«Sto pensando seriamente e con molta amarezza di dare le dimissioni dal calcio. Non è un gran che, ma forse è l`unica cosa che posso fare in questo triste momento per stigmatizzare quello che è successo nella civilissima Alessandria. La mia passione per il calcio non ha confini tanto è vero che non ho mai staccato la spina da questo mondo nel quale vivo da ormai 55 anni. Oggi mi diverto (o, meglio, mi divertivo) a fare il direttore tecnico a Gubbio, in C1, dopo che l`anno scorso abbiamo vinto, per la prima volta nella storia del club, i playoff in Seconda divisione. Mio figlio, che ha 11 anni, era allo stadio con me e con le lacrime agli occhi mi ha chiesto: «Papà, perché hanno picchiato Eugenio e i suoi genitori?». Già, perché? Non ho saputo rispondere e mi sono sentito da schifo. (...) Non si può e non si deve restare indifferenti così come certe persone non possono restare impunite, altrimenti questo mondo rischia di non appartenere più neanche ai nostri figli e ai nostri nipoti. Siamo ancora in tempo per fare qualcosa?»