Luciana


Articolo letto: 3678 volte

parolebiancocelestidi er polipo

RACCONTO VINCITORE CONCORSO PAROLE BIANCOCELESTI
OTTAVA SESSIONE

LUCIANA

Avevamo l’appuntamento con la signora Piras davanti al cancello del cimitero di Austis per le sei: era l’Agosto del 1985.
Quando ancora mancava qualche minuto, scorsi una signora avvicinarsi da dietro la curva della strada. M’aspettavo una vecchietta nel tipico abito nero che s’usa in Sardegna, ed invece si presentò davanti a me una signora distinta, ben vestita, gli occhiali da soli, che non mostrava nessuno dei suoi ottanta e passa anni.
“Lei deve essere quel giornalista”.
“Si, sono io”, risposi, e continuai: “Sono veramente grato che mi abbia concesso questo incontro, signora Piras”.
“Si figuri, c’è tutta la mia famiglia qui dentro. Venga, andiamo subito alla tomba di Luciana”.
Luciana Piras era il motivo del mio incontro: la ‘marò di Austis’.
“Immagino quanto doloroso sia ripercorrere con un estraneo quelle ultime ore di sua figlia, di suo marito Salvatore e di suo figlio Sebastiano, signora Piras. Se non se la sente, non la importunerò oltre”.
La signora Piras si girò verso di me: “Non dica sciocchezze”.
E così cominciò il racconto.
“Quella mattina del 29 Aprile del ‘45, quando la radio comunica l’uccisione di Mussolini avvenuta il giorno prima, in paese si sparge la voce che Luciana fosse già sulla via del ritorno. Non la sentivo da oltre una settimana, quando mi disse che la guerra era ormai persa, e che sarebbe tornata a casa, ma mai avrei immaginato di rivederla in un paio d’ore.
Verso le dieci, bussano alla porta.
Apre mio marito e vede una folla concitata. Tra questi scorge Sebino, nostro figlio, il partigiano.
“Sebino”, gli grida “che succede?”.
“Babbo, quella figlia vostra maledetta è tornata. Stiamo per processarla”.
Mio marito, a quelle parole, entra in casa, prende il fucile che teneva nello stanzino vicino le scale, ed io, “Tore, cosa vuoi fare? Impazzito sei? Linciare vuoi farti?”.
Mio marito era il segretario del PCI del paese fin dal 1943, e certamente nessuno poteva  accusarlo di simpatie fasciste.
“Nessuno tocca mia figlia”, mi gela con le parole scandite lentamente e a bassa voce.
Con il fucile puntato davanti a sè, si dirige verso Sebino: “E’ tua sorella, ed è mia figlia, ma è anche un soldato che ha perso: gli sconfitti hanno il diritto di essere rispettati da tutti, e da te per primo”.
“Babbo” replicò acido Sebino “è una traditrice del popolo. Non ha alcun diritto”.
La folla intorno aveva fatto cerchio intorno ai due Piras, che avevano fama di essere persone facili di mano.
La interruppi: “Signora Piras, perchè Sebino odiava tanto sua sorella?”.
“Non lo so. Sebino era un ragazzo impulsivo. S’era infatuato delle sue idee”.
La signora Piras rimase un attimo in silenzio, prima di riprendere il racconto.
“All’improvviso, si sentono delle urla. Io esco dalla porta di casa e corro proprio in questa direzione, sulla strada per Teti. Mio marito corre dietro di me, con il fucile spianato, mentre urla il nome di Luciana. Superiamo quella curva e proprio li, a due passi dal cancello di questo cimitero io mi fermo terrorizzata. Ci sono due partigiani, gente del paese, che stanno spogliando Luciana, la tengono per i capelli mentre tentano di aprirle la camicia. Lei si ribella e combatte come un gatto. Mio marito mi supera, punta il fucile alla testa di uno di questi, non ricordo come si chiamasse, ma era uno dei figli di Mario Mattu, il macellaio del paese, e gli intima di togliere le mani da mia figlia. Nel giro di qualche secondo, interviene Sebino, che evidentemente aveva corso anch’egli, prende con le mani la canna del fucile, e con mio marito cominciano un tira e molla per controllare l’arma. Gli urla ‘Babbo, andate via. Siete poco lucido’. Mio marito lascia di colpo il fucile, e Sebino cade a terra. Non fa in tempo ad alzarsi, che si ritrova il coltello di mio marito davanti agli occhi: “Vai a casa, Sebino. Con te faccio i conti dopo”.
Quindi si gira, con agilità felina, Tore colpisce il Mattu con un pugno in pieno volto, e questi cade tramortito. La gente pensa sia morto, ma è solo svenuto.
Io ed altre donne presenti cominciamo ad urlare.
L’altro partigiano, Pierino Sadda, subito lascia Luciana ed estrae anche’egli il coltello e glielo punta contro: ‘Ziu Piras, itte erese?’ Cosa vuoi, gli domanda: ‘stancu sese de usta vida?’. Sebino si alza, ha in mano il fucile che ha sottratto al padre.
‘Babbo, a ‘sa domo, ajo’: andiamo a casa, lo esorta, quasi a voler proteggere il padre dalla reazione del Sadda.
Mio marito lo ignora totalmente e, rivolgendosi a Pierino, ‘lascia stare mia figlia, porco’.
Nel frattempo Luciana fugge via, verso la chiesa. Sapeva di trovarvi Gavino, suo fratello, il nostro figlio prete.
Ed infatti così è.
Nella concitazione, la folla corre dietro a Luciana, ed io con loro, ma ci fermiamo tutti davanti al portone chiuso della chiesa. Luciana è dentro. Gavino è fuori, che guarda tutti i paesani con lo sguardo del più forte.
Qualcuno gli urla ‘Don Gavino, vostro padre ha ucciso un uomo’, ma lui rimane immobile: un guerriero con la tonaca a guardia della porta chiusa della chiesa. Sono certa che in quell’istante, non vi avrebbe fatto entrare manco Nostro Signore.
Poi i colpi di fucile. Penso subito a mio marito, ma mi sbaglio. Era Mario Mattu, che esplode due colpi, uno contro mio marito e l’altro contro Sebino: sono entrambi a terra, in un lago di sangue.
La folla fugge via. Resta Gavino, immobile davanti alla scena, che lo sfida con il suo silenzio.
Una sfida che vince perchè obbliga Mario Mattu ad abbassare lo sguardo. Ma ora tocca a Pierino Sadda il momento della vergogna: prende il fucile dalle mani di Sebino, e spara verso Gavino.
Il primo colpo va a vuoto. “Muori, prete”, e spara una seconda volta. Giusto in tempo per colpire Luciana che era uscita dalla chiesa sentendo I colpi ed il silenzio improvvisi: sulla sua camicia bianca si allarga una macchia rossa, lo sguardo sorpreso, prima di crollare a terra.
Che altro vuole sapere?”.
Rimasi pietrificato. Scossi la testa per dire basta: non volevo sentire altro.




  • Giorni

    agosto: 2014
    L M M G V S D
    « Lug   Set »
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031
  • Categorie

  • Archivio

  • Meta