Abbiamo vinto, venceremos


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Siamo tutti uguali quando veniamo al mondo e pure quando giochiamo a pallone. Per questo ho sempre pensato che non sia un caso che la Terra è rotonda. Per questo amo il calcio che si respira ai Mondiali Antirazzisti di Casalecchio. Quattro giorni di erba, sudore e sole dove si parlano linguaggi diversi per esprimere lo stesso pensiero: io sono come te, un essere umano. C’è chi ha detto che questo luogo è un’oasi felice. Io forse non sono tanto d’accordo. E non perché definire “oasi” un luogo in cui abbiamo giocato, al sole, con 34 gradi all’ombra, mi sembra un controsenso. No. Casalecchio e i Mondiali Antirazzisti non sono un’oasi perché la voglia di mettersi in gioco dei partecipanti – , migliaia (quanti ne servono per 204 squadre composte da ragazze e ragazzi di tutto il mondo) – è assolutamente lontana dall’imperizia dello sprovveduto turista che si perde nel deserto e approda per puro caso nel posto che gli salverà la vita. Negli occhi dei miei compagni di Start MyLazionet e in quelli dei tanti che abbiamo incontrato, come anche in quelli dei tanti compagni che si sono aggiunti alla nostra squadra per un’amicizia sorta lì spontaneamente, quasi in silenzio – come Giovanni, tredici anni di Palermo “adottato” a metà avventura; era già successo negli anni passati per esempio con Adeline, ai tempi di Lazionet -, insomma in quello sguardo, c’è la consapevolezza di un vissuto comune che non rischia di inaridirsi una volta lasciato questo posto, solo a prima vista fuori dal mondo, per tornare ad affrontare il deserto che c’è nel normale pensiero comune intriso di venature razziste. Casalecchio è un lago dove arrivano, passano e se ne vanno mille e mille fiumi. Vengono tutti da terre diverse, bagneranno ognuno una terra diversa. Domenica 11 luglio è stata una bella giornata di sport. È stato un successo il primo campionato mondiale di calcio giocato in Africa, nel Paese che ha sconfitto l’Apartheid. Sono stati un successo i Mondiali Antirazzisti. La differenza – io amo anche le differenze – è che il primo l’ha vinto una squadra sola, mentre ai secondi vincono tutte. Prima ancora di cominciare a giocare.




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