Caldo come un cornetto: "I campioni (2005-06) siamo noi":
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20110630.pdfDisquisisce persino sulla telefonata di Pradé. Braccia tolte all'agricoltura.
Luca PelosiSe il primo e il secondo sono squalificati, lo scudetto
va al terzo. Se però anche il terzo viene
squalificato, come era stato squalificato il quarto,
lo scudetto non va a nessuno. La logica sfugge,
nella vicenda che riguarda l'assegnazione
dello scudetto del 2005-2006, rimessa in discussione
dopo l'esposto della Juventus, sul quale in
queste ore (oggi o al massimo domani) si pronuncerà
il procuratore federale Stefano Palazzi,
sempre più sommerso di carte. L'esposto della
Juventus dimostra chiaramente che le telefonate
di Massimo Moratti e Giacinto Facchetti non
erano tanto diverse da quelle di Moggi e soci. Al
limite era diverso il potere dei soggetti in questione.
Tutti colpevoli, nessun colpevole, quindi?
Non si capisce perché. Casomai, anche Inter
colpevole. Palazzi nel 2006 non aveva a disposizione
quelle intercettazioni, emerse solo in seguito.
Altrimenti è lecito pensare che avrebbe
deferito anche Moratti e Facchetti, come fece
con Meani, Della Valle e Lotito, poi condannati,
con sanzione per le rispettive società. L'allora
commissario Figc Guido Rossi poi decise d'autorità
di assegnare lo scudetto all'Inter. E' una
prerogativa del numero uno della Figc. Lo era ieri
di Guido Rossi, lo è oggi di Abete, che per il momento
deve rispettare l'iter previsto: il 5 luglio
consegnerà la relazione di Palazzi al Consiglio
Federale, che il 18 si pronuncerà. Ma, meglio ripeterlo,
Abete ha facoltà di risolvere da solo la
questione.
Che cosa accadrà oggi o domani? La cosa più
probabile è che Palazzi archivierà il caso per sopraggiunta
prescrizione. La quale però riguarda
gli illeciti attribuiti alla società (2 anni) e ai suoi
dirigenti (4 anni). Per l'assegnazione dello scudetto,
però, non c'è prescrizione. Se Abete riguardasse
la moviola, ad esempio, potrebbe anche
decidere di assegnare lo scudetto 1980-81 alla
Roma. «Tra i poteri federali – dichiarò tempo
fa l'avvocato Coccia, uno dei tre "saggi" interpellati
nel 2006 da Guido Rossi – c'è quello di assegnare
il titolo di campione d'Italia, o di non assegnarlo,
anche senza prove certe di un campionato
falsato da irregolarità. Rossi non ravvisò elementi
per non consegnare il titolo al'Inter e glielo
diede». Già, anche perché Guido Rossi, incidentalmente
tifoso interista oltre che membro
del Cda nerazzurro dal 1995 al 1999, non aveva,
altrettanto incidentalmente, potuto giudicare
in base a quelle telefonate che, sempre incidentalmente,
ancora non si conoscevano. E se le
avesse conosciute? Andando a ritroso, si arrivava
alla quinta classificata, la Roma.
I professionisti del "tanto lo facevano tutti"
hanno pronta l'obiezione: e le telefonate di
Pradè? Almassimosgradevoli, periltonocheusa
con l'ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini,
perché vuole fare l'operazione Cassano solo
con Zavaglia e perché Moggi gli chiede dei biglietti
gratis. Con arbitri e designatori, invece,
parlavano Moratti e Facchetti. Il consiglio federale
non potrà ignorarlo, né tantomeno potrà
farloGiancarloAbete. Poinessunopotràpiùcantare
"Vinciamo senza rubare". Anzi, qualcuno sì.
Qualcuno che era finito quinto, cioè primo dei
puliti, nel 2005-2006. I campioni dell'Italia, per
quell'anno, siamo noi.