Floccari ci ha sempre «creduto». La fede come guida nella risalita (Gazzetta dello Sport)


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Raccontano che il primo contatto di Sergio Floccari con Lotito — erano gli ultimi giorni del 2009 — fu speciale. Quantomeno originale. Il presidente parlò con l’attaccante nel pieno della trattativa che dal Genoa lo stava portando alla Lazio. Una chiacchierata conoscitiva, si fa così. E Floccari rivelò a Lotito di essere molto credente, un convinto praticante della religione cattolica. E allora non c’è da stupirsi se lo stesso Lotito, tre anni più tardi, per difendere il suo giocatore dalla manogaleotta con cui ha affondato l’Atalanta, ha raccontato: «Ho parlato con lui, mi ha detto di non ricordare e io gli credo: Sergio è persona seria, conduce una vita quasi monastica». Detto che l’accostamento calcio-religione per «rivendicare» la bontà di un’azione di gioco è di sicuro un po’ ardito, il ritratto non è poi tanto fuori luogo.

La fede
Mettiamola così, Floccari è uno che ha fede: nella vita, nel calcio, in se stesso. Come quella volta che chiese il permesso a Edy Reja per andare a Mileto, in Calabria, per l’anniversario della morte della mistica Natuzza Evolo: «Le sarò sempre grato». Una volta Natuzza le apparve pure in sogno, tanto che Floccari si precipitò in ospedale per farle visita, poco prima della morte. Lotito ha sempre ricordato il viaggio dell’attaccante a Medjugorje. Quando giocava nell’Atalanta, invece, a Sergio bastarono meno chilometri per andare a conoscere di persona Loris Francesco Capovilla, arcivescovo, ai tempi segretario particolare di papa Giovanni XXIII.

La sorte
È da sempre cosi: calcio e fede sono sempre andati a braccetto, fin da quando Floccari cominciò a correre dietro a un pallone all’oratorio di Nicotera. Ora la fede, nelle sue qualità, gli è servita per riprendersi la Lazio. Edy Reja un giorno confessò a taccuini spenti: «Se la società avesse tenuto Floccari invece di andare ad acquistare Cisse, oggi la Lazio sarebbe in Champions». Sergio è tornato a Roma in estate. Sembrava di passaggio, l’obiettivo del club era il turco Burak Yilmaz. A fine agosto poi Floccari ha rifiutato il Bologna prima e l’Inter poi, sfidando la sorte. E fino a dicembre non è che le cose siano andate alla grande: 3 gol in Europa League, di cui un gioiello da slalomista a Maribor, ma zero in campionato. E Petkovic spesso gli preferiva Kozak.

Al lavoro
Sembrava l’anticamera di una (nuova) cessione a gennaio, con il Napoli sullo sfondo. Ma sotto Natale è cambiata la musica. Floccari si è allenato e si è presentato a Formello in perfetta forma: evitati i panettoni, neppure un grammo di troppo. Ha lavorato duro, ha sgomitato: è cambiato l’atteggiamento e Petkovic non ha potuto non notare. Ora è il 12o perfetto: con il Cagliari è entrato e la Lazio ha ribaltato il match, con il Catania ha servito due assist a Hernanes, domenica ha sbloccato il match con l’aiuto di una mano. Era la mano de Dios, Maradona e l’Atalanta perdonino. (davide stoppini)


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