Delio Rossi. Un uomo e un allenatore che forse durante il suo soggiorno alla Lazio e soprattutto successivamente ha mostrato i suoi limiti e un po' anche i nostri.
Me lo ricordo, nelle interviste, con quelle pause forzate, quasi calcolate, come un imitatore riuscito male di Adriano Celentano parlare di vittorie che fanno biondi con gli occhi azzurri, ostentare sempre un profilo basso, guardingo e in sordina come un imbranato con le donne che ha ricevuto un sms da Belen, e appellarsi ruffianamente alla gente. La gente. La stessa 'gente', palermitana stavolta, con cui lacrimava dopo aver perso la finale di Coppa Italia.
E quanta gente conosci, a Delio.
La gente, e quello è un nostro limite, che si fa abbindolare da due parole messe in fila, una corsa sotto la sud, una ruga che la natura ha messo ad arte sul viso di qualcuno rendendolo fintamente saggio, così come un timbro di voce e due sostantivi s.culati che fanno venire i brividi ai tifosi. Tifosi, gente semplice, che merita di più. (Sto forzatamente imitando l'enfasi teatrale di quelli come Delio Rossi - ndl: nota del lazionetter).
Ti ho voluto bene, perché pure io mica sono esente da dabbenaggine, figuriamoci. Mi sono alzato per applaudirti, fiero di te (che dite, funziona come lessico retorico tipicamente tifoide?), quando arrivammo in champions league, della lazialità di cui ti sei sentito contagiato (Vai Cosmo, sei tutti noi; Vai Delio, tu come Maestrelli, come Ferguson, come Woody Allen, Jimi Hendrix, SimonPietropaologiuseppeepuremaria).
Ah Delio quanto mi piace. E' una persona per bene. E ci mancherebbe pure.
Ho incominciato a volerti un po'meno bene quandomi hai propinato il solito schema d'attacco (tu, TU, l'allievo di Zeman . stessa stirpe di traditori, anzi no: mercenari - questa pure come parola ammazza se funziona) e per tre mesi non facevamo un gol manco a pagarlo.
La nostra fede non va tradita (grande grande, yes!). Ti volevano sempre alla Lazio: er ciclo, er proggetto, a curva, a fontana. E tu: Questa gente, lo faccio per questa gente. Come se laziale ci si inventasse, così dalla sera alla mattina. Bieca elemosina dialettica, caro Delio. Che, se tu non lo sapessi, esistono anche le partite infrasettimanali, quelle dietro le quali ti nascondevi quando la domenica dopo (col solito schema d'attacco, la difesa che è matematica, il centrale dominante, non mi piacciono i giocatori jolly e la partita che dobbiamo essere perfetti) non ce la facevi a tirar fuori motivazioni dai giovani (ma come, tu? er lavoro coi giovani, e vorremmo che Delio a vita, prima in campo poi dietro la scrivania, poi er busto a Formello, e poi er busto per la raccolta differenziata, che tu sei pure politicamente corretto, e che nun se vede). Delio uno di noi, e Lotito pdm, vattene e Deliorossi (tutto attaccato, che i tifosi so'mitopoietici e pure mitopoetici) ha scoperto Pandev, ha insegnato a Kolarov come si difende, ha scoperto la forza di gravità e ha pure studiato il look di Chuck Norris).
Il professionismo? andare alla reuma se mi chiamassero. E con quale coraggio? lo stesso delle lacrime che sgorgavano dagli occhi rugosi di Zeman quando fu esonerato da Cragnotti. Er boemo (c'è la mano der boemo - c'è la mano der boemoooooooooo) che poi è diventato l'ennesima icona di cartapesta di quelli dellà, quelli della stalla dall'artra parte der Tevere. Eh sì, perché se tanto me dà tanto, e tu andassi aaarooooma, caro Delio, minimo minimo se vinci er derby te devi fa er bagno ner tevere (perché li il
pisc.io ce sta veramente, peraltro). Davanti a milioni di telecamere, coi lucchetti de Ponte Milvio che si struggono e se buttano pure loro nell'estasi della gente. Altra gente, altri colori, altra storia.
Che te frega a te Delio. Ormai ti sei creato un personaggio, ce semo cascati tutti, pure li juventini e l'interisti, che tanto in tempi di reality show tu potresti essere il vincitore morale de "Il grande mister". Te vonno tutti bene, e che te frega se la gente, quella biancoceleste magari ce rimane male.
Ma come? prima ti atteggi a anticonformista della fava bitorzoluta e poi parli di professionismo. E gli insulti che ti hanno vomitato addosso quelli de là? Ma mica lo faresti per i soldi, seeeee, figuriamoci, mi sa che manco sai usare il bancomat (tu sei un uomo d'altri tempi, er pane cor salame, il calore di pochi amici ma veri, lo stemma di Gianni Mura - un artro bbono - accanto al crocifisso).
Delio Rossi, l'altra faccia della medaglia dell'ipocrisia, banconote da 3 euro e 78 centesimi spacciate per preziosi cimeli introvabili.
Vai alla reuma, Delio... c'è la gente, so' pure de ppiù, e sono abituati alle collette, alle elemosine, anzi alla questua, che fa tanto finto prete. Don Delio. Una parola per tutti, una pacca sulla spalla, un calcio che una volta ci piaceva di più mica adesso che c'è troppo professionismo.
Oddio a misterdeliorossi (so mitopoietico/mitopoetico) scusa mi sono contraddetto, ti sei contraddetto.
Noi laziali ci contraddiciamo, pure te ogni tanto. Vabbè che tanto poi lo sapevi che la colpa era di Lotito. Pure quando hai voluto Makinwa e Carrizo.
A ggente, a Delio, a ggente.
Se ripenso a quante mattinate o pomeriggi sprecati a sentì a gggente che ti incensava, dovrei essere assalito e soffocato dalla mia collezione di Cd.
Ah. E quando ti tufferai nel Tevere attento ai topi. Ma no quelli ggiù... quelli de sopra che te guardeno.