ribadisco la mia assoluta presa ammale, e al momento, sentita la notizia in radio, e dopo, nel vedere le immagini, e dopo dopo, a pensare a quello che avevo visto, che in un secondo, puff, si muore.
e non conta che lo sai che in quello sport quel puff sia previsto, affatto impossibile.
e non conta che simoncelli avesse accettato le regole del gioco.
e non conta che un secondo prima di dove e come stesse simoncelli per me non era importante
e no conta che 5 minuti dopo sia tornato a pensare alla mia vita.
quoto l'analisi della gazzella. molto meno lo stupore, ancor meno l'indignazione.
siamo nella società pensata intorno ad un affare.
Viviamo all'interno di un mega affare.
lo sport è affare.
la vita è affare.
perchè stupirsi che lo sia la morte.
un affare che prevede alcuni clichè obbligati.
le lacrime del padre, della fidanzata, la madre, gli amici, i colleghi.
poi chi non lo conosceva, ma famoso anch'esso, che rilascia dichiarazioni.
poi la nazione, il cordoglio nazionale, il feretro, l'aereo.
poi la camera ardente. privata, pubblica, entrambe.
il minuto di silenzio. il lutto nazionale. per un bravo ragazzo come simoncelli, sembrarebbe un atto dovuto, obbligato. si sà i Vivi esorcizzano la Morte attraverso ua serie di atti apotropiaci, lo fanno da più di due mila anni.
il salto in avanti, che lascia perplessi, e al quale mi accodo è quello della Morte in Diretta e tutti I corollari.
che fa ancora più scalpore perchè la Morte oggi è alienata dalla Vita.
(nessuno vede più i morti salvo rari casi)
invece in questo caso la Morte, diventa show per e di tutti.
una morte Violenta. Immagini di un corpo che scivola senza vita come un sacco vuoto lungo una pista sono immagini shock, in una corsa shock, in una sport shock.
si in conclusione, è discutibile e rappresentativo di un logorio culturale tutto ciò e deve far pensare.
possiamo interrogarci sull'opportunità di farlo ora.
io credo che un livello tale di discussione non offenda nessuno.