La giacca nera vien dalla campagna(ternana),
In sul calar del sole,
con in faccia la melma ; e reca in mano
Un fischiettin,
Onde, siccome suole,fischiar egli si appresta
Dimani, al dì di festa, rigore pe a rioma.
Siede con le riserve
Su la panchina a strillar mister montella,
l'incontro che si perde ogni giorno;
E rosicando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa egli giocava,
Ed ancor sano e snello
Solea scagliar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella
Già tutta l'aria feta,
Torna in campo er pupone, e tornan l'ombre
Giù dà colli e dà tetti,
Al parlottar del delirante luna.
Or il fischiettin dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon non diresti
Che il rioma sia sesta.
I giallozozzi gridando
Su la puzzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un greve fetore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zampatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
l'odi gridar, i nomi de quelle seghe
Dal brasilian, che dorme
Nella aperta porta che scorda,
E si tuffa, e s'impapera
Di fornir la papera anzi il finir del match.
Questo di sette è il più sgradito nao,
di nome fa bruco e di cognome conti:
Diman di benedetto
Recheran lo recherà sotto i ponti, come
a ciascuno romoletto non darà tetto.
Romanello spocchioso,
Cotesta età fiorita
È bella e finita,
Tempiu cupi pe i lupi ,
Si cambia vita, la pacchoa è finita