Non so chi ha avuto la fortuna di vedere gli ultimi tre giri dei 10.000 metri maschili, ieri ai Mondiali di Atletica in svolgimento a Daegu.
Una pagina di sport assoluto, commovente e entusiasmante, una tragedia e una gioia da brividi totali.
Emozioni forti, Sport allo stato puro, da affiancare nella memoria personale alla vittoria storica di Alberto Cova, alla volata di Gianni Bugno a Benidorm, al gol di Nesta nella finale di Coppa Italia o al Gran Premio di Spagna 1981 di Gilles Villeneuve.
Il più forte in gara e Mohamed Farah, Inglese di origini Somale. Le ha vinte tutte, recentemente. Ma c'è in corsa Kenenissa Bekele, il mitico super-campione Etiope che torna dopo quasi due anni di ritiro dorato. Ma durerà poco, nel frattempo i ragazzi evidentemente sono troppo progrediti per lui. Ed è fuori gioco e fuori tempo. Un po' quello che succede a Schumacher, tornare in campo dopo troppo tempo spesso è molto pericoloso.
La gara non è durissima, non c'è aria di tempi-record. Del resto come dicono, le medaglie restano, i record sono fatti per essere battuti. C'è comunque Tadese dell'Eritrea davanti a tutti che sgomita e la mette giù tosta, tenendo un passo che stronca la metà degli atleti. Rimangono in sei o sette, tutti africani tranne l'Americano Rupp che sta attaccato coi denti.
A tre giri dalla fine Farah si fa largo. E' bellissimo a vedersi, alto, snello, elegante. Ricorda un poco Billy Koncellah, il Kenyano che sembrava volare, se qualcuno ricorda gli anni '80. Ma quello correva 800 e 1500, Mohamed Farah è alla fine del suo nono kilometro.
Poco prima della campana Farah scatta. Duro, preciso, fa il vuoto. I telecronisti confidano nella sua capacità straordinaria di tenere "anche 600 metri" a tutta. Difatti il gruppo si sgretola. Solo due Etiopici in maglia verde arrancano dietro, ma hanno già una quindicina abbondante di metri di distacco. Prova Merga, che dei due è il più forte, a inseguire l'Inglese ma niente, il vantaggio cresce. Sul rettilineo opposto ci prova l'altro Etiope, Ibrahim Jeilan. E' un po' più alto di Merga, più robusto e più stempiato. Ha 21 anni ma come tutti quelli di quel Paese, ne dimostra almeno il doppio.
Farah è già oltre qualsiasi soglia, apre la bocca a stringe i pugni, manca l'ultima curva e il micidiale miglio-verde dell'ultimo rettilineo, e lui non sa quanto vantaggio può avere. Forse se trasmettono la gara sui video dello stadio, come spesso succede all'Olimpico, può guardare lassù e regolarsi. Ma non sembra sapere dov'è il suo avversario.
Quello invece ce l'ha davanti. Lo vede, lo sente, gli fa da punto di riferimento incomparabile. E quando sei dietro, vedere "il nemico" davanti e magari la distanza impercettibilmente ridursi... moltiplica le forze.
Escono dalla curva, Farah ha adesso meno di tre metri. Jeilan ne ha ancora, anzi, addirittura ha il cambio di passo, esce sulla destra, passa al doppio della velocità e va a vincere in maniera quasi incredibile, doppiando sulla linea d'arrivo il concorrente Messicano, fortunato spettatore da vicinissimo di questa impresa.
Subito dopo il traguardo Jeilan si piega sulle ginocchia e bacia la pista. Anche Farah è a terra, ma lui è crollato, come morto. Ha dato fondo a tutto se stesso, ma non gli è bastato.
Pazzesco. In un successivo replay, la tv fa vedere l'ultimo rettilineo con un'inquadratura frontale. Il fuoco dell'immagine è sulla faccia di Mohamed Farah. Stravolta è dire poco, sembra un teschio, con i denti bianchi in mostra nella bocca spalancata alla ricerca di aria, i muscoli allo spasimo e solo gli occhi che fissano disperatamente verso destra fino a quando l'ombra dell'altro inesorabile compare al suo fianco e sfila via! Jeilan sembra egualmente al limite, ma la sua espressione è un'altra. E' il cacciatore che ha colpito la preda, che esulta e gli scoppia il cuore dall'emozione.
Straordinario. Lo Sport è una grande storia.