The Torpignattara post
di fish mark
mi piace molto leggere giornali, tanto che il mio irrinunciabile caffè mattutino è la rassegna stampa dell'immenso Massimo Bordin (che saluto e abbraccio). In edicola compro di tutto, giornali di tutti le aree politiche, tanto che non di rado provo l'ebbrezza di ordinare contemporaneamente "il Manifesto" e "il Tempo" con l'edicolante che stupefatto si mette a cercare le copie.
Ho notato negli ultimi tempi innumerevoli articoli e articolesse sul profeta del nuovo calcio, Zdenek Zeman. Il fascino di questo allenatore deve essere davvero potente e ancora smagliante, anche dopo la sua affermazione sulla scena del calcio nazionale che ormai risale a una ventina di anni fa. Peraltro, nella iconografia e nella pubblicistica che tratta sull'argomento si sorvola tranquillamente e bella mente sul fatto che il boemo sia stato allenatore della SSLazio per tre anni e mezzo. Ma vabbè non facciamo i soliti tifodi daa lazzie.
Ho notato ad agosto un paio di articoli sul Foglio a distanza di due giorni, mentre su un giornale come "Pubblico" (di Luca Telese, che saluto ed abbraccio) a una settimana di distanza dalla prima uscita (che risale al 18 settembre) ha già collezionato il record di due articoli sul boemo in cui ci si narra la fenomenologia dello zemanismo, una branca della scienza che deve essere meritevole di chissà quali approfondimenti se è vero che ci si impegnano le più raffinate penne del panorama giornalistico italiano. Tutto questo, anche dopo la partita vinta con una tripletta di Tavolino, un giocatore che si integra alla perfezione con le geniali alchimie tattiche del boemo: purtroppo non sono disponibili le immagini dell'ultima partita neanche su Youtube.
Siamo tutti soddisfatti e contenti di questo incessante impegno nella diffusione di una cultura calcistica nuova, anche se risalente a una ventina di anni, di un nuovo modo di intendere il calcio, che prescinde dal risultato perché lo trasforma in una esibizione fine a sé stessa, affidando magari l'assegnazione della vittoria a una commissione di esperti posti sulla tribuna stampa, come nel dressage, dove, quindi, il tifoso dovrebbe ritenersi ampiamente soddisfatto se la diagonale è perfetta e la sovrapposizzione viene bene, anche se poi prendi tre pere, perché non dobbiamo fare i soliti italianisti sparagnini!
Deve essere personaggio davvero affascinante perché poi viene trascinato al di fuori del quadrato del campo e portato in processione prima in tribuna, poi in curva e quindi nelle strade del paese, vista la sua continua, ricercata e insistita polemica verso il "Palazzo", luogo metafisico, crocevia dei più torbidi intrallazzi del potere, centro di un potere mediatico e politico, dove sono tutti presenti, esclusi "noi" o meglio "Loro", quelli dalle "mani pulite". Un personaggio utile come gonfalone per la pulizia del calcio dal doping, una battaglia fatta a colpi di giustizialismo curvarolo, che produce molto fumo, ma poco arrosto, che va a senso unico, alternato, a seconda delle convenienze.
A questo punto l'uso di questo personaggio comincia ad essere stucchevole, come usare lo stesso vestito tutti i giorni, che alla fine comincia a sgualcirsi e a rovinarsi.
Lo so, sono laziale ma conosco non pochi cuginetti che di questa pubblicistica iperzemaniana ne comincia ad avere le scatole piene. Del resto, a fronte dei risultati spesso evanescenti, giornalisticamente, parlare di Zeman e dello zemanismo è come parlare di Gorbaciov e della perestrojka nella Russia di Putin. Tutto bello, tutto vero, tutta roba di quasi trent'anni fa.
La notizia vera oggi, cari cantori dell'edonismo zemaniano, è - , segnatevi il nome - Vlado Petkovic partorito dalle non sempre feconde e felici menti che guidano la SSLazio. Un personaggio, l'allenatore croato-bosniaco, molto interessante, con una vita personale da raccontare, che parla 5 lingue (una capacità molto diffusa, del resto vero?) e con messaggi calcistici del tutto nuovi ed entusiasmanti (siamo più forti di tutti, il calcio camaleontico, tutti devono essere utili alla causa).
Tutto questo è pura acqua fresca in un calcio ammuffito e rattrappito come quello italiano che mostra tutta la sua malattia se per affrontare le sfide del calcio moderno si affida ancora a un personaggio come Zeman.
Come se per scalare le classifiche internazionali della pop music ci affidassimo oggi all'Hully Gully.