Ilievski si costituisce Ora «lo sfregiato» fa tremare il calcio (Gazzetta dello Sport)


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Il capo degli «Zingari», latitante dal 2011, da ieri nel carcere di Cremona. Oggi il primo interrogatorio

Francesco Ceniti
Solo quando dalla scaletta dell’aereo è sbucato il gigante arrivato dalla Macedonia, la polizia ha tirato il fiato. Sì, la promessa dello sfregiato non era una boutade o una delle tante voci non confermate degli ultimi mesi. Questa volta Hristiyan Ilievski si è costituito, consegnandosi alle autorità (all’aeroporto di Bergamo) dopo quasi 4 anni di latitanza. Da ieri è rinchiuso nel carcere di Cremona e oggi pomeriggio sarà interrogato dal Gip Guido Salvini alla presenza del pm Roberto di Martino, titolare dell’inchiesta sul calcioscommesse. Sarà la prima puntata di quella che si annuncia come una lunga telenovela che potrebbe squassare ancora di più il già malandato calcio italiano. Come mai? Perché Ilievski non è uno qualunque.

LA LUNGA LATITANZA
L’ex agente speciale della polizia macedone, colosso di un metro e novanta per quasi 120 chili, con una cicatrice in faccia difficile da dimenticare, «regalo» della guerra del Kosovo, è considerato dagli inquirenti il capo degli «Zingari», la banda che per anni ha attraversato l’Italia in cerca d’informazioni sicure sulle partite, irrompendo di notte nei ritiri dei giocatori per corromperli, offrendo molti soldi (anche 200 mila euro per una sfida di A) e guardandoli in faccia perché non voleva fregature. Sono passati quasi 4 anni da quando il nome suo è comparso per la prima volta negli atti. Il 1 giugno 2011 la Procura di Cremona procede con i primi arresti (compresi Beppe Signori, Mauro Bressan, Antonio Bellavista e Vittorio Micolucci) firmati dal Gip Guido Salvini. Pochi danno peso a quel nome sconosciuto e «missing» perché la polizia non lo ha trovato a Cernobbio, la base operativa della banda. Solo con il passare dei mesi, con le prime confessioni (Micolucci, poi Gervasoni e Carobbio arrestati nel dicembre 2011 con Cristiano Doni e Gigi Sartor) e le intercettazioni si capisce bene qual è il ruolo di Ilievski e la sua banda: è lui il capo, il custode dei segreti e delle bugie raccontate dai calciatori coinvolti (e quelli rimasti nell’ombra).

FORMELLO E DINTORNI
Lo slavo («perché dite che siamo Zingari? Non capisco» ha detto in un’intervista telefonica rilasciata alla Gazzetta nel 2012) parla poco italiano, comunica in inglese oppure sceglie compagni di viaggio che sanno la nostra lingua, come Almir Gegic, il numero due della banda secondo la Procura, che si era consegnato nel novembre 2012, restando in carcere per quasi un anno anche perché il pm non lo ha considerato molto collaborativo. Adesso l’avvocato del macedone, Luca Curatti lo stesso di Paoloni, assicura che lo sfregiato parlerà senza reticenze. Ecco spiegata l’attesa della Procura. Ilievski potrebbe spiegare alcuni dei punti controversi dell’inchiesta. Come la sua visita a Formello, in compagnia di Zamperini, alla vigilia di Lazio-Genoa e la successiva discesa dei suoi uomini in Puglia per combinare Lecce-Lazio. Sono solo due esempi, ma se Ilievski vuotasse il sacco potrebbe davvero inguaiare molte persone. Il pm Di Martino sta preparando le richieste di rinvio a giudizio, ci sono oltre 130 indagati per associazione a delinquere e frode sportiva. Da quando è iniziata l’inchiesta la giustizia sportiva ha inflitto squalifiche a circa un centinaio di tesserati. L’arrivo dello sfregiato riapre la partita. Oggi va in scena il primo tempo.


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