Regolamenti di conti e lotta per il dominio Francia angosciata dall'altro Europeo (Corriere della Sera)
MONTPELLIER
Si sono presentati con una «missione»: «Defenders of european culture». Striscione lungo venti metri. Sostenuto da decine di braccia nude e palestrate. Portato in corteo dal centro allo stadio. E poi esposto dentro il Velodrome di Marsiglia (durante la partita Polonia-Ucraina). Nella massa dietro lo striscione erano confusi anche gli ultrà polacchi che ieri hanno lanciato bottiglie, fumogeni e bombe carta. Aggressioni tra gruppi rivali della stessa tifoseria. Scontri con la polizia. Gas lacrimogeni, manganellate, cariche. Dodici arrestati. Le forze di sicurezza si interrogavano da giorni: «Non abbiamo ancora visto i polacchi». Era scontato che volessero occupare il loro posto sul satellite globale che rilancia in tutto il mondo l'«altro» Europeo, quello degli ultrà. Prima russi contro inglesi; poi croati contro la loro Nazionale per sabotare la federazione. Tutti hanno eletto Francia 2016 come arena per una prova di forza continentale.
La violenza di strada torna a Marsiglia dieci giorni dopo la guerriglia dell'11 giugno. Gli hooligan paramilitari di Mosca e San Pietroburgo quel giorno indossavano guanti da arti marziali e paradenti da pugilato. Obiettivo: annientare i padri fondatori delle risse da stadio, gli inglesi. Due vittime, Andrew Bache, 51 anni, e Stewart Gray, 47, sono ancora in coma. Il presidente ucraino Petro Poroshenko, in visita in Francia, ha detto che gli hooligan russi sono «combattenti allenati, che possono uccidere». E ieri è stata firmata una nuova espulsione per Alexander Shprygin: nazionalista radicale russo, capo di un'associazione di tifosi, già allontanato dopo gli incidenti di Marsiglia. È atterrato sabato a Mosca. Due giorni fa è però ricomparso a Tolosa, per assistere a Russia-Galles. Ha violato il provvedimento entrando in Francia in auto, dopo un volo fino a Barcellona. La sua prima espulsione aveva già generato una crisi diplomatica con il Cremlino, perché Shprygin fa parte del comitato organizzatore dei Mondiali 2018 in Russia.
Con quelli di ieri, i fermi e gli arresti dall'inizio degli Europei sono più di 560. Otto Federazioni, un terzo delle 24 che partecipano ai campionati, sono finite sotto inchiesta della Uefa a causa dei propri tifosi (lancio di fumogeni, invasioni di campo e scontri). Le sanzioni sono state 12 su 28 partite: vuol dire un problema di sicurezza in quasi la metà dei match. Ieri anche l'Ungheria è stata multata (65 mila euro) per le aggressioni degli ultrà durante la partita con l'Islanda, sempre al Velodrome di Marsiglia. Stadio a rischio nella città più critica. L'ultima presa di posizione è del procuratore della regione Bouche du Rhone, Laurent Nunez: «Siamo intervenuti per tamponare le falle della Uefa» (responsabile della sicurezza dentro gli stadi).
Lunedì sera alcuni ultrà polacchi si erano già scontrati con un gruppo dell'Olympique Marsiglia. Poi hanno diffuso in Rete una foto con il loro «trofeo», una bandiera. Ieri invece i tafferugli sono avvenuti tra gruppi di polacchi. Le rivalità interne le conosce bene anche la polizia italiana: 60 «Sharks» (squali) del Wisla Cracovia, neonazisti, vennero ospitati dalla curva della Lazio durante un derby a maggio del 2015. Sfilarono con il passamontagna blu e argento e si unirono per i saluti romani agli ultrà biancocelesti. Gli «Sharks» sono nemici degli hooligan del Legia Varsavia, e infatti contro questi ultimi si scontrarono i tifosi della Lazio in trasferta (oltre 200 arresti, novembre 2013). Ieri a Marsiglia i polacchi si sono presentati con lo striscione di «difensori della cultura europea»: per loro vuol dire anche della «razza bianca». È l'ultimo messaggio buttato nell'arena di violenza che circonda Euro 2016.
Gianni Santucci