Welcome Home, Crazy Butterfly


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Non è facile parlare di Paul Gascoigne. Ad un osservatore poco attento alle cose di casa nostra, potrebbe sembrare curioso il nostro attaccamento a Gazza. Un pugno di partite con la nostra maglia, un paio di sprazzi geniali, forse più che altro birra, mattane, la profonda tristezza del clown. Un sipario che è calato sul giocatore anzitempo, e che ha rischiato più e più volte di calare sull’uomo, altrettanto anzitempo. Ma non troppo, perché lui ha cercato disperatamente e a lungo di accorciarlo, questo tempo.

Gazza mi ha sempre fatto pensare a due grandi, diversissimi ma simili, uomini ingenui, generosi, fors’anco di intelligenza limitata, ma spontanei, sinceri, gradassi, sempre pronti ad affrontare la vita con uno sberleffo, e la vita ha cercato in tutti i modi di farglielo pagare caro, quello sberleffo: Giorgio Chinaglia e Diego Maradona. La vita un gioco, bambini mai cresciuti, tanto grandi sul campo quanto fragili fuori, di una generosità travolgente ma facili prede di compagnie nefaste, occhiuti profittatori, pronti ad idolatrarli quando le cose andavano bene, a scaricarli nel fango quando la sorte li avversò.

La gente non li ha scaricati. La loro gente li ha capiti, li ha amati, li ha perdonati. Tutto si perdona all’eroe, cosa vuoi che sia un investimento sbagliato, un po’ o anche tanta coca, un po’ o anche tanta birra, di fronte alla carica irresistibile che sapevano dare in campo? Gli eroi cadono, vengono sconfitti, ma restano per sempre nel cuore della gente. Per Napoli Maradona non è stato quello che ha fatto vincere lo scudetto, è stato un sogno divenuto realtà, ha colorato la vita, un breve lampo ma di un fulgore immenso.

Diego è stato di tutti, Giorgione e Gazza sono nostri. Carissimi, incorreggibili, vaglielo a spiegare che si però Giorgione ha fatto un sacco di casini, ma come posso spiegare quel dito alzato verso la sud, come posso spiegare che con quel dito noi siamo diventati grandi, che quel dito, quelle sgroppate, quelle guasconate, hanno creato un fenomeno di identificazione tra calciatore e tifoseria che mai più, né prima ne dopo…

…fino a che non è arrivato Gazza. Il vento stava cambiando, eravamo usciti da un decennio orrendo, e stavamo cercando un posto nelle gerarchie del calcio. Già l’anno prima si era avuto qualche sentore. Dagli Amarildo e dai Dezotti si era passati a Karl-Heinz Riedle. Mi ricordo di esser tornato a casa e aver sventolato il Corriere a mia moglie, dicendole che avevamo comprato uno forte, ma forte davvero, per la prima volta dopo tanto tempo (credo lei mi rispose: esticazzi). Ma Gazza era diverso. Riedle era uno forte, ma Gazza era altro. Gazza accendeva la fantasia. Sentita la notizia, pensai immediatamente al derby. A un altro pronto a correre sotto la Sud, forse non con la rabbia della rivincita, ma con l’ironia di chi non li potrebbe mai prendere sul serio.

Come tutte le storie da Lazio che si rispettino, avvenne quello che non potevamo immaginare. Ma Gazza era Gazza, e lo aspettammo fiduciosi. Senza deflettere, incrollabili nella nostra fede, sicuri che il momento di vederlo sul prato verde con la nostra maglia sarebbe arrivato. Capite? Paul Gascoigne con la nostra maglia, non eravamo la squadra miliardaria del Cragnotti-way, ma lui era con noi… lui, il genio di Pescara, il gol al derby, la corsa folle sotto la Nord, la gioia e l’allegria che contagiavano un popolo, che con lui si identificava e con lui sognava…

E’ durato poco. Le statistiche ci consegnano quarantasette partite giocate dal Nostro, con sei gol. Il suo passaggio nel calcio italiano non è stato memorabile, l’uomo sì. Io personalmente ho amato calciatore ed uomo senza discussioni, dal primo momento. Ho seguito la sua carriera anche dopo, e le sue vicissitudini, le sue lotte contro un nemico tanto più grande di lui, hanno sempre lasciato su di me un alone di tristezza. La vita non sopporta chi non la prende sul serio.

Ha sbagliato tanto, Gazza, così come Giorgione e Diego. Ma chissenefrega, venisse qualcuno a farmi il predicozzo sul campione che ha sprecato il suo talento, rovinato dall’alcool e dalle cattive compagnie. Gazza forse non ha pubblicizzato tanta beneficenza come certi pupazzi sull’altra sponda del Tevere, non è stato un esempio, di sicuro. Non ha mai voluto esserlo. Però, laddove i puponi si venerano, nonostante siano stupidi, meschini, antisportivi e rosiconi, noi al nostro buffo sfortunato autolesionista eroe non lo veneriamo, no. Noi gli vogliamo bene. Come ad un fratello.

Le farfalle bruciano tutto in un attimo. Gli altri, finiscono a fare gli spot pubblicitari.

di GUY MONTAG

 




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