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	<description>Con il cielo per bandiera</description>
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		<title>Il cerchio e la botte (by Cosmo)</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 06:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneMag</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/12/il-cerchio-e-la-botte-by-cosmo/candreva/" rel="attachment wp-att-1686"><img class="alignleft size-medium wp-image-1686" alt="candreva" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/candreva-300x186.jpg" width="300" height="186" /></a>Un colpo al cerchio e una alla botte.<br />
Comincio col cerchio. La freddezza dei risultati è palese: il ‘miniciclone’ di fuoco di 4 partite si conclude lunedì sera e ha sancito l’eliminazione dall’Europa League contro una squadra alla nostra portata, &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/12/il-cerchio-e-la-botte-by-cosmo/candreva/" rel="attachment wp-att-1686"><img class="alignleft size-medium wp-image-1686" alt="candreva" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/candreva-300x186.jpg" width="300" height="186" /></a>Un colpo al cerchio e una alla botte.<br />
Comincio col cerchio. La freddezza dei risultati è palese: il ‘miniciclone’ di fuoco di 4 partite si conclude lunedì sera e ha sancito l’eliminazione dall’Europa League contro una squadra alla nostra portata, più un pareggio al derby che abbiamo rischiato sia di vincere che di perdere. Lunedì giochiamo in formazione rimaneggiata contro la squadra più forte d’Italia e rischiamo quindi di concludere il ciclo con le pive nel sacco o quasi (SGRAT). Tutto questo alla fine di una parabola discendente cominciata dopo le feste in cui ci hanno recuperato i tanti punti accumulati alla grande nel girone d’andata. Per chi è in cerca di polemica, tutto questo avviene dopo una sessione di calcio-mercato più paradossale di un film dei Coen. Una squadra che studia da grande dovrebbe uscire da un quartetto di match di tale portata almeno con un prodotto finale, il più importante delle quali doveva comunque essere la qualificazione alle semifinali.<br />
Ci siamo arrivati con il nostro miglior giocatore in convalescenza, senza un terzino destro di ruolo e giocando in difesa con Cana, ad oggi il miglior centrale della Lazio ma acquistato per fare il centrocampista. E ci siamo arrivati giocandoci il tutto per tutto in uno stadio vuoto per le intemperanze dialettico-politiche dei tifosi organizzati.<br />
La partita di ieri però è per certi versi encomiabile (ci avviciniamo alla botte) perché ci ha restituito una Lazio dalla salda dimensione internazionale il cui merito va secondo me principalmente al Mister (nel suo piccolo un cerchio e una botte simbolico della Lazio di quest’anno). Ma a questi livelli i dettagli contano e pure tanto per cui, sempre in una sintesi da stringata analisi, la Lazio segna il gol dell’1-0 al 60° e subisce il pareggio quando ancora mancano 18 minuti alla fine più recupero: un’eternità. Lo subisce per un errore individuale di Ciani (acquisto di agosto), per un pizzico di sfortuna che non manca mai (la palla mi sembra che gli passi sotto le gambe e non credo che il turco ci avesse mirato) e per un errore tattico evidente perché la Lazio non è schierata a dovere. In un’azione avversaria relativamente lenta e leggibile manca l’uomo a destra che stringe verso la palla. Era necessario farsi trovare così sbilanciati a 18 minuti dalla fine che poi segnando un gol vai in paradiso?<br />
Stai lì, cacchio, e macina gioco. Non rischiare.<br />
La botte.<br />
Ieri sera ho avuto la prova provata che abbiamo una squadra di ragazzi con le palle d’acciaio, al netto degli errori individuali e dei limiti tecnici. Alla Lazio succede di tutto, chi ci viene dovrebbe saperlo e dovrebbe tatuarselo sul torace. Noi tifosi lo sappiamo bene (non tutti, solo quelli in buonafede).<br />
Quando le cose filano lisce, vedi autunno/primo inverno, la Lazio vola, vince e convince. Poi iniziano gli infortuni, le decisioni arbitrali palesemente contrarie, il numero delle partite da giocare aumenta, i giorni di allenamento diminuiscono. Ogni giorno c’è una polemica. Ogni santissimo giorno che Cristo manda in Terra nell’ambiente Lazio bisogna fare il finimondo per una cazz.ata. Andiamo a Monchegladbach e ci danno tre rigori contro, a Istanbul troviamo l’arbitro del signore degli anelli. Platini ci odia. Blatter ce vole ammazzà. Gandhi fa i digiuni contro di noi, Rizzoli sente per radio cosa deve fare sul fallo di Candreva. A Torino ci fanno giocare nella tormenta. In dieci. Sempre più spesso in dieci, tanto che ieri ero contento come se avessimo passato il turno perché abbiamo finito in 11.<br />
Fattori imponderabili (cit.) che ci costringono a cambiare tattica, assetto, statuto sociale con la Lazio spesso a difendersi a strigne er c.ulo. A Torino un pippone chiamato jonatas entra e dopo 4 secondi indovina il piattone e segna, unico tiro in porta dei granata. Ieri i turchi fanno un’azione una e trovano il tiro-tunnel-a fil di palo. IL tutto mentre sugli spalti dell’Olimpico di Roma, ripeto di Roma, non ci sono tifosi laziali ma duecento ospiti con maglia e bandiere del Fenerbahce. Eppure sti ragazzi non mollano mai: qualsiasi cosa succeda si mettono lì e giocano. Come se non ci fosse un domani. Sempre. E sono bravi. Sottovalutati ma bravissimi. Sarebbero titolari quasi ovunque.<br />
Dopo il pareggio turco giocano come se bastasse un solo gol per qualificarci, in tutte le partite o quasi creano, corrono, danno il fritto e puntualmente arriva l’episodio negativo. E loro, marmorei, giocano. Col cuore, senza tirare mai indietro la gamba. I giornali ci snobbano, alcuni ci insultano, per altri siamo già squalificati per il calcio scommesse.<br />
Il presidente sembra l’Alberto Sordi di “Troppo forte” (tarata-tta-ta).<br />
Abbiamo una rappresentativa di calcetto fuori rosa. Ci sono i tifosi che ogni due cori per i giocatori ne fanno dieci contro Lotito, il sistema, contro i virus informatici e le tette al silicone. Al derby sbagliamo il rigore, ci espellono un giocatore, e tutto sembra acchittato quasi fosse la partita del cuore di Titty. Eppure loro lì. Immensi professionisti. Ragazzi straordinari con un mister che parla in tedesco con Klose, in serbo con Lulic, in amatriciano con Manzini e usa pure il linguaggio dei muti con Lotito per compensare la logorrea.<br />
Un signore. Un simbolo di stile. Un’identità di gioco (e qualche fregnaccia tattica).<br />
Abbiamo giocato 13 partite più della Riomma, 7 più del Milan, 15 più della Fiorentina. L’ultima decisione arbitrale a favore (il mani di Floccari) ce la stanno facendo pagare col vitalizio: Suffer for Life.<br />
Eppure che squadra, che carattere, che palle d’acciaio. Meritereste di vincere la coppa Italia e arrivare terzi. Voi soprattutto, poi anche noi tifosi. Più dei ladroni rossoneri, i piagnoni napoletani che subiscono un rigore ogni dieci anni, più dei nerazzurri che in panca c’hanno uno che se fa l’interviste finte allo specchio. Più di quel baraccone giallo rosico che ha sfondato da quel dì il muro del ridicolo. Più della Fiorentina con Della Valle che balla in tribuna come il peggiore dei nerd. (andasse a tempo almeno: fancul.o lui e pure quella zoccola della mamma di Cecchi gori, maledetta ‘ndo riposa).<br />
Adesso dovrei scrivere le conclusioni. Eccole. La Lazio mi piace, Petko me lo tengo; fortuna e arbitri a favore non ce li avremo mai; Lotito dovrebbe passare al 3.0; servono un centrale, un terzino ambidestro, 1 centrocampista e due attaccanti; Serve che i tifosi facciano i tifosi come ieri, come al derby. E poi un sacco de m.erda: la rioma, il cds, la repubblica, il messaggero, Gollum, la rioma, i turchi, la rioma, i fattori imponderabili, la sfiga, Platini, i fascisti, i pali, la neve e Rizzoli. E romammerda e vaffanculo.</p>
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		<title>Caro Michel&#8230; (by Sbracchiosauro)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 07:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneMag</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/08/caro-michel-by-sbracchiosauro/fenerbahce-lazio1/" rel="attachment wp-att-1681"><img class="alignleft size-medium wp-image-1681" alt="fenerbahce-lazio1" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/fenerbahce-lazio1-300x172.jpg" width="300" height="172" /></a>Bravo Michel, ce l&#8217;hai fatta.<br />
Sei riuscito a rompere il giocattolo.<br />
E&#8217; impossibile non collegare l&#8217;arbitraggio perfetto nella sua scientificità, implacabile nella sua precisione millimetrica, alle tue minacce alla Lazio.<br />
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/08/caro-michel-by-sbracchiosauro/fenerbahce-lazio1/" rel="attachment wp-att-1681"><img class="alignleft size-medium wp-image-1681" alt="fenerbahce-lazio1" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/fenerbahce-lazio1-300x172.jpg" width="300" height="172" /></a>Bravo Michel, ce l&#8217;hai fatta.<br />
Sei riuscito a rompere il giocattolo.<br />
E&#8217; impossibile non collegare l&#8217;arbitraggio perfetto nella sua scientificità, implacabile nella sua precisione millimetrica, alle tue minacce alla Lazio.<br />
E&#8217; impossibile non riconoscere le mani che hanno spinto un branco di servi scozzesi a fare il lavoro sporco.<br />
Quello stesso lavoro sporco che voi non avete il coraggio di fare in prima persona.<br />
Già, perchè escludere una squadra per il comportamento di una parte, minoritaria o meno è lo stesso, dei suoi tifosi sarebbe un problema, imporrebbe la stessa attenzione verso curve più blasonate e meno vivisezionate, rischierebbe di portare all&#8217;esclusione di squadre intoccabili.<br />
E allora meglio pilotare un&#8217;eliminazione per mano, anzi per fischio, di un fedele quanto piccolo uomo.<br />
Ma così facendo, Michel, non hai fatto altro che confermare come per voi quello che conta sia il prodotto che offrite al pubblico televisivo di lobotomizzati.<br />
Mica si può chiamare in causa la cara e vecchia sudditanza psicologica che per anni chi ti ha preceduto, in ambito locale come internazionale, ha utilizzato per mascherare le trame che venivano decise a tavolino.<br />
Nè si può pensare alla buonafede di certi errori, così marchiani da essere evidenti pure per chi il Calcio ha iniziato a seguirlo ieri.<br />
Poco conta, in questo contesto, il motivo che ha ispirato tanto risentimento.<br />
A voi, viscidi schiavi del profitto, non vi interessa la lotta al razzismo, non vi interessa ora nè vi è mai interessata.<br />
La vostra è ipocrisia.<br />
Pura, semplice e squallida ipocrisia.<br />
Come quella di un Boateng qualsiasi che si ribella a 4 subumani varesotti e si dimentica di farlo quando al suo compagno Balotelli vengono mostrate banane dalla sua ex curva.<br />
Chè poi mostrargliele era già un passo avanti rispetto a chi, le banane vere, gliele aveva impunemente tirate addosso anni prima.<br />
Ipocrisia.<br />
E mi fa ancora più schifo nel momento in cui per ottenere il profitto maggiore usate un tema così importante, fondamentale, come quello dell&#8217;antirazzismo.<br />
Tema che andrebbe trattato col massimo rispetto e con la massima attenzione, nel contesto dell&#8217;intera società moderna, e non ridotto a problema di una tifoseria piuttosto che di un&#8217;altra.<br />
Io mi sarei anche rotto di dover condannare chi non ha altro da fare che andare allo stadio a intonare cori con un braccio teso o con un pugno chiuso, senza rendersi conto di essere più fuori contesto di una scoreggia in ascensore.<br />
Certe questioni di civiltà, di educazione, di rispetto, non possono essere ridotte a questo.<br />
Già il rispetto.<br />
Quello stesso rispetto che predicate con i vostri spottini  prima, dopo e durante le partite.<br />
Giusto a colpi di spot potete andare avanti, nella vostra logica commerciale.<br />
Come se il sapore dei biscotti del mulino fosse migliorato dopo aver investito centinaia di migliaia di euro per far parlare Banderas con una gallina.<br />
E poi non siete nemmeno capaci di punire un giocatore qualsiasi (Barton) che per insultare un collega (Thiago Silva) gli twitta che è un transessuale.<br />
No, caro il mio Michel, stavolta l&#8217;avete fatta troppo grossa.<br />
La farsa di ieri sera è una pietra tombale sulla credibilità di un intero Sport, ridotto a talent show in cui il vincitore viene scelto in base al gradimento del pubblico.<br />
Che dicono i vostri sondaggi?<br />
Chi è meglio far arrivare in finale di Champion&#8217;s?<br />
Quale finale avrebbe lo share più alto?<br />
E poi, dove sono quelli che dovrebbero difendere non tanto una squadra o i suoi tifosi, quanto uno Sport in generale?<br />
Che ha da dire il presidente Malagò in merito?<br />
Lui, che ha basato la campagna elettorale che l&#8217;ha portato all&#8217;elezione anche, se non soprattutto, sulla meritocrazia, dovrebbe essere indignato nel vedere come i valori in campo vengano stravolti, falsati da una scelta ponderata a tavolino.<br />
Dove sono i dirigenti federali?<br />
Dove sono quelli che nel 2002 si rivoltarono contro il povero malcapitato Byron Moreno, colpevole di aver eliminato una squadra dalla massima competizione mondiale solo per favorire i padroni di casa e quindi gli organizzatori dell&#8217;evento?<br />
C&#8217;è un silenzio assordante.<br />
Lo stesso silenzio assordante che proviene da giornalisti e sedicenti tali.<br />
Dove sono le levate di scudi in difesa, ripeto, di uno Sport svilito?<br />
Dove sono i graffianti editoriali?<br />
No, non ci sono, tenuti nei cassetti in attesa di occasioni migliori.<br />
Perchè raccontare alla gente come il Calcio sia stato ridotto a essere una fiction televisiva, rischiando di aprire qualche occhio, quando si può comodamente alimentare il carrozzone raccontando l&#8217;ultima cassanata dell&#8217;omonimo o spettegolando sull&#8217;ultimo flirt di Balotelli?<br />
Cari giornalisti, mi dovete spiegare una cosa, che davvero fatico a capire.<br />
Perchè se una partita viene manovrata da un gruppo di scommettitori è uno scandalo, e se invece viene indirizzata verso un risultato dai vertici organizzativi con la complicità di un inetto scozzese va tutto bene?<br />
Non sono sempre e comunque dei soldi a muovere tutto?<br />
Che siano quelli degli sponsor televisivi o quelli di un gruppetto maldestro di zingari o addirittura di un potere occulto che viene da Singapore, sempre sbagliato dovrebbe essere.<br />
E allora, o fenomeni che riuscite a scovare latitanti in paesini dell&#8217;entroterra slavo, perchè non alzare la voce anche adesso?<br />
Perchè non chiedere conto a chi, negli anni, ha reso lo Sport più bello (o uno degli) del mondo finto come il più squallido degli incontri di wrestling americano?<br />
Perchè non dire basta?<br />
Per una volta rendete giustizia alla realtà, raccontate di come il Calcio ieri si sia dimostrato più scontato di un triste film porno in cui la protagonista sa che dopo un po&#8217; di corteggiamento e qualche timida resistenza, inevitabilmente finirà piegata al volere del regista di turno, per realizzare i perversi desideri del pubblico voglioso.<br />
Tutti complici, tutti fermi, tutti allineati.<br />
Ma ieri l&#8217;avete fatta troppo grossa.<br />
Ieri non ha perso la Lazio, ieri ha perso il Calcio, ha perso lo Sport.<br />
Ma non potrete fermare la passione vera che prima o poi vi esploderà sui denti.<br />
Giovedì prossimo io sarò là fuori, fuori da quello stadio che avete deciso di chiudere seguendo i vostri marketing advisors.<br />
Consapevole che se dovesse succedere l&#8217;impensabile, a prenderlo in quel posto non sarebbero 11 poveri turchi, ma tutto il vostro bel sistema.</p>
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		<title>La partita invisibile (by Cosmo)</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 10:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneMag</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/05/la-partita-invisibile-by-cosmo/fenerbahce-lazio/" rel="attachment wp-att-1673"></a></p>
<h1><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/05/la-partita-invisibile-by-cosmo/fenerbahce-lazio/" rel="attachment wp-att-1673"><img class="alignleft size-medium wp-image-1673" alt="fenerbahce-lazio" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/fenerbahce-lazio-300x169.jpg" width="300" height="169" /></a></h1>
<p></p>
<p>Egregio direttore De Paola, sono un tifoso della Lazio.<br />
Se non ha già cestinato la mia lettera dopo aver letto la prima riga, vorrei metterla al corrente di quanto è successo, sul sito che lei dirige, il giorno 4 aprile &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/05/la-partita-invisibile-by-cosmo/fenerbahce-lazio/" rel="attachment wp-att-1673"></p>
<h1><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/04/05/la-partita-invisibile-by-cosmo/fenerbahce-lazio/" rel="attachment wp-att-1673"><img class="alignleft size-medium wp-image-1673" alt="fenerbahce-lazio" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/fenerbahce-lazio-300x169.jpg" width="300" height="169" /></a></h1>
<p></a></p>
<p>Egregio direttore De Paola, sono un tifoso della Lazio.<br />
Se non ha già cestinato la mia lettera dopo aver letto la prima riga, vorrei metterla al corrente di quanto è successo, sul sito che lei dirige, il giorno 4 aprile del 2013.</p>
<p>Da tifoso della Lazio nonché appassionato di calcio, alle 20.30 ho cliccato sull’home page del suo sito per conoscere le ultime notizie e le formazioni ufficiali della partita tra Lazio e Fenerbahce che si sarebbe svolta alle 21.00, quindi mezz’ora più tardi.</p>
<p>Lei non è forse al corrente che, a mezz’ora dal fischio d’inizio di una gara valevole per i quarti di finale di Europa League in cui era impegnata una squadra italiana, sul sito che lei dirige non era presente uno strillo, un trafiletto, un box o una foto che annunciasse l’evento. Nulla.<br />
Probabilmente lei si era preso un giorno di ferie e ha lasciato la gestione redazionale a qualche suo collaboratore un po’ distratto.<br />
Non c’è altra spiegazione.<br />
La foto principale dell’home page del sito che lei dirige, a mezz’ora da un evento calcistico importante per l’Europa, l’Italia e per la città di Roma – in quanto era impegnata la Lazio che è una squadra di Roma – era dedicata alla coppia Francesco Totti -  Ilary Blasi impegnati nella giornata in questione ad inaugurare un nuovo reparto all’Ospedale Gemelli.<br />
Un’iniziativa lodevole che andava giustamente sottolineata, per carità.<br />
Almeno per coerenza e per continuità, sull’onda lunghissima del ‘culto della personalità’ che il genuflettente corriere dello sport ha da sempre, ma con accentuata intensità negli ultimi quindici giorni, garantito al capitano della squadra giallorossa.<br />
Spesso manipolando la realtà e omettendo decine di dettagli sulla carriera di Totti per inseguire probabilmente i lettori di un altro noto quotidiano locale, che ha anche la fortuna di ricevere un sostanzioso contributo editoriale vicino al milione di euro.<br />
Oppure per rispondere per le rime alla partnership sancita fra l&#8217;Ansa e la società che ha sede a Trigoria.</p>
<p>Ma queste sono questioni di poco conto, che lei ironicamente catalogherà come deliri di un tifoso affetto da sindrome di accerchiamento, morbo di cui spesso siamo accusati noi laziali.<br />
Mi lasci fare una breve digressione  per precisare che una cosa è la sindrome d’accerchiamento, un’altra cosa – ben diversa – è la sindrome (il nome glielo dia lei, o il suo collaboratore distratto) del non passare per imbecilli.<br />
Le dico subito che so già che lei prenderà questa digressione come la palla al balzo per negare la maggiore visibilità concessa alla Roma e per non rispondere nel merito, come le ho già sentito fare parecchie volte nei suoi interventi radiofonici.<br />
La linea editoriale del Corriere dello Sport nel corso degli anni, a cui lei si è perfettamente adeguato, anzi direi omologato, parla chiaro.<br />
Come parla chiaro ciò che è avvenuto il giorno della partita Fenerbahce –Lazio, quando la prima ‘ultim’ora’ relativa alla partita in questione è apparsa alle 20.45 e riportava la scelta di Petkovic di far giocare Kozak titolare.<br />
Una riga scritta in rosso sopra la foto principale ancora dedicata a Totti e a Ilari Blasi.<br />
Non credo che ci sia nessuna giustificazione giornalistica dietro la quale nascondersi per spiegare ciò che lei o il suo distratto vice siete riusciti a combinare in un giorno che, grazie alla vostra scelta editoriale, rimarrà impresso nella storia del giornalismo romano.<br />
Un giorno epico, direi, come il famoso gol di Turone. Tanto per rimanere nel campo delle manipolazioni.</p>
<p>La risposta che mi attendo da lei non è certo l’ammissione della vostra linea editoriale che è quella di servire i lettori della sponda giallorossa della capitale di tutto il necessario che li renda quello che sono: inconsapevoli, artificiosamente felici, ignoranti ma paganti. Emblematicamente consumisti.</p>
<p>Non per niente sul suo giornale, un paio di mesi fa, campeggiò per una giornata intera la foto di uno sceicco che non corrispondeva al simpatico signore arabo che ha tentato invano di acquistare alcune quote della società giallorossa.<br />
La foto che voi metteste sul vostro sito raffigurava un’altra persona. Un errore colossale su cui avete sorvolato, così come siete bravi a minimizzare ogni informazione negativa riguardante la Roma affinché risalti sempre una notizia, magari non attendibile, magari falsa, che tenga alto l’umore della sua truppa.<br />
Umore che, se volessimo aprire un’altra parentesi, non sarebbe così alto se il vostro giornale facesse una inchiesta seria sui conti in rosso della società romana governata di fatto da una banca.</p>
<p>Persino sulla Gazzetta dello Sport si è potuto leggere dell’esistenza della partita suddetta, sebbene la notizia principale fosse dedicata ai quattro gol segnati in amichevole da Pazzini. Ma, si sa, il campanilismo è di casa un po’ ovunque.<br />
Con la Gazzetta vi siete anche spartiti il malloppo del ridicolo in occasione dell’elezione del nuovo Pontefice quando dedicaste al binomio Papa Francesco-Francesco Totti, molti più byte e tempo di impaginazione della partita Fenerbahce-Lazio che, le ricordo, si è giocata alle 21.00 del 4 aprile 2013.</p>
<p>Nel salutarla, le vorrei fare un grandissimo augurio che penso di poter estendere a tutti i tifosi della Lazio, anche se lei non lo è.<br />
Le auguro che, in caso di un derby di finale di Coppa Italia, sia la Lazio ad aggiudicarsi il trofeo per non costringere lei e i suoi collaboratori a passare nottate insonni montando DVD e colorando pagine di giornale.<br />
Se la Lazio dovesse vincere la Coppa Italia ci basterà un semplice “Grazie Lazio” che per noi ha il dolce ricordo del day after più bello degli ultimi quindici anni.</p>
<p>Cordialmente.</p>
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		<title>Soli (by GuyMontag)</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 06:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneMag</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1663" alt="Lazio_fene" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/Lazio_fene-300x178.jpg" width="300" height="178" /></p>
<div>E&#8217; un momento molto triste. Diciamo che una sconfitta ci può stare.</div>
<div id="msg_1173767">Non così. Ma tant&#8217;è, è successo. In altri topic si brucerà in effigie quel mentecatto vestito di fucsia e la sua accolita di sodali (sì perché per dare &#8230;</div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1663" alt="Lazio_fene" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/04/Lazio_fene-300x178.jpg" width="300" height="178" /></p>
<div>E&#8217; un momento molto triste. Diciamo che una sconfitta ci può stare.</div>
<div id="msg_1173767">Non così. Ma tant&#8217;è, è successo. In altri topic si brucerà in effigie quel mentecatto vestito di fucsia e la sua accolita di sodali (sì perché per dare quel rigore da pantomima ce se so&#8217; messi in due). Non sono complottista e non credo che l&#8217;imbecille sia stato mandato là per affossarci, e che il suo comportamento sia invece frutto di mediocrità, ruffianeria e vigliaccheria. Un ometto piccolo e pelato. Certo che magari qualcuno nelle stanze uefa stasera manderà un sospiro di sollievo. Non è finita, non è ancora finita, ma nzomma chi ben comincia è già a metà dell&#8217;opera.Da notare come però siamo soli. Di noi non frega niente a nessuno. Nei prossimi giorni non assisteremo a nessuna levata di scudi, nessuna vibrata protesta in nessuna sede istituzionale o meno. I giornali non si stracceranno le vesti, la sconfitta accenderà per un attimo il focherello dell&#8217;interesse di quelle testate che il solo nominar porta disgrazia, ma giusto un attimo. L&#8217;Imbecille (ce ne sono tanti, l&#8217;arbitro è UN imbecille, ma mi riferivo all&#8217;Imbecille, che ce n&#8217;è solo uno) si approprierà delle prime pagine senza sforzo, magari verrà nominato ambasciatore dell&#8217;Unicef o verrà intervistato per avere un suo parere sulla situazione politica italiana, o ci saran no i lanci dell&#8217;ansa sul fatto che è in dubbio, non gioca, forse sì, sta stringendo i denti, con forza, ecco sì ce l&#8217;ha fatta&#8230; altrimenti sarà il progetto di pallotta, o le emorroidi della sorella di Piris, ma su di noi calerà la plumbea coltre del silenzio.Il fatto è che noi non siamo così odiati, piuttosto siamo ignorati. Ad ogni livello. Me le sono conservate le pagine del (****) e del (****) dello Sport, ho scattato istantanee dei loro siti dai quali era alquanto difficile evincere che la Lazio fosse ancora in Europa. Mi piacerebbe avere una conversazione con i suddetti giornalisti, per chiedere spiegazioni. Ma cosa potrebbero dire, che noi non sappiamo già? Cosa potrebbe dire l&#8217;ineffabile fischietto scozzese che noi non sappiamo già?Soli, mazziati da arbitri cornuti, abbandonati ed ignorati a livello nazionale e locale, giocheremo la gara della vita da soli. Senza pubblico, perché anche la nostra curva, in combutta con l&#8217;uefa, ha deciso che la rimonta impossibile dovesse avvenire a porte chiuse.</div>
<div id="msg_1173767">
<p>Non so voi, ma io mi sento schiacciato in questi giorni. La tristezza di Lazio-Catania, l&#8217;impossibilità di qualsiasi comprensione da parte dei nostri Ultras del fatto che non possono più fare come cazzo gli pare, e i foschi scenari che si prefigurano, la schifosa (uso un eufemismo) omertà dei nostri quotidiani locali sui comportamenti di quei pezzi di merda (altro eufemismo) di tifosi di quella merda di squadra (ulteriore eufemismo) durante il derby primavera. E quel romanista (non uso più eufemismi) dell&#8217;arbitro di stasera, a completare il quadro.</p>
<p>E ora, divisi, soli ed abbandonati, stanchi depressi e sfiduciati attendiamo il derby, che se dovevo immaginare un momento peggiore, tre giorni prima del ritorno impossibile&#8230;</p>
<p>Ma noi siamo anche questo. Mai coccolati da nessuno, abbiamo imparato a non contare su nessuno. Non ci aspettiamo spinte dall&#8217;esterno, incoraggiamenti e solidarietà, non l&#8217;abbiamo mai fatto. E se adesso oltre a tutto ci si è messa anche una parte della curva, la nord che non tradisce, a mettere i bastoni tra le ruote, ecco proprio ora nel momento più buio, io sono ottimista.</p>
<p>Perché è in questi momenti che la Lazio si ritrova. La Lazio non ha bisogno di ambiente, non ha bisogno di noi, piagnoncelli e cacadubbi da quattro soldi. La Lazio c&#8217;è, c&#8217;era anche stasera, c&#8217;era in dieci come c&#8217;era in dieci a Torino. Ci sono giovanotti che hanno voglia di correre, che si impegnano, le maglie bagnate di sudore, loro sì, è tornato Miro, è tornato Stefano (anche se Macbeth ce l&#8217;ha eliminato per il ritorno). E magari ci dice pure culo, hai visto mai. Magari becchiamo un arbitro che la moglie è appena fuggita con un turco.</p>
<p>Crederci non costa veramente nulla, ma per credere occorre sguardo limpido e cuore puro. Perché credere va oltre ogni considerazione logica, anzi esula totalmente dalla logica, altrimenti non avrebbe senso. E io, come disse uno, credo quia absurdum. Voi fate un po&#8217; come cazzo vi pare.<br />
Forza Lazio, amore mio.</p>
</div>
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		<title>Trentamila modi di essere laziali (by GuyMontag)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 19:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RedazioneMag</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/03/14/trentamila-modi-di-essere-laziali/olimpico01/" rel="attachment wp-att-1654"></a><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/03/14/trentamila-modi-di-essere-laziali/20110928_laziali/" rel="attachment wp-att-1658"><img class="alignleft size-medium wp-image-1658" style="border: 1px solid black" alt="20110928_laziali" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/03/20110928_laziali-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a>Si spendono in questi tempi oceani di parole sul concetto di unità della tifoseria. Uniti si vince. Uniti si superano tutti gli ostacoli. Uniti si affrontano tutti gli avversari, tanti se ne hanno fuori dal campo, se ci mettiamo pure &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/03/14/trentamila-modi-di-essere-laziali/olimpico01/" rel="attachment wp-att-1654"><a href="http://www.lazio.net/mag/2013/03/14/trentamila-modi-di-essere-laziali/20110928_laziali/" rel="attachment wp-att-1658"><img class="alignleft size-medium wp-image-1658" style="border: 1px solid black" alt="20110928_laziali" src="http://www.lazio.net/mag/wp-content/uploads/2013/03/20110928_laziali-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a></a>Si spendono in questi tempi oceani di parole sul concetto di unità della tifoseria. Uniti si vince. Uniti si superano tutti gli ostacoli. Uniti si affrontano tutti gli avversari, tanti se ne hanno fuori dal campo, se ci mettiamo pure a trovarli al nostro interno&#8230;</p>
<p>Si fanno esempi di muraglie umane, di stadi tappezzati di giallonero, come a Dortmund, si porta ad esempio di tifoserie unite quelle inglesi: stadi bellissimi, sempre pieni, dove la tifoseria organizzata non esiste, non ci sono Irriducibili, Boys, Fedayn, Drughi, Commandos, non ci sono striscioni, fazioni, gruppi rivali che si fanno la guerra interna, oppure le sciarpate e i cori emozionanti del calcio argentino, lo stadio (giuro, mi sono commosso) del Celtic per la sfida col Barcellona. Oppure altre realtà, che riempiono gli stadi con calore, affetto, supporto, pari se non maggiori a quelle del calcio. Li vediamo, questi stadi gonfi di passione durante il Sei Nazioni di rugby, masse di allegri tifosi, famiglie, vecchie e ciccioni ognuno con la sua sciarpa, ognuno col suo sorriso. Sono tanti, invadono Roma a migliaia e quando se ne vanno, abbiano vinto o perso, lasciano solo una scia di birra, di passeggiate, di cori sulla scalinata di piazza di Spagna, di sciarpe scambiate e pacche sulle spalle.</p>
<p>Non esageriamo nel mitizzare gli altri. Ognuno ha le sue magagne, alcune ben note, se negli stadi inglesi non c&#8217;è più violenza, magari questa si è spostata poco oltre gli spalti, non è che di colpo quelli del Millwall e del West Ham vanno a farsi una birra insieme o si mischiano nelle curve, e magari prima di un River-Boca oppure dopo si sono ammazzati per strada a pistolettate, perché in Argentina ci vanno sul pesante. Non so se avete visto una serie di documentari, chiamati Football Hooligans International, presentati da Danny Dyer (l&#8217;attore di Football Factory), che girava tra le realtà dell&#8217;hooliganismo mondiale. Non si salva nessuno, dalla Turchia all&#8217;Olanda, dai ferocissimi serbi agli efferati argentini, noi facciamo quasi la figura delle mammolette (OT è venuto a Roma, a vedere Lazio-roma del lavandino di Ledesma, un tempo per curva. Non perdetevelo, se capita&#8230; EOT).</p>
<p>Mammolette non siamo, però. Tutt&#8217;altro. L&#8217;interessante di questi documentari è che ci fanno vedere un altro mondo, un mondo che &#8211; per la maggior parte di noi &#8211; è totalmente sconosciuto. Un mondo che ha altri valori, altri canoni, altre regole, altri rapporti gerarchici. Noi non ci veniamo quasi mai a contatto, nella vita quotidiana. Lo stadio è invece il punto d&#8217;incontro, dove tutte le gerarchie si ribaltano, dove un manager sta accanto al suo autista, il ricco al povero, il galantuomo al bandito. Ma per quei novanta minuti, non conta. Lo stadio è di una democrazia disarmante, abbatte tutte le barriere di razza, colore, censo. Tutti uniti per uno scopo.</p>
<p>Ma anche no.</p>
<p>E&#8217; sempre successo, non facciamoci dei film colorati di seppia dalla nostalgia della gioventù. La politica nello stadio, parlo per me, c&#8217;è sempre stata. Mi ricordo un derby, al tempo del rapimento di Moro, e la curva dove alloggiavo (un&#8217;intera curva, non pochi scalmanati) gridava &#8220;i fasci di Roma lo grideranno in coro, non ce ne frega un cazzo di Aldo Moro&#8221;. Da quello allo striscione &#8220;Roma è fascista&#8221; è passato del tempo, ma manco tanto, poi.</p>
<p>C&#8217;è chi si scandalizza. Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l&#8217;ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango.</p>
<p>Con tutto che non arrivo a concepire, in definitiva devo accettare, qualora non porti nocumento alla Lazio. Poi però succede che, in seguito alle manifestazioni esteriori di alcuni esponenti della curva, che proprio non gliela fanno, le istituzioni preposte alla gestione del calcio dicono che non si può. Potremmo stare a discutere decenni sui due pesi e sulle due misure, su come un episodio viene visto in modo differente a seconda di chi è protagonista, che se sei diciamo bianconero e canti &#8220;se saltelli muore Balotelli&#8221; è simpatica goliardia e se ad uno nella nord scappa un peto diventa lancio di lacrimogeni e conseguente squalifica per sempre da tutte le competizioni. Se ingaggiamo questa battaglia, io sono al vostro fianco.</p>
<p>Faccio molta fatica, però, ad essere solidale con coloro che &#8211; nonostante tutti gli avvertimenti di questo mondo &#8211; continuano a voler affermare un principio. Che qui si fa quello che vogliamo noi. Ragazzi&#8230; già non sopporto travasi dall&#8217;altro a questo mondo. Ci sono, li constato, ma non li sopporto. Poi, lo sapete, lo sapevate a cosa andavamo incontro. Il rischio, poi divenuto realtà, è che ci schiaccino come una nocciolina. Come conseguenza, inoltre, non avremo alcuna solidarietà, dato il gesto che ha provocato la sanzione. Soli, cornuti e mazziati.</p>
<p>Cerco di capirli, sono sicuro che la sanzione li ha colti di sorpresa. Era quello che hanno sempre fatto, loro come tanti altri, per uno che sapeva cosa rappresentava il braccio teso, tanti ci vedevano un gesto di ribellione, di antagonismo, e il buuh oppure il romanista ebreo naturalmente non aveva riferimento diretto ai campi di cotone in Alabama o ai forni di Mauthausen, ma al gusto adrenalinico di odiare ed essere odiato, e più ti insulto, più ti ferisco dove ti fa più male, più mi alimento di sentimenti forti, che sono la mia linfa vitale, allo stadio. Laddove un nero od ebreo, fuori dal contesto, è magari un compagno di lavoro o uno col quale durante la settimana scherzo o vado a prendere una birra.</p>
<p>Capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo. Capire che non son più loro a dettare le regole su quello che si può e non si può fare, si può o non si può dire. Se non lo capiscono non c&#8217;è futuro. Il futuro è quello della nocciolina, loro magari troveranno in questo almeno una soddisfazione di antagonismo e ribellione al sistema, io manco quello. Le battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.</p>
<p>Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D&#8217;ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un &#8220;non lo sapevo&#8221;. Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c&#8217;è un&#8217;unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che &#8211; con ogni probabilità &#8211; non è in grado di prevenire ogni atto &#8220;pericoloso&#8221;, e che &#8211; comunque &#8211; non vorrei mai come esecutrice violenta di una &#8220;pacificazione&#8221; interna (non mi piacciono i manganelli all&#8217;esterno, non li tollererei all&#8217;interno).</p>
<p>SI utilizzino gli strumenti che ci sono, sia tecnologici che legali, si avverta (questo lo può fare senza problemi la S.S. Lazio) che chiunque si diletterà in comportamenti suscettibili di sanzioni verrà identificato e punito di conseguenza, con l&#8217;impossibilità futura di frequentare lo stadio, e chi di dovere metta in atto quanto minacciato, se sarà il caso. Sono sicuro che la stessa curva non potrà che essere solidale con questo atteggiamento, che avrà l&#8217;effetto di spostare l&#8217;attenzione da termini generici come &#8220;tifoseria&#8221;, &#8220;ultras&#8221;, &#8220;curva&#8221;, a quelli più specifici di un Mario Rossi o Francesco Bianchi.</p>
<p>Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c&#8217;è solo la nocciolina.</p>
<p>di GuyMontag</p>
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