Vero, ben detto.
E di qua, il senso di solitudine diventa sempre più forte.
Sono gli anni che passano, maledetti, e quindi è inevitabile che tutti i Grandi (dello sport e della vita) debbano invecchiare e prima o poi andarsene via.
Alfredo Martini era uno di quelli con i quali eri contento di respirare la stessa aria, di vedere lo stesso sole sorgere. Eri contento che ci fosse, tanta grandezza era racchiusa in quel nome.
Come Edoardo Mangiarotti, appunto, come Renzo Nostini. Come Pietro Mennea, o per rimanere nel ciclismo, come Laurent Fignon, come Franco Ballerini e... perché no, da Laziali, come Aldo Donati.
A fine agosto è scomparso un pilota di rally. Il più grande di tutti, stando al parere di chi se ne intende: Bjorn Waldegaard. Svedese, alto e grosso, biondo e forte come un toro, aveva poco più di 71 anni, manco a dirlo per tumore.
Per chi conosce e ama l'automobilismo e i rally in particolare, Waldegaard è stato quello che è stato Agostini per le moto, o Merckx per il ciclismo. Uno capace di vincere con qualsiasi macchina, dalla Porsche 911 alla Lancia Stratos, ma anche alla gigantesca Mercedes 450SLC e addirittura a una Ferrari 308GTB che tutto erano meno che macchine da sterrati. E in qualsiasi condizione, neve, ghiaccio, sassi, fango, anzi più era dura e più lui si esaltava.
Uno che ha vinto quattro volte il Safari Rally in Kenya e il Bandama Rally in Costa d'Avorio, due volte il Rallye de Monte-Carlo, infinite volte il rally di casa sua in Svezia, e i rally di Gran Bretagna e Finlandia, l'Acropolis in Grecia, il Sanremo in Italia, uno che è stato Campione del Mondo Rally nel 1979, correndo contro una decina dei più grandi della storia, da Munari a Röhrl, da Mikkola a Therier, Vatanen, Andruet e Kankkunen, per una carriera di oltre vent'anni. Un mito, un mito assoluto.
E di qua, il senso di solitudine diventa sempre più forte.