"C'è chi capisce di calcio e chi invece di pallone..."....questa famosa frase del Presidente Lotito è sempre valida....per anni, quando molti tifosi si lamentavano del fatto che non avessimo ambizioni da Champions, e che l'obiettivo primario doveva diventare la partecipazione alla massima competizione europea, io, come altri replicavamo che la Lazio doveva arrivarci gradualmente e che, per dimensione, esperienza e finanze, la nostra naturale dimensione era la partecipazione costante in Europa League e cercare di vincere più trofei possibili, in quanto la forzata voglia di andare in Champions, con acquisti forzati, oltre la nostra dimensione, avrebbe sicuramente causato problemi di equilibrio nello spogliatoio, con la società, che si sarebbero tradotti in un rendimento negativo sul campo nell'intera stagione.
La polemica di Acerbi davanti ai microfoni RAI, quantomeno sorprendente ed inopportuna, conferma ciò, ed il fatto che provenga da un uomo e calciatore ritenuto perno per affidabilità ed esperienza, ci fa capire come questa fase sia davvero molto delicata, e non risparmia neanche la figura del Mister Inzaghi.
La società è cresciuta anno dopo anno, ora bisogna fare in modo che si faccia comprendere che la Champions deve essere una competizione che va vissuta come una bella festa, ma l'obiettivo deve essere il campionato e la coppa Italia, perchè sicuramente, e lo confermano le dichiarazioni di giocatori e del Mister, questi ultimi vedono nella Champions un palcoscenico professionale ed una vetrina irrinunciabile, dove potersi anche mettersi in mostra per legittima soddisfazione o anche opportunità individuale.
Quest'ultimo aspetto è quello che la società deve assolutamente evitare, ovvero giusto che la Champions venga giocata al massimo ma allo stesso tempo uguale se non maggiore concentrazione va riservata al campionato, per far sì che il palcoscenico della Champions diventi una dimensione naturale e non una estemporanea apparizione, ma soprattutto far prevalere la logica del club e non degli interessi individuali.
Riguardo Acerbi, considerando che il suo agente, Federico Pastorello è in ottimi rapporti con la società, penso che le sue dichiarazioni siano state frutto di uno slancio emotivo poco controllato, se non istigato da qualche elemento esterno, per cui la società saprà come ricomporre al meglio la situazione, consci del fatto che il difensore ha un contratto in scadenza nel 2023, per cui il rinnovo è più da vedersi come un regalo che la società può fargli che, invece, una priorità.
In ogni caso il Club non deve cedere di un millimetro, né tollerare prese di posizione del genere, pena l'anarchia nello spogliatoio.