Il luglio del terrore di 25 anni fa.


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Il 5 luglio del 1987 la Lazio affronta al S. Paolo di Napoli il Campobasso, nello scontro diretto che sancirà la quarta retrocessione in serie C, dopo Cagliari, Catania e Vicenza.
E’ questo forse il bivio più importante davanti cui si è mai trovata la compagine biancoceleste in tutti i suoi anni di vita, da quel lontano 9 gennaio 1900 in cui venne fondata dai 9 pionieri romani.
Il giorno del terrore ha radici vecchie di almeno un anno, è l’estate del 1986 quando la Lazio viene retrocessa in serie C dopo lo scandalo del calcioscommesse.
Ad agosto di quell’anno, mentre i tifosi Laziali regalavano ad una Roma semi deserta un’estate ancora più calda, grazie alle numerose manifestazioni che spesso sfociavano in tafferugli e incidenti, la presidenza biancoceleste si apprestava a mettere in liquidazione la società.

Nel ritiro della squadra a Gubbio, i fratelli Calleri presentarono ai calciatori l’autorizzazione da parte del consiglio direttivo del sodalizio al rompete le righe, in vista della conferma della condanna alla serie C anche in appello.

La squadra preferì invece rimanere unita, in attesa della sentenza della CAF che si trasformò in forte penalizzazione ma nessuna retrocessione.

Il campionato si rivelò più complicato del solito: la Lazio guidata da Fascetti era una squadra con un ossatura da pretendente per la serie A, un riuscito mix di esperienza e gioventù dai piedi buoni.

Ma il fardello dei meno 9 condizionò molto l’andamento del torneo: la Lazio iniziò male, riuscì a entrare in territorio positivo solo dopo l’ottava giornata, grazie a una vittoria contro il Bari per 3-0 all’Olimpico.
Poi alti e bassi, un andamento a strappi che pur collocandola per buona parte della stagione al di sopra della zona pericolo, non la fece mai uscire definitivamente dai guai.

Ad aprile un inatteso crollo la trascinò di nuovo in piena zona retrocessione, la penultima giornata con il Pisa fuori casa fece registrare una pesante sconfitta e così la Lazio fu costretta a giocarsi il tutto per tutto la domenica successiva, ultima giornata, contro il Vicenza avanti di un punto.

Il 21 giugno in uno stadio Olimpico gremito fino all’inverosimile, la Lazio disputò una delle partite più drammatiche della sua storia, il gol di Fiorini a 8 minuti dalla fine, liberò tutti i presenti da un’angoscia massacrante, ma per la pattuglia di Fascetti non era ancora tempo di gioire.
Quei 2 punti infatti la issarono oltre il Vicenza, che retrocedette in serie C, ma non oltre Taranto e Campobasso: per il quarto e ultimo posto nella terza serie serviva uno spareggio a 3, un girone all’italiana i cui incontri si sarebbero svolti a Napoli.

La Lazio venne chiamata ad esordire contro il Taranto il 27 giugno: le ali dell’entusiasmo spiegate dopo il match al cardiopalma contro il Vicenza sembrava potessero bastare per incamerare la prima importantissima vittoria nel mini torneo salvezza, ma la squadra così come fece per tutta la stagione, preferì complicarsi la vita da sola, perdendo quella partita per 1-0, grazie a un gol di De Vitis nella ripresa.

Ancora una volta lo spettro di un’incredibile retrocessione aleggiava su Roma, a pochi giorni di distanza da quell’indimenticabile 21 giugno: il pareggio tra Taranto e Campobasso, nella seconda sfida salvezza del mercoledì, poneva la Lazio nella difficilissima situazione di avere un solo risultato a disposizione, la vittoria.
Un esodo in massa vero e proprio inondò il capoluogo partenopeo dei colori del cielo: oltre 35mila tifosi giunsero dalla Capitale e da tutta Italia al S. Paolo, per sostenere la Lazio nella partita più difficile della sua lunga storia.
Gli eroi del meno nove, come oggi vengono abitualmente chiamati dopo quel caldo pomeriggio di luglio di 25 anni fa, con il baratro sotto i piedi, seppero sfoderare una prestazione di una generosità monumentale, che venne premiata con il gol salvezza, stavolta definitiva, di Poli, a inizio secondo tempo.

La Lazio così rimase in serie B, e l’anno successivo conquistò la promozione in serie A, dove restò ininterrottamente fino ai giorni nostri.
25 anni in cui la Lazio ha mutato definitivamente il suo destino e il suo posto nel calcio italiano, conquistando uno scudetto e svariati trofei nazionali e internazionali come mai nessun altra squadra della capitale e poche altre in Italia riuscirono a fare.

La serie B e soprattutto quei drammatici spareggi costituirono le fondamenta vitali per la Lazio di oggi, plurititolata e piena di grandi campioni.
Nonché forgiarono un’intera generazione di Laziali: la sofferenza di quei giorni fa parte orgogliosamente del corredo genetico di ciascun tifoso ultratrentenne.
Il Laziale che affrontò gli oscuri anni ’80 fino in fondo e senza perdersi, è un Laziale che può vantarsi di averla fatta, la B, e non, come pensano i cugini, vergognarsi.
Perché da quello che abbiamo affrontato noi in quegli anni non se ne viene fuori facilmente, e siamo convinti che pochi tra i colleghi tifosi dirimpettai potrebbero effettivamente riuscirci, se mai il destino dovesse metterli di fronte a un calvario del genere.

Gli eroi del meno nove, da Fiorini a Poli, da Piscedda a Terraneo, da Mimmo Caso a Gregucci, da Mandelli a Marino, Magnocavallo, Acerbis e Camolese, senza dimenticare Fascetti, passarono di diritto nella Storia della nostra Lazio.

Quest’oggi, a distanza di 25 anni da quella indimenticabile sfida del S. Paolo, vogliamo ricordare soprattutto il nostro numero 10, che soltanto domenica scorsa ha sfiorato da vice CT il titolo europeo per nazionali.

Un pezzo di quella Lazio storica era lì su quella panchina, a sfidare gli extraterrestri della Spagna nella finale purtroppo persa con un passivo ingeneroso: il nostro augurio a Gabriele Pin di sollevare al più presto i trofei che merita e che noi popolo Laziale abbiamo imparato a conquistare anche grazie a lui e ai suoi compagni di quella straordinaria Lazio che il 5 luglio di 25 anni fa uscì dal terrore e diventò grande.


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