L'Aniene mormorava
calmo e placido al passaggio
dei romanisti il 26 di maggio.
Il bobolo sperava
di aggiunger la stelletta
sulle bandiere e poi sulla maglietta...
Svegli passaron quella notte in tanti,
sicuri del trionfo, stì arroganti!
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio triste, atroce e nero...
L'Aniene mormorò:
"Finisce uno a zero!"
Intanto a Ponte Milvio, poco prima la battaglia
in cielo apparve il volto di Chinaglia.
I riommici pensarono sgomenti ed in silenzio
"Voi vede che finimo come Massenzio?"
La boria presto tramutò in terrore
e dalla Sud s'intese un brutto odore...
S'udì di nuovo dalle antiche sponde,
sommesso e triste il mormorio de l'onde:
come un singhiozzo amaro per davvero
l'Aniene mormorò:
"Confermo l'uno a zero!!"
E quando cominciò lo scontro epico e maestoso,
il Capitano apparve subito nervoso.
Finchè il soldato Senad, al minuto settantuno
colpì con il mortaio, e fu zero a uno...
Dal tiburtino fino al rione Monti
migliaia si buttaron giù dai ponti
Qualcuno si buttò pure dai tetti
fu il dì della vergogna per i lupetti.
Pei riommici fu come Caporetto
l'Aniene mormorò:
"Io ve l'avevo detto..."