Brividi di stelle


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amori«Ho tutta l’anima incrinata
di brividi di stelle».
(Salvatore Quasimodo)

E’ successo. Fare pace con il passato, fare un passo avanti tutti, uscire dalle rispettive trincee. E un unico motivo ad unirci: l’amore per la Lazio che è più forte, più grande di qualunque odio. Di padre in figlio. Il padre di Gabriele Sandri e il figlio di Vincenzo Paparelli, di madre in figlia. Cuori in alto e brividi forti. Quanto è bello l’Olimpico che ha il cielo per bandiera, quanto è bella questa città nostra. Quanto è bella questa lazialità coi lucciconi: gli ex ragazzi indomiti e guerrieri del 74, gli eroi del meno 9, la squadra blasonatissima del 2000.

E’ successo. Riabbracciare anche quei giocatori che pensavamo di aver perso. E loro che hanno riabbracciato noi, commossi e felici. Il boato per Nesta, per esempio. Un capitano, il nostro. L’applauso grande per Ledesma con il suo bambino. Mano nella mano.

La Lazio di ieri, quella di oggi. Un solo coro, uno solo. Un solo cuore diviso tra 60mila in festa. Dalla Nord alla Maestrelli con gli Eagles Supporters schierati come un tempo.

Dirci forte che eccoci, eccoci qui, rispolverare la storia ma guardare in faccia il futuro con la testardaggine dei ragazzini della Polisportiva più grande d’Europa. Volare in alto, atterrare tra un tappeto di applausi come i sette paracadutisti al centro del prato verde. Cieli immensi e immenso amore e poi ancora ancora amore amor per te.

A ognuno il suo eroe: Giorgio, Ruben, Bruno, Felice, Guerino, Paolo, Sinisa, Deki, Eugenio, Roberto, Alessandro, Beppe, Sergio, Franco, Pino, Giancarlo. Nel nome di Tommaso Maestrelli, di quelli che non ci sono più ma è impossibile dimenticare. Perché noi abbiamo memoria lunga e infinita riconoscenza. Veniamo da lontano e abbiamo modi antichi. Sostanza forte.

Rivederci, vederci daccapo, contarci. Vedere questi bambini in selvaggia parata, così piccoli, già consapevoli del posto che hanno scelto dietro la linea gotica nella città colonizzata dalla iconografia del banale. La loro piccola patria.
E così nell’Olimpico dei pini di Respighi si è ritrovato un popolo che è sempre in grado di inventare un colpo d’ali. Un popolo – siamo un popolo – che riesce a trasformare un déjà-vu in una festa e in una speranza.

Siamo solo noi. Questa moltitudine. Questo cuore che sa battere. E combattere.


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