Iersera: cenetta in trattoria con coppia di amici e coppia di amici loro, mai visti prima. L'uomo (esagero) di quest'ultima coppia sale in macchina e mi chiede subito di che squadra sono. Non proprio un modo standard di fare conoscenza, specie fra due adulti piu' vicini ai 40 (lui forse anche oltre) che ai 35. Gli dico che sono laziale. Risposta: ah ma che tu padre e' de frosinone? o de latina? o del reatino? (letterale: il tutto un minuto e quaranta secondi dopo che c'eravamo visti la prima volta)
Dico no, mio padre non e' della regione.
Lui continua: no perche' io sono romanista ma e' da quando ero regazzino che mi chiedo come se fa a esse laziale. Ma tu perche' sei laziale? Cioe' che ce vedi? mejo esse daajuventus, che armeno fanno l'impicci ma non acchittano eee partite (non letterale ma quasi)
Io sorrido, al che lui alza i toni: mo poi hanno vinto er derby che pare che chissa' che hanno vinto e bla bla bla domani a Torino ve ne fanno quattro e finisce sta storia
Io continuo a sorridere, come se fossi davanti a un clown che fa di tutto per farmi ridere.
Forse (voglio essere buono), la domanda sul reatino l'aveva fatta per essere simpatico, poi pero' gli e' partita la brocca. Cosi' sono stati i primi due minuti e mezzo della mia conoscenza con lui. Mia moglie, seduta dietro con la moglie di lui, impietrita. A fine serata mi ha detto che comincia a capire perche' uno come me, alla lunga, li odia.
A cena abbiamo parlato d'altro.