Zero precisione e crollo fisico (Corriere dello Sport)


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La Lazio non aveva mai tirato così tanto ma non ha gestito. E quanti palloni persi!

di Fabrizio Patania

ROMA
A volte il destino conta più di qualsiasi analisi. Basterebbe pensare a Bizzarri, ex portiere della Lazio. Ha preso qualsiasi pallone, come era successo al Bentegodi nella partita d’andata. Determinante. Un altro pareggio con il Chievo. Pioli ha sottolineato un dato su cui riflettere. Non era mai successo, in trentadue giornate di campionato, che la squadra biancoceleste tirasse ben 23 volte. E se Paloschi segna con il primo e unico tiro nello specchio in novanta minuti del Chievo significa che doveva finire proprio così. La scarsa precisione della Lazio sotto porta, però, merita un approfondimento e non può essere spiegata solo con le prodezze di Bizzarri. Candreva è stato super nella prima mezz’ora, ha creato gioco più degli altri, non ha trovato il gol: 8 conclusioni su 23 totali della Lazio, di cui 4 in porta e 2 bloccate. E’ arrivato al tiro con troppa frenesia e scarsa lucidità, perché ha corso tantissimo, sacrificandosi nei rientri e negli aiuti difensivi. Felipe Anderson non ha fatto altrettanto e spesso è stato richiamato da Pioli per la scarsa attenzione in fase difensiva. Antonio, in alcune circostanze, ha peccato di egoismo, forse voleva risolvere la partita e cancellare l’esclusione immeritata di Torino. Al 23’ della ripresa, piuttosto che tirare, sarebbe stato meglio servire un assist a Keita, solo davanti alla porta. Il motivo principale del pareggio è da riassumere nelle occasioni fallite per il raddoppio. Candreva ci ha provato, Klose ha firmato un gol capolavoro e ha dato quello che poteva in condizioni fisiche precarie, Keita ha avuto un buon impatto. E’ mancato invece il genio di Felipe Anderson, in calo da qualche settimana, controllato con una marcatura costante. E’ guardato a vista, se non trova lo spazio o non ha la gamba giusta, diventa dura. Ieri solo due scatti dei suoi, negli ultimi trenta metri non è mai arrivato con pericolosità.

Calo. La Lazio ha pagato le assenze di Biglia, Cataldi e Parolo. Ledesma per un’ora ha retto con l’esperienza e il senso della posizione, nel finale è crollato dal punto di vista atletico e non è mai riuscito a portare su la squadra: 62 passaggi riusciti quasi nell’80% dei casi, 80 palloni toccati, 10 recuperati, ma ben 20 persi. Gli altri due interni di centrocampo non gli hanno offerto grande sostegno. Lulic ha perso 16 palloni, Onazi 10. Stesso discorso per Radu (11) e Felipe Anderson, che ne ha persi addirittura 23. Non si può ritenere che il brasiliano non abbia palleggio. Di sicuro il calo atletico della squadra biancoceleste è stato evidente, ha riguardato tanti giocatori e rappresenta il dato negativo della domenica, più del risultato. Non è un segnale incoraggiante in prospettiva.

Palleggio. Le imprecisioni sotto porta giustificano il mancato raddoppio, ma certe partite si possono vincere 1-0, come ha spiegato Pioli. Sarebbe servito palleggio, gestione della manovra, capacità di mantenere le distanze e la compattezza tra i reparti nel giorno in cui mancava Biglia, abilissimo nel costruire una fitta ragnatela di passaggi. La scarsa condizione fisica ha influito. Quanto siano pesate le assenze di Cataldi e Parolo si capisce leggendo le statistiche di Onazi. Per il nigeriano appena 40 passaggi, appena 56 palloni toccati, 6 recuperi e ben 5 falli. Poco, troppo poco per un mediano. Eddy, dopo il Mondiale, deve ancora riprendere a pedalare.


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