Inizio aprendo una parentesi. Dai mondiali del '94 sono diventato un tifoso abbastanza tiepido della nazionale italiana. Non mi entusiasma la nostra nazionale, raramente mi ha emozionato. Confesso di non aver preso neanche particolarmente bene la nostra vittoria al mondiale di Germania. Non perchè covassi un sentimento di "odio" e neanche per anti- italianismo ma più semplicemente perché ritenevo che non se la meritasse: per il calendario agevole, per i risultati striminziti ottenuti e per la qualità media mostrata nelle 7 partite (con l'unica eccezione della semifinale contro i padroni di casa). Questo pomeriggio, dopo tanto tempo, sono tornato a tifare Italia. Non si "meritava" il mio appoggio neanche oggi, anzi oggi meno del solito, dopo gli scempi delle due gare precedenti. Ma tra un finale sul gradino più alto del podio ed un'eliminazione vergognosa, c'è una via di mezzo. Un'uscita agli ottavi o ai quarti contro compagini ben più forti e di prestigio sarebbe stata perlomeno dignitosa ed avrebbe rispecchiato, credo, il reale valore di questa rosa. Quest'eliminazione invece rimarrà nella storia della nostra nazionale come una delle peggiori figure a livello mondiale; una pagina nerissima, che fa male , malissimo al nostro calcio.
Una storia iniziata male e finita peggio. I presupposti per fare il botto c'erano tutti ma nessuno pensava che questo finisse per essere così fragoroso. Un cammino in discesa deciso dalle urne che ci metteva di fronte due tra le squadre più deboli del lotto delle 32 ed una rivelazione delle qualificazioni della zona Sud America ma non certo un pezzo da novanta.
Eppure questa nazionale , quella che Lippi ha voluto a tutti i costi è riuscita nell'impresa. Con il suo gruppo di fedelissimi trascinati a forza in Sud Africa a dispetto delle condizioni fisiche , del rendimento e degli anni che passano. A casa qualcosa di meglio è rimasto. Il viareggino dice di no, io penso di si e credo di non essere l'unico. Non troppo forse, sintomo di un'Italia del calcio che ormai produce sempre meno talenti, che investe sempre meno sul prodotto nazionale. E'il sistema che è sbagliato. L'investimento è caro, non conviene. Le società preferiscono impiegare le risorse nel mercato oltre confine. E gli sbocchi per i nostri , che pure meriterebbero, sono pochi. Il ricambio generazionale non arriva e a guardare le facce, sempre le solite, una persona poco vicina al calcio giurerebbe di vederli lì , con la maglia azzurra, almeno da Italia '90.
Lippi, come scrivevo, ha portato gli amici di sempre, come in un pic nic in campagna. Ha preferito affidare i suoi risparmi al compagno di scuola piuttosto che ad un professionista qualificato. E che quello finisse per investire sui fondi sbagliati, era facilmente preventivabile.
Lippi ha preferito speculare sulle fiches a disposizione invece di tentare il rilancio, l'
all in addirittura, forte della sua posizione di campione del mondo in carica e della ri-chiamata a furor di popolo.
Ha puntato su ex giocatori come il capitan Cannavaro e Iaquinta ; calciatori logori e tormentati da infortuni come Camoranesi e Gattuso, altri palesemente fuori forma reduci da una stagione deludente come Chiellini, De Rossi, Gilardino, Buffon. Carte che si rivelarono vincenti quattro anni fa, ma non certo un poker d'assi. Vincenti in una mano piuttosto fortunata quando gli altri ne avevano di peggiori e chi ne aveva di migliori preferì passare.
Giocatori acciaccati e fuori forma , in una competizione che si svolge nell'arco di 20 giorni è già di per se una scelta delirante. Chi ha adottato in passato la stessa strategia ne è sempre uscito con le ossa rotte, evidentemente l'esperienza non insegna. Per di più in questo desolante quadro tecnico/atletico, il Bel Marcello ci ha messo il carico da 90, proponendo una delle Italia più brutte dal punto di vista tattico che si ricordino in anni. Che con Pirlo sia un po' più facile giocare a pallone è teoria accettabile; che senza , la squadra , a partire proprio dal centrocampo, si muova per il terreno di gioco senza criterio, decisamente meno. Che in tre partite si sia assistito ad una girandola ,nella zona nevralgica, di uomini che si sono alternati le posizioni senza costrutto, denota pochezza di idee e confusione nelle poche che si hanno. Una fase di costruzione che non porta a mettere in fila tre passaggi (e non è un modo di dire) ed una fase di non posseso in cui la linea si sfalda lasciando i portatori di palla avversari giostrare e gli altri liberi di muoversi alla ricerca degli spazi. Un'idea di gioco sulle fasce scolastico che se, oltretutto, affidato a gente di bassa qualità tecnica non può che portare a risultati insoddisfacenti (10 volte sul fondo ci saremo arrivati in tre partite? Forse m'allargo pure) . Attacco abulico, pungente come un coltello di plastica, capace di andare in gol in 4 occasioni in 270 minuti a coronamento di 11/12 opportunità create nelle tre partite al netto dei tiri scoccati dall'hotel. Un'uscita sbagliata del portiere sugli sviluppi di un corner, un rigore, un gol segnato a giochi abbondamente fatti. Azioni corali neanche a parlarne. Uno score da far impallidire. Così come da far impallidire una difesa che si è riuscita a far infilare in tutti i modi. Con due palle scagliate da 50 metri, su azione per vie centrali, su angolo, fino all'
apoteotica (licenza poetica

) rete direttamente su fallo laterale. Più in generale un senso di insicurezza totale lì dove tradizionalmente siamo i migliori, lì dove tradizionalmente non si passa.
Una manovra ai limiti dell'improvvisazione, una condizione atletica da prima settimana di ritiro estivo, una qualità complessiva modesta. Gli ingredienti per uscire subito anche se gli avversari si chiamano Paraguay realtà interessante ma pur sempre minore nel panorama sudamericano; anche se gli avversari sono da sempre abituati a giocare con un pallone ovale; anche gli avversari rappresentano una popolazione solo due volte più numerosa di quella della città di Roma.
Ce ne andiamo a casa per primi, facendo probabilmente peggio di tutti. Senza aver messo in mostra neanche quell'orgoglio , quello spirito che spesso nei momenti di difficoltà ci ha contraddistinto.
Si chiude un ciclo, quello di Lippi, presuntuoso rappresentante di un gruppo che nella sconfitta non è riuscito a conservare neanche un briciolo di stile come gli ultimi minuti della gara odierna hanno dimostrato(Cannavaro che sposta l'avversario che gli va incontro per i saluti di rito è da cazzotto in bocca. O lo stesso Lippi che scappa negli spogliatoi; alla faccia della sportività) . Sul carro a 'sto giro rimarrà solo. Che era quello che voleva in fondo, nel bene o nel male.
Se ne apre uno nuovo affidato a mister Prandelli. Un altro che non mi da la sensazione di essere un amante del gioco d'azzardo.