Dalla Repubblica di oggi:
Lo stesso nome, Roberto, lo stesso numero di partite di campionato giocate nella Lazio (87), la stessa passione per il calcio inglese, la stessa voglia di vincere. Mancini e Di Matteo si sfidano stasera a Manchester: City contro Chelsea, elettrico posticipo di Premier. Un impasto di bianco, celeste e blu: i colori del presente ma anche del passato comune, della Lazio di Cragnotti che ritrovava l'Europa con Di Matteo e poi vinceva tutto con Mancini. Il primo — genitori originari di Paglieta, in provincia di Chieti — arriva a Roma dalla Svizzera a 23 anni, nell'estate '93: parte da riserva, entra al 66' della prima di campionato, all'Olimpico contro il Foggia, al posto di Gascoigne, ma da quel momento in poi è titolare fisso nel centrocampo di Zoff. E' un regista moderno perché recupera palloni e li distribuisce con intelligenza: per questo diventa il perno del 4-3-3 di Zeman, nelle due stagioni successive (sarà ceduto al Chelsea nel '96). Con Fuser e Winter forma un trio di centrocampo perfetto per il gioco del boemo: si diverte, Di Matteo, nella Lazio capace di battere 5-1 il Napoli, 7-1 il Foggia, 4-0 il Milan, 8-2 la Fiorentina, 4-0 il Genoa, 4-1 l'Inter. In quei giorni decide che da grande farà l'allenatore. E che le sue squadre avranno la concretezza di Zoff e il gioco offensivo di Zeman, il tutto condito con la personale abilità nel capire gli uomini e gestire i rapporti nello spogliatoio. Prendete il suo Chelsea: il feeling con i leader Terry, Lampard e Drogba è il segreto del successo. «Ma non ho mai tramato alle spalle di Villas Boas», assicura. Stasera sogna la quinta vittoria consecutiva per agganciare l'Arsenal al quarto posto. E' nei quarti di Champions e in semifinale di Fa Cup: può farcela a conquistare la conferma per la prossima stagione. Mancini invece nella Lazio approda a quasi 33 anni, nel '97, con una fama e una responsabilità ben diverse rispetto a Di Matteo: deve diventare il leader di una squadra chiamata a vincere in Italia e in Europa. Obiettivo centrato, con Eriksson in panchina e il Mancio allenatore in campo: tre anni di successi, scudetto compreso. E adesso capita che il suo secondogenito, Andrea, venga allenato dal figlio di Zeman, nel Fano: incroci laziali. Ma stasera è un'altra storia: Di Matteo vuole vendicare quell'esonero provocato proprio dal City il 5 febbraio 2011 (travolse per 3-0 il suo West Bromwich Albion); Mancini ha bisogno dei tre punti per tornare a meno uno dallo scatenato United: «Vinceremo il campionato », dice convinto. E per lo sprint finale recupera Tevez il ribelle: stasera il bad boy corteggiato dal Milan andrà in panchina, quasi sei mesi dopo il Gran Rifiuto di Monaco (27 settembre). «L'ho visto bene, in questo periodo si è allenato con intensità: al momento Carlos non ha più di mezz'ora nelle gambe, ma nel giro di tre partite potrebbe anche tornare titolare», sottolinea Mancini, reduce da tre sconfitte nelle ultime dieci gare. E allora, per puntare al sorpasso su Ferguson, non gli resta che vincere questo derby italiano con l'altro Roberto. (Giulio Cardone)
Bella partita, aria pulita, commenti tecnici pacati ma precisi (Zola & Marianella).