Questo gioco è molto di più che nero bianco o verde!


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KeitaSiamo alle solite. Ancora una volta gli eventi e l’attualità ci costringono a prendere posizione e a gridare al mondo quello che dovrebbe essere un dato di fatto oggettivo, di cui prendere semplicemente atto e che invece sembra una rappresentazione aliena, criptica, intraducibile, avvolta in un’ambigua nebbia di enigmi e lati oscuri.

Il tifoso Laziale è per natura, cultura e tradizione un tifoso antirazzista.

Utilizziamo il verbo “costringere” non a caso: è malvolentieri infatti che vestiamo di nuovo i panni di chi deve giustificare e discolparsi per un fatto che non solo non ha commesso ma soprattutto da cui si è sempre dissociato in maniera categorica, tutto questo perché a livello pubblico l’immagine che passa, per semplicità, calcolo malevolo o ottusità, è quella di un tifoso Laziale genericamente appiattito su uno standard di violenza e odio razziale.

Sono giorni, questi, in cui nel mondo del calcio abbiamo vissuto un’escalation di intolleranza veramente preoccupante: dalle parole di Sarri nei confronti di Mancini, passando per i labiali di giocatori simbolo della Nazionale e di compagini italiane impegnate nei massimi tornei continentali. Gli ululati nei confronti di Koulibaly che purtroppo abbiamo ascoltato inequivocabili sia dagli spalti che dagli apparecchi tv delle case di tutta Italia e oltre, non sono che la stessa faccia di una medaglia, quella che rappresenta l’imbarbarimento e il progressivo degrado dell’humus culturale e sociale di un paese come il nostro che ormai fatica a risalire le correnti di una crisi economica terribile, una crisi che oltre a impoverire sempre più persone, sta fomentando le disuguaglianze, esaltando gli egoismi e distruggendo qualsiasi sentimento residuo di solidarietà.

E’ chiaro come in questo contesto diventi sempre più fisiologico assistere a fenomeni del genere: uno stadio di calcio non è che lo specchio in miniatura di ciò che troviamo di fuori, a contatto con una società vittima di questa trasformazione pericolosa e in rapida evoluzione.

Una società che non riesce più ad esprimere dei validi ed efficaci anticorpi e che sempre più spesso risponde attraverso armi palesemente sterili, come il doppiopesismo ipocrita, le misure repressive abnormi e la generalizzazione grossolana. In questo senso ci appaiono semplicemente contraddittori i provvedimenti di chiusura di alcuni settori dello stadio per le prossime due partite casalinghe, mentre per i casi Sarri e De Rossi la giustizia sportiva ha pensato di intervenire con mano leggera o addirittura voltandosi dall’altra parte e facendo finta di niente.

Ma quello che ci preoccupa maggiormente è la sostanziale inadeguatezza di questi provvedimenti, peraltro presi da un’istituzione, quella calcistica, ampiamente delegittimata rispetto al discorso razzismo nel calcio, dato che è rappresentata da quel Tavecchio che non più di un anno e mezzo fa ci fece vergognare davanti al mondo con le sue frasi sui giocatori africani e le banane.

Sono provvedimenti che non hanno mai avuto il benché minimo effetto positivo, quanto alla risoluzione di un problema le cui cause sono al di fuori della sfera calcistica in senso stretto: l’unica utilità che hanno riguarda il lavaggio maldestro ma chiaramente impossibile della coscienza di un estabilishment senza più credibilitá, sperando che nessuno se ne accorga.

In tutto questo, l’unica vittima dei 100 o più imbecilli che ieri sera hanno dato vita alla vigliacca aggressione di Koulibaly, e di un contesto ipocrita e colpevolmente distratto che tende a fare di tutta l’erba un fascio, è chiaramente il tifoso Laziale, quello che anche ieri, con tutto il fiato che aveva in gola ha fischiato e stramaledetto ogni singolo autore dei disgustosi ululati. Il tifoso Laziale che per colpa di pochi stupidi e di una maggioranza acritica, dovrà subìre oltre la beffa dell’essere giudicato un razzista anche il danno di due partite fuori dallo stadio.

Noi diciamo no a tutto questo, ci dissociamo da un sistema che tutto fa meno che difendere le vere vittime di questo gioco al massacro (e speriamo che gli ululati nascondano solamente l’inciviltà di alcuni tifosi e non un gioco sporco ai danni della Lazio, perché questo sarebbe di una gravità ancora più inaudita).
Ma ci dissociamo senza alcun tentennamento dagli schifosi e vigliacchi atti razzisti nei confronti di Koulibaly, a cui va la nostra più profonda stima e solidarietà. Nonché a tutti quei giocatori della Lazio che hanno trovato parole e gesti di conforto verso il loro collega e di condanna dell’accaduto. Keita innanzitutto, ma anche Konko ed altri ancora.

Il Laziale è un tifoso antirazzista, vogliamo ancora una volta gridarlo forte e chiaro.
Forza Lazio e forza Lazio.net.

La Community di Lazio.net


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