Cissè a Napoli non è stato tra i migliori: finora, oltre a non segnare quanto i tifosi e la società si aspettavano, il francese è apparso un corpo (affollato di troppi tatuaggi) estraneo alla squadra, tanto che la decisione di privarsene a Lecce potrebbe non risultare dolorosa. Nemmeno per i tifosi, ormai delusi e stanchi del comportamento dell'eccentrico attaccante dalle acconciature poco morali. Anche per i compagni che hanno chiesto in coro a Zio Edy di escluderlo dalla rosa per poter ritrovare quella coesione continuamente auspicata dal presidente.
Il tecnico quasi jugoslavo parlerà oggi con l'attaccante ma intanto il Ds Tare ha tenuto a ribadire la propria filosofia: «Mi avete chiesto di costruire una squadra praticamente senza budget; non posso certo dare anche retta all'allenatore che ha esigenze che non vanno d'accordo con la politica societaria.». Queste le parole volate nelle segrete stanze di Formello a dimostrazione che l'episodio avvenuto sul campo fra Cissè e Del Nero (per lui si parla di fratture multiple e di un lentissimo recupero che lo terrà fuori dal campo per le partite decisive, proprio ora che aveva convinto tutti) non sia stato un fuoco di paglia ma la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di lacrime e sangue.
Il rendimento casalingo della Lazio (solo due vittorie arrivate all'ultimo minuto contro un grandissima squadra come la roma e contro il Parma per un rimpallo fortunoso) è preoccupante ed è la prova lampante di un mercato disastroso, di una comunicazione lacunosa, di una guida tecnica poco ambiziosa e di un ambiente saturo di polemiche. Altro che cazzotti, verrebbe da dire.
Il presidente Lotito, durante la recente visita al nostro giornale, ha platealmente esibito il bonifico di un milione di euro – il suo stipendio annuale – sventolandolo in faccia a chi si azzardava a criticare le scelte societarie. Per un attimo, in redazione, pensavamo che Lotito volesse cacciarci via tutti come fece a Formello con il collega Abbate, ma l'idea di intasare Via Del Tritone con un esercito di giornalisti lo ha frenato.
Non c'è nulla da fare. L'operazione antipatia continua e di cultura sportiva nemmeno l'ombra. La Lazio continua a non saper vincere e a non saper perdere. Altro che schiaffi e parole pesanti negli spogliatoi, come i molti inviati a Formello testimoniano ogni giorno, malgrado i tentativi di Stefano De martino di censurarci.
Nel mondo del pallone si è sempre sostenuto che i panni sporchi si debbano lavare in famiglia, ma qui si esagera. Lotito, Reja, Tare sono disposti a negare anche l'evidenza tuonando contro chi si impiccia. Ma noi ci impicciamo, perché i tifosi vogliono sapere. Specie se dall'altra parte del Tevere è in atto un'operazione rivoluzionaria di stile, garbo ed educazione al giuoco del calcio da far tremare i polsi a Messi e compagnia, figuriamoci a giocatori bolliti come Cissè, il decrepito Matuzalem, lo spocchioso Klose, il fortunato Marchetti, il sempre rotto Konko e l'indefinibile Lulic (terzino? Centrocampista? Boxer anche lui come il tatuato?)
Eppure Reja aveva un compito facile, perché sempre trattato con i guanti bianchi da un ambiente tutt'altro che marcio ma che chiedeva solamente di giocare il derby a viso aperto, imitando il gioco magnifico dell'asturiano. Magari anche di perderlo, invece che vincerlo per un colpo basso al 94 minuto.
Gli screzi registrati nel dopopartita confermano che il club non è e non è mai stato al fianco del matusalemmico mister e questo per i tifosi non può sicuramente costituire una garanzia. Del resto, che razza di allenatore è, un allenatore che non ha il polso per evitare che due giocatori si picchino in campo, sul pullman o in discoteca (dove spesso si incontrano anche di sabato pomeriggio quando la partita è alle 18.00)
Tensioni di questo tipo in campo non possono capitare; diciamocela tutta: è una tragedia. Fortunatamente solo sportiva, perché non vogliamo nemmeno pensare a conseguenze peggiori del gesto di Cissè, che invece di scrivere su twitter sarebbe ora che facesse ballonzolare il pallone dentro la porta avversaria.
Scivoloni del genere non possono capitare. Già il conto con gli errori tecnici è in rosso, figuriamoci l'aspetto comportamentale. Lì si affonda nel patetico. Perché Cissè non avrà sicuramente capito di aver sbagliato e il clima nella squadra nei prossimi mesi sarà all'insegna del rancore e dell'involuzione.
Ma chiudiamo con una domanda e una constatazione: cosa succederà al prossimo giocatore della Lazio (finché si chiamerà ancora così, questa ex gloriosa società) quando non passerà un pallone a Cissè?
La constatazione: Oggi c'è da essere contenti ad essere romanisti, giustamente contenti del veleno e della crisi nera in cui versa la società di Formello.
Una lezione di maleducazione e malafede tinta dei colori biancocelesti.
V. C.