadio «di interesse pubblico». Ma emerge anche come Luca Parnasi curasse le relazioni pubbliche non solo con tangenti, ma anche con piccoli favori, come i biglietti per le partite di calcio, regalati solo a chi potesse essere utile per il progetto. Tanto da non offrirli all'amico Matteo Salvini, ma pensare di concederli a Francesco Boccia, deputato del Pd componente della commissione Bilancio alla Camera. «Si deve fare per forza, verrà uno schifo ma si fa», dice invece a proposito di Tor di Valle, nel settembre 2017, un dirigente di palazzo Chigi.
LE INFRASTRUTTURE
Delle opere per la collettività, gli uomini di Parnasi sembrano infischiarsene. «Non è un problema nostro», dicono intercettati. Al massimo, una volta costruito l'impianto sportivo e l'«Ecomostro» di uffici e negozi, il pasticcio della viabilità «diventerà un problema della sindaca», dice Simone Contasta, arrestato insieme a Parnasi. Il dirigente di Eurnova, in una conversazione intercettata a marzo 2017, quindi pochissimi giorni dopo l'accordo tra Virginia Raggi e i privati, parla del Ponte di Traiano, che nella prima versione del progetto sarebbe stato pagato per intero dai proponenti e che invece, adesso, è senza finanziamento. Raggi, subito dopo l'intesa, aveva assicurato: «il Ponte sul Tevere snellirà il flusso delle automobili». Anche in un'altra intercettazione di Parnasi, il dg della Roma, Mauro Baldissoni riferisce che Michele Civita - ex assessore all'Urbanistica della Regione, Pd, ai domiciliari - «gli ha riferito che Raggi ha chiamato Zingaretti dicendogli dell'accordo e rassicurandolo che non ci sono tagli di opere pubbliche sostanziali». Invece, il manager di Parnasi racconta che «il Comune avrà la possibilità o di cancellarlo», il Ponte di Traiano, «perché c'è il Ponte dei Congressi» (previsto da anni e pagato con soldi pubblici), «oppure cancellano il Ponte dei Congressi e con i soldi fanno l'altro». Gli uomini di Parnasi sembrano sapere già a marzo che in ogni caso il ponte (previsto peraltro solo «dopo l'apertura dello stadio») sarebbe stato pagato con soldi pubblici, anche se la promessa di fondi da parte del governo - che allo stato non si è concretizzata - arrivò solo a novembre 2017. Il ponte del resto è fondamentale, «senza sarà il caos», ammettono anche in Eurnova. Contasta parla poi della Roma-Lido, la peggiore ferrovia d'Italia, che dopo la cancellazione del prolungamento della metro B fino a Tor di Valle avrebbe dovuto portare quasi metà dei tifosi allo stadio. Anche in questo caso, i soldi pubblici sono fondamentali e quelli privati insufficienti. Il manager di Parnasi, si legge nell'informativa, dice che «la Regione deve finanziare l'implementazione della Roma-Lido che permette di arrivare a quelle frequenze, per cui l'opera è la stessa», anche dopo l'accordo, ma ora «un pezzo finanziano loro (i privati, ndr) e un pezzo la Regione». Peccato che, in un'altra intercettazione, a Contasta venga detto che nel progetto della Regione «di tutto si parla tranne che del potenziamento ai fini dello stadio».
I BIGLIETTI
Ci sono poi i regali e le gentilezze, per costruire rapporti da «capitalizzare» in vista dei propri interessi. Parnasi tira fuori un asso dalla manica: offrire biglietti in tribuna d'onore allo stadio. Una gentilezza che non è per tutti, ma solo per chi può rivelarsi utile. Il 18 maggio 2017, il dg della Roma, Mauro Baldissoni, segnala a Contasta che Luca Lanzalone ha chiesto tre biglietti per Roma-Genoa da consegnare ad altrettanti esponenti nazionali dei Cinquestelle, tra i quali uno che potrebbe essere «funzionale a favorire, in tempi brevi, un accordo Raggi-Zingaretti-Pallotta». Il 27 maggio è Parnasi a parlarne con Baldissoni: «Uno me lo ha chiesto Claudio Santini (capo segreteria del Mibact, ndr)... ci sta dando una grossa mano». La richiesta arriva anche da Francesco Boccia, deputato Pd, presidente della Commissione Bilancio: «Dobbiamo capire se ci interessa sul progetto... lo conosci tu? Commissione Bilancio, insomma abbastanza influente». Anche Matteo Salvini ha chiesto due ticket a Parnasi, «però io onestamente di Matteo me ne fregherei, sto ragionando solo con te su quelli che secondo me hanno un minimo di senso per il progetto». Gli atteggiamenti di riguardo spaziano dalla politica all'Opus Dei: dalle intercettazioni emerge che Parnasi ha proposto a Gola assessore allo Sport del X Municipio, indagato - che lavora come responsabile commerciale della Mondo spa, che produce calpestabili sportivi, «di mettere in contatto l'azienda che rappresenta con la Elis», una scuola di formazione professionale dell'Opus Dei, «per la realizzazione di un campo da calcio».
«VERRÀ UNO SCHIFO»
Nell'inchiesta c'è anche l'ombra della cricca che nel 2010, con Angelo Balducci al Consiglio superiore dei lavori pubblici, aveva il controllo delle opere per le celebrazioni dell'Unità d'Italia e il G8. «Si deve fare per forza, verrà uno schifo ma si fa». A parlare così, nel settembre 2017, era Carlo Notarmuzi, dirigente di palazzo Chigi, responsabile del progetto per il nuovo stadio della Roma per la presidenza del Consiglio. È l'uomo che, secondo i carabinieri, «ha un rapporto privilegiato» con Contasta, che più volte offre il proprio intervento per agevolare il progetto. A contare - almeno a suo dire - su importanti agganci è anche Remo Calzona, ordinario alla facoltà di Ingegneria de La Sapienza, ma soprattutto progettista dei ponti che interesserebbero l'area dedicata allo stadio e la tenuta strutturale dell'Ippodromo di Tor Di Valle. Annotano i carabinieri: «Calzona ha già relazionato sull'argomento, più volte accenna al fatto che il progetto del Ponte denominato dei Congressi, quando giungerà in commissione Lavori pubblici per il parere sulla sicurezza, sarà certamente bocciato per la presenza di palesi errori strutturali. Più volte accenna alle sue conoscenze all'interno del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che gli consentono di sapere in anticipo le decisioni, avendo un contatto diretto con il Presidente». E al telefono con Luca Caporilli, per l'accusa un altro sodale di Parnasi, dice: al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, «si fa quello che dico io».
Michela Allegri
Lorenzo De Cicco
Valentina Errante
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9786 il: 18 Giu 2018, 06:59 »
Primi interrogatori: atti secretati I partiti tremano per l'indagine (Il Messaggero)

Nuovi interrogatori e nuove carte depositate. Documenti che contengono rivelazioni inedite su altri esponenti del mondo della politica finiti nella rete del «sistema» di Luca Parnasi, il patron del progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle, finito in carcere insieme ai suoi collaboratori per associazione a delinquere. Dopo gli interrogatori di garanzia dei giorni scorsi, in settimana altri indagati si presenteranno dai pm. Hanno chiesto di essere ascoltate le due figure chiave dell'inchiesta: il super consulente dei Cinquestelle ed ex presidente di Acea, Luca Lanzalone, che si trova ai domiciliari, e Parnasi. Il primo ha già risposto alle domande del gip Maria Paola Tomaselli, ma vorrebbe difendersi anche di fronte alla pm Barbara Zuin, che lo accusa di essere stato pagato da Parnasi con consulenze e, in cambio, di averlo agevolato, sfruttando il suo ruolo di consulente di fatto del Campidoglio, ingaggiato da Virgina Raggi - su spinta dei vertici del Movimento - per gestire proprio l'affaire «Tor di Valle». Parnasi, invece, dal carcere di San Vittore, a Milano, ha deciso di non rispondere al gip. «Parlerò con i pm», ha fatto sapere tramite il suo avvocato. Nei prossimi giorni potrebbe essere trasferito a Roma.
Anche gli altri indagati dovrebbero essere convocati a breve. In totale, le persone sotto inchiesta sono più di 30, tra politici, funzionari e professionisti. Ma potrebbe essere solo l'inizio: le informative depositate dai pm sono in larga parte coperte da «omissis». Questo significa che molti filoni dell'inchiesta sono ancora secretati.
IL RIESAME
Nei prossimi giorni verrà anche fissata la data dell'udienza al Tribunale del riesame per gli indagati sottoposti a misura cautelare che hanno chiesto di tornare liberi. È attesa la decisione del gip sulla richiesta di scarcerazione avanzata, tra gli altri, dall'ex presidente di Acea e dall'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita.
Mic. All.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9787 il: 18 Giu 2018, 07:01 »
«Vi racconto i miei incontri con gli uomini di Parnasi negli uffici del Comune» (Il Messaggero ed. Roma)

Dice che quella del gruppo Parnasi è stata una «erogazione liberale» a una fondazione che con lui non ha nulla a che spartire, «non è che gli ho detto, se non fai questo poi...». Luca Caporilli, il dirigente di Eurnova finito agli arresti con l'accusa di corruzione, «lo vedevo qui negli uffici», racconta Daniele Leoni, ingegnere e funzionario del dipartimento Urbanistica. Una carriera ventennale senza macchie, fino a mercoledì, quando il suo nome è comparso nel registro degli indagati dell'inchiesta Tor di Valle. Il giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza ha scritto che «Parnasi prometteva ed effettivamente versava - con l'ausilio di Caporilli - in favore di Leoni Daniele, per lo svolgimento della sua funzione» al dipartimento Urbanistica, «la somma di 1.500 mediante bonifico del 01.12.2017», sul conto corrente di una fondazione «riferibile al Leoni», annota il gip.
Leoni, contattato al telefono dal Messaggero, racconta la sua. Parnasi, dice, «non l'ho mai visto»; Caporilli, il braccio destro del costruttore, «lo conosco», dice il funzionario del dipartimento comunale. «Stava lì nell'ufficio, era il rappresentante della società e stava sempre al tavolo tecnico, insieme agli altri».
Sul bonifico da 1.500 euro Leoni racconta dei contatti con l'esponente del gruppo Parnasi, ora agli arresti: «Io gli ho dato informazioni su questo convegno a cui ho partecipato, ma poi c'è stata una erogazione liberale, non è che gli ho detto, se non fai questo poi... Io non potevo essere influenzato da questi soldi. Sono due cose diverse». Leoni è convinto di essere «innocente» e ribadisce: «Io non c'entro nulla con questa fondazione, a questo convegno ho partecipato gratis, senza avere avuto nulla in cambio. In vent'anni non ho mai avuto problemi».
«I SOLDI NON C'ENTRANO»
Nelle carte dell'inchiesta compaiono gli atti della conferenza dei servizi a cui Leoni ha partecipato e c'è la sua firma su un parere elaborato dal dipartimento Urbanistica. Tutti gli atti ora verranno ricontrollati nel corso della due diligence chiesta dalla sindaca Virginia Raggi. Il funzionario indagato racconta di avere firmato quei pareri, ma insieme ad altri dipendenti. «Faccio parte di un tavolo tecnico all'interno del dipartimento Urbanistica, sopra di me ci sono direttori a cui tutti andiamo a riferire. Il parere che noi diamo non è che dipende da come ci svegliamo la mattina o è in funzione di certi soldi che uno riceve. Il parere era di tipo collegiale, c'erano tanti dirigenti». Il suo operato, sostiene, «è stato vagliato dai superiori. La verità? Mi ero pure stufato di occuparmi di stadio, perché c'era un andamento molto altalenante, con la delibera cambiata e il progetto stravolto, diventava pesante». «Non so se qualcun altro ha subito pressioni, io ho rispettato le procedure», si difende Leoni.
Le decisioni su questo «maledetto progetto stadio», si sfoga, erano «a un livello più alto», facevano capo ai politici, «al Consiglio comunale, che è superiore a tutti quanti. Lì hanno deciso se fare lo stadio e come farlo. Non spettava ai tecnici decidere se le Sul (le superfici commerciali, ndr) fossero troppe, noi ci occupavamo solo del rispetto delle varie norme, il progetto era quello approvato in Assemblea capitolina».
L. De Cic.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9788 il: 18 Giu 2018, 07:01 »
Lanzalone, il contratto fantasma che ora imbarazza la sindaca (La Repubblica)

Roma, nel marzo 2017 Raggi disse: la collaborazione sarà formalizzata. Ma l’atto non c’è Spuntano consulenze pagate dalle società del Campidoglio allo studio legale del presidente Acea

marco mensurati fabio tonacci maria elena vincenzi,

roma

Un documento interno del Comune di Roma riporta il caso Lanzalone nel punto esatto dal quale il movimento di Beppe Grillo sta cercando di allontanarlo: la piena responsabilità politica, e amministrativa, di Virginia Raggi. Un documento cruciale, datato 8 marzo 2017, che i carabinieri del Nucleo investigativo hanno allegato, non a caso, alle carte dell’inchiesta sul “ Sistema Parnasi”. E che porta la firma della sindaca di Roma Capitale.

Un mr Wolf a zero euro
«Incarico di collaborazione ad alto contenuto di professionalità e a titolo gratuito » , recita l’oggetto della lettera indirizzata dalla Raggi al direttore delle risorse umane del Campidoglio. « L’incarico — continua — sarà svolto da Lanzalone in piena autonomia, anche con l’eventuale supporto di collaboratori dello stesso, in ogni caso senza alcun costo » . Non un euro avrebbe dovuto essere speso, né per lui e né per i suoi collaboratori. Ma le cose sono andate diversamente.

Il pasticcio del contratto
La questione della remunerazione di Lanzalone nel febbraio del 2017, quando il capogruppo del Pd Michela Di Biase presenta in Campidoglio un’interrogazione, sul punto. Già allora Lanzalone risultava: a) aver imposto il dg dell’Ama ( l’azienda dei rifiuti), b) aver preso in mano l’intero dossier del nuovo stadio della Roma, c) essere stato incaricato di vagliare tutti gli atti firmati dall’ex capo di gabinetto Raffaele Marra.
La risposta del sindaco era stata vaga. Lanzalone era incaricato di seguire alcune vicende, «e in particolare quella dello stadio » . E la sua collaborazione si sarebbe formalizzata mediante un accordo con l’assessore all’Urbanistica, che però poi si è dimesso, quindi non aveva potuto «trovare pronta formalizzazione » . « La troverà a breve » , però. Quanto alla remunerazione, «in assenza di successivo accordo sul compenso, nulla sarà dovuto».

Gratis et amore dei
L’accordo che Lanzalone avrebbe dovuto trovare « a breve » , invece, non verrà trovato mai. Ma nel frattempo l’avvocato genovese, in qualche modo, è stato pagato. Con le consulenze offerte da Parnasi in cambio della sua “ amicizia”, da una parte; e con i “premi al merito” ( copyright, Luigi Di Maio) della giunta grillina. Nemmeno un mese dopo la lettera della Raggi, Lanzalone viene nominato presidente di Acea. È lui stesso a mettere in relazione tutte le sue attività per il comune di Roma con quell’incarico. In una telefonata con un avvocato del suo studio, Luciano Costantini, il prediletto di Casaleggio racconta di una conversazione avuta con l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti: «…ho detto, Gianni... Allora, noi già vi stiamo dando una mano su un milione di cose gratis et amore dei, perché... noi abbiamo ricevuto una cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi e che mi ha nominato nel Consiglio di Amministrazione di Acea. Punto».

Il valzer dell’Ipa
In realtà, l’analisi di Lanzalone è ingenerosa. Il 2 maggio scorso, infatti, il commissario dell’Istituto di previdenza dei dipendenti comunali Fabio Sereni ha firmato una determina per una consulenza da 11mila e 500 euro proprio all’avvocato Costantini. Dell’Ipa, Lanzalone, sembra avere il controllo. Tre giorni dopo quella firma, Sereni lo contatta e gli chiede una mano perché vorrebbe farsi rinnovare la carica e perché vorrebbe più soldi. L’avvocato commenta al telefono, sempre con il collega: « Insomma, gli sembra di essere poco remunerato. Gli ho detto “guarda, parlane con la Raggi... scusa, ma io non è che posso andare dalla sindaca e dirle guarda il commissario Ipa vorrebbe più soldi per continuare a fare il commissario Ipa».

Il sogno di Atac
Ma il vero colpo, per Lanzalone e soci sarebbe stato quello di mettere le mani sull’Atac. Altro che parcella da consulente per il Comune. In una intercettazione registrata dai carabinieri pochi giorni prima dell’arresto, Lanzalone aggiorna Costantini a proposito di una conversazione avuta con Carlo Giampaolino ( ufficio legale Atac) a proposito di alcuni contenziosi dell’azienda con l’Antitrust ed altri soggetti. « Allora quella di Atac m’ha detto Giampaolino... m’ha detto guarda che c’è l’accordo... cioè stanno avviando la selezione m’ha detto dovrebbe forse esserci anche un avviso sul sito... ho detto, faccio guardar e... poi m’ha detto comunque ti faccio chiamare dal legale interno... ho detto sì sì quando vuole ben volentieri…».
Entrando dalla porta di servizio di una « consulenza a titolo gratuito » Lanzalone è riuscito a prendere in mano l’intero Comune di Roma. Lo dimostrano i pezzi della chat privata della Raggi, pubblicati ieri dal Messaggero e agli atti di un’altra inchiesta, nella quale si legge che « i dossier caldi devono passare da Lanzalone». E lo spiega senza mezzi termini lui stesso al suo collaboratore: « Se io e Sonzogni ( un altro avvocato del suo studio, ndr) ci fermassimo su serie di cose a loro gli si arena tutto (...) Sette o otto questioni che direttamente o indirettamente sto gestendo io... multiservizi cose... idem, se no muoiono! ...allora, c’è, se mai abbiamo dei crediti, non abbiam dei debiti... cioè bisogna dai che si diano un attimo anche una regolata». Così parlava Luca Lanzalone. Il consulente gratuito più costoso di Roma.

Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9789 il: 18 Giu 2018, 07:02 »
Quelle battute intercettate al telefono «Lo stadio è uno schifo, ma si farà» (Corriere della Sera)
di Ilaria Sacchettoni
Le parole di un funzionario di Palazzo Chigi. Parnasi e la scelta dei biglietti omaggio


ROMA Lo stadio a ogni costo. Tor Di Valle prima di tutto. Di colpo, siamo alla fine del 2017, la ragione sociale della Eurnova di Luca Parnasi, l’idea di edificare un nuovo stadio della Roma, contagia perfino funzionari delle istituzioni. D’un tratto, anche negli uffici della presidenza del Consiglio, se ne parla come di una necessità.

Accade infatti che, monitorando gli eventi, i carabinieri del Nucleo Investigativo, scoprano uno sponsor dello stadio (sia pure riluttante) addirittura all’interno delle massime istituzioni.

«Uno schifo ma si farà»
Si tratta di Carlo Notarmuzi, avvocato, titolare dell’ufficio per la concertazione amministrativa che, al telefono con un’interlocutrice, parla dell’opera di Parnasi: «Si deve fare per forza — dice — verrà uno schifo ma si farà». Notarmuzi si dilunga con la donna sul tema della conferenza dei servizi in tema stadio. È il 26 settembre 2017 e Parnasi sembra aver trasmesso urbi et orbi i propri propositi.

Pochi biglietti omaggio
Tutto appare sacrificabile all’obiettivo, perfino quelle pubbliche relazioni che, più o meno comunemente, un imprenditore intrattiene con vertici politici e istituzionali. Così al telefono con il presidente della Roma, Mauro Baldissoni, Parnasi detta la nuova linea sui biglietti omaggio. Baldissoni si lamenta: «Eh come so’ messo Luca...non ci stanno i biglietti». A questo punto al costruttore si accende una luce. Scrivono gli investigatori: «Parnasi precisa che solo le richieste di biglietti effettuate da persone che potrebbero essere funzionali al raggiungimento dell’obiettivo della costruzione dello stadio» sono da soddisfare. Fra questi Claudio Santini, superconsulente del ministro dei Beni Culturali, che, osserva Parnasi «ci sta dando una grossa mano». Quindi, Francesco Boccia della commissione bilancio del Pd, «una persona — dice Parnasi — abbastanza influente». Infine il ministro dell’Interno (all’epoca leader della Lega) Matteo Salvini che, spiega il costruttore, «m’ha chiesto due tickets».

Più cubature al mall
Non solo Tor Di Valle. Il titolare della Eurnova porta avanti altri progetti immobiliar-finanziari. Tipo la ristrutturazione del fondo che controlla l’enorme centro commerciale di Porta di Roma. Ristrutturazione per la quale Parnasi invoca l’aiuto dell’ex presidente di Acea, Luca Lanzalone. «Noi, lì — gli dice — andremo a fare una grossa operazione di ampliamento di un grande centro commerciale». Lanzalone, chiamato a gestire la delicata operazione finanziaria, non si tira indietro e giorni dopo fa contattare Parnasi da un collaboratore del suo studio.

Stando alla ricostruzione dei magistrati Paolo Ielo e Barbara Zuin anche questo incarico prospettato a Lanzalone potrebbe far parte dello scambio di favori intercorso fra Lanzalone e il costruttore, finalizzato a supportare l’affare-stadio.

«Si fa quello che dico»
Parnasi si circonda di docenti universitari che, all’occorrenza, possono essere impiegati anche per le relazioni personali che hanno saputo costruire. Sembra il caso di Enzo Calzona, ordinario di Tecnica delle costruzioni alla Facoltà di ingegneria della Sapienza che rassicura il braccio destro di Parnasi, Luca Caporilli, sotto il profilo del Consiglio superiore ai Lavori pubblici. «Al Consiglio superiore — dice — si fa quello che dico io» mentre in altre intercettazioni vanta un rapporto diretto con i vertici dell’istituto presieduto da Massimo Sessa.

Opus Dei
Nell’ottica del costruttore non c’è ragione di lasciar scoperto il mondo cattolico. Dunque Parnasi intrattiene ottimi rapporti anche con il centro di formazione professionale dell’Opus Dei Elis. Alla quale tenta di veicolare l’appalto per la realizzazione di un campo sportivo attraverso l’amico Giampaolo Gola, l’assessore dei Cinque Stelle nel municipio di Ostia.

Villa a Fregene
Al processo nei confronti di Parnasi, la Eurnova, potrebbe teoricamente costituirsi parte civile. Dall’inchiesta affiora infatti che il costruttore avrebbe distratto alcune somme della società per pagare i lavori di ristrutturazione della sua casa a Fregene.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9790 il: 18 Giu 2018, 07:03 »
Lanzalone smentisce Raggi “Lei mi ha chiamato qui” Roma a rischio senza stadio (La Repubblica ed. Roma)

Per la sindaca la scelta dell’avvocato fu fatta da Fraccaro e Bonafede Psicosi in Campidoglio per avvisi di garanzia

Chi ha chiamato chi? È questa la domanda a cui la procura deve trovare una risposta. Perché l’interrogatorio di Luca Lanzalone, l’avvocato di Genova arrivato a Roma per occuparsi del dossier stadio e poi nominato presidente di Acea, venerdì ha sparigliato di nuovo le carte durante l’interrogatorio di garanzia: « Sono stato chiamato nella capitale dalla sindaca Virginia Raggi». Una versione che cozza con quella della prima cittadina, che nella testimonianza fornita quasi contemporaneamente in procura ha invece spiegato che a suggerirle il nome del legale « sono stati Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede » , ex responsabili degli enti locali per il Movimento e ora ministri ai Rapporti con il Parlamento e alla Giustizia. Il guardasigilli del governo pentaleghista pare sia infuriato. Conosce Lanzalone da anni ed è stato anche suo sponsor con la giunta grillina di Livorno, nei giorni caldi della crisi della municipalizzata Aamps. Ma ha una terza versione. «Non ho imposto Lanzalone a nessuno » . Ha consigliato il suo nome, poi sono stati altri a decidere. Sfumature.
Segnali di una tensione tutta interna al M5S che, però, in Campidoglio nessuno ha avuto ancora tempo di cogliere: i consiglieri grillini sono troppo presi dal toto- indagati. L’inchiesta ha toccato il capogruppo pentastellato Paolo Ferrara e gli eletti capitolini — che a parole lo hanno già assolto — ora tremano. Sanno che la procura sta continuando a lavorare. E che l’inchiesta potrebbe allargarsi. Sono in arrivo peraltro nuovi documenti: il deposito è legato alle istanze al tribunale del Riesame che verranno presentate in settimana dai difensori degli arrestati. L’inchiesta potrebbe tornare a lambire il Campidoglio, azzoppando qualche altro big del Movimento. Scenari funesti, da crisi nerissima. Chi rischia di più ha già preso a consultarsi con i propri legali.
Tutti gli altri sono in cerca di un segnale di discontinuità: domani gli eletti 5S si riuniranno nella consueta riunione di maggioranza settimanale e sul tavolo ci sarà la leadership del gruppo. Ma prima i consiglieri si fermeranno a discutere dello stadio della Roma. Oggi partirà la verifica sugli atti dell’iter disposta dalla prima cittadina. Urbanistica, trasporti, ambiente, patrimonio e lavori pubblici: sono cinque i dipartimenti che si occuperanno del check sul progetto di Tor di Valle. Un’operazione sui cui vigila a distanza anche il club giallorosso. Il timore più grande per i vertici della Roma è quello di dover rimettere mano al business plan già messo nero su bianco. Nelle previsioni del presidente James Pallotta, lo stadio avrebbe dovuto ospitare il match d’esordio nella stagione 2020/ 21. Al più tardi all’inizio della serie A 2021/ 22. Se non ci saranno presto certezze sulle sorti della procedura, i piani andranno rivisti e la programmazione stravolta. Budget per il calciomercato incluso, tema su cui la tifoseria è particolarmente sensibile.
Dalle parti di Trigoria, però, la speranza è l’ultima a morire. Dopo lo scoppio dell’inchiesta, ci si sforza di guardare al Campidoglio con ottimismo. Sono due le opzioni ancora in piedi: il curatore di Eurnova — si attende la sua nomina e non è esclusa la pista interna alla stessa società di Parnasi, il costruttore finito in carcere per corruzione — potrebbe proseguire la vendita dei terreni alla Dea Capital. L’altra ipotesi è l’arrivo di un nuovo investitore, magari vicino al patron Pallotta. Un nome inedito che potrebbe essere invitato al tavolo per uscire dallo stallo in cui l’iter è piombato sotto i colpi dell’inchiesta.
– l.d.a e fr. s.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9791 il: 18 Giu 2018, 07:04 »
Il potere dei costruttori
Il dirigente passepartout “Lo manda Scarpellini” (La Repubblica ed. Roma)

Il ruolo chiave dell’ex capo dell’Urbanistica, Enrico Stravato, scelto da Parnasi per gestire i parcheggi dell’impianto. E i favori ai politici

FRANCESCO SALVATORE GIUSEPPE SCARPA

Anello di congiunzione tra politici, funzionari pubblici e il gruppo imprenditoriale di Luca Parnasi nella realizzazione dello stadio della Roma. L’ingegner Errico Stravato, ex dirigente comunale del dipartimento Urbanistica, è personaggio chiave nell’inchiesta sul giro di mazzette elargite dal costruttore romano ai politici per portare a termine l’opera.
È proprio da lui che si snodano le investigazioni dei carabinieri di via In Selci, partendo però dai legami con un altro costruttore romano, Sergio Scarpellini, «da cui ha ricevuto immobili in uso gratuito nel periodo in cui rivestiva importanti incarichi pubblici». I militari individuano nell’ex direttore dell’ Urbanistica - poi fuoriuscito dal Campidoglio, e «incaricato dal gruppo Parnasi di progettare alcune infrastrutture di urbanizzazione connesse alla costruzione dello stadio» l’uomo capace di toccare i tasti giusti nei palazzi dell’amministrazione. Sul suo conto sono molti gli omissis nelle carte dell’inchiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Barbara Zuin.
Parti oscurate che riguardano accuse, in realtà, risalenti all’inchiesta primigenia sui favori fatti dal costruttore 81enne a una serie di personaggi influenti. Come l’ex fedelissimo di Virginia Raggi, Raffaele Marra. All’ex capo del Personale del Campidoglio, che si era «messo a disposizione» di Scarpellini, erano stati dati due assegni da 367mila euro per pagare un appartamento ai Prati Fiscali. Due anni fa vennero arrestati entrambi, provocando uno scossone in Campidoglio. Oggi la storia si ripete. Con un dirigente, Luca Lanzalone, chiamato dalla sindaca ad occupare la poltrona di presidente dell’Acea, e accusato di aver ricevuto consulenze d’oro da Parnasi in cambio del suo aiuto per lo stadio.
Ancora cemento e mazzette, dunque. E dirigenti comunali accusati di essere asserviti.
Tornando a Stravato, le carte mettono nero su bianco alcuni punti: «Sono state documentate le operazioni poste in essere da Stravato al fine di assicurare l’incarico lavorativo richiesto alla moglie di Demetrio Carini, rappresentante della Regione Lazio presso la conferenza dei servizi, deputata a concedere il parere positivo per la realizzazione dello stadio». Un favore, di fatto, che gli inquirenti sottolineano e inquadrano nell’ambito dei movimenti tesi ad agevolare il progetto di Tor di Valle.
Stando a quanto racconta al suo capo Simone Contasta, uno degli stretti collaboratori di Parnasi finito agli arresti, «la Gesvim (riconducibile a Stravato ndr), ha dei contratti complessivi per circa 500mila euro, suddivisi in 250mila nel vecchio contratto e 250mila nel nuovo». Una mole di quattrini che lo stesso dirigente di Eurnova srl considera «eccessiva». «La cifra di 500mila è un numero biblico», dice Contasta a Parnasi, «facendo intendere che il corrispettivo pattuito per i lavori affidati alla società Gesvim è eccessivo», chiosano i carabinieri. Si tratta di progetti legati a parcheggi e alle annesse aree di ingresso e uscita.
Dalle informative traspare che Stravato, nonostante non sia più in Comune, abbia ancora degli agganci che contano. Il 26 aprile del 2017 spiega a Luca Caporilli, altro dirigente Eurnova finito poi in manette, di aver ricevuto «cenni strani dalla Mobilità», riferendosi presumibilmente agli analoghi uffici del Comune.
Non è la prima volta che l’ingegnere finisce sotto la lente degli inquirenti. L’ex dirigente è stato indagato e poi archiviato nell’inchiesta su Palazzo Raggi, il progetto, poi naufragato, di realizzare uno shopping center nell’edificio di via del Corso, di proprietà della Ribes srl, una delle società della galassia del costruttore Domenico Bonifaci. Anche allora, otto anni fa, il progetto era stato avviato in barba ai vincoli della soprintendenza e del piano regolatore.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9792 il: 18 Giu 2018, 07:04 »
L’assessore 5 Stelle: un’inchiesta costruita Lanzalone capace, era giusto parlargli (Corriere della Sera)

di Alessandro Trocino

ROMA «A me non sembra che dalle carte sia uscito niente di serio. Almeno sulla parte dello stadio, mi pare un’inchiesta molto costruita». Luca Montuori è l’assessore all’Urbanistica del Campidoglio, arrivato per sostituire Paolo Berdini, uscito tempestosamente dalla giunta un anno e mezzo fa.

Assessore, sono state pubblicate due mail che ha inviato a Luca Lanzalone. Sorpreso?
«No, perché le ho scritte e non me ne vergogno di certo, non c’è nulla di male. Certo, mi amareggia la strumentalizzazione».

Si fidava di Lanzalone?
«Sì, lo conoscevo come una persona esperta e capace in diritto amministrativo».

Però non aveva un incarico ufficiale. A che titolo gli inviava il progetto dello stadio?
«Guardi, sono stato tre mesi senza staff: prima che venisse formalizzato il contratto, gli ho scritto delle mail. Cosa dovevo fare, dare capocciate al muro? Tra poco diventerà un reato parlare alla moglie. Ce ne resteremo chiusi nella solitudine delle nostre case».

Lanzalone, però, metteva bocca su tutto. Non aveva un ruolo eccessivo?
«Non lo so, non direi. Sullo stadio ha svolto un ruolo prima che arrivassi. Poi, se non posso parlare con il segretariato o l’avvocatura capitolina. Ho letto che avrebbe sbloccato i mercati generali, sono stupidaggini. L’avrà detto a Parnasi per farsi bello».

La sindaca chiese all’Avvocatura un parere sullo Stadio. Poi, a detta dell’ex consigliera ribelle Cristina Grancio, lo secretò.
«Il parere era a disposizione, visibile. Certo, non poteva essere fotocopiato e volantinato, ma si poteva leggere».

Ed era negativo.
«Questo lo dice lei».

Dica lei.
«Era un parere complesso, con molti profili».

Lanzalone, intanto, parlava con i vertici e andava a cena con Casaleggio e la sua associazione.
«Ho letto, che c’è di male? Che follie che si leggono».

E ora? Si va avanti con lo stadio?
«Cerchiamo di capire, vediamo se ci sono atti che inficiano. Non voglio commettere errori e mettere a repentaglio l’amministrazione. Troppo facile ritirare in autotutela le delibere. E se poi è tutto regolare? Chi li paga centinaia di milioni di penali? In passato chi ha governato ha sempre pensato che il problema fosse di chi arrivava dopo».

Lei ha fatto errori?
«Non mi pare. Ho mandato avanti una pratica sulla base di pareri. Se poi qualcuno ha scritto il falso, io non posso saperlo».

Cosa rispose Lanzalone?
«Mi disse, più o meno: mi sembra un atto confezionato bene, non ho nulla da dire».

L’inchiesta intanto va avanti.
«Sui giornali sembra una valanga. Poi leggi: aò, sto a lavorà gratis, quello non m’ha dato niente. Cose così».

Parnasi avrebbe innaffiato di soldi politici e funzionari, altro che gratis.
«Certo, quello infastidisce. Ci sono problemi di inopportunità e di illegittimità. Ma non bisogna fare confusione».

Come si fa ad andare avanti con lo stadio in queste condizioni?
«L’altro giorno leggevo il parere di un costituzionalista. Si poneva il quesito: se un uomo vuole costruire legittimamente un terrazzino e commette irregolarità, la moglie perde il diritto di fare il terrazzino? Ecco, per me no. Bisogna separare l’illecito amministrativo dalla corruzione».

L’altro giorno sullo stadio ha scherzato: «Aspettiamo, la salma è ancora calda».
«Una battuta ed è successo di tutto. Dovremmo tutti tacere ed aspettare. E invece poi finiamo per parlare e ci sono giornalisti senza scrupoli. Io sono architetto, anche la mia professione è ridotta alla disperazione, con persone senza scrupoli».

La giunta Raggi rischia?
«Vedo molti che esultano per le nostre difficoltà, gente felice perché aspetta il nostro fallimento. Invece dovrebbero essere preoccupati: se va male a noi, va male alla città. Ma io sono sereno e lavoro».
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9793 il: 18 Giu 2018, 07:05 »
Ostia, Parnasi e il finanziamento per una gara di surf (Corriere della Sera ed. Roma)

I soldi del costruttore a Gola per fare affari

Ilaria Sacchettoni

Creare consenso elettorale, favorire gli imprenditori amici, far piovere aiuti pubblici sul territorio di Ostia. Trasformato in merce di scambio per la realizzazione dello stadio di Tor Di Valle — almeno nel patto fra Luca Parnasi e Paolo Ferrara — il litorale romano diventa la quinta ideale per allestire eventi sportivi improbabili ma mediaticamente remunerativi.

Ecco allora spuntare dagli approfondimenti dei carabinieri di via In Selci il progetto per realizzare alcune gare di surf. Uno dei referenti di Luca Parnasi, Giampaolo Gola (all’epoca assessore allo Sport del X Municipio), ne parla al telefono con un amico della Federazione sci nautico: «Gola — si legge nelle carte — aggiunge che comunque organizzeranno un piccolo evento di surf in modo da dare agli organizzatori 3-4 mila euro per poi pianificare eventi più importanti». Il solito Gola che ha il pallino di fare il manager per la As Roma, ne accenna perfino alla presidente Giuliana Di Pillo (che 5 giorni fa gli ha revocato la delega), aggiungendo che spera di ottenere finanziamenti pubblici.

Lo sport è anche il mezzo per accedere ad affari immobiliari. Così uno dei maggiori collaboratori di Parnasi, Giulio Mangosi, interessa Paolo Ferrara (capogruppo capitolino M5S indagato che si è autosospeso) della costruzione di un campo da parte del Real Flaminio, risultato vittorioso in un contenzioso al Tar con il Comune. Mangosi punta a trovare una soluzione facendo ottenere al Real Flaminio «la possibilità di costruire un campo da rugby e una pizzeria nella struttura già esistente».

Se Mangosi dialoga con pezzi di Consiglio comunale, una pletora di suoi assistenti si attiva con i funzionari capitolini. Così dallo sfogo di un collaboratore deputato a promuovere la lobby Parnasi all’interno del Comune (Stefano Torrani) emerge una circostanza che, se confermata, rischia di imbarazzare l’assessorato all’Urbanistica. Si tratta di una cena che sarebbe stata offerta da Luca Caporilli, braccio destro del costruttore, a Luigi Di Luzio, architetto di Roma Capitale: «Caporilli — riassumono gli investigatori — ha invitato il tecnico del Comune che seguiva la pratica pagando la cena». Torrani, da risorsa di Parnasi, si trasforma in mina vagante per le sue società. Minaccia di presentarsi in Procura, accusa il gruppo di distribuire tangenti, fa capire che, se fosse licenziato per via di una ristrutturazione ventilata, farebbe nomi e cognomi: «Ma tu pensi che Di Luzio — dice al telefono con un collega — non è una mignotta?».

Quanto alla politica, Parnasi preferisce occuparsene di persona. Intercettato con un interlocutore in via di identificazione (Piero), il costruttore, promette di organizzargli un incontro con Massimiliano Smeriglio (vicepresidente della giunta regionale). «Parnasi — è scritto nelle note investigative — gli organizzerà l’incontro con Smeriglio prima del 22 maggio, magari in Acea dove sono andati l’altra volta».

La rete relazionale della Eurnova sembra complessa e capillare. Tra i manager del costruttore, uno in particolare, Claudio Santini, ha rapporti anche con un funzionario di polizia del commissariato Prati che lo indirizza quando si tratta di far ottenere permessi di soggiorno a persone amiche e discute con lui la partecipazione ad aste giudiziarie: «I due — recita l’informativa — parlano di un’asta giudiziaria a novembre per un appartamento con base d’asta di 843 mila euro». Santini lo indirizza a sua volta: «Gli dice che è più conveniente partecipare all’asta mentre Condello chiede se convenga intervenire prima».
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9794 il: 18 Giu 2018, 07:08 »
STADIO DELLA ROMA

Si attendono nuove intercettazioni. Sarà ascoltato Malagò (Il Fatto Quotidiano)

NUOVE CARTE, intercettazioni inedite e risultanze investigative che potrebbero comportare altri scossoni nel mondo della politica. Quella che inizia oggi si annuncia come una settimana importante per la maxinchiesta della Procura capitolina sul nuovo stadio della Roma. Nei prossimi giorni, infatti, gli inquirenti depositeranno ulteriore materiale investigativo che potrebbe fornire nuovi elementi su quello che l’a ccusa considera il “sistema Parnasi”, in particolare sul modus con cui è stata finanziata la politica, e sul ruolo di Luca Lanzalone, consulente di fatto dell’a mministrazione guidata da Raggi nell’ambito del progetto per l’impianto di Tor di Valle. Proseguirà anche l’attività istruttoria: hanno già chiesto di essere ascoltati il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e proprio le due figure-chiave dell’inchiesta, Lanzalone e Parnasi. Non è escluso che possano essere convocati dagli inquirenti pure gli altri indagati, in totale sarebbero circa 27 persone tra politici, funzionari pubblici e professionisti.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9795 il: 18 Giu 2018, 07:18 »
Via gli omissis dal caso stadi. La grande paura a 5 Stelle (Il Giornale)

In arrivo nuove carte dell’inchiesta sull’impianto della Roma. Potrebbero venire fuori i nomi coperti

Sarà una settimana cruciale, la prossima, per l’inchiesta sullo stadio della Roma. E forse pericolosa per chi pensava fin qui di averla scampata. Perché tutto quello che è stato reso pubblico sul metodo Parnasi, l’imprenditore che sapeva come oliare i meccanismi che rallentavano i progetti che aveva in cantiere ingraziandosi i politici di ogni colore con metodi «anni Ottanta », è soltanto una parte dell’indagine che ha portato all’arresto del palazzinaro romano e dell’avvocato Luca Lanzarone, il superconsulente dei Cinque Stelle spedito a Roma per seguire la questione stadio. Ma poiché gli avvocati di Parnasi, Giorgio Tamburrini ed Emilio Ricci, hanno deciso di presentare istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione del costruttore, la Procura dovrà adesso depositare tutte le carte dell’inchiesta. Quanto uscito finora è coperto da molti omissis, soprattutto lì dove si parla dei soldi distribuiti a politici e dirigenti per accelerare le procedure. Omissis che a questo punto potrebbero sparire, aprendo scenari del tutto nuovi perché le pagine coperte sono oltre un centinaio e il numero delle persone coinvolte è dunque destinato a salire. Una cautela - quella di non mettere in chiaro nell’ordinanza di custodia cautelare e nelle informative dei carabinieri tutti i nomi delle persone destinatarie dei finanziamenti, delle consulenze o dei favori dati al posto delle tangenti - usata in attesa che gli inquirenti trovino riscontri, anche perché alcune delle elargizioni di denaro ai politici sono lecite e messe in bilancio. A chi si stava riferendo per esempio Parnasi quando parlando con i suoi sodali della necessità di «spendere qualche soldo sulle elezioni » («È un investimento che io devo fare...molto moderato rispetto al passato quando ho speso cifre che manco te le racconto ») dice che la sua forza era quella «di alzare il telefono » e interfacciarsi con qualcuno, presumibilmente un politico conosciuto, che finora i magistrati hanno voluto tutelare? E comunque Parnasi, che finora si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip durante l’interrogatorio di garanzia, ha chiesto al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pm Barbara Zuin di essere ascoltato e potrebbe decidere di spiegare la sua trama di relazioni e i suoi rapporti con Lanzalone, il suo «mister Wolf», in riferimento al personaggio di Pulp Fiction che risolveva i problemi, soprattutto se avevano a che fare con l’impasse che aveva bloccato il progetto dello stadio della Roma. In cambio l’imprenditore gli prometteva lucrosi incarichi, come quello relativo alla ristrutturazione di fondi legati ad un’operazione relativa alla realizzazione, presso la vecchia Fiera di Roma, di un polo di intrattenimento con uffici e un palazzetto da utilizzare per incontri di basket ed eventi musicali. Per i magistrati Lanzarone era un consulente di fatto del Comune, anche se a titolo gratuito, e in quanto tale equiparato a pubblico ufficiale. Per questo è stato arrestato per corruzione. E per dimostrare questo rapporto, la Procura ha prodotto alcune mail tra l’avvocato e l’assessore all’Urbanistica Luca Montuori, come scritto ieri da Il Fatto, da cui risulta che il Campidoglio lo informava sempre delle decisioni che venivano prese sul progetto. E comunque il ruolo di facilitatore che Lanzalone svolgeva per la sindaca Virginia Raggi in diversi dossier caldi della capitale, non solo in quello dello stadio, emerge chiaramente dai dialoghi presenti nelle carte dell’inchiesta.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9796 il: 18 Giu 2018, 07:18 »
Bonafede duro con i corrotti ma tace ancora su Lanzalone (Il Giornale)
Il ministro chiede pene severe per i «colletti bianchi». Maroni incalza: «Con i furbetti il governo è a rischio»

«I corrotti devono andare in carcere: occorre certezza della pena per i colletti bianchi». Tre giorni fa, proprio mentre deflagrava su tutti i media l’inchiesta sullo stadio della Roma che coinvolge nomi eccellenti della politica, il ministro pentastellato della Giustizia, Alfonso Bonafede tuonava contro la corruzione della Pubblica Amministrazione durante il suo intervento per la presentazione della Relazione al Parlamento del Garante dei detenuti. E dato che repetita iuvant il ministro ha ritenuto di rilanciare le sue parole di fuoco contro la corruzione prima su Facebook, sabato scorso, e poi di nuovo ieri sul Blog delle Stelle. «La prevenzione ed il contrasto alla corruzione è uno dei punti qualificanti del programma di governo», afferma il Guardasigilli che si dice «conscio che nessuna lotta al malaffare potrà dirsi credibile se alla condanna per i reati contro la pubblica amministrazione dei cosiddetti colletti bianchi non seguirà un’adeguata o alcuna pena detentiva», ricordando pure che «il numero di questi detenuti è oggi di 370, lo 0,6 per cento del totale». Il ministro afferma che «I cittadini oggi si aspettano una risposta molto chiara e precisa nella lotta alla corruzione». In realtà visto che il suo nome è stato trascinato nell’inchiesta dal Campidoglio forse i cittadini si aspettano pure una parola chiara in merito all’inchiesta. Eppure dal Guardasigilli non una parola sui rapporti che lo legherebbero al personaggio chiave, l’avvocato Luca Lanzalone attualmente agli arresti domiciliari, o in merito alle dichiarazioni di Virginia Raggi. La sindaca ha confermato anche durante il suo interrogatorio in Procura che Lanzalone le era stato imposto da Bonafede e da un altro ministro del governo giallo -verde, Riccardo Fraccaro. Di questo Bonafede non fa menzione: un riserbo dovuto da parte del ministro, dicono i suoi stretti collaboratori, al grande rispetto che nutre per gli inquirenti. Bonafede non gradisce di essere finito da Guardasigilli nel tritacarne mediatico dell’inchiesta tanto da valutare l’ipotesi di querelare per calunnia chiunque sostenga che sia stato lui ad imporre Lanzalone alla Raggi. Dall’inchiesta emerge in modo sempre più chiaro il ruolo chiave che Lanzalone aveva assunto in Campidoglio. In sostanza per qualsiasi nodo da sciogliere sui fascicoli più spinosi la Raggi invitava i suoi collaboratori a rivolgersi all’ex presidente Acea se non addirittura direttamente a Bonafede e Fraccaro, sui quali poi ha scaricato tutte le responsabilità in merito alla crescita del potere di Lanzalone nella gestione del Campidoglio. Si è invece comportato in modo opposto il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, che non rinnega ma anzi rivendica la sua conoscenza con Lanzalone che per la giunta pentastellata di Livorno curò il concordato dell’azienda dei rifiuti Aamps. Al Fatto Nogarin ieri ha confermato che Lanzalone è stato «scoperto» da lui. Insomma non ci sarebbero di mezzo né Beppe Grillo né Davide Casaleggio. Spiega che con la municipalizzata dei rifiuti in fallimento il comune aveva bisogno di consulenti amministrativi e giuslavoristi e che Lanzalone si dimostrò abile. Nogarin conferma che alle riunioni con Lanzalone all’epoca parteciparono pure Fraccaro e Bonafede. E anche adesso Nogarin si dice convinto del fatto che Lanzalone «sia una persona corretta, un grandissimo professionista». E per Roberto Maroni il problema è che i Cinquestelle non hanno una classe dirigente e dunque c’è spazio per infiltrazioni che mettono a rischio il governo: «Attenti ai furbetti del quartierino», avverte.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9797 il: 18 Giu 2018, 07:18 »
Raggi, gli esami (giudiziari) non finiscono mai (Il Giornale)
Il sindaco di Roma giovedì torna in tribunale per il processo sulle nomine in Campidoglio

Gli esami (giudiziari) per il sindaco di Roma Virginia Raggi non finiscono mai. Non si è ancora spento il fuoco per la recente inchiesta della Procura di Roma sul progetto di costruzione del nuovo stadio, che travolge il sistema di potere dei Cinque stelle nella Capitale, che sulla giunta Raggi si riaffacciano i timori per un'altra indagine: quella legata alla nomina di Renato Marra a capo della Direzione Turismo del Campidoglio. Venerdì scorso il primo cittadino capitolino è stato a piazzale Clodio per essere ascoltato dai magistrati come persona informata sui fatti nell'affare stadio. A distanza di sei giorni (giovedì 21 giugno) la Raggi varcherà nuovamente la porta del Palazzo di Giustizia. Stavolta nella veste di imputata per la prima udienza del processo che la vede accusata di falso in relazione alla nomina di Marra; nomina prima congelata e poi revocata dopo l’arresto per corruzione (in concorso con l’imprenditore Sergio Scarpellini per un’altra vicenda) di Raffaele Marra, fratello del primo nonchè braccio destro (all’epoca) della stessa sindaca. L'amministrazione capitolina è stretta in una morsa tra fallimenti politici e inchieste giudiziarie. Secondo la Procura, rappresentata ancora una volta dal magistrato Paolo Ielo, lo stesso che indaga anche sul progetto del nuovo stadio, la Raggi avrebbe dichiarato il falso alla responsabile dell’Anticorruzione interna del Campidoglio, dicendo di aver deciso da sola sulla scelta di Renato Marra il quale da vigile urbano venne promosso, tramite un interpello istruito dal Dipartimento diretto dal fratello Raffaele, a dirigente capitolino con relativo incremento di stipendio di 20 mila euro. Alla funzionaria dell’Anticorruzione del Campidoglio la Raggi disse che il ruolo di Raffaele Marra nella nomina del fratello fu «di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali». Una ricostruzione che però, secondo la procura, contrasterebbe con il contenuto di alcune chat telefoniche finite negli atti dell’inchiesta. Nove i testimoni che la sindaca di Roma ha chiamato a deporre, tra loro il vicesindaco Luca Bergamo, l’assessore allo Sport ed ex vicesindaco Daniele Frongia e il responsabile del personale del Campidoglio Antonio De Santis. Saranno chiamati a testimoniare anche lo stesso Raffaele Marra e il dirigente comunale Gianluca Viggiano. Per un'inchiesta (quella sulla nomina di Renato Marra) che entra nella fase cruciale, un'altra che potrebbe riservare nuovi colpi di scena: in settimana la procura depositerà altri documenti sull'inchiesta per la costruzione dello stadio della Roma. Materiale investigativo che potrebbe far emergere elementi nuovi sulle relazioni dell’imprenditore Luca Parnasi e sul ruolo svolto in Campidoglio dall'avvocato Luca Lanzalone, considerato un consulente di fatto della giunta Raggi nella trattativa che tra gennaio e febbraio ha portato alla stesura definitiva del progetto per l'impianto sportivo e del business park a Tor di Valle.
Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9798 il: 18 Giu 2018, 07:23 »
Parnasi ai collaboratori: “Pago tutti Ve lo dico. Non vi scandalizzate, no?” (La Stampa)

Soldi a chiunque. E spunta anche il grillino non eletto che chiede di poterseli tenere

Diceva Luca Parnasi, al telefono con un imprenditore suo amico: «Io pago tutti». Brandelli di una conversazione tra due uomini d’affari. Il primo dice seccamente: «Ringraziando il cielo, io non pago nessuno... per non avere nessuno». Intendendo che è ben contento di non avere una scuderia di uomini politici ai suoi ordini. Parnasi, che invece ha un altro modello di business in testa, gli risponde: «E io invece pago tutti... per non avere nessuno ». E ride. Ride perché sa di dire una bugia. In un’altra intercettazione, parlando con i suoi collaboratori, fa ben altro quadro: «Io spenderò qualche soldo sulle elezioni, che poi vedremo come vanno girati ufficialmente coi partiti politici... La sostanza è che la mia forza è quella che alzo il telefono e Sala (intendendo il sindaco di Milano che ricevette un finanziamento per la campagna elettorale, da 50 mila euro, regolarmente registrato, ndr) incontra Roberto Mazzei (un immobiliarista socio di Luigi Bisignani, ndr) in vacanza... e gli dice “Luca m’ha... io sono gratissimo a Luca perché senza Luca, che all’epoca a Milano non esisteva, io non facevo la corsa elettorale”... Non so se mi spiego... Noi diventiamo quelli che fanno il Milan anche per questo... Io queste cose ve le devo dire, no? O sbaglio a dirvele? Vi scandalizzo?». Ma figurarsi, quale scandalo. Così va il mondo. E così funzionava il metodo Parnasi. Il costruttore, al telefono con il suo commercialista, spiegava che all’associazione «Più voci», del tesoriere leghista Giulio Centemero, nel 2015 ha dato 250mila euro. Doveva restare un segreto, ma l’Espresso l’ha scoperto. E allora. «Cerchiamoci una giustificazione », dice il commercialista. Parnasi: «Possiamo giustificarla che abbiamo un progetto ex post! Sennò bisognerebbe incontrarli domattina, capito?». «Io pago tutti». Ma in segreto. Utilizzando il cognome della madre. O qualche testa di legno. O ancora con i contributi alle fondazioni, che quelli non lasciano traccia. Il 15 marzo, a elezioni concluse, s’informa con il commercialista, prospetti alla mano: «Scusami, ma poi abbiamo qua altri 22.000 euro della campagna... scusami, tu qui non hai messo... Lega ed Eyu». Risposta: «Io ho dato già. Ho sentito tutti quanti». Per non rischiare, insomma, contribuiva alle casse dei due Matteo della politica nazionale. Duecentomila a Salvini, centocinquantamila a Renzi. Già, perché Eyu significa Francesco Bonifazi, tesoriere Pd, renziano di ferro. Poi, naturalmente, c’era il sostegno ai singoli candidati di tutti i partiti: da Forza Italia al Pd, a Fratelli d’Italia, alla Lega. Persino una di LeU ha preso qualcosina. Lo stesso dicasi per i grillini. È indagato l’avvocato Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, portato in palmo di mano da Luigi Di Maio al tempo delle candidature. Il 23 marzo scorso, si intascava 15mila euro mediante il pagamento di una fattura falsa. Soldi che aveva ricevuto per la campagna elettorale e che figurano come parcella di una prestazione mai fatta. Oppure Daniele Piva, un altro candidato grillino non eletto. Il 5 marzo, Piva si precipita da Parnasi perché un suo contributo di 9mila euro è arrivato troppo tardi per la campagna elettorale, e quindi bisogna far figurare che lui li restituisce, ma allo stesso tempo chiede all’imprenditore di poterli tenere per sé. Nessun problema, ci mancherebbe. Si vedrà poi che il nuovo bonifico è di 16mila euro. Spunta fuori di nuovo una fattura falsa, che Parnasi spiega ai suoi: «È il braccio destro di Di Maio, tanto per essere chiari, e purtroppo per me è stato trombato... domenica lì all’Eur, che è il quartiere Tor di Valle ... quindiii... lui ha detto che ci rimborsa il finanziamento fatto perché non li può spendere, mentre vorrebbe che noi... a me va benissimo ... fino all’importo di novemila euro... E figurati se non vuole... non vuole un qualcosa in più... a noi ci va bene perché quando li chiami...». Appunto, quando Parnasi chiama. Ora sta agli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburino tirarlo fuori di galera. Presto il ricorso al tribunale della libertà. FRA. GRI.

Re:Stadio della.... (Topic ufficiale)
« Risposta #9799 il: 18 Giu 2018, 07:23 »
Con gli arresti fermata l’operazione studiata dal costruttore L’imprenditore puntava a una plusvalenza di 120 milioni di euro

Così i magistrati hanno bloccato la vendita del progetto stadio (La Stampa)

«Chiudiamo questa operazione e ripartiamo alla grande», dice Luca Parnasi. L’operazione è la cessione del progetto dello Stadio della Roma a un fondo immobiliare, un’operazione alla quale lo stesso Parnasi ha lavorato nei mesi precedenti all’arresto e che proprio l’intervento della procura di Roma ha di fatto stoppato. Nelle carte della procura, Parnasi e i suoi ne parlano come del Fondo Stadio. Si tratta in realtà di due operazioni distinte. Da un lato l’impianto vero e proprio, dove la maggioranza è della Roma e Parnasi ha solo delle piccole quote di minoranza. E il Business Park, la parte commerciale destinata a uffici dove Parnasi ha la quasi totalità delle quote. Accanto a James Pallotta c’è Goldman Sachs, mentre con Parnasi ha lavorato al progetto Rothschild. Il partner avrebbe dovuto essere Dea Capital, società del gruppo De Agostini che gestisce anche fondi immobiliari. E tra i finanziatori, Parnasi fa i nomi di Cassa Forense, Enpam, Enasarco. Tutti contattipreliminari, precisano le fonti interpellate. Ancora nessun impegno formale è stato preso. Sta di fatto che il primo passaggio, la costituzionedel fondo immobiliare, sarebbe stata ormai a un passo quando sono intervenuti i magistrati. Con questa operazione, Parnasi avrebbe ottenuto due obiettivi, spiega una fonte che ha lavorato all’affare. Da un lato «spersonalizzare» il progetto dello Stadio allontanandolo dal nome Parnasi e dalle recenti tribolate vicende imprenditoriali della famiglia. Dall’altro guadagnare una forte plusvalenza, con l’incasso stimato in oltre 200 milioni a fronte dei 42 spesi per i terreni (non ancora peraltro pagati completamente) e di una somma non troppo dissimile spesa negli ultimi cinque anni da Parnasi per arrivare al progetto esecutivo. Secondo le stime, Parnasi avrebbe avuto una plusvalenza di almeno 120 milioni, al netto del reinvestimento per alcune quote del Fondo. Un passaggio fondamentale per Parnasi, dal quale passava il suo riscatto finanziario e imprenditoriale. Si capisce incrociando le carte della procura con i racconti di chi ha lavorato al progetto. Nel gennaio scorso, parlando (intercettato) con il faccendiere Luigi Bisignani, pensa di finanziare la campagna elettorale di Luciano Nunzio, presidente di Cassa Forense e candidato non eletto al Senato per Forza Italia, in cambio dell’impegno della cassa di previdenza degli avvocati per entrare nell’affare con 50 milioni di euro. In quei giorni Parnasi è convinto di chiudere a breve, entro il mese, con Dea Capital per far partire il fondo. Non andrà così. Tra l’altro, c’è anche da sistemare un’altra partita tra Parnasi e la società del gruppo De Agostini: Ecovillage. Si tratta di uno sviluppo immobiliare a Marino, provincia di Roma, partito nel 2013 e ancora incompleto. Parnasi racconta che Dea vuole chiudere Ecovillage prima di impegnarsi nello Stadio e cerca acquirenti per le quote anche di quel fondo. Altre fonti spiegano che le due partite sono distinte. Sta di fatto che Parnasi cerca di sistemare anche la vicenda Ecovillage e proprio per questo affare offre a Luca Lanzalone una consulenza da parte di Dea Capital. Dalle carte della procura si capisce che è praticamente cosa fatta. Lo studio dell’avvocato genovese avrebbe dovuto occuparsi per conto di Dea dello sviluppo immobiliare di Marino. Dalla Sgr fanno sapere però che non c’è nessun incarico formalizzato tra lo studio Lanzalone e Dea Capital Real Estate. Dea Capital rimarca inoltre «la totale estraneità alle indagini e offre disponibilità a fornire all’autorità giudiziaria tutta la documentazione necessaria per chiarire, qualora necessario, ogni aspetto della vicenda».—

 

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