L'hanno appena messa online.
Editoriale di un Cagnucci dimesso ed elegiaco, ma sempre delirante, compresi gli errori di battitura.
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20120506.pdfL'
editoriale lo scrive Francesco Totti: «Spero
che Luis Enrique resti. Ha un grande futuro».
Lasciate queste parole nella scatola nera di quest'ultimo
Olimpico di stagione, apritele come
uno scrigno, lasciatele riecheggiare per tutta
l'estate che ci separa dalla Roma (già è troppo,
già manca). Bisognerebbe farne lo spelling, ma
non per perorare la causa di un tecnico che sta
pensando di andarsene, piuttosto per zittire tutte
quelle persone che non hanno fatto altro che
sperare in questa cosa, cioè che hanno tifato
contro la Roma. Da inizio stagione è stato così.
E sarebbe pure passabile perché ognuno è libero
di sprecare come gli pare il proprio tempo. La
cosa grave è che
hanno detto falsità per perorare
la loro di causa. E spesso hanno usato proprio
il capitano, non solo le sue parole ma anche i
suoi silenzi. Qui non si tratta di stare con Luis
Enrique o contro Luis Enrique, non ci possono
non essere riflessioni dopo una stagione fatta di
sedici sconfitte, di uno 0-4 a Juventus o persino
a Lecce, qui si tratta di stare dalla parte della Roma.
Che vinca o che perda (.... completate voi lo slogan - nota mia). Con Luis Enrique o
senza Luis Enrique. Non è mai stato questo il
punto, tantomeno per Totti, uno che alla
500esima partita in A segna il suo 215esimo gol
e dice che «se la Roma non ha vinto è colpa mia».
Prendete e mangiatene tutti. E zitti. Quelli che
in malafede hanno attaccato dall'inizio questo
tecnico lo hanno fatto ben prima delle delusioni,
delle frustrazioni, dei gol presi in contropiede
da centrocampo, non lo hanno fatto per tutto
questo (magari, sarebbe stato opportuno a
volte) piuttosto e
soltanto per affossare la Roma.
Questa Roma qua. Adesso, qualsiasi cosa accadrà,
anche se Luis Enrique dovesse andarsene,
il progetto della Roma continuerà. Più forte, più
grande, più ambizioso. Ecco un'eco delle parole
di Totti...:
«Un grande futuro». Vedrete. Presto.Perché c'è qualcosa di più grande del progetto
stesso e, ovviamente, infinitamente più
grande di quelli che voglio
dustruggerlo: è la
Roma.
La Roma è un destino. La Roma è una vita.
La Roma è quello che è capitato ieri. Prima, durante
(sì stavolta incredibilmente anche durante,
con almeno 10' finale da rosso fuoco, finalmente,
al di là del risultato, negato da un
arbitro
di una sezione di Schifo che andrebbe definitivamente
chiusa) e dopo. La Roma è Giorgio
Rossi: ieri ha avuto il suo 5 maggio,
che a confronto
Napoleone Bonaparte se lo sogna. Ei fu,
Giorgio invece è e sarà sempre. Non lo ha scritto
mica Manzoni, ma la Curva Sud ("Lode a te").
La Roma è quella Curva che ha cantato durante
la partita, all'ultima come alla prima. A Roma-
Cagliari aveva applaudito una sconfitta, ieri
ha tifato una gara che era comunque piccola
piccola per dire la stessa cosa, con altre parole:
c'è qualcosa più grande del progetto, di Luis Enrique,
di qualsiasi giocatore e di qualsiasi risultato:
è la Roma. La Roma sono Totti e De Rossi
che se ne vanno con le loro bambine verso la
gente che contraccambia e canta "Noi non ti lasceremo
mai". Come fai a lasciarle? C'erano
Gaia e Chanel coi loro anni che non stanno nemmeno
in un pugnetto mano nella mano di padri
campioni e capitani, padri e figli di tanti Giorgio
Rossi. C'erano generazioni di tifosi nella fine di
ieri. E' da qui che ricominceremo: da tutti gli infiniti
anni che ci porterà la Roma.
Perché la Roma
non è solo un progetto. La Roma è un destino.
La Roma è una vita.