L'angolo del buonumore (Articoli divertenti - stagione 2011/2012)

Aperto da Biafra, 23 Mag 2011, 19:21

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

Il Tenente

*
Lazionetter
* 2.528
Registrato
Citazione di: Tarallo il 05 Mar 2012, 19:39
Difficilissimo giocare in dieci, sono d'accordo, specialmente con espulsione al settimo minuto.




Tra l'altro, espulsione ingiusta comminata dal "lazialissimo" Collina, lo stesso che non vide il muro pallavolistico di Iuliano pochi mesi dopo...

sharp

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 29.449
Registrato
Villas Boas è pronto a pagare di tasca sua pur di allenare los planificantes,sin dudas,

umanoide69

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 6.116
Registrato

Murmur

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 16.780
Registrato

Siamo molto diversi da quelli lì      
   
GIUSEPPE MANFRIDI

Rivendico il mio diritto alla faziosità. Da tifoso, e non solo. E' la faziosità che anima il mondo e che dà movimento e vita alle idee suscitando invenzioni, fantasie, immagini e storie. In assenza di faziosità, ogni colloquio crollerebbe all'istante nell'inerzia e il nostro pensare non sarebbe che un concatenarsi asfittico di deduzioni obbligatorie prive di qualsiasi alternativa. Ogni grande storico è stato fazioso e lo è. Tucidide, nel commentare le guerre del Peloponneso, vorrebbe assurgere al ruolo del cronista equidistante, ma, buon per lui, fallisce lo scopo e, imbastendo un capolavoro, fa capire con involontaria chiarezza che tifa Atene. Finanche la superiore altezza della poesia drammatica ci dice che intessere una trama implica una presa di posizione. Addirittura Shakespeare, nel costruire i suoi drammi, parteggia per un personaggio o per l'altro distribuendo il bene e il male secondo criteri che per lo più appartengono ai misteri insondabili del suo inconscio.
Tuttavia, mai che imbrogli in modo arbitrario affinché il male ne esca sconfitto. In 'Romeo e Giulietta', ad esempio, i suoi campioni perdono, mentre la schiera dei loro avversari, quella degli adulti, vince. Perde l'amato Amleto, come perde lo stimato Bruto; malgrado ciò, è a costoro che vanno le implicite predilezioni del loro autore, che non si fa scrupolo di contraddire il bene a vantaggio del male pur di raccontare la vita per quel che è. Già, il bene e il male. Ciascuno li distribuisce a proprio piacere nella convinzione di attenersi a princìpi di giustizia che soggettivamente reputa oggettivi, anch'io lo faccio. E dunque, è ai nostri avversari che adesso mi rivolgo. Ai laziali oggi in festa, e che in parte mi hanno inondato di messaggi non proprio entusiasti (ah, sciagurato Facebook, fonte e arena di mille canizze!) per quanto da me dichiarato e su queste pagine riportato alcuni giorni fa. Testuale, dall'intervista: "Per me la Lazio è biblicamente il male". C'è chi ha sostenuto che io la Bibbia non l'abbia mai letta e che le origini del Cristianesimo mi siano ignote, come se l'avverbio 'biblicamente' intendesse assumere l'autorità certa di un filologo inoppugnabile. Ma da dove vi viene tanta puntigliosa seriosità? Altra asserzione che ha suscitato virulenti moti di aggressività verbale: "Sporca il paesaggio". Il riferimento è sempre alla parte avversa, che a mio dire non renderebbe un buon servizio al panorama. Ma nemici miei, voi cosa pensate, cosa provate vedendo i colori che amiamo fronteggiare i vostri? Non, forse, lo stesso moto di repulsa? Ovvio che sì, questo ci è noto, e la cosa a sua volta ci offende. Sicché, la mia ruvida dichiarazione - politicamente scorretta, non c'è dubbio, ma certo meno dei buuu fioriti da spalti non nostri – si limita a ritrarre lo spirito stesso dell'agone da palio che fa da cuore al conflitto sportivo di una stracittadina. Beninteso, io non sostengo che noi siamo meglio di voi, dico solo: "Per me la Lazio è il male", e siccome, fra le altre cose, mi è stata imputata puerilità di analisi, questa puerilità la rivendico. Ogni tifoso ha diritto a essere puerile nel perpetuare quel gioco da bimbi per cui, vedendo un film, la prima cosa che mio figlio mi domandava trepidante da piccolo era: "Ma c'è il cattivo?", e allorquando un cattivo conclamato era assente, lui lo istituiva da sé forzando i tratti di qualche personaggio laterale che potesse apparirgli meno buono di altri. In maniera sorprendente, il cattivo della situazione veniva spesso individuato in qualcuno che a mio giudizio interpretava piuttosto la parte nobile della storia. D'altronde, io stesso, da ragazzo, vedendo comparire dalla gola del canyon una turba di pellerossa ululanti e famelici di scalpi mi emozionavo come alla comparsa dei miei eroi. Ciò detto, abbiamo perso il derby, il che mi pare ingiusto in quanto dato assoluto; mi pare ingiusto a prescindere, come trovo ingiusto che nella storia di Romeo e Giulietta quei ragazzi muoiano, anche se, impietosamente, debbo ammettere che la fisiologia del racconto non lasciava spazio ad altri sbocchi; ma, al di là di una vittoria pretesa solo in virtù del fatto che noi siamo quelli giusti e gli altri no, essere spietati con se stessi è, da tifosi, un obbligo morale. Se è vero che abbiamo goduto per un autogol di Negro quasi quanto per la quadrupletta di Montella, il rammarico di aver perso due derby di fila (ahimè, da domenica anche loro possono usare quest'espressione, 'di fila', a cui tanto ci eravamo abituati noi!) è un dolore che va patito senza sconti, e ricoverare nell'alibi del dieci contro undici significherebbe, masochisticamente, un rimestare nelle ragioni di una gioia altrui. Un derby questo è: un coacervo di irrazionalità e paradossi; di puerilità assolute, e tanto più assolute in quanto condivise tra adulti in misura superiore a quel che avviene tra bambini, che non di rado, in tali circostanze, hanno mille volte più senno di noi. Eppure, abbandonarsi all'enfatico fragore di simili eccessi è garanzia, io credo, di un atteggiamento in grado di smorzare sul nascere qualsiasi forma di violenza vera. Motivo per cui, concludo ribadendo: abbiamo perso giustamente, poiché un derby lo si vince o lo si perde così: senza discussioni, ma ciò non toglie che lo abbiamo perso contro ciò che per noi à biblicamente
il male. Dunque, per altri versi, lo abbiamo perso ingiustamente. Mi sento davvero superpuerile ma anche molto sincero nel proclamare il nonsenso di questa contraddizione, una follia che mi concedo ben consapevole del fatto che ha comunque le ore contate. Da sabato, a Palermo, è imperativo ricominciare a vivere per dodici partite, nessuna esclusa, un campionato nuovamente logico e finalmente adulto. Vero, Luis?

:pp

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Il Mitico™

*
Lazionetter
* 22.595
Registrato
Questo non è un articolo divertente, ma un commento divertente ad un articolo riguardante Barcellona 7-1 Bayer Leverkusen. L'ho modificato un pò con i termini "riomma" e simili e un pò con la punteggiatura, ma vi assicuro che è il commento di un riommico, un certo Francesco Maple:

"Messi e una persona che fa goal a culo. Si, è veramente un grande, ma non è uno straordinario come il capitano della riomma, frangiesco titty."




sharp

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 29.449
Registrato
Messi a titty glie po' solo puli gli scarpini !!!
(questo nella loro dimensione personale chiaramente)

Davy_Jones

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 9.321
Registrato
Citazione di: sharp il 08 Mar 2012, 02:04
Messi a titty glie po' solo puli gli scarpini !!!
(questo nella loro dimensione personale chiaramente)

Voi ci scherzate. Un mio collega sostiene da tempo che il miglior titty e' stato superiore al miglior messi e che Messi in Italia
non farebbe quello che ha fatto totto. E' un po' il suo cavallo di battaglia quando si parla di calcio.


Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Biafra

*
Lazionetter
* 10.706
Registrato
Citazione di: Biafra il 15 Lug 2011, 18:50
La Nuova Era

CARMINE FOTIA  :rotfl2:

A noi "ce piasce", come direbbe il nostro guru Gigi Proietti. Sì, ci piace la Nuova Era Romanista di Tom DiBenedetto e Luis Enrique.
Ci piace la calma olimpica con la quale il futuro presidente racconta il sogno di una Roma pensata per far sognare i suoi tifosi, costruita attorno al "più grande giocatore italiano del secolo" (parole di Mr Tom, musica di Francesco Totti), basata su un gioco di squadra che coinvolge tutti, dal presidente all'ultimo dei magazzinieri, ideata per essere un team vincente.
Ci piace la "sfrontatezza" di Luis Enrique, ci piace la sua dichiarazione programmatica: andare in campo per vincere, sempre. Giocare all'attacco, imporre il proprio gioco agli avversari, conquistare il primato sul campo. Ci piace la determinazione che abbiamo visto negli occhi del Capitano, già in pieno feeling con la Nuova Era, pronto a essere il leader di una squadra coraggiosa e arrembante.
Ci piace il gesto semplice e perfetto di Mr Tom che si alza per applaudire Alberto De Rossi, chiamando quasi la standing ovation per i ragazzi della Primavera, il cui scudetto cucito sulla maglia è, come dice il Presidente attuale Roberto Cappelli, "un auspicio", per più ambiziosi traguardi.
Ci piace la "ferocia" di Walter Sabatini, protagonista di un mercato appena cominciato che già ora è il più ricco da dieci anni in qua e che ci riserva sicuramente ancora qualche sorpresa. Ci piace anche la determinazione con cui difende le sue scelte e quelle del Mister.
Dunque, della Nuova Roma ci "piasce" proprio tutto.
Non ci piacciono, lo sapete, i soloni incipriati che, come tutti i conservatori, patiscono la rivoluzione romanista, perchè non concepiscono il coraggio della sfida, perchè temono di perdere (e ne hanno ben ragione) piccoli spazi di potere, o, più semplicemente, perchè proprio non capiscono.
Non ci piacciono quei signori che sono pronti a strombazzare per l'arrivo nella terza squadra della capitale di un calciatore plurirotto e a fine carriera, manco fosse Messi e scrivono che Kameni è una mezza calzetta, ignorando che è stato scelto da chi ne sa molto più di loro.  :luv:
Non ci piace la malafede di chi considera Gasperini, Conte e Allegri scelte coraggiose e Luis Enrique "un azzardo".
Abbiamo l'impressione che tutto questo non piaccia neppure alla Nuova Roma e la certezza che Tom e Luis dei soloni incipriati se ne infischino.
Noi siamo con loro, con la testa e con il cuore. E vi diremo tutto della Nuova Era, a cominciare dal ritiro cui, da domani, dedicheremo buona parte del giornale che i tifosi potranno acquistare anche lassù, a Brunico.


   :cool3:


MisterFaro

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 17.994
Registrato
Ieri mi son visto tutta la partita del Barcellona, sentire ricordare le precedenti goleade in CL è stato uno spasso.
Ho cominciato a tifare per il gol della bandiera del BayerL, dico, almeno a quel punto il 7-1 gli 'ricorderà' qualcosa?

Niente, neanche con il risultato sul 7-1 si son ricordati il recente precedente di una squadra italiana...

Uno spasso.

simcar

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 10.518
Registrato
ESCLUSIVA TMW - Nilmar, il prezzo sale e la Roma ci pensa13.03.2012 11.27 di Gianluigi Longari  Fonte: Raffaella Bon


Secondo indiscrezioni apprese dal nostro portale, sarebbe sempre forte l'interesse della Roma nei confronti del centravanti brasiliano di proprietà del Villarreal Nilmar. Nelle ultime ore, tuttavia, si sarebbe fatta più forte la pressione da parte del Corinthians, tanto che il club spagnolo sarebbe giunto ad una valutazione di 10 milioni di euro, considerata eccessiva da parte di Sabatini per la Roma.

Interessante come il titolo dica l'opposto dell'articolo. Vabbè che questi leggono solo i titoli ma qui si esagera.  :asrm

gingiula

*
Lazionetter
* 1.619
Registrato
Citazione di: simcar il 13 Mar 2012, 13:43
ESCLUSIVA TMW - Nilmar, il prezzo sale e la Roma ci pensa13.03.2012 11.27 di Gianluigi Longari  Fonte: Raffaella Bon


Secondo indiscrezioni apprese dal nostro portale, sarebbe sempre forte l'interesse della Roma nei confronti del centravanti brasiliano di proprietà del Villarreal Nilmar. Nelle ultime ore, tuttavia, si sarebbe fatta più forte la pressione da parte del Corinthians, tanto che il club spagnolo sarebbe giunto ad una valutazione di 10 milioni di euro, considerata eccessiva da parte di Sabatini per la Roma.

Interessante come il titolo dica l'opposto dell'articolo. Vabbè che questi leggono solo i titoli ma qui si esagera.  :asrm

questo pezzo è magnifico... in 4 righe si contraddice 3 volte...

mitica BON!!!

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

chuck6

*
Lazionetter
* 4.552
Registrato
Oh ma stiamo parlando di Gianluigi Longari...ogni volta che lo sento su sportitalia vorrei tirargli qualcosa.

vagabond

*
Lazionetter
* 9.396
Registrato

Nati al Pippa Nera         
Martedì 13 Marzo 2012 09:01

TONINO CAGNUCCI
Innanzitutto chiediamo scusa se qualcuno si offenderà. Ma il materiale che riguarda la Società Sportiva Lazio e che fa ridere e che fa da sempre felici i romanisti è talmente ampio che necessariamente quella che leggerete di seguito sarà una grossolona, superficiale, imperdonabile sintesi. Per evitare facili e poco eleganti battute si eviterà di citare Paolo Negro (sì, è difficile tanto più che adesso fa l'allenatore dello Zagarolo) e gli 11 anni di B (sì, meriterebbero una stelletta nera sul petto e il racconto giornata per giornata soprattutto di quelle che per poco non li portarono in C).
Per cercare di mantenere una certa eleganza si potrebbe cominciare dal loro cavallo di battaglia, di giocare in trasferta, quello delle origini. Non nel senso che la Lazio ha un'origine di trasferta, visto che nel 1900 Piazza della Libertà era fuori dalle Mura di Roma, ma nel senso dell'ontologia, senza scomodare Heidegger o Carmelo Bene (gran tifoso di Paulo Roberto Falcao e della Roma campione 1983, che disconosceva la Lazio) e ricordare cosa disse nell'intervista concessa a Massimo Izzi, Giorgio Carpi giocatore della As Roma dal 1927 al 1936: «La As Roma è nata per un motivo umanitario, visto che la Lazio non faceva che perdere con tutte le squadre di Roma». D'altronde all'origine c'è sempre un si dice. Un sentito dire. Il mito è questo: un racconto. All'origine dell'origine c'è proprio una battuta. D'altronde effettivamente a sentire loro (magari anche Konko e Biava) quello che fa autenticamente "triste" il tifoso romanista è il racconto che il laziale fa della sua fantomatica primogenitura. E non è tanto che pure la scimmia è nata prima dell'uomo o Buttiglione prima di De Gregori. Non è nemmeno l'ovvia considerazione che la Roma non è la prima, ma l'unica squadra di Roma: è che è proprio una fregnaccia il fatto che la Lazio abbia portato il calcio a Roma.
SS LAZIO OTTAVA SQUADRA DELLA CAPITALE La prima partita di calcio a Roma documentata venne disputata il 18 settembre 1895, tra la Società Udinese di Scherma e la Società rodigiana di ginnastica, al Velodromo di Via Isonzo. C'erano ventimila persone, il Re e la Regina . A novembre del 1895 la Società Ginnastica Roma cominciò a giocare a calcio, prima squadra romana a farlo nella Capitale. Nel 1896 gli studenti del Regio Liceo Ginnasio "Ennio Quirino Visconti" fondarono il Football Club Roma. Contemporaneamente nasceva anche lo Sporting Club Roma. La Società Ginnastica Roma , il FC Roma e lo Sporting Club Roma nel maggio 1899 diedero vita a Villa Pamphili al primo campionato di calcio del Lazio. Tra il 1899 e il 1900 nacquero la Cristiana, la Veloce Club Podistico e la Forza e Coraggio. Nel 1901 nasce la Roman Cricket and Football Club società che, nel 1927, con l'Alba e la Fortitudo si fonde nella AS Roma. Il Roman gioca a calcio prima che vi cominciasse a giocare la SS Lazio nel 1902, nata nel 1900 come Podistica. Ed è per questo che la Lazio fu Lazio e non Roma. D'altronde se lo chiedeva Shakespeare: che cos'è un nome? Tutto e niente. Però se sei nato a Pippa Nera...
PIPPA NERA Ora, racconti del genere rischiano di apparire di parte, anche se si sta cercando di fare solo filologia. Ora, la maglietta esposta dai lazialissimi giocatori della Lazio contro il Bologna "Romanisti sempre tristi" merita un commento altrettanto lazialissimo vista la posta in palio. Da "Il lungo volo dell'Aquila" di Sergio Barbero edito dalla Graphot Editrice, pubblicato nel Novembre 1999. Questo è pagina 11: «I discorsi si concretizzarono il 9 Gennaio 1900. C'é già la Ginnastica Roma. Bigiarelli, rivolgendosi agli inseparabili amici, dice: "dobbiamo trovare qualcosa che racchiuda Roma e nel contempo rappresenti un'attività che supera le Mura della città stessa". L'intraprendente ex sottoufficiale rimane un po' sopra pensiero. Poi cercando di soffocare una sorta di eccitazione, esclama: "Propongo la denominazione di Società Podistica Lazio!"... "E Lazio sia !", gridarono gli altri in coro. Il capannone Pippa Nera é scosso da un fragoroso applauso». Aggiungere commenti sarebbe delittuoso.
NOMEN OMEN Se un alto dirigente e socio della Podistica Lazio (poi anche presidente) si chiama Vaccaro può essere solo un caso, ma se il primo giocatore della Lazio a segnare in un derby si chiama Pastore le coincidenze cominciano ad essere già troppe. Capitò – per sbaglio – il 4 maggio 1930: Roma-Lazio 3-1, secondo derby. Il primo in assoluto fu giocato l'8 dicembre 1929 Lazio-Roma 0-1, trentamila spettatori, trentamila romanisti visto che la Roma nacque per avere una squadra col nome, col simbolo e coi colori di Roma. E' effettivamente da lì che i romanisti sono diventati "tristi" e ancora oggi non hanno smesso di esserlo.
13 MARZO 2011 Oggi, un anno fa Francesco Totti segnava su punizione e su rigore il 2-0 alla Lazio vincendo il quinto derby ufficiale consecutivo. La Lazio ovviamente questa cosa non l'ha mai fatta. In fondo le feste fatte da loro per due di fila (ohhh!) fanno più lieto – quasi balsamico e lenitivo - il ricordo della recentissima cinquina al suo primo anno di vita. Ma qui si rischia di essere banali. In 112 anni di storia la Lazio ha vinto un derby in campionato con tre gol di scarto una sola volta (noi qua e là spargiamo un 5-0 e un 5- 1, un paio di 4-0 e triplette a go-go), fra l'altro nel dicembre 2006, a 106 anni da quella commovente nascita della Società Podistica Lazio nel locale Pippa Nera. Insomma, ci sono anniversari e anniversari.
11 MARZO 1973 Due giorni e trent'anni prima. Perché se c'è un'altra cosa che fa tristi i romanisti, è il fatto che i laziali "scelsero" la Curva Nord. E' stato ricordato anche in uno striscione dell'ultimo derby dalla Sud: "11 marzo 1973, vinceste scegliendo la Nord". Forse è il caso di specificare che si sta cercando di fare ironia, non tanto per non offendere nessuno, piuttosto perché qualcuno con le magliette celebrative di un pre 1-3 col Bologna, potrebbe non capire. Perché l'11 marzo nel 1973 a Roma – e quindi nel Mondo – è la data della Genesi del tifo. E' domenica, derby, fino a quel momento il cuore caldo del tifo sia laziale, sia romanista vedeva e tifava la partita dalla Sud. Quella era la Curva prescelta da tutti (chi conosce l'Olimpico da sempre, sa da sempre anche il perché). Quella volta i tifosi della Roma se la presero invitando ad andarsene i pochi tifosi laziali che – ancor prima che i cancelli ufficialmente aperti – erano entrati per cercare loro di abitare questo Paradiso Terrestre. Ma dopo Adamo ed Eva toccò a loro essere cacciati, in un angoletto vicino alla Tevere. Anche a forza di mele (mature, erano cadute da sole dall'albero). Nel derby di ritorno i romanisti col pollice verde e le bandiere giallorosse presidiarono il Giardino sin dalle ore del mattino: da quel momento e per sempre la Curva Sud è stata la Curva Sud. Più che un punto cardinale, il punto fermo.
SIGNORI SI DIVENTA In questa storia di punti fermi ce ne sono tanti, uno di questi è la partecipazione della Lazio (come guest star) in tutti gli scandali del nostro calcio (dagli arresti di Pescara nell'80, alla retrocessione in C prima della penalizzazione e degli spareggi per non andarci dell'86, fino a Calciopoli e chissà...), ma farci ironia potrebbe veramente essere irrispettoso se si pensa anche a persone private della loro libertà (e su questo non si scherza mai). Si potrebbe citare qualcosa che però possa dare il senso del tutto, una sineddoche, mantenendo leggerezza e un semplice spirito di osservazione su quello che vuol dire essere laziali. Anche qui facendo riferimento a fonti nemiche, a niente popodimeno che "Una vita da Signori", l'autobiografia di uno dei simboli più veri della Lazio (che non ha vinto nulla in carriera). Testuale, parlando del suo arrivo in biancoceleste o biancazzurro o bianco blu che sia (altra questione che fa seriamente tristi i romanisti: quali sono i colori della Lazio?). «C'era una certa differenza tra il tifoso della Lazio e quello della Roma. Il tifoso della Lazio andava all'Olimpico solo quando la squadra vinceva, quello della Roma andava all'Olimpico sempre, anche quando la Roma perdeva tre partite di fila. Nei momenti di difficoltà la gente biancoceleste tendeva a smarrirsi, quella giallorossa si univa, si legava ancora di più alla propria squadra». L'imperfetto è il tempo più perfetto che ci possa essere in questa descrizione: altrimenti chi avrebbe mai scommesso una lira su queste parole all'epoca? Così come Negro, e gli 11 anni di B, è troppo facile il ricordo – commovente – di Astutillo Malgioglio che disonorò in diretta sotto la Nord la maglia della Lazio. Ci sono altri simboli da scoprire. Anche per loro.
IL SIMBOLO: DAVID PLATT (!) Nel 1993 la SS Lazio nata nel locale Pippa Nera come Podistica nel 1900 e ottava società di calcio nella Capitale (anche se – a rigore – Piazza della Libertà all'epoca non era Roma) tornò a giocare in una coppa europea dopo la modica quantità di tempo di 16 anni. Verrà eliminato dal Boavista (!) di Ricky e Bobo non riuscendo quindi nell'impresa di eguagliare il suo record in competizioni Uefa che resisteva da ben 93 anni: gli ottavi di finale. Nel primo turno la SS Lazio (è una società italiana, ndr) incontrò i formidabili bulgari del Lokomotiv Plodvid, squadra conosciuta in Italia e nel Mondo almeno quanto la SS Lazio in Europa e nel Mondo: praticamente nulla. Al momento dei sorteggi, un dirigente del Lokomotiv commentò così l'abbinamento: «Della Lazio temo soprattutto Platt», che era appena passato alla Sampdoria. Questa è la presentazione che il Corriere della Sera fece del Lokomotiv Plodvid in vista dell'esordio europeo della SS Lazio, potete ancora consultarlo sull'archivio storico del corriere.it: «Nienti scudetti e niente coppe di Bulgaria nella storia del Lokomotiv Plovdiv, ma una tradizione di discrete figure (dieci presenze in Coppa Uefa, l' anno scorso eliminato subito dall' Auxerre). Stella della squadra l' ex jugoslavo Radivoevic. Maglia bianconera, stadio da 28.000 posti. Scarse informazioni sul calcio italiano: il dirigente Setiro ha detto di rispettare nella Lazio... Platt». E' anche per questo che la televisione bulgara nella sovrimpressione del risultato della partita trasmessa in diretta tv scrisse chiaramente Roma tra parentesi vicino al nome Lazio per cercare di darne un senso. Il 24 ottobre di quell'anno la Sud ne fece una Poesia: «...e pe' fatte riconosce in Bulgaria c'hanno scritto Roma sulla didascalia». D'altronde se la Lazio fosse andata a giocare col simbolo che portava su alcune bandiere e nell'album panini del 1964, cioè con la Ciociara, come la identificavi quella squadra dai greci colori come le olive e dai tifosi che esultano se prendono un gol?
NON CHIAMATELI LAZIALI, MA DIVERSAMENTE INTERISTI Lazio-Inter E' il trionfo del "Non", è l'apologia della negazione. E' il trionfo di quella maglietta... Sempre tristi. Il laziale anti-romanista non lo è giustamente solo per scelta e giustamente per definizione, ma lo è proprio all'atto di nascita. Italo Foschi si rifiutò di partecipare all'ultima riunione fatta per coinvolgere anche la Lazio nella fusione dell'unica squadra possibile di Roma (la Roma è nata come idea, così come l'Italia era già Italia per Dante, Roma è stata l'idea di Roma da sempre) quando Vaccaro propose provocatoriamente il nome di Fortitudo-Lazio per accettare di parteciparvi. Questo è l'atto di nascita. Questo è nel dna. Le grandi soddisfazioni la Lazio se l'è tolte sempre per sottrazione, come derivati, brillando di luce riflessa. Persino i loro successi (che prima dell'avvento di Cragnotti erano stati 2 in 92 anni di storia) hanno questa genesi. La prima Coppa Italia del '58 l'ha vinta Bernardini, lo scudetto del '74 Maestrelli, il tricolore del 2000 Eriksson con Spinosi, Mihajlovic e la decisiva compartecipazione di Carletto Mazzone: tutti ex romanisti. Nessuno l'ha esaminato a fondo, e potrebbe essere l'ultima frontiera della psicanalisi, ma forse non c'è niente di strano e non è difficile comprendere perché in quel Lazio-Inter i laziali hanno esultato sinceramente e spassionatamente. Loro ontologicamente – dall'origine partiamo all'origine torniamo, polvere siamo e polvere torniamo – sono romanisti mancati. Loro soffrono e cercano di sottolineare l'As di un nome che si impone di per sé con quattro lettere e come un amore, un lungo brivido in fondo al cuore: Roma. Per questo si sono inventati la storpiatura Riomma (ma che vor dì?). Perché in fondo sanno che – vinca o perda – è un cortocircuito scrivere o strillare Roma m.... Un romanista non lo scriverà o non lo dirà mai, altrimenti sì, diventerebbe triste (anche il suo tifare contro è sempre - letteralmente - una questione d'AMOR). Per chiudere ci vuole un pizzico di buonumore.
CLAUDIO LOTITO Claudio Lotito.

cagnucci ha dato il meglio di se nel rosicamento assoluto ahahahahhaha

andyco

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 13.365
Registrato
i "pijatelanderculo" non sono mai abbastanza....

est1900

Visitatore
Registrato
Se non fosse che parliamo di loro, sarebbe da credere che lo fanno apposta.
Ogni due mesi esce sta minchiata.
Portano nomi di 180 discipline sportive (tra cui, appunto, "football") che un cazzo hanno a che fare con quello che oggi chiamiamo calcio.
Eppure niente, non gliela fanno proprio.
Vabbè, scusate, ho sprecato banda per commentare Cagnucci, non dovevo.

Biafra

*
Lazionetter
* 10.706
Registrato

Warp

*
Lazionetter
* 12.902
Registrato
Questo ominide sarebbe il mitologico cagnucci?
Io lo immaginavo diverso, davvero, questo ha la faccia di quelli che alle medie gli menavano tutti, il classico soggettone sfigato anonimo, che neanche le porte automatiche quando ci passa davanti lo riconoscono.

non poteva che essere romanista.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

rio2

*
Lazionetter
* 9.279
Registrato
Citazione di: vagabond il 13 Mar 2012, 15:39


no dai e' una presa in giro, li stamo a cojona', non ci credo che possano credere a una sfilza di "cavolate" del genere...........ditemi chi e' di noi che lo ha scritto.

umanoide69

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 6.116
Registrato

Discussione precedente - Discussione successiva