Bella rimonta, brutta difesa


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floccari_1007123sportal_newsTempesta d’acqua inclusa, la trasferta di Trebisonda rappresentava per la Lazio un’occasione cruciale, utile a dimostrare quanto le critiche meritate dopo lo sconcertante risultato di Reggio Emilia avessero scosso il gruppo verso un pronto riscatto. Al termine di una partita dai due volti, il pareggio per 3-3 ottenuto in rimonta fotografa una Lazio nuovamente incompiuta, perfino bella dalla metà campo in su ma ancora paurosamente incerta nel reparto difensivo, con le note assai più liete rappresentate dalla reazione concreta nel secondo tempo e dalle prestazioni positive delle giovani novità utilizzate in Turchia.

Le due squadre hanno iniziato la gara studiandosi con un 4-2-3-1 praticamente speculare. Se tra i ranghi del Trabzonspor spiccava la presenza di vecchie volpi come il portoghese Bosingwa , o i francesi Zokora e Malouda, la Lazio mostrava di voler fare la partita schierando davanti a Marchetti una linea difensiva composta da Cana e Ciani al centro con Cavanda e Lulic terzini fluidificanti, Biglia in regia davanti alla difesa, Hernanes e Onazi intermedi di centrocampo, Candreva e l’esordiente Felipe Anderson ad incrociarsi sugli esterni, con Perea punta di riferimento. C’era voglia di sbloccare la partita, con il dai e vai tra le linee avanzate, i tagli e gli inserimenti a cercare il varco giusto. Ma autonomia purtroppo ridotta, perché i turchi chiudevano e ripartivano, Biglia dirigeva ma non filtrava e la linea difensiva vagheggiava troppo alta per avere la presunzione di essere salda. Prova ne era la circostanza del 12’, quando un passaggio sbagliato sulla mediana innescava il contropiede turco con Cavanda già partito ad inserirsi. Ne scaturiva l’involata solitaria di Erdogan sulla sinistra, il suo ingresso in area e il tocco preciso a battere Marchetti: 1-0 nella bolgia casalinga. Ci provava Anderson a reagire inserendosi da destra ma il portiere lo precedeva in uscita. Più reattivi i turchi, più veloci ad arrivare sulla palla e malgrado la superiorità tecnica della Lazio, più determinati ed aggressivi. Se poi Lulic, invece di rinviare, si incartava da solo regalando palla a Malouda, poteva perfino capitare che da un rimpallo tal Mierzejewski indovinasse un destro improvviso alla Cristiano Ronaldo, sotto la traversa per il 2-0.

Momentaccio laziale, sbandamento evidente e ancora un brutto errore di Lulic in ripiegamento, con Cana almeno pronto a spazzare via. Ma c’era qualità in campo e nonostante il terreno insidioso la Lazio non smetteva di proporsi in avanti. Non era un caso che a riportarla in partita fosse proprio il leone Onazi. Per un tipo abituato ad inseguire di corsa i rapinatori e a metterli fuori combattimento, capirsi al volo con Perea e buttarsi nello spazio a raccogliere il suo assist è stato il pensiero di un secondo, concretizzato dal destro che anticipava l’uscita del portiere per gonfiare la rete: 2-1 al 29’. Il pari sembrava fatto al 33’ quando Hernanes incantava la difesa e cercava l’angolo di sinistro, scheggiando però il palo. Neanche il tempo di sentirsi rinati che Biglia andava a scontrarsi con i centrali in uscita, liberando in area Paulo Henrique per il destro del 3-1. Ma era la Lazio a chiudere in attacco, tanto che Lulic cercava di farsi perdonare spedendo fuori di testa sull’ultimo corner. Brutto punteggio insomma, ma sensazione che la partita fosse sì in salita, eppure ancora recuperabile.

E infatti alla ripresa del gioco, la Lazio si presentava in campo nella stessa formazione iniziale ma con un altro piglio, e soprattutto con l’intenzione di far valere la sua evidente superiorità tecnica. Sembrava subito gol quando Ciani insaccava di testa un cross di Candreva invece giudicato già uscito. Poi Hernanes impegnava di testa il portiere, bravo poco dopo a salvare ancora sul vivacissimo Anderson. La mossa vincente invece, la indovinava dopo un’ora proprio il contestato Petkovic, richiamando in panchina un Candreva assai lezioso e forse non al meglio e spedendo in campo Sergio Floccari. Si modificava dunque anche l’assetto tattico della Lazio, da quel momento schierata 4-3-1-2 con Felipe Anderson nel suo ruolo naturale di trequartista dietro alle due punte. E quanto gradisca questa posizione il brasiliano, abituato nel Santos a dialogare con un certo Neymar, lo dimostrava la quasi irresistibile percussione centrale al 20’, con il portiere a deviare in angolo e a ripetersi ancora cinque minuti dopo su Cana. Malgrado il risultato in campo c’era solo la Lazio, protesa in avanti e fatalmente esposta al contropiede del subentrato Alanzinho, per nostra fortuna ipnotizzato da Marchetti. Dentro anche Ederson per Hernanes e Keita per Anderson, Lazio a trazione ancora più offensiva e finalmente il gol, quando da un angolo di Keita, Floccari svettava per il 3-2 al 39’. Ci credeva proprio la Lazio, e solo un minuto dopo Floccari poteva scambiare al limite con Perea ed inserirsi in area a raccogliere il suo assist, con un destro incrociato che valeva il pareggio. Scrollatosi di dosso l’incubo, poteva osare l’impresa la Lazio, quando il bravissimo Floccari allo scadere lanciava in area Biglia, purtroppo stanco ed anticipato dal portiere. Finiva con i nostri felici come noi, a rimpiangere le occasioni sciupate ma anche a ringraziare per lo scampato pericolo. Il vero dolore è in difesa. E va risolto.

Claudio Moriconi

 


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