Grandi club a geometria variabile


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C’è chi è ancora in corsa su tre fronti (Van Gaal), chi su due ma è in discussione (Ancelotti), chi ha fallito l’obiettivo nella sfida decisiva (Mancini), chi si è salvato con un club sull’orlo del fallimento (Zola), chi si è preso una rivincita sul calcio italiano (Deschamps) e chi in Italia vorrebbe tornarci nonostante i milioni garantiti dal gas russo (Spalletti). Storie di allenatori non sempre profeti in patria, con la terra che trema sotto i piedi e un pallone che non smette di rotolare, quasi sempre nel verso giusto.

Prendete Van Gaal: alla guida dell’Olanda fallì la qualificazione ai mondiali, ma con lui alla guida il Bayern può sfiorare la tripletta. Il primo titolo non è ancora in bacheca per una banale questione di contabilità: a una giornata dalla fine, i bavaresi hanno 3 punti e 17 gol di vantaggio sullo Schalke 04 (in Germania la differenza reti è decisiva, in caso di arrivo a pari punti) e appare assai improbabile che sabato subiscano una goleada dal già retrocesso Hertha Berlino. Van Gaal ha deciso di dare un calcio alla scaramanzia: «E’ inutile nascondersi, abbiamo raggiunto il più importante obiettivo della nostra stagione, il titolo della Bundesliga. Ma non siamo ancora appagati, vogliamo vincere di più». Il riferimento è alla Coppa di Germania (finale il 15 maggio contro il Werder Brema) e soprattutto alla Champions, quando si troverà di fronte un’altra squadra a caccia del tris. Guidata da Mourinho, che a Barcellona gli fece da assistente: per certi versi, quello del 22 maggio a Madrid sarà uno scontro in famiglia.

In Inghilterra il personaggio è Carlo Ancelotti, che al suo primo anno alla guida del Chelsea potrebbe fare meglio dello Special One: campionato e coppa (quella principale) nello stesso anno. Per centrare l’obiettivo gli basterà vincere 2 partite, domenica contro il Wigan e meno di una settimana dopo contro il Portsmouth sotto gli occhi della Regina, in un Wembley stracolmo secondo tradizione. Eppure l’ombra di Mourinho continua a farsi sentire sull’ex milanista: colpa dell’eliminazione agli ottavi di Champions contro l’Inter che Abramovich non avrebbe ancora digerito, un conto in sospeso da regolare a fine stagione.

Anche Roberto Mancini è atteso negli uffici presidenziali: all’emiro che detiene il pacchetto azionario del Manchester City dovrà spiegare la sconfitta contro il Tottenham che ha significato l’addio alla prossima Champions, obiettivo dichiarato dei Citizens. L’esperienza inglese del Mancio rischia di concludersi dopo soli sei mesi, quella di Zola dopo una vita a Londra intervallata dai viaggi in Sardegna. Lui la missione l’ha centrata, salvando il West Ham con anticipo nonostante le vicissitudini societarie del club (per mesi in amministrazione controllata), ma la nuova proprietà sembra intenzionata a liquidargli i restanti tre anni di contratto.

Qualcuno profeta in patria lo è diventato: Didier Deschamps, che ha appena conquistato il titolo di campione di Francia con l’Olympique Marsiglia. La cui ultima vittoria in campionato risaliva al 1992: indovinate chi era il capitano di quella squadra? Proprio lui, che in seguito avrebbe cercato fortuna a Torino trovandola da giocatore, un po’ meno da allenatore nonostante gli almanacchi lo ricordino come quello che ha riportato in Serie A la Juventus, declassata in seguito a Calciopoli. Lui la Champions la giocherà, a differenza dei bianconeri che nella migliore delle ipotesi andranno in Europa League (probabilmente passando dai preliminari) e sono alla ricerca di un tecnico: Rafa Benitez non ha ancora dato l’assenso e l’alternativa porta a San Pietroburgo, dove Spalletti è trattato come un re ma sembra aver nostalgia dell’Italia. Il mercato delle panchine è soltanto all’inizio.

carlorepetto

Il programma internazionale del weekend (tra parentesi l’orario d’inizio):
Sabato 8 maggio
Hertha Berlino-Bayern Monaco (15:30)
Siviglia-Barcellona (21)
Real Madrid-Athletic Bilbao (21)
Lilla-Olympique Marsiglia (21)

Domenica 9 maggio
Chelsea-Wigan (17)
Manchester United-Stoke City (17)




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