Reja, la Lazio e l’entusiasmo pacato da lassù


Articolo letto: 726 volte

Adesso è facile complimentarsi con Edy Reja. E’ facile, certo: basta scorrere la classifica. Il miglior complimento che il Mister ha ricevuto in queste ultime settimane è forse il paragone con un grande tecnico degli anni 80, Osvaldo Bagnoli: l’uomo dello scudetto a Verona, e un signore tanto per bene.

Mister Reja, infatti, piace in primo luogo perché è uomo posato, di buon senso, che non eccede ma è avvezzo mostrare in pubblico il suo carattere, il suo piglio volitivo. Ciononostante gli si leggono in faccia le sue origini carsiche, che lo affiancano naturalmente ad un altro uomo-Lazio, il grande Dino Zoff.

Mister Reja parla di salvezza, smorza gli entusiasmi ma si vede lontano un chilometro che crede al lavoro e ai suoi risultati di medio periodo. Lo si intuisce a bordo campo, mentre mastica nervosamente il chewing-gum ed impartisce piccole, instancabili lezioni di tattica. E’ ossessionato dai ripiegamenti in copertura di Maurito Zarate, dai movimenti senza palla del ‘Profeta’ Hernanes, dalla posizione di chi ricopre in quel momento il ruolo di flangi-flutti, dal rapporto rischi-benefici delle sortite dei due stantuffi laterali, Lichtsteiner e Radu.

Non ha torto il padre-padrone del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ha paragonato il ‘nostro’ a Clint Eastwood: se il “buono” di Sergio Leone è impeccabile dietro la macchina da presa, il Mister biancoceleste ne ricorda anche il portamento e quel modo di fare simpaticamente energico.

Il 10 ottobre Reja ha compiuto 65 anni. Al quotidiano di Napoli che lo ha intervistato, l’allenatore della Lazio ha proprio reso l’idea del rapporto tra fatica e risultati sportivi: “Il campionato mi sembra lo Zoncolan – ha così risposto alla domanda del giornalista del ‘Mattino’ – lo scali, lo scali, e non vedi mai la cima. Che fatica. Quella montagna l’ho fatta in bici da ragazzo: è durissima, la più dura di tutte. E c’è sempre qualcuno alle spalle che non molla, diamine”.

Lassù in vetta si sta bene, e lo sa bene Olimpia che oggi pomeriggio non ne voleva proprio sapere di scendere dal tetto dello stadio, “ma bisogna prenderla con serenità e linearità, senza eccessi di entusiasmo, giusto invece che i tifosi sognino e non si pongano limiti. Per quel che riguarda me, sarei un pazzo a dire che non sono felice ed è ovvio che mi piacerebbe restarci più a lungo possibile lassù, ma l’importante non è partire, bensì arrivare primi”, come ha puntualizzato recentemente a ‘Radio Deejay’.

Niente male per un presunto ‘bollito’, uno di quelli pronti per arricchire ulteriormente la soffitta degli allenatori, in un mondo pallonaro che oggi difficilmente sa e vuole valorizzare i tecnici ‘vecchio stampo’, e che prova idiosincrasia per coloro che cercano sommessamente di scansare il rampantismo.

Non a caso, ad inizio campionato i due allenatori delle rispettive squadre della Capitale risultavano beneficiari di giudizi opposti e contrari: al cospetto del ‘traghettatore’ (chissà verso dove) Edy Reja, tutti gli onori erano riservati a Claudio Ranieri, il condottiero testaccino chiamato a dimostrare che sì, questo ‘è finalmente l’anno buono’ per la sua squadra, eterna seconda.

Per ora, i fatti raccontano un’altra realtà, infarcita di polemiche in giallorosso (per nulla sottotraccia) abbinate a risultati vieppiù deludenti. Mentre il sodalizio nato nel 1900 in piazza della Libertà si gode il primato solitario, alla faccia dei profeti di sventura, di tutti coloro che facevano ardentemente il tifo per il disastro, per il baratro, per il ‘tanto peggio tanto meglio’.

La banda-Reja racconta una bella storia, costruita su buon senso e pacatezza, estro ed entusiasmo. Non è un ossimoro, è piuttosto una piccola quadratura del cerchio.

Paolo Repetto


Leggi i commenti a questa notizia nella Community di Lazio.net




  • Giorni

    ottobre: 2010
    L M M G V S D
    « Set   Nov »
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031
  • Categorie

  • Archivio

  • Meta