Lazio festa a metà, col Chievo è solo un pari (La Repubblica)


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La squadra di Pioli stacca la Roma ed è seconda da sola, ma perde l’occasione per allungare

GIULIO CARDONE
ROMA
LA LAZIO è seconda da sola ma la prima domanda che viene fatta a Pioli in sala stampa dopo il pari con il Chievo è: «Adesso c’è il rischio depressione? ». L’ambiente è questo, diciamo che non sprizza positività da tutti i pori, ecco. È comunque significativa, la domanda, per sintetizzare la delusione dei 45mila dell’Olimpico colorato di bianco e celeste (con striscione della Nord contro Fabio Tortosa, l’agente di polizia sospeso per il post sui fatti della Diaz). Non si può festeggiare, quel secondo posto in solitudine, perché l’occasione persa fa veramente male. Con il Chievo è solo 1-1, primo pareggio in casa per la squadra di Pioli che così non sfrutta pienamente la caduta della Roma al Meazza. Il rimpianto è quello, la Lazio voleva staccare i giallorossi di tre punti: missione fallita, per i due posti Champions sarà sfida da brividi anche con il Napoli fino all’ultima giornata. E il calendario preoccupa i biancocelesti: è vero che mercoledì c’è il Parma all’Olimpico, ma nelle quattro giornate finali affronteranno Inter, Samp (a Genova), Roma e Napoli al San Paolo. Insomma la Lazio una chance così doveva coglierla al volo, da qui però a parlare di depressione ce ne corre. Infatti Pioli si arrabbia: «Ma quale depressione, siamo a un livello top: manca poco e saremo in grado di competere per il vertice». E quel poco si può tradurre nella capacità di vincere certe “partitacce” (perché contro il Chievo senza pensieri e ben organizzato in difesa si sapeva che la gara non sarebbe stata né semplice né esteticamente gradevole) anche per 1-0 e nonostante le assenze: otto gli indisponibili, di cui cinque titolari delle otto vittorie consecutive. Senza De Vrij la Lazio il gol alla fine lo prende, senza Biglia, Parolo e Cataldi il centrocampo — vero segreto di quella serie di successi — va in sofferenza, senza Mauri il gioco offensivo è meno efficace. Se a questo si aggiunge che Felipe Anderson non si accende quasi mai e Candreva spreca palle-gol decisive sia sullo 0-0 e soprattutto sull’1-0, ecco che il pareggio non può sorprendere. Neanche 23 conclusioni verso la porta bastano per piegare un Bizzarri in versione fenomeno: almeno tre gli interventi miracolosi del sottovalutato portiere del Chievo, per quattro stagioni alla Lazio. Riesce a batterlo solo quel mito di Klose al 46’ del primo tempo: scatto prodigioso da centometrista concluso con artistico colpo sotto. Gol numero 11 in campionato, 14 nella stagione: se sarà Champions, il quasi 37enne tedesco resterà un altro anno per giocare una competizione che merita.
Sembra fatta, ma la Biancoceleste commette un errore grave: non è abbastanza cattiva davanti alla porta per raddoppiare — occasioni buttate al vento da Candreva, Onazi e Keita, subentrato dopo un’ora a Klose — e così lascia in partita il Chievo, sornione e più fresco. A centrocampo Onazi e Ledesma faticano e il panico da beffa serpeggia tra gli spalti dell’Olimpico. Puntuale, l’1-1 arriva a 14’ dalla fine: Mauricio goffo nella deviazione di un innocuo cross, la palla scavalca Radu e finisce a Paloschi che la spedisce all’incrocio. Festa annullata, d’accordo, ma la depressione è un’altra cosa.


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