A me è rimasta nella mente l'immagine della Gazzetta dello Sport com'era una volta. Quella di Candido Cannavò, pomposa, iper-milanesizzata, vanitosa, con un po' di puzza sotto al naso che infastidiva, ma insomma un giornale autorevole, moderno, serio. Scritto bene, sopratutto. Se qualche volta ho comprato un quotidiano sportivo, sempre la Gazzetta.
Ovviamente, non è più così. I prodotti si diversificano, i giornali specialmente vanno incontro ai clienti, chi più chi meno. Scrivono e ribadiscono quello che i propri lettori vogliono leggere.
Giocano d'anticipo.
La Gazzetta da tempo ha inserito nell'edizione romana, le pagine dedicate allo sport della città di Roma. Probabilmente farà lo stesso anche a Napoli, a Firenze, da altre parti, non lo so.
L'edizione romana, loro lo sanno, va a inserirsi e a contrastare un mercato che è già saturo di Messagger-Corier-Romanis-Repub, storicamente orientati verso Trigoria. E nonostante ciò, pure la Gazzetta mostra un'attenzione rivolta in maniera sostanziale verso la aroma.
Tutto sto preambolo, solo perchè Domenica mattina ho comprato la Gazzetta. Volevo leggere qualche commento su Lazio-Catania, sul fallo di Cambiasso, sul fantastico-gol di Montolivo e sulla disfatta di Paleimmo.
Vaga delusione, nello sfogliare le pagine, argomenti (e commenti) ordinari, omologati, banali. Invece che rosa, le pagine potevano essere chiare come quelle di un qualsiasi Corriere dello Sport-Tuttosport etc. nessuna sostanziale differenza.
Poi finalmente arrivo alle ultime due pagine, quelle dedicate al calcio romano.
In un box viene annunciata la scomparsa di Franco Califano. Personalmente non l'ho mai amato, l'ho sempre ritenuto un personaggio singolare, dotato di una sua profondità ma insomma, non ho mai apprezzato quel suo essere così sostanzialmente coatto (tanto che, a volte, mi faceva pensare a qualcosa di volutamente costruito), così fortemente romanerromanista, nell'accezione che questo neologismo ha assunto recentemente, dai giocatori deamaggica, a certi attori, certi cantanti, certe starlette, certi parlamentari (la presidente del gruppo di M5S ne rispetta tutti i canoni, secondo me, per dire).
Pur sapendo che (anche i bambini lo sapevano) Califano era enormemente dell'Inter. Come ce ne sono tanti, a Roma.
Lui era il prototipo del romanerromanista (lo aveva ammesso, più volte, lui stesso: "se pure ero dea roma... a Roma mi avrebbero fatto Papa...") ma era dell'Inter.
Eppure, inopinatamente, la Gazzetta dello Sport titolava Domenica scorsa: "Califano, cuore giallorosso" (o qualcosa di simile, non ricordo bene, il concetto era quello).
Mi ha disturbato non poco, lo confesso. Uno dice, alla fine ma che ti frega? di Califano, della roma, financo della Gazzetta...
Ma poi, vado a leggere quelle quindici righe inutili (ma dico io... figlio mio, non trovi niente altro da dire di più elevato, di più serio, di questo personaggio? davvero questo è esistito nella tua mente solo perchè "aveva la parvenza" del romanista? ma come fai, ma non ti vergogni? ma non conosci davvero il limite?), e scopro che a suffragare la tesi del cuore giallorosso che batteva nel petto glorioso e vissuto di Califano, c'era solo una prova inconfutabile, decisiva, la prova delle prove: il verso di un suo pezzo (Er Tifoso mi pare si intitoli) : "... fortuna che ha beccato anche la Lazio... "
E lì davvero mi è crollato il mondo.
Fortuna che Domenica pioveva. La Gazzetta l'ho messa davanti alla finestra del balcone, così se uno usciva, dopo poteva asciugarsi i piedi prima di rientrare in casa...