Recentemente, ho letto il libro dedicato a Monchi, scritto prima del suo arrivo nella colonia americana.
(C'è anche un'edizione in italiano, rivista in coincidenza dell'inizio della sua benedetta avventura romana).
Per gli appassionati del genere, lo consiglio vivamente, perchè è una buona introduzione al mondo della direzione sportiva di una società di calcio. Non conosco altri libri dedicati a questo tema e i suoi protagonisti.
Con la figura di Tare, ci sono alcune analogie (in primis, la lunghissima militanza in un club, tra alti e bassi, in termini di operazioni di mercato e risultati sportivi; l'esserne diventato tifoso; una modesto trascorso da calciatore con gli stessi colori, in difficile periodo societario, etc) e delle differenze (innanzitutto, la diversa strategia nella costruzione della rosa, in particolare la centralità delle plusvalenze per far aumentare i ricavi da reinvestire).
Sul mercato, abbiamo detto praticamente tutto.
Io, una cosa vorrei da Tare (o da qualsiasi nostro direttore sportivo): la capacità di trasmettere ad allenatore e giocatori una "mentalità" europea.
La Lazio è la squadra italiana con più partite in Europa League, dalla sua fondazione.
Bene, a me piacerebbe che l'affrontassimo sempre con entusiasmo, anche a costo di rimetterci qualche punto in campionato.
Tra un'Europa League (o Conference League) ambiziosa, e un'affannosa rincorsa al quarto posto - l'obiettivo per guardare sempre avanti - io preferirei sempre le prime due. Perchè magari, dai e dai, alla fine la vinci... Ed io preferisco sempre avere concrete possibilità di vincere, piuttosto che piazzarmi o fare da sparring-partner.
Se però le formazioni schierate in questa competizione dai vari allenatori sono spesso imbottite di riserve (tranne Petkovic e Inzaghi-bis: quarti di finale), temo che il valore di questa coppa, per la Lazio, non sia ben trasmesso da chi guida l'area sportiva...