Il Sole 24 Ore: la roma è in stato di tensione finanziaria

Aperto da gingiula, 15 Ott 2010, 08:55

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uforobot

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Appena sentita: arriva l'arabo e porta Bale, Buffon e due centrocampisti forti... :D :D :D :D :D

Mr. Mojo

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Citazione di: uforobot il 01 Feb 2011, 13:51
Appena sentita: arriva l'arabo e porta Bale, Buffon e due centrocampisti forti... :D :D :D :D :D

io pure, la stessa  :)

Russotto

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L'altra settimana doveva porta' Ancelotti e Torres. Ma non e' che se so confusi e hanno fatto un'offerta per il Chelsea?

Alexia68

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Ho trovato questo articolo sul sito di Radio6:


News La verità sulla cordata americana, ovvero ciò che nessuno ha il coraggio di dire

Potrebbe essere un protagonista del film I bostoniani. Se non fosse che la sua biografia è fatta di vuoto cosmico.
La New England Sport Ventures, Nesv, di cui nell'operazione dell'acquisizione della associazione sportiva Roma il signor Thomas Richard Di Benedetto è il frontman, si è già distinta per un contenzioso, tuttora pendente presso la corte dello Stato del Texas, legato alle diatribe sorte sull'acquisto del Liverpool.
Inoltre, sembra che il dominus della Nesv stessa sia John Wright Henry, il quale ha gestito, subito dopo l'acquisizione, la squadra di baseball dei Red Socks di Boston nella quale gioca Tom Di Benedetto, figlio del meno famoso Thomas padre.
Andando a spulciare nei vari motori di ricerca, infatti, solo il figliolo giocatore di baseball ha dei rimandi. Del padre, nessuna traccia.
Oggi, i Red Socks sono gestiti, per conto della Nesv, da Lawrence Lucchini, detto Larry.
I RAPPORTI CON SAKLY. Il nome di questo signore ricorre in una sentenza emessa anni orsono dalla corte dello Stato del Texas. Questa sentenza, in relazione a una truffa bancaria perpetrata da diversi personaggi, faceva anche il nome di un certo Adnan Sakli, nato in Turchia, ma cittadino statunitense.
Al contrario dei suoi coimputati, il signor Sakli venne eliminato dal processo, in quanto il procuratore distrettuale del Texas lo classificò «oggetto di interesse per la sicurezza nazionale».
Nel linguaggio giuridico statunitense, ciò significa che il signor Sakli, qualunque cosa faccia, non è perseguibile, dato che lo fa nel supremo interesse degli Usa.
I PRECEDENTI. È interessante notare come Sakli sia comparso varie volte dietro cordate fantasma che intendevano acquistare squadre di calcio italiane.
Secondo quanto risulta a Lettera43.it, tramite suoi intermediari di fiducia Sakli  era dietro Tim Burton, il perfetto sconosciuto che voleva comprare il Bari calcio nell'estate del 2009, accolto con tutti gli onori quando sbarcò a Palese e poi svanito nel nulla.
Si trovava anche dietro a un imprenditore anglo-iraniano di origine ebraica, tale Shardad Golban che, sempre nel 2009, aveva comprato il Venezia calcio, salvo poi anch'egli svanire dopo aver portato la squadra al fallimento.
Sakli era anche coinvolto in alcune operazioni poco chiare sulla Sambenedettese calcio, col faraonico programma di Arquatello, la cosiddetta Milanello marchigiana.
IL RISCHIO DI UNICREDIT. Insomma, per comprare una squadra di calcio, basta un semplice pezzo di carta denominato bank guarantee. Chissà se l'Unicredit accetterà questa garanzia cartacea? In fondo, per l'istituto non cambia nulla.
La banca italiana (che ha un credito di 150 milioni verso la famiglia Sensi) incasserebbe, dalla vendita di una quota del 51% - parte del 67% della Roma che detiene - un altro credito di circa 110 milioni.
Sborserebbe però 40 milioni per l'aumento di capitale occorrente per l'Opa sul 33% della società in mano agli azionisti terzi. E alla fine del giro di ingegneria finanziaria, il debitore non sarà più la famiglia Sensi, ormai in default, bensì la misteriosa cordata di investitori.
Illo tempore, si rifiutò Soros perché la sua operazione non era del tutto chiara.
Ora, si accetterebbe un'operazione che, in Italia, è stata già vista. Acquistare una squadra di calcio con un pezzo di carta, sulla cui validità ci sono diversi dubbi. Mai come ora, a tutti i tifosi della Roma, sentiamo di dire, in bocca al lupo.

Fonte: lettera43.it


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Alex_k

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Ma questi de Radio6, non se potevano fa' l'affari loro?
:D

Mr. Mojo

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StylishKid

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Citazione di: PILØ il 01 Feb 2011, 13:39
Chiameranno a colloquio Angelucci, unico vero interessato, e gli diranno "tu hai offerto di meno, ma noi preferiamo che la rioma resti ad un italiano; se offri l'offerta a TOT è tua". :asrm

Sono convinto della stessa cosa.

Monteverde74

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un dubbio:
il fondo arabo è un azionista di unicredit, cercherebbe di prendersi il debito di unicredit(as merde) per poi richiedere dei soldi in prestito per rifondare la squadra e di fatto cercare di aumentare il valore per poi.....fare cosa?
mah...
me sembra il gioco delle 3 carte...
per esempio: io ho un credito con un mio amico, ma di fatto sono suo socio nell'azeinda dove entrambi abbiamo interessi...siccome lui non ce la fa a reggere da solo, mi chiede a me di comprare il suo debito...dopodichè io chiedo a lui di darmi dei soldi affinchè io possa migliorare l'investimento per renderlo "sano".
boh....

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AquiladiMare

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Citazione di: Monteverde74 il 01 Feb 2011, 15:44
un dubbio:
il fondo arabo è un azionista di unicredit, cercherebbe di prendersi il debito di unicredit(as merde) per poi richiedere dei soldi in prestito per rifondare la squadra e di fatto cercare di aumentare il valore per poi.....fare cosa?
mah...
me sembra il gioco delle 3 carte...
per esempio: io ho un credito con un mio amico, ma di fatto sono suo socio nell'azeinda dove entrambi abbiamo interessi...siccome lui non ce la fa a reggere da solo, mi chiede a me di comprare il suo debito...dopodichè io chiedo a lui di darmi dei soldi affinchè io possa migliorare l'investimento per renderlo "sano".
boh....

più che altro c'è da chiedersi..... visto che l'arabo è socio perchè fare tutta sta manfrina???? l'avrebbero già comprata mesi fa, non vi pare???

AquiladiMare

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Citazione di: uforobot il 01 Feb 2011, 13:51
Appena sentita: arriva l'arabo e porta Bale, Buffon e due centrocampisti forti... :D :D :D :D :D

ma forti forti???

io volevo vedere Drogba passeggiare in via del corso  :( :( :( :( :(


DaMilano

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Il pacco Roma: conti in rosso e costo del lavoro record
Gianfranco Teotino
Che cosa compra chi prende la società dei Sensi? L'acquisto non basta, bisognerà  ricapitalizzare altrimenti andranno venduti i pezzi pregiati. L'indebitamento è più sostenibile di quello di altri club, ma il bilancio si è chiuso in perdita per 22 milioni e il successivo non sarà migliore. Tre i pretendenti sicuri: all'americano Di Benedetto e al romano Angelucci si è aggiunto un fondo di Abu Dhabi. E poi gira voce, non ancora confermata, di una quarta offerta.


Il capitano della Roma Francesco Totti (Afp)
ECONOMIA
31 gennaio 2011 - 19:00
Le offerte d'acquisto sono tre: a quelle ampiamente previste del gruppo Angelucci (sanità ed editoria) e del consorzio Usa guidato da Thomas Di Benedetto (immobiliarista, socio dei Boston Red Sox di baseball), si è aggiunta all'ultimo momento quella del fondo Aabar (Abu Dhabi, azionista al 4,99% di Unicredit). Le proposte verranno ora vagliate dall'advisor Rothschild, scelto da Unicredit, prima di essere esaminate dal Cda di Italpetroli, azionista di maggioranza della Roma, e da quello di Unicredit, principale creditore della famiglia Sensi, che decideranno se concedere a uno degli offerenti il diritto a una trattativa in esclusiva.

Ma cosa si compra chi si compra la Roma? Si compra una squadra di calcio che, pur avendo la sua stella più luminosa (Totti, 34 anni) sul viale del tramonto, è comunque altamente competitiva in Italia – l'anno scorso è stata a un passo dal soffiare lo scudetto ai campioni del mondo dell'Inter e anche quest'anno è ancora in lizza per il titolo – ed è fra le prime 15 del ranking sportivo europeo. Ma si compra una società che, come si legge nella relazione della società di revisione del bilancio (Bdo) del 13 ottobre scorso, «chiuderà il prossimo esercizio con una significativa perdita, rendendo necessarie eventuali operazioni di finanziamento... ovvero di operazioni di trading dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori». In altre parole, o si ricapitalizza o bisogna vendere i giocatori migliori: De Rossi, Menez e Vučinić.

In realtà, l'indebitamento della società è più sostenibile di quello di altri club (italiani ed esteri) che pure sembrano navigare in acque meno agitate: era di 71,441 milioni al 30 settembre scorso nel bilancio consolidato del gruppo, a fronte di ricavi per 137 milioni nel 2009-2010 e per 160,9 milioni nel 2008-2009 (differenza negativa determinata dalla mancata partecipazione alla Champions League nella scorsa stagione). Bilancio consolidato reso necessario dal conferimento a una Sas, chiamata Soccer, del ramo di azienda dedicato alle attività di merchandising, marketing e sponsorizzazioni. Un'operazione di cosmesi di bilancio che consentì alla società madre di realizzare nell'esercizio 2006-2007 una plusvalenza di 123,1 milioni. I debiti che hanno costretto la famiglia Sensi a mettere in vendita il gioiello di famiglia non sono tanto quelli della società di calcio, quanto quelli di Compagnia Italpetroli, la holding che ne detiene il pacchetto di maggioranza (66% circa): oltre 400 milioni, gran parte dei quali nei confronti di Unicredit, che perciò coordina le operazioni di vendita.

Le basi per continuare a gestire una società calcisticamente valida ci sarebbero anche: nel 2008-2009 la Roma figurava al dodicesimo posto nella classifica dei ricavi dei club europei, nonostante le lacune strutturali di competitività di cui è vittima l'intero calcio professionistico italiano: eccessiva dipendenza dai diritti televisivi (55% del fatturato), bassi ricavi da stadio nonostante un pubblico fra i più fedeli d'Italia (poco più di 23 milioni all'anno, a fronte degli almeno 100 di tutti i principali club inglesi), peso esagerato del costo del lavoro (il 74% dei costi d'esercizio è rappresentato dagli stipendi a tecnici e calciatori). Il problema è che il bilancio 2009-2010 (influenzato come detto dalla mancata partecipazione alla Champions) si è chiuso con un risultato negativo per 21,9 milioni e il prossimo non si prevede migliore. Dal resoconto intermedio di gestione del 30 settembre scorso: «I ricavi e i risultati economici prevedibili beneficeranno della partecipazione alla Champions League, ma risulteranno negativamente influenzati dagli effetti dell'entrata in vigore della normativa sulla commercializzazione dei diritti audiovisivi in forma collettiva. Inoltre, la campagna trasferimenti estiva è risultata non in linea con i prefissati obiettivi aziendali... Pertanto si prevede che l'esercizio 2010-2011 si chiuderà con una significativa perdita, rendendo necessarie operazioni di finanziamento».

Dunque, il problema per gli acquirenti saranno gli investimenti perché la società sopravviva e la squadra si mantenga competitiva, più che il costo effettivo del pacchetto di maggioranza. Attualmente in Borsa la società è capitalizzata per 158,8 milioni, a un valore di 1,2 euro ad azione. La quota d'ingresso (maggio 2000) era di 5,54 euro, quella del febbraio scorso, prima dell'avvio delle operazioni di vendita, di 0,72 euro. Il valore perciò è salito in un anno del 66%, a conferma di tutti i dubbi sull'opportunità della quotazione delle società calcistiche, per la volatilità dei titoli e le speculazioni cui sono soggetti.

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Revolver

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Scusate, visto che io concordo con Tom Hanks in Philadelphia quando considera 100 avvocati in fondo al mare ' un buon inizio' e di conseguenza ammetto crassa ignoranza in materia, ma ieri 31 gennaio 2011 non era una scadenza di qualcosa? Tra radio e baretti sono mesi che si sente " se li devono/ce se devono pià entro il 31 gennaio" . Ecco e mò?

National Anthem

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JoePetrosino

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Citazione di: DaMilano il 01 Feb 2011, 17:19
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Il pacco Roma: conti in rosso e costo del lavoro record
Gianfranco Teotino
Che cosa compra chi prende la società dei Sensi? L'acquisto non basta, bisognerà  ricapitalizzare altrimenti andranno venduti i pezzi pregiati. L'indebitamento è più sostenibile di quello di altri club, ma il bilancio si è chiuso in perdita per 22 milioni e il successivo non sarà migliore. Tre i pretendenti sicuri: all'americano Di Benedetto e al romano Angelucci si è aggiunto un fondo di Abu Dhabi. E poi gira voce, non ancora confermata, di una quarta offerta.


Il capitano della Roma Francesco Totti (Afp)
ECONOMIA
31 gennaio 2011 - 19:00
Le offerte d'acquisto sono tre: a quelle ampiamente previste del gruppo Angelucci (sanità ed editoria) e del consorzio Usa guidato da Thomas Di Benedetto (immobiliarista, socio dei Boston Red Sox di baseball), si è aggiunta all'ultimo momento quella del fondo Aabar (Abu Dhabi, azionista al 4,99% di Unicredit). Le proposte verranno ora vagliate dall'advisor Rothschild, scelto da Unicredit, prima di essere esaminate dal Cda di Italpetroli, azionista di maggioranza della Roma, e da quello di Unicredit, principale creditore della famiglia Sensi, che decideranno se concedere a uno degli offerenti il diritto a una trattativa in esclusiva.

Ma cosa si compra chi si compra la Roma? Si compra una squadra di calcio che, pur avendo la sua stella più luminosa (Totti, 34 anni) sul viale del tramonto, è comunque altamente competitiva in Italia – l'anno scorso è stata a un passo dal soffiare lo scudetto ai campioni del mondo dell'Inter e anche quest'anno è ancora in lizza per il titolo – ed è fra le prime 15 del ranking sportivo europeo. Ma si compra una società che, come si legge nella relazione della società di revisione del bilancio (Bdo) del 13 ottobre scorso, «chiuderà il prossimo esercizio con una significativa perdita, rendendo necessarie eventuali operazioni di finanziamento... ovvero di operazioni di trading dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori». In altre parole, o si ricapitalizza o bisogna vendere i giocatori migliori: De Rossi, Menez e Vučinić.

In realtà, l'indebitamento della società è più sostenibile di quello di altri club (italiani ed esteri) che pure sembrano navigare in acque meno agitate: era di 71,441 milioni al 30 settembre scorso nel bilancio consolidato del gruppo, a fronte di ricavi per 137 milioni nel 2009-2010 e per 160,9 milioni nel 2008-2009 (differenza negativa determinata dalla mancata partecipazione alla Champions League nella scorsa stagione). Bilancio consolidato reso necessario dal conferimento a una Sas, chiamata Soccer, del ramo di azienda dedicato alle attività di merchandising, marketing e sponsorizzazioni. Un'operazione di cosmesi di bilancio che consentì alla società madre di realizzare nell'esercizio 2006-2007 una plusvalenza di 123,1 milioni. I debiti che hanno costretto la famiglia Sensi a mettere in vendita il gioiello di famiglia non sono tanto quelli della società di calcio, quanto quelli di Compagnia Italpetroli, la holding che ne detiene il pacchetto di maggioranza (66% circa): oltre 400 milioni, gran parte dei quali nei confronti di Unicredit, che perciò coordina le operazioni di vendita.

Le basi per continuare a gestire una società calcisticamente valida ci sarebbero anche: nel 2008-2009 la Roma figurava al dodicesimo posto nella classifica dei ricavi dei club europei, nonostante le lacune strutturali di competitività di cui è vittima l'intero calcio professionistico italiano: eccessiva dipendenza dai diritti televisivi (55% del fatturato), bassi ricavi da stadio nonostante un pubblico fra i più fedeli d'Italia (poco più di 23 milioni all'anno, a fronte degli almeno 100 di tutti i principali club inglesi), peso esagerato del costo del lavoro (il 74% dei costi d'esercizio è rappresentato dagli stipendi a tecnici e calciatori). Il problema è che il bilancio 2009-2010 (influenzato come detto dalla mancata partecipazione alla Champions) si è chiuso con un risultato negativo per 21,9 milioni e il prossimo non si prevede migliore. Dal resoconto intermedio di gestione del 30 settembre scorso: «I ricavi e i risultati economici prevedibili beneficeranno della partecipazione alla Champions League, ma risulteranno negativamente influenzati dagli effetti dell'entrata in vigore della normativa sulla commercializzazione dei diritti audiovisivi in forma collettiva. Inoltre, la campagna trasferimenti estiva è risultata non in linea con i prefissati obiettivi aziendali... Pertanto si prevede che l'esercizio 2010-2011 si chiuderà con una significativa perdita, rendendo necessarie operazioni di finanziamento».

Dunque, il problema per gli acquirenti saranno gli investimenti perché la società sopravviva e la squadra si mantenga competitiva, più che il costo effettivo del pacchetto di maggioranza. Attualmente in Borsa la società è capitalizzata per 158,8 milioni, a un valore di 1,2 euro ad azione. La quota d'ingresso (maggio 2000) era di 5,54 euro, quella del febbraio scorso, prima dell'avvio delle operazioni di vendita, di 0,72 euro. Il valore perciò è salito in un anno del 66%, a conferma di tutti i dubbi sull'opportunità della quotazione delle società calcistiche, per la volatilità dei titoli e le speculazioni cui sono soggetti.


buongiono teotì

eaglefly1978

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Citazione di: Revolver il 01 Feb 2011, 19:24
Scusate, visto che io concordo con Tom Hanks in Philadelphia quando considera 100 avvocati in fondo al mare ' un buon inizio' e di conseguenza ammetto crassa ignoranza in materia, ma ieri 31 gennaio 2011 non era una scadenza di qualcosa? Tra radio e baretti sono mesi che si sente " se li devono/ce se devono pià entro il 31 gennaio" . Ecco e mò?

Era la scadenza per la presentazione delle offerte, poi possono essere ceduti in qualsiasi altro momento.

La prossima scadenza, semmai, è il 15 febbraio, data entro la quale devono pagare stipendi e relativi oneri per i mesi di ottobre, novembre e dicembre.

Palo

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Citazione di: eaglefly1978 il 01 Feb 2011, 20:07
Era la scadenza per la presentazione delle offerte, poi possono essere ceduti in qualsiasi altro momento.

La prossima scadenza, semmai, è il 15 febbraio, data entro la quale devono pagare stipendi e relativi oneri per i mesi di ottobre, novembre e dicembre.
E statte zitto! Magari non se ne ricordano mentre trattano l'acquisto di Torres, Buffon, Ronaldo, Messi e altri sette, otto stelle ...

gaizkamendieta

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comincia a filtrare qualche indiscrezione... a quanto pare l'offerta araba è farlocca  :twisted: ( COME MOLTI IMMAGINAVANO) e l'offerta degli ammericani, tirati dentro a forza ma alle loro condizioni, non è affatto appetibile per nessuno, infatti non prevede nessun esborso di tasca propria ne ora ne mai! In pratica non presentano nessun piano per mantenere la squadra a certi livelli, non fanno nessuna ricapitalizzazione, i soldi per acquistare la roma li deve dare unicredit (che comunque rimane al 40%) che poi sara' rimborsata con gli introiti della roma stessa..... (e me [...] aggiungo io  :=))  ).
L'unica vera offerta rimane quella di angelucci, sembrerebbe, intorno ai 100 meloni!

P.S.
gli arabi avrebbero si fatto un'offerta ma solo per salvaguardare unicredit (di cui sono azionisti) che in mancanza di altre offerte avrebbe dovuto mettere sul mercato la roma in un'altra maniera con notevole perdita... non mi cimento in terreni di cui non so nulla.. magari se c'è qualche esperto ci puo' spiegare perche se non ci fossero state offerte unicredit ci avrebbe rimesso!

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Gio

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Citazione di: gaizkamendieta il 02 Feb 2011, 09:32
comincia a filtrare qualche indiscrezione... a quanto pare l'offerta araba è farlocca  :twisted: ( COME MOLTI IMMAGINAVANO)

E le altre due ? Si sa niente ?

gaizkamendieta

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Citazione di: Gio il 02 Feb 2011, 10:30
E le altre due ? Si sa niente ?

Dovrebbero aver offerto 3 pacchetti di noccioline..  :^^

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