Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia

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Offline strike.eagle

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #160 il: 13 ſet 2017, 18:11 »

Offline massirosa73

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #161 il: 13 ſet 2017, 21:22 »
Scusate, perchè degli stupratori negri di rimini conosco il volto, nome, cognome e anche storia di vita e invece dei due carabinieri assolutamente niente?
Forse per il fatto che i ragazzi polacchi sono stati letteralmente massacrati e quindi la violenza è sicuramente avvenuta, mentre le ragazze americane, grazie a Dio, non hanno segni di violenza,  quindi lo stupro e 'ancora da dimostrare?
Resta, chiaramente un fatto ignobile,  ma se si dimostrasse che la violenza non è avvenuta,  i due militari sarebbero certamente ugualmente da biasimare ma non da sbattere in prima pagina cime i mostri di Rimini.  Questo mi sembra pacifico

Offline FatDanny

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #162 il: 14 ſet 2017, 08:00 »
ci riprovo:
polizia slovena, niente nomi
http://reporterspress.it/polizia-slovena-nuovo-bilancio-2016-2017-finanziamenti/
greca...accidenti...qualcuno ha l'indicazione del reparto
http://atenecalling.org/i-casi-isolati-di-violenza-della-polizia-foto/
guardia civil
http://www.larioja.com/multimedia/fotos/local/62286-unidad-accion-rural-guardia-civil-18.html
poi c'è pure questa
https://twitter.com/j4rg0j/status/426693277253763072

mi sarei fidato  comunque :)

Ti giro quest'altro articolo, più recente, in cui specifica meglio.
Nel resto d'europa le normative esistono ma spesso le forze di polizia hanno trovato il modo di aggirarle (coprendo l'identificativo in qualche modo o proprio rifiutandosi di indossarlo).
Non so se ci rendiamo conto del paradosso: una forza di stato che dovrebbe far rispettare la legge che viola una legge perché teme le ripercussioni che questa potrebbe avere.
Scandaloso il fatto che spesso e volentieri non siano previste sanzioni per le violazioni.
Come dire: la legge c'è ma fate un po' come ve pare.
Una sorta di indiretta auto-accusa. Se non fai nulla di male, non hai nulla da temere, o sbaglio? :)

http://archivio.senzasoste.it/istituzioni-totali/numeri-identificativi-polizia-italia-maglia-nera-in-europa-ma-il-governo-ostacola-il-ddl


Regno Unito


Nel Regno Unito non esiste una regolamentazione unica per l’identificazione degli agenti, ma varia da regione a regione. La “Dress Code Policy” per la polizia metropolitana di Londra stabilisce l’obbligo per tutti gli agenti in servizio di esporre il codice identificativo nella spallina dell’uniforme, in modo che sia “visibile in ogni momento”. Non sono previste esplicite sanzioni per garantire il rispetto del regolamento, ma la sua violazione da parte degli agenti può determinare specifiche misure disciplinari, che restano però a discrezione dei commissariati. Dopo gli scontri tra manifestati e forze dell’ordine per il summit del G20 a Londra nel 2009, nel corso dei quali diversi agenti sono stati accusati dalla stampa e da partiti di entrambi gli schieramenti di non aver esposto il codice identificativo, il rispetto del ‘dress code’ da parte della Metropolitan Police Authority è diventato più stretto.

Francia

Fra le promesse di Hollande in campagna elettorale, il decreto del Ministero degli Interni firmato da Manuel Valls nel dicembre del 2013 ha introdotto in Francia l’obbligo per gli agenti in servizio, sia in uniforme che in borghese, di esporre un codice identificativo individuale di sette cifre, il “référentiel des identités et de l’organisation”. La normativa prevede eccezioni per gli agenti incaricati di presidiare la direzione generale della sicurezza interna, per quelli di servizio presso le sedi diplomatiche francesi all’estero, e quando sia richiesta la divisa ufficiale in occasione di cerimonie o commemorazioni. Sono inoltre esclusi dall’obbligo di identificazione alcune unità della polizia e della gendarmeria di Stato, come quelle di contrasto al terrorismo, i corpi incaricati della sicurezza del presidente della Repubblica e le unità di “ricerca, assistenza, intervento e dissuasione. L’identificazione del poliziotto attraverso un numero portato in maniera trasparente, spiega il ministero degli Interni transalpino, si fonda sull’esigenza di principi di trasparenza e responsabilità individuali. Nonostante il mancato richiamo nel decreto a misure sanzionatorie per gli agenti inadempienti, i sindacati di polizia hanno denunciato il ricorso a sanzioni disciplinari da parte del Ministero degli Interni per assicurare il rispetto dell’obbligo, come dichiarato pubblicamente dallo stesso Valls all’entrata in vigore della nuova normativa nel gennaio 2014.

Germania

In Germania non esiste l’obbligo di identificazione per la polizia federale, ma è invece adottato in diversi Länder per i corpi di polizia regionali, dove nella gran parte dei casi la polizia è libera di scegliere se riportare un’etichetta identificativa o meno. A Berlino, però, dal luglio 2011 la polizia ha l’obbligo di esporre un codice di riconoscimento di quattro cifre. Un provvedimento accolto tra le proteste dei sindacati di polizia, che hanno a lungo dato battaglia per ripristinare la normativa precedente, che obbligava gli agenti a dichiarare il proprio codice identificativo solo se richiesto, lasciando poi ai singoli la possibilità di riportarlo sulla propria uniforme. Sulla scia dell’iniziativa berlinese, anche lo Stato di Brandeburgo ha introdotto nel 2013 l’obbligo di identificazione per le unità di polizia sotto la sua giurisdizione. Nello Schleswing-Holstein resta in sospeso un progetto di legge dal 2010 sull’introduzione di numeri identificativi, fortemente osteggiato dai cristiano-democratici. In Sassonia dal primo aprile 2012 è stato introdotto l’obbligo di matricole di riconoscimento per gli agenti, ma non per quelli che operano “in situazioni pericolose” (tra cui le manifestazioni): un’eccezione questa contro cui continuano a battersi le sinistre e numerosi comitati cittadini.

Spagna

Ad eccezione delle unità incaricate di mantenere l’ordine pubblico, anche in Spagna esiste sulla carta un obbligo di identificazione pubblica per gli agenti, anche se non sono previste misure per garantirne l’effettivo rispetto. Nel Paese è stata approvata proprio in questi giorni una legge definita di “stampo franchista”, con i soli voti del Partito Popolare al governo, ma osteggiata, secondo un sondaggio, da otto spagnoli su dieci. Le nuove norme prevedono sanzioni fino a 30mila euro per una serie di infrazioni, come l’esposizione di cartelli e simboli o il rifiuto ad abbandonare una manifestazione.

Grecia

Nel gennaio del 2010 il governo greco ha emendato il precedente regolamento sull’identificazione pubblica della polizia, introducendo l’obbligo per tutti gli agenti di rendere visibile nelle proprie spalline un codice di riconoscimento individuale. Per gli agenti in tenuta anti-sommossa, un codice relativo alla proprio unità di riferimento e all’identificazione del singolo è riportato in evidenza sul casco protettivo. In un rapporto del 2012 sugli abusi e le violenze perpetrate dalla polizia ellenica nelle proteste contro le politiche di austerità, Amnesty ha però denunciato la pratica adottata dalle unità preposte all’ordine pubblico di riportare il codice identificativo nella parte posteriore del casco, aggirando così di fatto l’obbligo di essere chiaramente identificabili dai manifestanti.

Belgio

Vi è una norma che obbliga gli agenti a portare una targhetta con nome, grado e forza di polizia. Tuttavia, nell’aprile 2013, la Commissione Interni del Senato ha fatto propria una proposta di Gérard Deprez del Mouvement réformateur tesa a mantenere l’identificabilità delle forze di polizia, ma al contempo a garantirne l’anonimato, per il rischio di ritorsioni. In pratica, si pensa a una norma che sostituisca i nomi sulle divise appunto con codici identificativi.

Olanda

Due sono le principali caratteristiche delle divise nel Paese: per gli agenti c’è l’obbligo di portare sull’uniforme una targhetta con il nome, ma contestualmente le forze di polizia che agiscono in situazioni di ordine pubblico portano un numero sul casco. La targhetta fa parte dell’uniforme, anche se vi sono casi in cui viene nascosta. Non vengono comunque previste disposizioni particolari per chi occulta la targhetta.

Turchia


Nel giugno 2013, attraverso il suo blog, il giornalista e attivista per i diritti civili, Lorenzo Guadagnucci, pubblicò una foto di un agente in divisa che in Turchia si stava scagliando contro una manifestante. Nel Paese di Erdogan, che aspira da anni a entrare nell’Ue, esiste l’obbligo di avere dei codici identificativi sui caschi, ma l’agente aveva pensato bene di occultare il proprio con una striscia di scotch colorato. Il caso ha voluto che una folata di vento scollasse per un istante quel nastro dal casco e che un fotografo freelance fosse lì a immortalarlo. Quell’immagine ha fatto il giro del mondo e il poliziotto – in un Paese che non brilla certo in materia di diritti civili – ha rischiato sanzioni. Si tratta di un fatto indubbiamente simbolico, ma che ne evidenzia – scrive Guadagnucci – uno molto più importante: “Il gesto dell’agente ritratto nella nostra fotografia, il suo goffo tentativo di occultamento del codice, dimostra che il timore d’essere identificati è un deterrente per gli agenti mal intenzionati e in generale un freno per gli eccessi preordinati nell’uso della forza”.

Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #163 il: 14 ſet 2017, 09:23 »
Forse per il fatto che i ragazzi polacchi sono stati letteralmente massacrati e quindi la violenza è sicuramente avvenuta, mentre le ragazze americane, grazie a Dio, non hanno segni di violenza,  quindi lo stupro e 'ancora da dimostrare?
Resta, chiaramente un fatto ignobile,  ma se si dimostrasse che la violenza non è avvenuta,  i due militari sarebbero certamente ugualmente da biasimare ma non da sbattere in prima pagina cime i mostri di Rimini.  Questo mi sembra pacifico

Ah quindi secondo te se le ragazze americane avessero avuto gli stessi danni fisici subiti dai polacchi di rimini i media avrebbero pubblicato foto, nomi e cognomi dei carabinieri?
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #164 il: 14 ſet 2017, 09:35 »
Perché si conoscevano fin da giovani per via dell'Azione Cattolica.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/12/01/duetto-col-latitante-toni-negri.html

E anche perché Cossiga era uno tra i pochi a parlare chiaro, ma solo quando e come gli conveniva. Da buon democristiano doc, di quelli che purtroppo o per fortuna non ce ne sono più.
Questa intervista invece la posto per intero perché in topic e in relazione a quanto scritto prima.

http://www.marx21.it/component/content/article/42-articoli-archivio/3071-cossiga-le-deviazioni-dei-giudici-toni-negri-la-prima-vittima.html

“Nei confronti di Toni Negri fu condotta un’azione giudiziaria che ricorda, mutatis mutandis, Mani Pulite. I classici teoremi dei magistrati di sinistra”.

Sta dicendo che Negri era innocente? Che il suo arresto fu un’ingiustizia?

“Sì, assolutamente: fu un’ingiustizia. Al massimo, Negri si sarebbe meritato una piccola condanna per aver incitato qualche studente a dare un po’ di bastonate. Ma siamo sul piano della rissa, non del terrorismo. Mi creda: Negri ha pagato un prezzo sproporzionato alle sue responsabilità. E’ una vittima del giacobinismo giustizialista”.

Che cosa pensò quando le dissero che Negri era il telefonista del caso Moro?

“Mi misi a ridere”.


Non negherà che fu, perlomeno, un cattivo maestro. L’autore di libri che istigavano alla lotta armata.

“Io quei libri li lessi, naturalmente, perché ero ministro dell’Interno e volevo rendermi conto di cosa c’era dietro l’Autonomia e il terrorismo. Certo: Negri è un uomo con un pensiero al quale non è estranea la violenza, come non è estranea al pensiero di tutti i rivoluzionari e di tutti i marxisti. Quindi, si può anche dire che, tenendo conto dell’epoca, fu un cattivo maestro. Ma cattivo maestro lo scriva tra virgolette, perché allora erano molto più cattivi maestri i facitori di slogan del Pci e dei sindacati”.

Non sta esagerando?

“Senta un po’: se Andreotti è stato davvero quello che è stato accusato dalla Sinistra di essere stato, e se è vero tutto quello che la Sinistra ha detto sullo stragismo di Stato, mi dica lei se non era giusto stare dalla parte delle Brigate Rosse”.

Lei crede che le stragi di Stato siano una balla colossale?

"Che alcuni uomini dello Stato abbiamo collaborato in alcune stragi può essere. Ma che le stragi siano di Stato, come si diceva allora,è un’affermazione irresponsabile messa in giro dal Pci e dai sindacati. Che, ripeto erano molto più pericolosi di Toni Negri. Erano specialisti nella falsificazione semantica”.

Falsificazione semantica?

“E’ una tecnica tipica dei comunisti. Il maestro fu Stalin, che riuscì a far passare il concetto che non si può essere al tempo stesso antifascisti e anticomunisti. Questo modo di pensare resiste ancora oggi. Resiste persino nel mondo democratico-cristiano”.

Anche tra i democristiani? Questa sembra grossa..

“Ma è vera. Sa che pensa in quel modo stalinista, per esempio? Se lo dico, lui si arrabbia moltissimo”.

Allora non lo dica.

“E invece lo dico: è Ciriaco De Mita. Secondo lui non c’è democrazia se non accanto ai comunisti. Intendiamoci: lui i comunisti li detesta, e detesta pure i Ds. Ma siccome è antiberlusconiano, e siccome Berlusconi è anticomunista, allora De Mita pensa che non si possa essere antiberlusconiani e anticomunisti”.

Lei non ha mai ragionato così, da stalinista?

“Certo che sì. Non ho nessuna paura a dirglielo: Io, Kossiga con la kappa, sono stato stalinista quando chiamai terrorismo ciò che invece avrei dovuto chiamare eversione”.

C’è molta differenza?

“Moltissima. Il terrorismo è una tecnica di lotta al servizio della rivoluzione, cioè dell’eversione. Chiamare soltanto terroristi i brigatisti rossi degli anni Settanta fu una falsificazione semantica come scrivere Kossiga con la doppia esse dei nazisti. Allora, per coerenza, avremmo dovuto chiamare terrorista anche la guerra partigiana”.


La guerra partigiana?

“Perché quello di via Rasella non fu un attentato terroristico? L’assassinio di Gentile non fu un agguato terroristico simile a quelli delle Br? I partigiani usarono il terrorismo come strumento di liberazione. E i brigatisti lo hanno usato come strumento per fare una rivoluzione marxista-leninista. Chiamandoli soltanto terroristi abbiamo negato loro ogni valenza morale. Mi raccomando: anche questo “morale” lo metta tra virgolette”.

Quando ha rivisto le sue posizioni sui brigatisti? E su Negri?

“Io e Negri abbiamo fatto la pace – e dico pace anche se io non mi sono mai sentito in guerra con lui – già a metà degli anni Ottanta, quando lui mi scrisse da Parigi chiedendomi di essergli amico, cosa che mandò in bestia Rossana Rossanda. Poi, nel ’97, sono andato a trovarlo in carcere, ed è stato un incontro commovente. Non ci vedevamo da quando, io giovane e lui giovanissimo, frequentavamo l’Azione cattolica. Qualche tempo dopo quell’incontro in carcere, l’ho rivisto in un bar davanti a Santa Maria in Trastevere. Ci abbracciammo, e la gente si scandalizzò”.

Che cosa pensa di “Impero”?

“Negri me ne mandò una copia con dedica quando uscì in America. Hanno scritto che è la teoria degli antiglobal, ma non è vero. Intanto Negri riconosce alla globalizzazione dei meriti, soprattutto quello di avere portato al superamento degli Stati nazionali. E poi, non crede che gli Stati Uniti siano il centro dell’impero, e nel suo testo non c’è traccia di pauperismo. Direi che Negri vede nel movimento antiglobal una specie di movimento comunista a-scientifico, cioè non hegeliano-marxista-leninista, che secondo lui servirà ad abbattere l’attuale impero, fatto dalle relazioni economiche internazionali. Dopo di che, questo comunismo utopico dovrà inverarsi in un nuovo comunismo scientifico”.

E’ un libro “pericoloso” come quelli degli anni Settanta?

“Ancora meno pericoloso di quelli. Ne ho inviata una copia al giudice Garzon, che a Porto Alegre ha detto che la classica divisione dei poteri va cambiata: non più legislativo, esecutivo e giudiziario ma giudiziario, politico ed economico. Gli ho mandato una lettera di accompagnamento: caro Garzon, seguo da lontano la sua fantasiosa e spaziale imitazione del Pool di Mani Pulite italiano; siccome ho visto che ora è diventato un antiglobal, è siccome mi dicono che lei è intelligente ma un po’ carente di cultura politica, impari qualcosa da questo libro del mio amico-avversario Toni Negri”.

Lei difende Negri, ha amici nell’Eta… Ha un debole per gli “eversori”?

Luigi Manconi dice che ho un rapporto irrisolto con l’uso della violenza come strumento di lotta politica, e che per questo ho un rapporto di amore-odio con i terroristi. Non credo che sia vero, però le confesso che quando vedo il film Mission, con i gesuiti che impugnano le armi, mi commuovo. Piango. Credo che faccia parte del mio cattolicesimo: ogni tanto affiora in me l’eresia del temporalismo, della giustizia “qui e ora”.

Faccia un’altra cosa “cattolica”. Un mea culpa sugli anni di piombo.

“Con le leggi speciali abbiamo trasformato i giudici da soggetti super partes a soggetti che lottano contro qualcosa. Abbiamo fatto leggi leninista, anzi giacobine. Per questo mi sento un po’ responsabile delle deviazioni attuali della magistratura”.


Bellissima intervista.
Aggiungo solo una cosa scomoda ma sostanzialmente giusta che disse Negri negli anni del berlusconismo, ovvero che detestava berlusconi e lo considerava un avversario politico ma non poteva non riconoscere che, esattamente come avvenne con lui stesso, la magistratura abbandono' il suo ruolo super partes per combattere di fatto una battaglia politica contro di Berlusconi.

Ultimamente ho sentito degli interventi di Negri e francamente non mi è parso cosi' lucido e acuto come una volta.
Però gli va riconosciuto il fatto di insistere su un'idea semplice che una volta era scontata negli ambienti di sinistra e ora purtroppo non lo è piu', ovvero il fatto che lo Stato-nazione è il MALE, sempre e comunque, e ha prodotto i massacri peggiori della storia dell'umanità, molto piu' del capitalismo in quanto tale.
E di conseguenza, ovviamente, che qualsiasi ipotesi di lotta anticapitalista non può prescindere in alcun modo da una prospettiva internazionale ( globale ).
In questi tempi di ignoranza abissale basterebbe questo piccolo paletto per far tacere finalmente i minus habens rosso-bruni alla diego fusaro che grazie ai social network hanno accesso alle menti deboli.

Offline Pomata

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #165 il: 14 ſet 2017, 09:54 »
Bellissima intervista.
Aggiungo solo una cosa scomoda ma sostanzialmente giusta che disse Negri negli anni del berlusconismo, ovvero che detestava berlusconi e lo considerava un avversario politico ma non poteva non riconoscere che, esattamente come avvenne con lui stesso, la magistratura abbandono' il suo ruolo super partes per combattere di fatto una battaglia politica contro di Berlusconi.

Ultimamente ho sentito degli interventi di Negri e francamente non mi è parso cosi' lucido e acuto come una volta.
Però gli va riconosciuto il fatto di insistere su un'idea semplice che una volta era scontata negli ambienti di sinistra e ora purtroppo non lo è piu', ovvero il fatto che lo Stato-nazione è il MALE, sempre e comunque, e ha prodotto i massacri peggiori della storia dell'umanità, molto piu' del capitalismo in quanto tale.
E di conseguenza, ovviamente, che qualsiasi ipotesi di lotta anticapitalista non può prescindere in alcun modo da una prospettiva internazionale ( globale ).
In questi tempi di ignoranza abissale basterebbe questo piccolo paletto per far tacere finalmente i minus habens rosso-bruni alla diego fusaro che grazie ai social network hanno accesso alle menti deboli.

OT sono io sicuramente che non sono sofisticato, ma ogni volta che ho letto un qualcosa di Negri me sembra sempre una super cazzola gigante in cui scrive paroloni ma non dice niente e alla fine mi fa sentire un idiota perche' penso di essere l'unico a non averci capito un cazzo   :)

Offline strike.eagle

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #166 il: 14 ſet 2017, 10:04 »
mi sarei fidato  comunque :)

Come dire: la legge c'è ma fate un po' come ve pare.
Una sorta di indiretta auto-accusa. Se non fai nulla di male, non hai nulla da temere, o sbaglio? :)

In line astratta hai ragione te l'ho pure specificato forse alla prima o seconda risposta che avevo messo. Un poliziotto che fa il suo dovere non ha nulla da temere.
Peccato che, come ho già scritto sopra, siamo in Italia e ciò non vale.

Mi spiego con un esempio.
Ieri avrai certamente letto degli scontri fra Casa Pound e gruppi antagonisti. Un classico.
Mi pare di capire che, per evitare che entrassero in contatto, entrambi i gruppi sono stati più o meno equamente randellati.
Un gruppo ha utilizzato spray urticanti (quella si una vera violenza...). c'erano più telecamere e macchine fotografiche che gente disposta a menarsi. Strano no?
Bene, tu prova ad immaginare, di essere uno di quei poliziotti chiamati a dividere questi personaggi che hanno tutta l'intenzione di darsi battaglia.
Alcuni di questi ti urticano e ti fotografano col chiaro intento di metterti in difficoltà per poi denunciarti per una decina di reati.
Non hanno la benchè minima intenzione di menarsi o denunciarsi fra di loro, ma hanno entrambi un solo obiettivo mediatico. Il poliziotto.
Questo è ciò che è successo ieri, che succede in Italia regolarmente, e non succede in tutti gli altri paesi europei (lasciamo perdere quelli fuori) dove peraltro come hai ben specificato pure tu, alla fine, in un modo o nell'altro, nessuno o quasi identifica le proprie forze dell'ordine.

Opzioni del poliziotto:
1. fai il tuo dovere, li dividi, ti becchi sicuro una denuncia per uno o più titoli di reato (ce ne sono decine disponibili), vieni sospeso precauzionalmente dal servizio, perdi lo stipendio per X mesi, un gruppo ti accusa di fascismo, l'altro di essere buonista. Qualcuno, avendoti identificato grazie al numeretto o alle foto, si presenta sotto casa tua per menarti.
2. li lasci picchiare fra di loro e poi dichiari in tv di aver mantenuto il sangue freddo
3. arrivi tardi...c'era traffico sul raccordo
Tu che faresti?

La risposta è importante perchè avrai notato che in italia siamo ad un passo dalla giustizia fai da te (dai linciaggi fino alle armi in casa), tutti hanno capito che la polizia è impotente, non controlla più il territorio, e non può fare più nulla per prevenire in particolare i piccoli reati mentre la giustizia non riesce a sanzionare i reati con una tempistica ragionevole e certezza della pena.


Offline FatDanny

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #167 il: 14 ſet 2017, 10:47 »
L'esempio è abbastanza indicativo.

No, non sono stati affatto trattati tutti e due i gruppi in egual modo. Tutt'altro.
Mentre a CPI è stato permesso di entrare, ai manifestanti antirazzisti questo è stato impedito.
Motivi di sicurezza? E perché vale per gli uni e non per gli altri?
Certo, di questo non è responsabile il singolo agente che esegue gli ordini, ma il responsabile di piazza si che lo è, nomen omen.
E mentre i manifestanti antirazzisti sono stati randellati, sia quando hanno provato ad entrare che dopo, nulla è stato fatto ai militanti di cpi.
In terzo luogo, come dimostrano anche piuttosto esplicitamente le telecamere, il poliziotto era l'ultimo degli obiettivi di entrambi. I manifestanti lasciati fuori hanno provato a fare una semplice pressione disarmata davanti al cordone di celere per poi spostarsi appena hanno trovato una via alternativa che li ha portati a contatto con cpi. Lì è stato usato lo spray e non contro le guardie.
A volte, se posso dirti, vi ritenete sempre gli obiettivi degli scontri quando invece ti assicuro che spesso (non sempre eh, lo ammetto, ma spesso) non ve cagheremmo de striscio e ci finite di mezzo perché la politica vi usa in sua vece. Non riesce a dare risposte e quindi come risposta manda voi.


Prendi il 14 dicembre di qualche anno fa: Berlusconi corrompe due parlamentari per la fiducia, in piazza monta la più che giustificata rabbia per un atto gravissimo che si fa beffe della principale istituzione politica del paese e chi è che alla fine ci rimette? Chi ha il compito di difendere quello Stato e quel governo.

Solo un'ulteriore precisazione: con il numero identificativo nessuno viene a menarti sotto casa perchè la corrispondenza identificativo-nominativo mica è pubblica, solo un eventuale PM vi ha accesso in caso di indagini. A me questa allusione che sento spesso secondo cui tutti avrebbero a disposizione le vostre identità me manna ai matti.
Secondo poi, ma tu davvero pensi che non sappiamo, anche solo per puro caso, dove abitano digossini o responsabili di piazza che più di una volta c'hanno caricato aggratis? Non ti credo così ingenuo.
E secondo te io vado ad ammazzare di botte un pubblico ufficiale sotto casa? Magari sotto gli occhi dei figli?
Ma per chi mi hai preso, per un fascista? Per una bestia priva di umanità e rispetto?
O anche solo per un idiota che spera di finire in galera quanto prima?
Capisco che nella rappresentazione dello scontro si finisce per credersi eserciti in guerra ma io con la polizia, tolti gli abusi, non ho nessun conto da saldare. Io mi rivolgo al governo, allo stato, alle banche, alle grandi imprese. Questi sono i miei nemici, non gli agenti di polizia.

Ultima cosa: questi sono quelli che avete difeso ieri.
Non per responsabilità dei singoli agenti, ma dell'istituzione Polizia si.
Credibili come un due de picche quando regna bastoni. Ci si ricordi di questo video e di queste dichiarazioni ostentate quando vanno a dire nelle interviste che loro so' quelli buoni e corretti, che si difendono soltanto.

https://www.facebook.com/voxkomm/videos/1533145046742160/?hc_ref=ARQkLi8lV35o8dc_yMypsYw1tKxh78YYaPIhFL0PyYwkp9c09G88jrzEPeu1g_rB4jA

Offline FatDanny

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #168 il: 14 ſet 2017, 12:41 »
Scusate il doppio post:
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/i-carabinieri-picchiatori-il-pm-deve-morire-male/

Quattro caserme non possono essere considerate mele marce.
Non un agente o un paio, otto misure cautelari e quattro caserme coinvolte.

Ma soprattutto:
È stata un’inchiesta dura: ad Aulla centinaia di persone in piazza con Maurizio Gasparri e diversi sindaci per sostenere i carabinieri indagati. Tra gli stessi investigatori c’è chi ha lasciato l’incarico in polemica. Ma i pm insieme con i carabinieri che hanno indagato sui propri colleghi hanno raccolto 18mila pagine di documenti.

Ora rileggete tutto l'articolo. Poi rileggete questa frase.
E attivate le meningi.

Offline massirosa73

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Sesso: Maschio
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #169 il: 14 ſet 2017, 13:24 »
Ah quindi secondo te se le ragazze americane avessero avuto gli stessi danni fisici subiti dai polacchi di rimini i media avrebbero pubblicato foto, nomi e cognomi dei carabinieri?

Non lo so, ma sarebbe stato giusto farlo.

Offline MisterFaro

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KIPIUNEHAPIUNEMETTA!
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #170 il: 14 ſet 2017, 14:09 »
Scusate il doppio post:
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/i-carabinieri-picchiatori-il-pm-deve-morire-male/

Quattro caserme non possono essere considerate mele marce.
Non un agente o un paio, otto misure cautelari e quattro caserme coinvolte.

Ma soprattutto:
È stata un’inchiesta dura: ad Aulla centinaia di persone in piazza con Maurizio Gasparri e diversi sindaci per sostenere i carabinieri indagati. Tra gli stessi investigatori c’è chi ha lasciato l’incarico in polemica. Ma i pm insieme con i carabinieri che hanno indagato sui propri colleghi hanno raccolto 18mila pagine di documenti.

Ora rileggete tutto l'articolo. Poi rileggete questa frase.
E attivate le meningi.


Impressionante


Non sorprende il comportamento di maurizio gasparri.

Offline carib

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Sesso: Maschio
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #171 il: 14 ſet 2017, 15:49 »
Forse per il fatto che i ragazzi polacchi sono stati letteralmente massacrati e quindi la violenza è sicuramente avvenuta, mentre le ragazze americane, grazie a Dio, non hanno segni di violenza,  quindi lo stupro e 'ancora da dimostrare?
Resta, chiaramente un fatto ignobile,  ma se si dimostrasse che la violenza non è avvenuta,  i due militari sarebbero certamente ugualmente da biasimare ma non da sbattere in prima pagina cime i mostri di Rimini.  Questo mi sembra pacifico
vado solo leggermente fuori tema perché sempre di gogna mediatica si tratta: ho personalmente provveduto a segnalare all'ordine dei giornalisti tutti i "colleghi" che hanno pubblicato le immagini dei tre MINORENNI dello stupro di Rimini.
C'è un codice deontologico che non ammette porcherie di questo tipo.

Riguardo i carabinieri, la pubblicazione dei nomi è davvero l'ultimo dei problemi. Per loro e per l'istituzione che rappresentano.

Infine, occorre davvero ricordare NEL DUEMILADICIASSETTE che uno stupro non è solo un'aggressione fisica?

Offline massirosa73

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #172 il: 14 ſet 2017, 18:52 »
vado solo leggermente fuori tema perché sempre di gogna mediatica si tratta: ho personalmente provveduto a segnalare all'ordine dei giornalisti tutti i "colleghi" che hanno pubblicato le immagini dei tre MINORENNI dello stupro di Rimini.
C'è un codice deontologico che non ammette porcherie di questo tipo.

Riguardo i carabinieri, la pubblicazione dei nomi è davvero l'ultimo dei problemi. Per loro e per l'istituzione che rappresentano.

Infine, occorre davvero ricordare NEL DUEMILADICIASSETTE che uno stupro non è solo un'aggressione fisica?
Certo che no. Però il punto è che l'aggressione di Rimini è stata da film horror, e i segni su i tre malcapitati sono evidenti. Mentre l'aggressione subita dalle ragazze americane, a sentire i media, non ha lasciato tracce evidenti che tolgano ogni dubbio sull'accaduto. Ripeto, a sentire i media. Dopodichè i due carabinieri vanno espulsi, subito e a prescindere e condannati con la pena massima se riconosciuti colpevoli. 

Offline pan

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Sesso: Femmina
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #173 il: 14 ſet 2017, 23:42 »
il valore dell'' onore" della divisa in tutta questa storia nun se pò senti. la retorica dell' ufficiale e gentiluomo, per favore. ieri la pinotti e bruno vespa hanno detto come la prima vittima della brutta vicenda sia l'arma dei carabinieri. ci rendiamo conto? un'istituzione è più vittima delle ragazze che hanno subito la violenza? cervelli e cuori vuoti.
è soltanto un ragionamento funzionale, non d'onore. il carabiniere, come il poliziotto etc, mi dovrebbe garantire sicurezza per il lavoro che svolge, quindi se si approfitta della sua carica mi mette in una condizione di svantaggio: io mi fido e invece soccombo. tutto qui. mi freghi una volta in più, rispetto ad un violentatore non in divisa. doppia vigliaccata.

detto ciò, e cerco di dirlo nella maniera più neutra possibile (tra donne e amiche entrerei più nel dettaglio e non mi pare il caso): non è vero che  le violenze sono tutte uguali.
al netto che l'usurpazione psicologica, spirituale, di dignità c'è sempre e comunque, qualsiasi sia il livello di brutalità dell'aggressione, io, come ogni donna terrorizzata dall'eventualità da quando siamo bambine, se proprio dovesse accadere la devastante esperienza, spererei, pregherei che fosse la più "semplice" possibile.  c'è differenza, eccome se c'è differenza tra un rapporto rubato, sbrigativo e veloce in un androne e una violenza in cui l'animale si permette di mettere in pratica tutto ciò che desidera per ore.

Offline kurt

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3097
Sesso: Maschio
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #174 il: 17 ſet 2017, 12:29 »
OT
(...)
https://www.facebook.com/voxkomm/videos/1533145046742160/?hc_ref=ARQkLi8lV35o8dc_yMypsYw1tKxh78YYaPIhFL0PyYwkp9c09G88jrzEPeu1g_rB4jA
Ho visto il video ma quando so' imbecilli a CPI?
4 gatti esaltati, coperti e tutelati.
Bellissimo quando, scambiato per un antagonista, prendono a colpi di casco e spranga il loro accolito che li manda affanchiulo, che scena  :pp
E poi  a far vedere il sangue per terra del co!one, addossando la colpa ai "rossi" quando se le so' date tra di loro. Mi sono cappottato dalle risate, mamma mia che ridicoli, 'sta gente ha un credito esagerato nonostante siano il nulla politicamente: fenomeno mediatico pompato ad arte, dx sociale muscolare utile solo per le provocazioni.
EOT

Offline FatDanny

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14650
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #175 il: Ieri alle 17:49 »
Sempre a proposito di mele o istituzioni marce, questo fanatico di Pappalardo, che oggi fa ridere in molti, è stato rappresentante del COCER per 7 anni e per quattro (1988-1991) ne è stato addirittura presidente per l'Arma dei Carabinieri:

http://www.facebook.com/generaleantonio.pappalardo/posts/1479754328780145

Il Co.Ce.R (Consiglio centrale di rappresentanza) è l'organo di rappresentanza delle rispettive forze armate, tenendo conto che queste non hanno organizzazioni sindacali proprie, e la sua nomina avviene per elezione delegata (Cobar --> Coir --> Cocer).

Sentite le dichiarazioni di questo individuo, che è stato eletto alla massima carica di rappresentanza nei carabinieri.
Quest'uomo è rappresentativo dei Carabinieri? Sentite bene quel che dice.
Poi venitemi di nuovo a raccontare la storiella delle mele marce. Venite, venite...
 

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