Non è tutto oro quel che luccica. C'è il Real Madrid, coi suoi Galacticos. E c'è il Barcellona, campione d'Europa in carica. Senza contare le nazionali, che pescano dai club per dominare a tutti i livelli. Squadre da sballo, trionfi in serie. Un castello dorato, almeno in apparenza. Invece, a grattar via la patina superficiale vien fuori la ruggine. E, soprattutto, un castello che poggia le basi su fondamenta marce, una montagna di debiti. Avanti così, e si rischia di dichiarare bancarotta, alla faccia delle leggi speciali, che riducono la tassazione sugli ingaggi, aiutando i club a rastrellare il meglio che c'è sul mercato senza dover sborsare quanto le rivali di altri paesi.
Il quotidiano Marca, che sta al calcio come El Pais alla politica, ha snocciolato le cifre e azionato la sirena d'allarme. Un dato su tutti, quello che dovrebbe accendere il rosso della vergogna sul volto di chi gestisce il calcio spagnolo: 4 miliardi di euro (circa il doppio dei ricavi totali), il debito complessivo dei club, una voragine da paura, che si porta dietro conseguenze a catena. Innanzitutto, i giocatori battono cassa. I migliori sono garantiti, gli altrimeno: oltre 300 calciatori hanno denunciato insolvenze da parte dei club di appartenenza, sia della Liga che della Segunda Division. E il sindacato minaccia lo sciopero, non appena la nuova stagione sarà all'alba. Le società provano a scansare i guai: in 21 hanno fatto ricorso alla cosiddetta Ley Concursal, la legge fallimentare che consente ai club a rischio di insolvenza di sospendere o dilazionare i pagamenti (i calciatori rischiano di perdere il 50 per cento degli stipendi) senza essere dichiarati in bancarotta. Un modo come un altro per evitare sanzioni: tirano a campare, senza che la federazione possa far scattare le sanzioni previste dal regolamento (sottrazione di punti o retrocessione). Insomma, fatta la legge, trovato l'inganno: un comportamento all'italiana. C'è chi coi debiti ci può convivere, come Real e Barça. Una marea di entrate a tamponare le pur enormi falle: della ricca torta dei diritti tv ne beccano la metà (600 milioni) di quanto va a tutti gli altri club della Liga. Sproporzione clamorosa, che assesta duri colpi alle piccole società. Così Real e Barca si tuffano sul mercato e gli altri sono con l'acqua alla gola. Tra quelli che hanno fatto ricorso alla legge fallimentare, ci sono Saragozza, Rayo Vallecano, Hercules, Betis, Cadice, Maiorca, Recreativo, Xerez, Cordoba. E pure il Granada, un pezzo della multinazionale calcistica di Gianpaolo Pozzo, patron dell'Udinese. In caso di necessità, prima si aprivano i cordoni delle borse delle amministrazioni locali che ora hanno chiuso i rubinetti per sopraggiunta crisi economica. Se il calcio piange il basket non ride: Estudiantes, Joventut, Menorca, Valladolid e Granada hanno sospeso i pagamenti, l'Alicante è quasi fallito. La Lega calcio prova a correre ai ripari: il prossimo luglio si discuteranno i termini di una legge in linea con il Fair Play finanziario dell'Uefa. Chiudono la stalla, ma i buoi sono già lontani.(ivo romano)