Dal sorpasso al sorpassino La Lazio spreca e impreca (Corriere della Sera)


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Biancocelesti bloccati in casa dal Chievo, la Roma staccata di un solo punto

ROMA
Niente fuga, solo un piccolo allungo. Che l’occasione di staccare la Roma di tre punti e così blindare l’accesso diretto alla Champions sia stata amaramente sprecata lo dice pure Stefano Pioli, deluso per come la sua Lazio sia stata prima lanciata da Miro Klose e poi riacciuffata con un gol di Alberto Paloschi dal volenteroso Chievo di Maran. Deluso, sì, ma forse anche un po’ frastornato da un pari di sicuro fuori programma: «Certo, siamo delusi, ma abbiamo guadagnato un punto sulla vetta e non abbiamo permesso alla Juve di vincere il campionato», ha detto il tecnico non focalizzando che non è stata l’aquila, ma Quagliarella, a guastare la festa bianconera.
E il fatto che la doppia possibilità di scappare verso la Champions e far sprofondare i cugini giallorossi l’avesse apparecchiata il sabato sera un ex laziale, il profeta Hernanes, e che abbia pensato a farla volatilizzare la domenica un altro ex, il portiere del Chievo Bizzarri, aumenta il rammarico per un pareggio che è stato, nell’ordine: 1) impensabile all’inizio, quando i giocatori della Lazio sono stati accolti con l’ovazione degli oltre 45mila sugli spalti, tutti rigorosamente in maglia biancoceleste come richiesto della società, per una festa che non prendeva in minima considerazione l’eventualità dello scherzetto del Chievo; 2) strettissimo quando la squadra di Pioli, pure rabberciata per le assenze di De Vrij, Parolo, Biglia più quella dell’ultimo minuto, Stefano Mauri, è riuscita a conteggiare 5/6 palle gol solo nella prima mezz’ora, la più nitida delle quali gettata al vento per troppa sufficienza da Candreva a un metro da Bizzarri.
3) Pari esorcizzato con sollievo quando nel recupero del primo tempo Klose decide di fare il Neymar, cioè di scrollarsi di dosso 20 anni, lui che a giugno ne farà 37, di lasciare sul posto Dainelli e approfittare di un calo di pressione di Cesar per andare a beffare l’ex compagno della Lazio con un raffinatissimo tocco sotto; 4) maledetto e «gufato» dai romanisti , quando, a un quarto d’ora dalla fine, Paloschi è riuscito ad arpionare la goffa spizzata di Mauricio e a mandare fuori giri Radu per depositare nel sette dell’incolpevole Marchetti; 5) e tutto sommato pure prezioso dopo che il Chievo, atleticamente più in palla, una volta recuperata la partita ha tentato di farla sua facendo vedere i sorci verdi alla difesa laziale.
«Ci davate tutti per spacciati, ma il pareggio l’abbiamo meritato sul campo. E nel secondo tempo siamo cresciuti, abbiamo avuto tante palle gol…», Maran ghigna orgoglioso. La verità vera la dice candidamente Dusan Basta: «Se recuperiamo anche gli infortunati siamo una bella squadra». Il che si può collegare pure alla riflessione (giusta) che fa Pioli: «Siamo a un livello alto, ci manca poco così per arrivare al livello top». Cioè, al di là di una stagione che la Lazio e i laziali possono comunque mettere in cornice e che rende ingiustificati i cori della Nord anti-Lotito (fischiati dal resto dell’Olimpico) resta il dato che emerge dal campo, un messaggio che Pioli dovrà avere la prontezza di inoltrare al suo presidente: nei 12, 13 titolari la Lazio c’è e legittima la propria posizione in classifica derubricandola dalla categoria «imbucati Champions»; ma sul resto, cioè i vari Novaretti, Ledesma, Onazi, Perea, insomma tutte le seconde linee che ieri avevano il compito di tirare la carretta in assenza dei big, c’è ancora senz’altro da lavorare.
Andrea Arzilli


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