30 aprile. grazie a tutti!


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51908fdb1380e27ea1dd1175dae38c82_169_lUn derby è sempre un derby, per questo non riesco a capacitarmi di un distinto nord-est vuoto. Perché i derby possono sempre stupirti, al di là delle motivazioni. Giusto l’orrido 0-0 del 2005, annunciato con tanta forza che i giocatori vi si adeguarono e finì tra i cori sdegnati.
Ma quella è stata l’eccezione. Può sempre uscire fuori un Castroman, un Behrami, un Klose, un Gottardi che infila Konsel al 94′ di una partita già segnata. Tutto può succedere. Non pensavo però che quello di ieri avrebbe potuto essere un derby da ricordare e da raccontare ai bambini davanti al fuoco in una sera d’inverno.

– Nonno, raccontaci del 30 aprile…
– Piccoli, è tardi e poi chissà a che ora finiamo!
– Dai, nonno, promettiamo poi subito a letto
– Da dove comincio? (le favole, si sa, i bimbi vogliono sempre che le si racconti sempre uguali, e sempre nell’ordine che loro hanno scelto)
– Comincia dall’Olandese Orrendo!
– Allora, bimbi, non vi impressionate però e non fate come l’ultima volta che Annina si è messa a piangere. C’era un Olandese Orrendo che si trovò in area e – al solo approssimarsi di un avversario – si avvitò su se stesso, si abbattè al suolo e si mise a piangere. L’arbitro, una persona impressionabile ed incapace, decise che il cattivo della Lazio doveva essere punito.
– E poi, e poi?
– Punizione ci fu, e la Roma segnò l’ingiusto rigore. L’Orrendo Barbuto, invece di esultare correttamente, andò verso la panchina della Lazio con gesti esagerati, provocatori ed irridenti. La Saggia Panchina, invece di gonfiarlo come una zampogna, attese con pazienza.
– Ma la Lazio stava vincendo, no?
– Sì, stava vincendo perché l’Inafferrabile Folletto si era preso gioco dei timorosi difensori e aveva segnato, facendo passare la palla tra le gambe di uno mentre il portiere, un Impronunciabile Polacco, stava facendosi un selfie e non si era accorto del tiro.
– Ma c’era pure un rigore per la Lazio?
– Sì, c’era, perché l’Inafferrabile Lukaku si era lanciato verso la porta avversaria e un Lento Difensore gli aveva tirato una scarpata che al tuo nonnino avrebbe provocato una frattura scomposta. Ma sempre l’Arbitro Assente – il quale anche lui in quel momento si stava facendo un selfie – non si era accorto di nulla, pensando forse che l’Inafferrabile Lukaku fosse inciampato in una zolla.
– Quindi? Quindi? (i bambini sono impazienti, vogliono arrivare subito al dunque)
– Nell’intervallo, l’Allenatore Tibetano aveva invitato tutti alla calma, e a non giocare la ripresa cercando rotule e tibie avversarie, come sarebbe stato comprensibile dopo le Ingiuste Avversità.
– E allora?
– Prima ci pensò il Gatto Albanese, che si oppose all’Antisportivo Bosniaco e mandò la palla in calcio d’angolo.
– Perché Antisportivo Bosniaco?
– Perché nel primo tempo, dopo che un giocatore della Lazio si era fatto male, il Gatto Albanese l’aveva buttata fuori (che tanto la buttava sempre fuori, anche senza che un compagno si facesse male). E l’Antisportivo Bosniaco, pensando che nessuno lo vedesse, fece il pesce in barile e non voleva restituire la palla. Che poi lo si può pure capire, dato che la palla non l’aveva mai vista fino a quel momento. E addirittura il suo compagno, l’Orrendo Tatuato, fu costretto a dargli una lezione di sportività.
– Ma chi, nonno, quello che quando insegnavano sportività era sempre assente?
– Proprio lui, pensa come stavano a sportività…
– E poi però segnarono i Buoni.
– Sì, piccolo mio, il Dio del Calcio decise che quando è troppo è troppo e allora disse: Basta!
– Ma Basta come il giocatore della Lazio?
– Certo, e prese la palla dal suo piede e la depositò nell’angolino. E tutta una nazione disse: è giusto così.
– E cosa fece poi la Roma?
– Il loro allenatore fece entrare per recuperare il risultato l’Anziano Perdente.
– Ma se era anziano e perdente perché lo fece entrare?
– Perché c’erano dei signori che avevano pagato un sacco di soldi per vederlo giocare con gli Scarpini Dorati, e poi perché era il suo ultimo derby, e avrebbe avuto occasione per l’ultima volta di vedere la Curva Nord in delirio.
– E cosa fece l’Anziano Perdente?
– Guardò gli avversari che gli correvano attorno, cercando ogni tanto di fermarli con falletti e spallate, poi si mise in un angolo a farsi i selfies. Che però non mise su Facebook.
– Ma è finita così la partita?
– No, piccini, lo sapete bene, perché il Rapido Brasiliano diede una palla magica al Bosniaco dalle Orecchie a Coppainfaccia, il quale si involò verso la prateria avversaria, alzò gli occhi forse per la prima volta in vita sua e, vedendolo solo e triste, diede la palla all’Inafferrabile Folletto.
– E… e…?
– L’Inafferrabile Folletto segnò il terzo gol, e la tristezza avvolse come un velo i Vincitori Ormai Sconfitti, che già vagheggiavano di rimonte-scudetto e si videro di fronte l’Amara Verità
– Ma perché, nonno, loro facevano rimonte-scudetto?
– Mai, piccoli, mai ne fecero. Anzi una volta sì, avevano raggiunto la Juventus e si trovarono a giocare con il Lecce ultimo in classifica.
– E allora?
– No, ve l’avevo detto: questa e poi a nanna. La favola di roma-Lecce la racconto la prossima volta.

Ecco, ogni derby può essere sorprendente, ma questo è particolare. È riuscito a caricarsi di un significato, di epica, di leggenda, di cui all’inizio non era certo dato sperare, al di là della vittoria e di una bellissima partita.

Riponiamolo quindi nello scrigno dei Derby Più Belli, e ringraziamo tutti i protagonisti, incluso l’arbitro, il collaboratore di porta, la curva sud tutta, le maglie SPQR, gli scarpini dorati, la Remuntada Attesa, Strootman e De Rossi. Grazie a tutti. Senza di voi questa domenica non sarebbe stata così bella e da ricordare.

GuyMontag




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