La veglia


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parolebiancocelesti

di Panzabianca

 

RACCONTO VINCITORE CONCORSO PAROLE BIANCOCELESTI

SETTIMA SESSIONE

 

 

LA VEGLIA

Ninna nanna, pija sonno/ché se dormi nun vedrai/tante infamie e tanti guai/che succedeno ner monno/fra le spade e li fucilli/de li popoli civilli…Da bambino mì madre usava famme dormì canticchiando stà filastrocca del Trilussa. Le piaceva. Già, mia madre, una donna semplice e schiva. E’ morta poco dopo mio padre, ed è stato il momento in cui la mia famiglia è finita nonostante un fratello e una sorella che non vedo mai. Lei per non infastidirmi non mi chiama. Io rimando sempre. Ma che cazz… leva sta luce! Stavo micio micio a sognà mi sorella che me faceva pasta e cavolfiore. Tu chi sei, un pupo, un regazzino? Un cazzabubbolo…Ch’ore so? Ma è notte! Ahò…Esse Me nun è facile manco dé notte, anzi, soprattutto dé notte. E tu dentro casa mia? Chi sei? C’è stato er teremoto? Capirai, oggi me sento pure un po’ gonfio. Ma non dormo! A me la notte piace ma non dormo. Va’bbè, la notte è luce, di notte ci vedo chiaro. Si però mò smorza!!La notte è semplicemente più bella. Il ladro è ladro, la mignotta è mignotta, il pappone è pappone, la guardia è guardia, ed io li metto in versi e poi li canto. Di notte c’è la verità della strada. Di giorno ognuno è ciò che gli altri vogliono che sia. Di notte non c’è n’orologio, non c’è n’obbligo. Si ma nun c’è nemmeno er sonno. Dormo sempre due ore a notte. Ma la notte è dei pensatori, dei romanzieri, dei poeti, oltreché degli amanti. Si, degli Angeli? Come no…Beato Te, ma smorza sta luce! La notte è più pulita. Parla di peccato solo chi va a letto alle otto. E ch’ho detto su…A volte mi viene da pensare che forse non dormo perché non ho mai rimandato nulla. Starò a’spettà quarcosa? Nasco da uomo libero, e la mia libertà non l’ho persa mai, nemmeno in prigione. L’insonnia me dovrebbe fa pentì dé sta vita ma vivo solo da sempre. La solitudine come libera scelta, fermo…n’do me porti? Sto regazzino…, Li regazzini, c’ho ‘nà figlia ma non l’ho cresciuta, non l’ho seguita. So che c’ha un pupo come te. Lasciai la madre che era incinta, ‘na regazzina di 19 anni. Sei mesi dopo averla conosciuta. ‘Na vigliaccata? No, non ero pronto. M’è sempre mancato un figlio, ma per me il padre è chi se lo cresce, non chi lo fa. Amo i bambini ed uno me lo sarei cresciuto volentieri. J’avrei voluto dì tante cose, lascià tante parole. E invece c’ho un cane fedele. Quello che non sono io… Sò fidanzato? No, ma non la vedo mai, forse è per questo che dura. Io lo predico da anni, due case diverse, pure dù città diverse. E’ bello ritrovarsi ma, mai fare né indagini né sorprese… Anche in amore non sono stato mai occasionale. L’acchiappata pé mette la crocetta non m’è mai interessata. Che malinconia. Le donne? Si. Mi piace prenderle dé testa. Se divento l’amante del pensiero suo, le prendo il cervello, la intrappolo, e poi, alla fine lei ritorna. Quante n’ho collezionate…L’Amore eterno? Bah, io non c’ho mai creduto. Sarà per questo che resto solo a parlà cò‘lli scarafaggi…va’bbè mò co te…ma sarai un sogno, la vorta bona che dormo, fermo aspé, nu te ne annà… ascoltame.. Ma che ore so? Passo davanti allo specchio e nu’ sbadijo. Nà vita a cercà dé conosce l’artri senza guardasse mai allo specchio. Ormai so vecchio. A volte, pé pijà sonno recito la formazione dell’Inter. Com’era?…Toldo, Cordoba, Materazzi…Me guardo ancora, ma chi so? Un poeta lirico, un guitto, un saltimbanco. E senza manco ‘no sbadiglio. Me piace dà poesia ad ogni aspetto della vita quotidiana, anche i più minimali. So ‘na contraddizione in termini, un contrasto moderno. M’hanno affibbiato un soprannome che non è da poeta e manco me piace. Va’bbè, me parlo e me rispondo…Ho fatto er cantante, ho cominciato quando ho finito gli stimoli péll’altri. Le canzoni che ho scritto per me so solo mie, le cose mie le dovevo dì io. Scrivo spesso in dialetto. Se dicono cose che in italiano non si direbbero mai. Le canzoni? Quelle belle so sempre tristi. Io c’ho ‘na bella crosta sulle spalle. In carcere condividevo la cella con tre simpatici rapinatori. Mi facevano passare il tempo. Quando faccio le serate a volte qualcuno arriva e me dice “…a Fra te ricordi er G8…” ma quanto era grande sta cella…? Nel carcere? Beh, tutto sommato mò sto in carcere uguale. In carcere non ti deprimi, anzi, paradossalmente sei libero dé fa quello che cazzo te pare, ragionare, riflettere, dormire. Tanto le manette ar cervello nun se ponno mette. Ci finii pé na storiaccia ma, il fatto non sussiste. Intanto, m’hanno tolto un anno di bellezza e dé donne, ero bello. Lì, ho imparato a pensare, a conoscermi. J’ho detto subito che nun me dovevano rompe er cazzo perché a infilatte dù dita in bocca so bono pure io eh…Va’bbè, vecchie storie. La vecchiaia? Spero arrivi 5 minuti prima della morte. La legge Bacchelli? Mah, voglio fare soltanto una vecchiaia dignitosa. Ho speso, forse sperperato. Mò nun c’ho un cazzo, manco un box. No, la morte non mi fa paura, sono quasi complice, forse perché sono stanco. Vorrei arrivare alla fine pronunciando le parole “finalmente c’ho sonno”, dopo tutta sta frenesia. Più che la morte, mi infastidisce l’agonia che la precede, er prende sonno… Quell’andirivieni stanco. Non voglio fare pena. Ho le crisi di panico, la mia espressione non è più vivace e il fisico stenta. Capirai, la gente me da pure del lei. No, io non sono quel peccatore che si dice. A me nessuno m’ha visto fare niente ma so l’inventore d’er vizio, la gente m’ha messo sempre ai bordi dé tutto…Se vede che er sonno nun è vizio ma è un premio. Riscrivere la mia vita, correggere gli errori, anche quelli degli altri? No, è annata come è annata. Pure stanotte me nascondo dietro st’occhiali fumé pensando che il domani sia sempre il mio tempo migliore, ce vorrei arrivà riposato. Stasera poi l’insonnia stranamente nun me pesa. Perdono o vendetta, giustizia? Bah…Forse scrivo. Invece de guardà er soffitto, scrivo come sempre, scrivo cor cuore, vedo le cose prima degli altri e a modo mio, da sveglio. Va’bbè, stasera ce sei te…Mò però zitto che finalmente c’ho sonno.




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