Questo l'articolo scritto da Sandro Loreto su Lazialità:
L'acquisto di Felipe Anderson non aveva acceso la mia fantasia. Proprio in questo spazio avevo espresso il mio scetticismo titolando "Felipe Anderson non è un fenomeno", suscitando un dibattito acceso, al di là delle mie intenzioni e aspettative. Ho sempre cercato di essere onesto con me stesso, ma soprattutto con chi mi onora di leggere quello che scrivo, senza timore di essere impopolare o criticato, ma soprattutto senza timore di cambiare idea o riconoscere un errore. Non mi pento di quello che ho scritto in passato, perché in quel momento era quello che pensavo ed i miei pensieri erano il frutto di quello che vedevo. La mia vita in Brasile mi toglie molto della mia Lazio, in cambio di nuove possibilità professionali e di nuovi sguardi. Felipe Anderson in quel momento era un talento smarrito dentro un insidioso percorso involutivo che lo imprigionava nel grigiore di prestazioni anonime e senza luce. Spesso in panchina, quando chiamato in causa non riusciva più a liberare il suo calcio, la sua fantasia. Vedevo questo personalmente ogni volta che giocava il Santos e era questo che dovevo dire a voi, in un momento in cui tutti osannavano l'acquisto di un fenomeno. Leggendo bene nelle pieghe del mio vecchio articolo troverete la volontà di non illudere nessuno ed il desiderio di essermi sbagliato, lasciando lo spazio alla possibilità che le qualità di Felipe tornassero un giorno ad illuminare il suo "futebol". Quello che sto vedendo oggi di Felipe Anderson mi emoziona. Quando il pallone è nei suoi piedi ho sempre la sensazione che possa accadere qualcosa. Vede lo spazio dove tutto sembra chiuso, disegna traiettorie con il pallone straordinarie, brucia il campo e gli avversari con accelerazioni potenti, dimostra personalità, lucidità e finalmente una maturità calcistica fuori del comune. Sembra aver ritrovato se stesso ed il suo progetto di campione nato nelle strade di un sobborgo di Brasilia, per la gioia di chi come me, prima di tutto, è un innamorato di Lazio. Per questo oggi, sempre con i piedi ben piantati a terra, altrimenti che laziale sarei, devo in parte rivedere il mio giudizio, ammettere che altri, in questo caso Igli Tare, hanno saputo vedere e credere meglio di me e scrivere un pezzo dove dico che Felipe Anderson è "quasi" un fenomeno, con la speranza nel cuore di poter, tra qualche tempo e qualche altra straordinaria prestazione, togliere l'avverbio quasi e celebrare un fenomeno completo perché questo significherebbe il bene della Lazio e quindi la mia felicità.
Sandro Di Loreto