Ho provato senza successo a cercare una e-mail di contatto sul sito di Rai Sport (c'è solo il link a una intile pagina di facebook).
Vorrei scrivere a Eugenio De Paoli, Direttore di RaiSport. Gli direi:
Egregio De Paoli, certamente lei conoscerà e avrà apprezzato molto più di me, e con molta più consapevolezza sopratutto perchè in qualche modo suoi predecessori, se non Maestri, quei Grandi Giornalisti e Grandi Direttori che furono Candido Cannavò, Maurizio Barendson, Paolo Valenti. E tantissimi altri prima e dopo di loro, coloro che intendevalo la professione del giornalismo, anche quello sportivo, sia della Rai che dei grandi quotidiani, come un vero, irrinunciabile servizio pubblico.
Un servizio la cui qualità prima di ogni altra cosa DEVE essere SEMPRE salvaguardata. Al di là del tifo, al di là dei sentimenti propri. Un reporter che va a "fare una partita" deve ovviamente "raccontare quello che vede", cercando di riportarlo nel modo più equilibrato possibile. Ma non dimenticando MAI, MAI, MAI, che sta attuando appunto un pubblico servizio. Che lui abbia opinioni è assolutamente sacrosanto, che se ne dimentichi e si sforzi di essere imparziale è essenziale, starei per dire tassativo.
Cannavò raccontò una volta che lui, programmaticamente mandava sempre un suo giornalista tifoso del Milan, a "fare" l'Inter. E lo stesso, in tempi lontani accadeva anche a livelli locali, dove illuminati Direttori non consentivano (ripeto: programmaticamente!) ai propri giornalisti di seguire e commentare la squadra di cui erano tifosi. I casi, in passato furono davvero infiniti. Uno per tutti: Silio Rossi, tifoso della Lazio, che ha seguito e commentato (in maniera esemplare direi) la Roma per quasi l'intera sua carriera.
Oggi, tutto ciò non esiste più. Anzi, sembra un vetusto cascame di vecchio giornalismo. Esistono radio, giornali e tv "dedicate" a una singola squadra. Esistono addirittura in certe tv a pagamento, le telecronache "personalizzate", col guitto locale, sedicente telecronista, che racconta la partita da tifoso esasperato e becero, straparla e strepita persino a volte parlando in dialetto indigeribile.
Io trovo tutto ciò professionalmente dequalificante.
La causa che mi ha spinto a cercare di scriverle è una giornalista di RaiSport, che immancabilmente segue la Roma. Si tratta di Francesca Sanipoli. Giornalista abile, professionalmente esperta, ma che, non so per quale motivo, non so per quale alchimia, segue da decenni, SEMPRE e SOLO la A.S. Roma. E così facendo, ripeto, da decenni, ha perso le dimensioni del proprio ruolo, dimenticando forse che la platea a cui si rivolge non è il raccordo anulare, non è la massa dei tifosi-de-a-maggica, ma l'Italia intera, gli utenti del servizio pubblico.
Probabilmente è convinta di parlare per Roma-Channel, piuttosto che per RaiSport.
La mandi, segua il mio consiglio, qualche volta a seguire il Palermo, il Brescia, il Chievo Verona o l'Inter. Faccia in modo che lui possa vedere il monda nache da un punto di vista diverso, senza il filtro obnibilante di un tifo sfrenato. Un filtro che le fa "leggere" le cose in maniera incorretta, che le fa interpretare le vicende in un modo univoco, stucchevole. Spesse volte falso.
E sopratutto perchè, mandando un altro meno coinvolto a "seguire" la A.S. Roma, qualcuno di noi utenti interessato a sapere anche le vicenda di quella squadra, possa venire informato in maniera equilibrata, sostanziale, seria. Non ricevendo solo notizie selezionate/edulcorate/rimpannucciate come avviene ora. E' un po' come se le notizie del Governo Berlusconi ci fossero state date immancabilmente, per anni e anni, solo dai giornalisti di Libero, del Giornale, del Foglio o di Panorama. Se lo immagina, lei?
Grazie dell'attenzione. Davvero, non se ne può più.