Madrid, non solo Real


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«Papà, ahora sé porque somos del Atleti!». Il titolo di ‘Marca’ che ha celebrato la vittoria in Europa League dell’Atletico Madrid si richiama a una vecchia storia raccontata dai padri spagnoli ai propri figli. Quelli che vivono nella capitale e hanno la sfortuna di avere un vicino ingombrante come il Real. Il club che ha vinto più di tutti in Europa (9 Coppe dei Campioni) e in patria (31 scudetti).

Da mercoledì sera un po’ meno ingombrante: chiedere conferma ai 40.000 che si sono riversati nelle strade madrilene dopo la vittoria ai supplementari sul Fulham, per finire la nottata con un tuffo nella fontana di Nettuno, luogo di ritrovo abituale dei tifosi dei ‘Colchoneros’. Ovvero ‘materassai’, come vengono soprannominati i giocatori dell’Atletico per quella maglia a strisce biancorosse che ricorda i Permaflex di una volta. Niente a che vedere con il bianco aristocratico dei concittadini, insigniti del titolo Real fin dagli anni 20 a testimoniare da che parte batteva il cuore della casa reale spagnola. L’albo d’oro parla a favore dei cugini, ma trattare l’Atletico alla stregua di una comparsa significherebbe oltraggiare la sua storia.

Una storia in cui non mancano episodi gloriosi, alcuni sfociati nel dramma. Il più eclatante accadde proprio il 15 maggio di 36 anni fa a Bruxelles. Quel giorno l’Atletico giocava la sua prima finale di Coppa dei Campioni contro il Bayern Monaco, la cui formazione era l’ossatura della Germania Occidentale che di lì a un paio di mesi sarebbe diventata campione del mondo. Ad allenare i campioni di Spagna, un argentino giramondo che avrebbe lasciato una traccia indelebile anche nella Lazio: Juan Carlos Lorenzo (nella foto), famoso per le scaramanzie oltre che per le trovate tecniche.

Quella sera sta compiendo il suo capolavoro tattico: annullare Gerd Müller, il mitico centravanti bavarese che detiene tuttora il primato di gol nelle coppe europee. La gara termina 0-0 dopo i 90′ e si mantiene in equilibrio dopo il 1° tempo supplementare. L’Atletico ha speso più energie dei rivali, che hanno conquistato con anticipo il titolo tedesco e hanno potuto prepararsi con calma alla finale. I Colchoneros raccolgono le energie residue ed a 7 minuti dalla fine trovano il gol del vantaggio con il loro capitano Luis Aragones, un altro che farà strada come allenatore (guiderà la Spagna alla vittoria di Euro 2008).

Come Milano, campione con Milan e Inter, anche Madrid avrà 2 squadre riuscite nell’impresa di vincere la Coppa Campioni, almeno così sembra: Müller è in giornata no, Beckenbauer ha lasciato il suo posto in difesa per fare l’attaccante aggiunto ma la diga di Lorenzo regge. Fino al penultimo secondo. Nell’ultimo attacco del Bayern, in lotta anche col cronometro, arriva il bomber che non ti aspetti: Hans Schwarzenbeck, ruvido stopper col fisico da granatiere, quello incaricato di coprire le spalle durante le frequenti avanzate del Kaiser, Sua Maestà Beckenbauer. Il suo è il tiro della disperazione, mentre sugli spalti tutto è pronto per la festa dei Colchoneros: una botta da 40 metri che passa tra una selva di gambe e buca le mani di Miguel Reina, portiere dell’Atletico e padre dell’attuale numero 1 del Liverpool. Tutto da rifare: all’epoca non era stata ancora introdotta la norma che prevede i calci di rigore dopo i tempi supplementari e la partita si deve ripetere due giorni dopo. L’inerzia è tutta a favore dei tedeschi, che ritrovano il miglior Müller e s’impongono 4-0, con doppiette del centravanti e di Uli Hoeness, l’attuale presidente del Bayern che il 22 maggio sfiderà l’Inter nella stessa competizione.

«Papà, porque somos del Atleti?». Quella sera la domanda sorse spontanea. Corsi e ricorsi della storia: se i bavaresi dovessero avere la meglio sulla squadra di Mourinho, ritroverebbero l’Atletico a Montecarlo nella finale di Supercoppa. Ed è buffo che il destino dei Colchoneros passi proprio da Madrid, nello stadio degli odiati cugini. Che quest’anno rischiano di chiudere la stagione con zero titoli, nonostante i 254 milioni spesi nell’ultimo calciomercato e l’arrivo di due fuoriclasse come Kakà e Cristiano Ronaldo. Mentre l’Atletico potrebbe alzare un altro trofeo mercoledì prossimo, se batterà il Siviglia nella finale di Coppa del Re. La fontana di Nettuno è pronta ad accogliere altri tuffatori. Quelli che hanno trovato la risposta alla domanda di una vita.

carlorepetto




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