La primavera di Lotito


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lotitoDue fatti recenti della cronaca sportiva biancoceleste – la Lazio primavera vincente ieri sera contro l’inter, il premio per il fpf attribuito a lotito la scorsa settimana – suggeriscono riflessioni di carattere più generale sul rapporto tra la Lazio di lotito e il sistema calcio italiano

prendendo spunto dalla fisionomia presentata chissà perché come “scandalosa” di minala, le vittorie della primavera biancoceleste della scorsa stagione suscitarono polemiche e approfondimenti indignati: troppi stranieri, troppi stranieri dalla età incerta, dove sono gli italiani?, dov’è il legame con il territorio? e via digrignando. ieri sera una Lazio italiana, italianissima, anzi di più, romana, romanissima – erano ben dodici i ragazzi con la nostra maglia cresciuti tra i rioni dei sette colli – ha messo fuori dalla corsa al titolo la corazzata multietnica interista, costosissima squadra costruita per stravincere tutto. bene, se qualcuno dovesse trovare qualche accenno di riflessione su queste curiose “contraddizioni”, ne renda nota, per favore

così come, per favore, qualcuno provi a spiegare, a noi e a chi ne fosse interessato, come mai il lotito che, in virtù del voto, tra gli altri, dei direttori di tutte le principali testate sportive nazionali, vince il premio fpf, in quegli stessi giornali finisce relegato tra gli annunci pubblicitari e la programmazione cinematografica regionale

ecco, questo il punto su cui fermare l’attenzione: c’è un lotito (e quindi una Lazio) da copertina, che è quello con la felpa della nazionale, quello delle battutine (sgradevoli) fuori quadro, delle conversazioni private registrate (illegalmente) su commissione, il lotito logorroico, sboccato, presenzialista, invadente e perché no? (non di rado) inopportuno. si dirà, ma lo sono meno, logorroici, presenzialisti e inopportuni, della valle o de laurentis, berlusconi, agnelli o zamparini? certo che no. il punto però è che qui siamo soltanto a prima metà della questione lotito (e quindi della questione Lazio)

perché poi appunto c’è l’altra metà della questione. c’è cioè la Lazio reale (quindi un lotito altrettanto reale) che nel suo funzionamento quotidiano esalta il corretto rapporto tra costi e ricavi, che dal punto di vista sportivo negli ultimi anni resta la sola squadra capace di portare titoli nella capitale (due coppe italia e una supercoppa italiana), che costruisce squadre (più o meno) competitive pur restando fuori dal circuito perverso procuratori-agenzie-media, che non alimenta do ut des di alcun tipo tra società e tifosi, che non coltiva alcuna captatio benevolentia nei confronti di pulpiti locali o nazionalli

la Lazio di lotito insomma da più di dieci anni propone una propria, riconoscibilissima, idea di calcio. una idea, sia chiaro, discutibile (verso i media, ad esempio), criticabilissima (verso i tifosi, ad esempio), assolutamente non priva di contraddizioni (alcune società amiche non hanno politiche meno disgustose di società invece giustamente nemiche), probabilmente assai difficile da coniugare con risultati di eccellenza (almeno finché non si avrà abbastanza forse per intaccare più a fondo i nodi forti dell’economia). pur con tutti i suoi limiti però l’idea di calcio proposta da lotito e dalla Lazio in questo decennio è sicuramente la più avanzata, la più progressiva, quella più di altre capace, potenzialmente, di “sovvertire” il nauseabondo ordine secolare del calcio italiano

ecco dunque le pubbliche virtù della Lazio (quindi di lotito) nascoste sotto il tappeto ed ecco i vizi privati di lotito (quindi della Lazio) sbattuti in prima pagina. sbagliano però. continuano testardamente a sbagliare. per cancellare l’ombra di lotito sul calcio italiano la via (maestra) è una e una soltanto: proporre cioè una idea di calcio più avanzata e più democratica di quella portata avanti dalla Lazio in questi anni. per cancellare lo “spettro” di lotito dovete essere capaci di avanzare proposte più produttive riguardo l’economia, più eque riguardo la distribuzione della ricchezza, meno offensive sul tema della diffusione dell’immagine di tutte le squadre italiane. meno oligarchie, più democrazia, nel reddito e quindi nei risultati (possibili). se non ne sarete capaci, vi restano gli iovine ed eurobet o come diavolo si chiamano loro. e gli iliesky. ciarpame e niente altro, senza significato e senza futuro

aquilante




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