Paloschi aggancia Klose Lazio, è una fughetta (Gazzetta dello Sport)


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La squadra biancoceleste in vantaggio con il tedesco, il pareggio del Chievo gela Pioli: 2° posto solitario, ma sulla Roma è solo +1

Stefano Cieri
ROMA
E la Lazio rallentò sul più bello. Il secondo posto solitario arriva, ma l’allungo sulla Roma non è quello sperato dopo il k.o. dei giallorossi a San Siro. A bloccare la corsa della banda Pioli ecco arrivare la tagliola- Chievo. Una maledizione che non perdona (quasi) mai: solo 2 vittorie per i biancocelesti nelle 13 sfide giocate all’Olimpico con i veronesi. In realtà, a impedire all’aquila laziale di spiccare il volo (forse) decisivo sono soprattutto le assenze. Tante (cinque titolari fuori) e fondamentali. Perché senza De Vrij la difesa non è la stessa (dopo la Juve ne beneficia pure Paloschi, che peraltro s’inventa un gol bellissimo) e perché senza Biglia e Parolo manca il motore della squadra.

KLOSE PERLA INUTILE
Così quello che si vede stavolta è, parafrasando la Formula 1, un «muletto», non la macchina ufficiale. Onazi e Ledesma (poco utilizzati quest’anno, quindi subito a corto di fiato) fanno quel che possono, cioè poco. La Lazio pare la copia sbiadita di quella scintillante delle otto vittorie consecutive e della stessa sconfitta con la Juve, al netto degli errori difensivi. Il Chievo ha vita facile (ma anche meriti propri) nel controllare la gara. La formazione di Maran lo fa con un pressing asfissiante che impedisce alla squadra di casa di ragionare per lunghi tratti. E con continui raddoppi di marcatura, specie sullo spauracchio- Anderson, che infatti combina poco. Lo 0-0 sembra impossibile da schiodare. A meno che non ci pensi un fuoriclasse. Quello della Lazio si chiama Miro Klose. Il tedesco allo scadere della prima frazione ferma il tempo e torna indietro di una decina d’anni. Lo scatto con cui brucia Dainelli e Cesar e il tocco con cui beffa Bizzarri sono di un venticinquenne, non di un quasi trentasettenne.

SUPER BIZZARRI
Il portiere argentino s’inchina, ma avrà modo di rifarsi con gli interessi nella ripresa. Il pari del Chievo è soprattutto merito suo. Sì perché la Lazio, nonostante la giornata poco brillante ed una manovra che non scorre fluida, le sue occasioni le crea. Arrivano dopo che alla mezzora Pioli lascia il 4-2-3-1 per passare al 4- 3-3. Alla fine saranno ben 23 le conclusioni verso la porta avversaria (7 tiri in porta, 11 fuori, 5 respinti). Ma su quelle più importanti Bizzarri sale in cattedra. Prima della prodezza di Klose nega il gol a Novaretti, poi a inizio ripresa si supera. Dicendo no a Candreva e poi soprattutto a Keita (subentrato nel frattempo all’acciaccato Klose). Il sogno della Lazio di salutare la Roma finisce qui, sui guantoni di quello che per quattro anni è stato il suo secondo portiere.

BRAVO MARAN
Certo, le parate di Bizzarri da sole non bastano. Il pareggio (il primo quest’anno per la Lazio in casa) arriva perché Maran dopo aver spento il gioco della Lazio fino quasi all’intervallo, nella ripresa getta il cuore oltre l’ostacolo inserendo la terza punta, Botta, e alla mezzora un altro trequartista, Fetfatzidis (passa prima al 3- 4-3, quindi al 4-3-1-2). Così dopo aver rischiato il 2-0, nei venti minuti finali la squadra veronese diventa padrona delle operazioni. Con la Lazio in debito d’ossigeno (a Pioli mancano i cambi per far rifiatare qualcuno a centrocampo) il Chievo deve solo aspettare l’occasione propizia. Che arriva poco dopo la mezzora quando l’intelligente apertura di Radovanovic viene trasformata dalla deviazione di Mauricio in un assist al bacio per Paloschi. Che annichilisce Marchetti con un’esecuzione bella e letale. La Lazio non ne ha più, gli ospiti «rischiano» addirittura di vincere (provvidenziale chiusura di Basta sullo stesso Paloschi), ma il pari (meritato) li soddisfa già ampiamente. Per la Lazio la maledizione Chievo continua. Ma anche il sogno Champions.


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