Questo articolo di Stefano Corradino, sollecitato e ospitato dall'Onanista, è fantastico. Nell'insieme è sensato e interessante, ma mi piace soprattutto quando critica gli ingaggi milionari nel calcio: secondo me ha perfettamente in testa Tytti ad altri suoi compagni di squadra, ma non lo dice perché non lo può dire, per cortesia:
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20120601.pdfNon so bene come questo si inserisca nell'attuale fase finanziaria di quella società, ma mi ha incuriosito.
Il calcio e la di-partita finaleSTEFANO CORRADINO *
"Il calcio è l'ultima rappresentazione
sacra del nostro tempo" scriveva Pier
Paolo Pasolini, fustigatore del nostro
mal di vivere, del malcostume, del potere
e delle sue macchinazioni. Il
grande scrittore e regista deceduto ad
Ostia 37 anni fa scrollerebbe rassegnato
(e incazzato) le braccia di fronte
agli scandali che stanno imperversando
nel mondo del calcio. Lui che se
non avesse votato la sua carriera alla
poesia, al cinema e alla pittura avrebbe
fatto il calciatore. "Il calcio - scriveva
- è rito nel fondo, anche se è evasione.
Mentre altre rappresentazioni
sacre, persino la messa, sono in declino,
il calcio è l'unica rimastaci"...
L'articolo di Carmine Fotia di martedì
29 affronta lucidamente il tema di un
calcio talmente malato dalla corruzione
e dalla logica del profitto a tutti
i costi che rischia un trapasso ineluttabile
se non si interviene immediatamente
con nuove regole e ripristinando
solidi principi di moralità e di etica.
Come giustamente afferma Fotia sarà
la giustizia penale a dover accertare i
reati mentre quella sportiva deve giudicare
e sanzionare i comportamenti
lesivi di lealtà e correttezza. Ben vengano
quindi le proposte di una confisca
dei beni, come per i mafiosi, per
coloro che a più livelli sono stati riconosciuti
colpevoli e quella di una moratoria
delle scommesse.
C'è però, al tempo stesso la necessità
di un'analisi profonda e impietosa del
mondo del calcio, cartina di tornasole
della fisiologia perversa del Paese,
di un sistema che se ammette un giro
di soldi miliardario contempla fatalmente
rischi di corruzione e malaffare.
Perché un ingaggio di un giocatore
o un allenatore deve raggiungere
cifre milionarie? Perché è il mercato,
qualcuno potrebbe obiettare. E allora
forse è proprio da qui che bisogna ripartire,
ridisegnando i confini dell'economia,
e stabilendo regole e tetti
non oltrepassabili.
Come ad esempio
soglie massime di contratti e notevolmente
più basse dei cachet faraonici
attuali. Vale per lo sport, come per la
politica e i manager. Non è un problema
di pubblico o privato ma di riduzione
sensibile delle diseguaglianze
sociali ed economiche. Vale tanto più
oggiAggiungi un appuntamento per
oggi in tempo di crisi.
Gli elettori, i tifosi, i cittadini, approverebbero.
P.S. Anche il poeta Eugenio Montale si
occupò di calcio, ipotizzando un campionato
senza reti per valorizzare il
gioco di squadra sulla competizione:
"Sogno che un giorno nessuno farà
più gol in tutto il mondo". Che almeno,
la rete non sia truccata
* DIRETTORE DI ARTICOLO 21