FOCUS - Keita, l'incanto del talento: gol e lampi da predestinato, la Lazio gongola...
Che sapore ha la felicità? Chiedetelo a Keita Balde Diao, 18 anni e 8 mesi, ragazzone di Abrucies, piccola città a 85 km da Barcellona. Chiedetelo a lui che alla prima da titolare in Serie A ci ha messo meno di un'ora per far gol. Domandate a Keita cosa si prova a saltare un difensore, mettere a sedere il portiere, toccare il pallone e sentire il rumore del pallone che tocca la rete: la musica più armoniosa che un attaccante può ascoltare. Ci ha messo 12 mesi Keita per far esplodere un talento già noto agli addetti ai lavori, ma non ancora al grande pubblico. L'esordio in Primavera arriva il 12 gennaio 2013, a Pescara, in un freddo pomeriggio, dopo un anno in attesa che la burocrazia facesse il suo corso. Gol. Tanto per mettere in chiaro le cose. Keita ha classe, velocità, forza, vede la porta, crossa in corsa con facilità. Bollini sa di avere per le mani un diamante. Grezzo, ma pur sempre un diamante. Il tecnico di Poggio Rusco lo plasma, ne lima gli spigoli, lo mette in condizione di far brillare la propria luce. Accecante per la categoria. Keita segna e sforna assist, è il più forte nonostante al suo fianco cresca un altro ragazzino niente male come Tounkara. Balde Diao è l'incubo degli avversari e quando hai uno così lo Scudetto è quasi una logica conseguenza. Petkovic lo sa, se lo porta ad Auronzo, poi a Fiuggi e lo testa, lo prova, anche da mezzala. Ma Keita è un fantastico prospetto di esterno d'attacco, alla Ribery o alla Cristiano Ronaldo. I suoi idoli. La strada per emularli è lunga e tortuosa, lo sa anche il giovanotto che sulle spalle si stampa il 14 non un numero qualunque per uno cresciuto a scuola Barcellona. L'esordio in prima squadra arriva il 15 settembre contro il Chievo, due minuti buoni solo per assaggiare il campo e prendersi l'applauso dell'Olimpico. Quattro giorni dopo è Europa League, Petkovic lo lancia dal 1' e nonostante una comprensibile timidezza ecco che arriva il primo acuto: discesa a sinistra, dribbling e cross per Hernanes che segna il gol da tre punti. Keita entra e si ripete contro il Trabzonspor, gli bastano pochi minuti per pennellare su Floccari il pallone della speranza, è vivace a Cipro, incanta contro l'Apollon. Storia di tre giorni fa. Storia di una settimana memorabile, fatta di tre capitoli entusiasmanti. Si parte con il derby Primavera vinto a Trigoria, bastano 45' al classe '95 per ribaltare la partita e regalare a Bollini l'ennesima stracittadina. Si prosegue con la notte d'Europa, l'Apollon cade sotto i colpi di Floccari, ispirati da un Keita da spellarsi le mani a forza d'applausi. Il sipario del Keita-show cala a Parma dopo un'altra prova eccellente. Il 14 biancoceleste segna un gol che è poesia in movimento, lo fa alla prima da titolare in campionato, a 18 anni, sulle orme di attaccanti come Giordano e Di Vaio, lasciando la sensazione di avere a che fare con un predestinato. 143' giocati in campionato e un gol, 4 presenze in Europa e altrettanti assist forniti. Numeri da talento puro, da campione in erba, anche perché i margini di miglioramento sono immensi, come le sue capacità. Deve crescere il giovane spagnolo, deve farlo nel fisico, nei movimenti senza palla, acquisendo sicurezza e malizia maggiori, ne è conscio: "Devo migliorare, crescere, essere più efficace per la squadra con la testa sulle spalle e i piedi per terra". La base però è quella del campioncino ed erano anni che in casa Lazio non si aveva la sensazione di poter crescere un talento purissimo. Dopo la gara con l'Apollon, i più cauti chiedevano un test più probante, l'ex canterano li ha serviti in meno di 72 ore. Si è piazzato largo a sinistra, è stato l'avanti più pericoloso. Mirante lo ha disinnescato due volte, Keita lo ha battuto al minuto cinquanta. Con freddezza disarmante. Con la sicurezza di chi ha il futuro in pugno.