L'angolo del buonumure (Articoli divertenti - stagione 2010/2011)

Aperto da Biafra, 13 Set 2010, 07:39

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Zoppo

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Citazione di: Biafra il 18 Ott 2010, 18:14
Siamo tornati
Domenica 17 Ottobre 2010

STEFANO ROMITA


Siamo tornati sì. E diciamo subito che noi non ce ne eravamo mai andati. E mai ce ne andremo. E che sapevamo bene che vincere, contro questo vento contrario che ci stava facendo credere di essere meno forti di quanto invece non siamo, sarebbe stato durissimo. Come la partita con il Genoa è in effetti stata. L'importanza di Taddei si è vista bene. Quella di Borriello anche. Tutti quelli che potevano dare un contributo a questa vittoria l'hanno dato, compreso Simplicio. :oo E hanno fatto quello che hanno potuto anche i giocatori dalla tribuna. Vero De Rossi? T'abbiamo visto sai? :? Qualche cosa ha provato a fare ancora una volta anche l'arbitro Damato, in senso contrario.  :rotfl:Doppio fallo in area nei primissimi minuti su Perrotta prima e Borriello poi. Rigore? Nada!  :rotflol: Cinque minuti di recupero interminabili e ingiustificabili. Ma siamo stati più forti di tutto. Non più forti di Totti. Niente e nessuno lo è. Nè lo sarà.  :rotfl2:

:clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

Fossi un Cagnucci o un Renga qualsiasi io comincerei a preoccuparmi de 'sto  fenomeno.  :poof:

Questo ha vinto.... :rotfl: :rotfl:

Flaminio

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Pure questo di stamattina non era male:
http://www.ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/391-sette-giorni-per-rivedere-i-brasiliani.html

STEFANO ROMITA
ll bello di questa Roma è che è fatta tutta di titolari. Che la panchina è una delle più ricche e lunghe che la storia giallorossa racconti. E che tutti ci convincono. Con i brasiliani quest'anno (nel senso fino ad ora) non siamo stati molto fortunati. Taddei è appena rientrato e la sua marcia in più sulla fascia si sente molto. Julio Sergio, dopo un mese di lontananza, prepara il suo ingresso. Questione di giorni.
Con il Parma? Forse è presto. Nel derby? Troppa tensione. Nel ritorno a Basilea? Lontano dalla pressione del campionato, e per questo data ottimale. Fatto sta che ogni momento è buono a partire dalla fine della prossima settimana. Quelle lacrime tra i pali a Brescia hanno lasciato tracce profonde nei tifosi. Ma chi lo ha sostituito è stato senza dubbio all'altezza del ruolo. Ed è cresciuto partita dopo partita. Ma detto questo, Julio Sergio non si può discutere. Le gerarchie in quel ruolo, come ha ricordato più volte Ranieri, hanno un significato profondo.
Di Adriano invece parlando in pochi. Io sono tra questi. Perchè sono un romantico. E l'idea che Adriano faccia apparizioni determinanti mi renderebbe felice. Certamente con un Borriello davanti, con un Vucinic scalpitante, con un Totti straripante è difficile trovare lo spazio e le occasioni giuste. Avere pochi minuti a disposizione per segnare è frustrante. E poi con Menez e Taddei grandi motorini su trequarti - fasce tutto si è fatto più complesso. Ma Adriano ha recuperato il guaio muscolare che lo aveva fatto fuori dagli allenamenti con i compagni. Anche lui è pronto tra 7 giorni. Anche lui ci sarà non utile, ma utilissimo. Soprattutto in Champions. E soprattutto con il freddo, a dar sportellate ai difensori avversari aprendo spazi per i compagni in area. E lo butterei dentro anche nel derby. Perchè me lo sento l'Imperatore contro l'aquila.

Flaminio

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... E aggiungo pure la copertina di stamane. Notate la frase "L'Italia ce li invidia, l'Europa li teme....":
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina.pdf
Fanno tutto da soli.

flaccoflamini

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ZombyWoof

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Citazione di: Flaminio il 19 Ott 2010, 23:00
Pure questo di stamattina non era male:
http://www.ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/391-sette-giorni-per-rivedere-i-brasiliani.html

STEFANO ROMITA
Perchè me lo sento l'Imperatore contro l'aquila.[/i]

daje ma questo c'ha un gran problema con l'aquila...

COLDILANA61

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Zoppo

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Citazione di: Flaminio il 19 Ott 2010, 23:00
Pure questo di stamattina non era male:
http://www.ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/391-sette-giorni-per-rivedere-i-brasiliani.html

STEFANO ROMITA
Perchè me lo sento l'Imperatore contro l'aquila.[/i]

Oddio  :shock: :shock:

Non è che se la vuole magnà...nooooooooooooo!!!

spook

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Citazione di: Flaminio il 19 Ott 2010, 23:09
... E aggiungo pure la copertina di stamane. Notate la frase "L'Italia ce li invidia, l'Europa li teme....":
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina.pdf
Fanno tutto da soli.

Ah ah, se clicchi sul link ricevi il seguente errore: "Il file è danneggiato e non può essere riparato".

Tutta una profezia!!!

:asrm

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Zoppo

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Citazione di: Biafra il 18 Ott 2010, 18:14
Siamo tornati
Domenica 17 Ottobre 2010

STEFANO ROMITA


Siamo tornati sì. E diciamo subito che noi non ce ne eravamo mai andati. E mai ce ne andremo. E che sapevamo bene che vincere, contro questo vento contrario che ci stava facendo credere di essere meno forti di quanto invece non siamo, sarebbe stato durissimo. Come la partita con il Genoa è in effetti stata. L'importanza di Taddei si è vista bene. Quella di Borriello anche. Tutti quelli che potevano dare un contributo a questa vittoria l'hanno dato, compreso Simplicio. :oo E hanno fatto quello che hanno potuto anche i giocatori dalla tribuna. Vero De Rossi? T'abbiamo visto sai? :? Qualche cosa ha provato a fare ancora una volta anche l'arbitro Damato, in senso contrario.  :rotfl:Doppio fallo in area nei primissimi minuti su Perrotta prima e Borriello poi. Rigore? Nada!  :rotflol: Cinque minuti di recupero interminabili e ingiustificabili. Ma siamo stati più forti di tutto. Non più forti di Totti. Niente e nessuno lo è. Nè lo sarà.  :rotfl2:

:clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

Fossi un Cagnucci o un Renga qualsiasi io comincerei a preoccuparmi de 'sto  fenomeno.  :poof:

Altro che [...]e.

Questo ha visto lungo. So' tornati per davvero.

NESTARE

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Questa e' un po lunga ma non e' male

Beppe Di Corrado per "Il Foglio"

Totti può girare anche in Ape. Chiunque sia stato a danneggiare la sua Mercedes non ha visto l'ultimo spot. "Donne, è arrivato Franceschino". C'è sempre, lui. Da quindici anni Roma non parla d'altro: tre quarti l'adora, un quarto lo detesta. Sarà lì che cercheranno chi gli ha sfondato il parabrezza con una pietra.
Laziali indiviosi? Romanisti delusi? Nessuno scommette perché forse non è né l'uno e né l'altro. Totti è un monumento anche per i nemici e i monumenti non si prendono a pietrate neanche se sei il più irrispettoso dei teppisti. Lui non ne parla neanche: parla di altro. Di sé, della Roma, della Nazionale. Il viale del tramonto di un mito può essere lungo o breve, dignitoso o disastroso. Totti l'ha imboccato nell'inizio di stagione più difficile della sua carriera. Non sa come sarà il percorso, sa che deve percorrerlo.
L'Ape è uguale alla Mercedes, forse anche meglio perché la lentezza allunga i tempi, moltiplica le fermate. E qui ogni stop è una boccata di vita: gol, assist, gloria. Date un Autogrill della vita a Totti, perché significa che ce lo terremo ancora per un po'. Con le sue giocate, con le sue uscite, con il suo carattere.
L'ha imboccato quel viale, Francesco. Ma non è detto che sia corto. Roma è una benedizione per chi non vuole arrivare in un posto e Francesco non ha premura, non ha nessuno che l'aspetta. Ha se stesso invecchiato e non è certo l'uomo che vuole raggiungere il prima possibile. Allora combatterà, lotterà, s'arrabbierà, segnerà. Farà Totti, sarà Totti, cioè Roma e la Roma, il capitano di una squadra e anche di un'era. Perché il suo essere l'equazione con risultato zero di una squadra e di una città lo rende universale e collettivo.
Chi non è tifoso della Roma lo rispetta per la sua scelta di essere ciò che è stato per tutti questi anni: il patriota di un mondo fatto di senza patrie. La chiamano bandiera, con quel tocco di nostalgia in grado di ammazzare il romanticismo racchiuso nella volontà di rimanere a ogni costo a casa propria per farla diventare grande come mai. Totti bandiera è un'ovvietà che non esalta Francesco: lui è un patrimonio, che è la stessa cosa, ma molto più ampia. E' l'invidia di chi non ha un indigeno che parte dalle giovanili e arriva a essere il capitano di una squadra che rivince lo scudetto dopo quasi vent'anni. Bandiera può diventarlo quasi chiunque. Patrimonio no.
E Totti è inimitabile adesso e chissà per quanto. E' una vetrina che guardi con la bava alla bocca, come quando vedi un manichino vestito esattamente come vorresti esserlo tu, solo che una volta indossato tutto t'accorgi che su quel pezzo di plastica è tutta un'altra cosa. Ecco: Totti ha avuto emuli e avrà eredi, ma nessuno sarà come lui. Ha già messo in cantina il principe Giuseppe Giannini, anche lui romano e romanista a vita o quasi, ma incapace di trasformare in Gianninismo la sua stagione pallonara.
Totti invece ha creato il Tottismo, un genere specifico e definito dalla sua incredibile capacità di personificare il duello, il confronto, lo scontro. Totti è la Roma anche quando è infortunato, anche quando è squalificato. E' il capitano al quadrato, padrone della fascia anche se magari un giorno quella fascia è sul braccio di Daniele De Rossi. Basta pensare all'anno scorso, quando la Roma ha compiuto il quasi miracolo di arrivare allo scudetto nonostante per la gran parte della stagione abbia giocato senza Totti.
Ecco, Totti c'era anche da assente. La mancanza ha alimentato il mito, lasciando tutti con la sensazione che potesse rientrare: c'era la forza dell'attesa, l'ansia da ritorno, la certezza che se senza di lui le cose funzionavano, figurarsi con lui. L'abbiamo scritto e conviene ripeterlo: Francesco è il capitano ultimo, non l'ultimo capitano. Non è l'esempio morale a spingere gli altri a seguirlo. Lui è una guida, un totem della fiducia: lo vedono sbattersi per tornare in campo e s'impegnano di più.
Se lo fa lui, lo devono fare anche loro. E' un messaggio criptato: corre senza correre, parla senza parlare, gioca senza giocare. Al rientro in campo dopo il lungo infortunio, l'anno scorso fece dieci minuti appena: niente di che, ovviamente. Però era come se fosse sceso in campo un Dio. L'attesa collettiva, il boato al primo passo, la paura al primo fallo subito. Un imperatore acciaccato che ha aumentato il suo carisma in maniera inversamente proporzionale rispetto al suo stato di salute: più è rotto, più l'ascoltano. Non insegna a comportarsi, non impone lo stile pulito, raffinato, elegante.
Non è punto di riferimento per le nuove generazioni: un modello da imitare per essere sportivamente corretti e calcisticamente fenomeni. Totti è il capitano di una squadra che alterna cicli da impero a cicli da provinciale. Lui sta lì, che sia in campo o che sia in tribuna.
Sempre con quell'atteggiamento che l'ha trasformato in leader: da solo contro il mondo, perché la sua forza è sempre stata anche quella di sentirsi un diverso, un gladiatore nell'arena, un Massimo Decimo Meridio con ottantamila legionari e con il resto d'Italia a fare da spettatore accanito in un Colosseo immaginario. Ha vissuto con la sindrome dell'accerchiamento, di una romanità vissuta come orgoglio, ma con la sensazione che per tutti gli altri fosse una penalizzazione.
Avrebbe potuto andar via: è rimasto per se stesso e per gli altri, soprattutto perché in un altro posto non sarebbe stato lo stesso. "Totti è la Roma", dice spesso Bruno Conti, il quale ha fatto la stessa scelta in un'epoca in cui però era tutto più semplice. E' stato più complicato, per Francesco. Perché essere grandissimi in una città non sempre porta a essere grandi per tutti. E' così che ogni tanto è finito fuori giri. Lo ricorderà qualcun altro adesso che ha riaperto la porta a una sua potenziale chiamata in Nazionale. Tanto vale allora che lo ricordiamo anche noi.
Totti, in nome della romanità a ogni costo l'Italia l'ha mollata. Disse così: "Voglio concentrarmi solo sulla Roma e poi sono stufo delle accuse e delle critiche. Io ero orgoglioso di far parte del gruppo di quella squadra. Ma al Mondiale del 2006 mi hanno attaccato in troppi ed è successo solo perché sono romano". Sapeva che non era vero. A rimorchio per giorni documenti, interviste, filmati, ricordi, memorie, battute: "Tutte le volte che il resto d'Italia ha distrutto Totti". Tutto il paese si ricorda che la coppa del Mondo è stata vinta grazie a lui.
Giocò da Totti praticamente mezz'ora in tutto. Mezz'ora contro l'Australia: il tempo di lanciare Grosso, di fargli prendere il fallo e poi di battere il rigore più difficile della carriera. Basta. Può anche avanzare, volendo. Invece il mondo che gli sta accanto deve avere sempre un sorso per autoalimentarsi. Allora l'intervista, il livore, l'atteggiamento da solo contro tutti.
Poi Manchester, la sfida contro lo United e quell'altra uscita da numero uno a ogni costo, da legionario romano alla conquista del mondo: "Per me questa partita vale più della finale del mondiale. Questa è la Roma". Perse 7-1. Si può dimenticare, certo. Si può perché nessuno saprà mai quanto abbia inciso la sua volontà vera o il sistema pallonaro romano che a volte distorce anche le cose semplici. E Totti, in fondo, a quelle appartiene: è un ragazzo normale che gioca da fenomeno quando fa le cose normali. Non è Messi che fa magie a ripetizione.
Non è Cassano che ha bisogno della giocata in mezzo a tre uomini per sentirsi vivo. Totti risolve tutto con un tiro forte. Oppure con un tocco intelligente. O con un pallonetto imprevedibile. Non è vittima della sindrome dello specchio, che pretende che tu ti guardi prima di fare una cosa per essere più figo del solito mentre la fai. Francesco ha sempre avuto la cifra della semplicità, nella vita, in campo, a casa, in televisione.
Ed è nella semplicità che ha sempre fatto muovere il suo ruolo da capitano: un leader chiassoso, non silenzioso; un portavoce di sé e degli altri. Giusto o sbagliato che sia. Totti è un partito. E' l'erede quasi in pensione di una genia che per ora non ha successori. E' arrivato dopo Del Piero, l'uomo messo in croce, dopo Baggio che ha subito più processi pubblici di un criminale internazionale. Gli allenatori l'hanno messo su un piedistallo seguendo per una volta Zeman. Al mister boemo chiesero: chi sono i cinque calciatori più forti d'Italia. "Totti, Totti, Totti, Totti e Totti".
A differenza dei suoi predecessori Francesco appartiene anche a qualcosa di più della dinastia dei numeri dieci. Sta nell'Olimpo dei capipopolo. Con lui ci sta lo sputo, la spinta all'avversario e l'insulto all'arbitro. Ci sta la manina pendula mostrata a Tudor in un Roma-Juve di qualche anno fa: "Quattro, andate a casa. Via". Ci stanno i gomiti alti, le magliette con la scritta "V'ho purgato ancora", gli spintoni al povero Vito Scala amico fraterno e poeta dei massaggi per le povere articolazioni doloranti di Francesco.
La semplicità è anche il resto. Il suo modo di vivere fuori dal campo, quello che è arrivato nelle case di tutti attraverso la saga degli spot Vodafone. Ovvio che Totti non è così, ma ci siamo convinti che invece lo sia. Quelle pubblicità che all'inizio sembravano sciocche hanno trasformato Francesco in un fenomeno non più solo romano.
Prima era così: la romanità e la Roma erano il recinto nel quale Totti era un Dio, con le radio e i giornali, la gente per la strada, la tassista che adesso costeggia l'Olimpico e chiama al telefono qualcuno: "Sto passando davanti alla casa dell'As Roma. Sì, lo so che è del Comune, ma esiste solo una squadra a Roma. Cioè la Roma. Quindi lo stadio è suo". E' quel mondo e quella mentalità da padroni dell'universo, quel sistema che l'ha ingabbiato in un personaggio che non funziona più dallo svincolo di Settebagni in poi. Urbe.
Fuori dal raccordo anulare, il fenomeno Francé era incomprensibile e inimmaginabile, a volte anche grottesco, ridicolo, assurdo. Come li vedi sti due cornetti a fratè? "Li vedo 'na favola. Li vedo come er cucchiaio de Totti". Una popolarità da cabaret, così l'ha bollata per molto tempo il nord, convinto che il fenomeno fosse folkloristico. Lo spot e la semplicità con la quale Francesco entra negli schermi di tutta Italia hanno modificato la percezione. Quasi fosse antesignano del film "Benvevuti al Sud", Totti ha sdoganato se stesso fuori dal raccordo anulare. Life is now, allora.
Anzi, come fa il claim oggi? Più Internet per Totti... anzi per tutti. La forza di Francesco è la sua voglia di essere sempre lui. E' questo che lo fa capitano: come se avesse la fascia stampata o tatuata. L'identificazione con la squadra è il marchio che lo distingue dagli altri. Perché tutti i capitani sono numeri uno, ma soltanto lui è destinato all'eternità a prescidere da come andrà a finire la sua carriera: "Chi tocca Totti muore", diceva uno striscione.
Rimanere, restare un simbolo, un'icona, un diverso l'ha reso inattuale e antimoderno, utilizzando la metafora della bandiera per fotterlo allegramente: l'ultimo baluardo di un calcio che non c'è più, il giocatore che resta a casa invece di emigrare e rimare non per soldi ma per fare grande il suo mondo, per avere il ricordo perenne e la gloria infinita. Per essere un Dio di un Olimpo che ha fatto cadere tutti gli altri. Lui ha goduto e gode: nessuno lo critica, se sbaglia un rigore è colpa del campo o del pallone, magari pure del mister o del compagno.
Se prende un'ammonizione è perché sta antipatico all'arbitro oppure perché c'è un disegno antiromanista. Per questo è stato troppo strano l'inizio di questa stagione: lui che non gioca da Totti, le incomprensioni con Ranieri, le sostituzioni, quella dichiarazione bizzarra "se sono un problema sono pronto a farmi da parte". Questa non è Roma. Questo non è Totti. La pausa è arrivata quando serviva. Niente pallone, niente partite. Aspettate. Non è finita per la sua squadra.
Non è finita per lui. Momento del capitano, il simbolo di Roma e della romanità. Il bimbo de Oro. Francesco... Totti". C'è ancora, c'è sempre. Non si muove, resta. Sarà il nuovo Bruno Conti, dice. Quando smetterà farà il direttore sportivo di questa squadra. L'ha sempre detto, almeno lo dice da qualche anno. Non ha ancora deciso quando: l'unica data certa, fino a poco tempo fa, era maggio 2009. Si giocava la finale di Champions League a Roma. Lui, Francesco, sogna Roma-Liverpool. Sognava i rigori. Perché Falcao, Pruzzo, Graziani, Conti e gli altri.
La finale dell'84. Il ricordo: ++++++++, le lacrime. Grazie Roma. sarebbe stata una grande fine. Si continua, invece. Sembra strano, ma vuole vincere ancora, perché dice che prendersi una coppa a Roma vuol dire prendersene due da un'altra parte. "Vale doppio, vale doppio". Perché lo sanno solo loro. Lo sa lui. Fare il capitano alla Roma non è come farlo altrove. Né alla Juventus, né al Milan, né all'Inter: a Trigoria come a Testaccio i sogni sono lontani e bellissimi. Spesso gli altri possono raggiungerli e tu no.
Allora come fai? C'è bisogno di una voglia che altri non hanno, c'è bisogno di una forza che altri non hanno. Totti ha cominciato la strada della discesa verso quel giorno in cui non metterà più i piedi sull'erba, ma non ha ancora deciso quanto sarà lunga. E poi sicuri che conti davvero? Con o senza di lui in campo è praticamente la stessa cosa. Possibile? Possibile. Anzi di più. Sicuro: Totti non è il gol che manca, è la faccia che serve per pensare di potercela sempre fare.
Che giochi o no è un dettaglio. Lui c'è lo stesso, con la fascia al braccio.






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klacco

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A parte lo sproloquio assoluto, ma questo:

Citazione di: NESTARE il 20 Ott 2010, 01:09
Beppe Di Corrado per "Il Foglio"
.....
Perché il suo essere l'equazione con risultato zero di una squadra e di una città lo rende universale e collettivo.
.....

cosa vorrà mai significare?

Eagles77

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non è un articolo ma un siparietto tra uno che fa la trasmissione con max light e michele giammarioli l'imparziale ex direttore raisport

"michele...volevo andare a giocare alla snai prima di andare allo stadio...volevo confrontarmi con te...secondo te risultato esatto della partita"
"guarda...considerato che noi un gol lo prendiamo sempre, finisce 3-1"
"eh si è proprio il risultato che pensavo io, dopo genoa è il momento di farne 3"

:beer: FE-NO-ME-NI   :beer:

COLDILANA61

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Citazione di: klacco il 20 Ott 2010, 11:05
A parte lo sproloquio assoluto, ma questo:

cosa vorrà mai significare?

Zero Tituli ?

Allora l'equazione ha senso  :p

Totti = Risultato ZERO TITOLI

Alex 73

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Citazione di: NESTARE il 20 Ott 2010, 01:09Beppe Di Corrado per "Il Foglio"


Beppe...



PS: per curiosità... l'url dell'immagine postata è http://i0.peperonity.info/c/EE0E3B/387309/ssc3/home/012/soccorsosanitario/118.jpg_320_320_0_9223372036854775000_0_1_0.jpg

Casualità? :rotfl2:

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Lazio boss Rossi refuses to discuss Scudetto chances
24.10.10 | tribalfootball.com
READ MORE NEWS ON: Cagliari, Lazio

Lazio boss Delio Rossi refuses to entertain thoughts of winning the Scudetto after victory over Cagliari.
The Biancocelesti remain clear at the top of the table. "The Scudetto is nothing to do with us," assured the Coach after their 2-1 win over Cagliari."We are playing well and good luck isn't behind it. You cannot be lucky for eight games on the trot."

http://www.tribalfootball.com/lazio-boss-rossi-refuses-discuss-scudetto-chances-1201441

:lol: :lol: :lol:

Palo

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Citazione di: NESTARE il 20 Ott 2010, 01:09

Beppe Di Corrado per "Il Foglio"

...


Ad un certo punto parla di "tocco intelligente" ...

La parola intelligente nella stessa pagina in cui è scritto Totti è qualcosa degno di Ionesco ...

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Biafra

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Dieci motivi per crederci ancora.
http://www.ilromanista.it/le-ultime-dai-campi/379-dieci-motivi-per-crederci-ancora.html
Venerdì 15 Ottobre 2010 10:05

DANIELE GIANNINI

La maledetta sosta sta per finire. Domani si ricomincia a giocare. La Roma riparte ed è subito a un bivio: da un lato la possibilità di cancellare Napoli, dall'altra il rischio di sprofondare sempre di più nel vortice nel quale si è infilata da inizio campionato. E' il momento della politica dei piccoli passi, come ha detto Francesco Totti («Noi dobbiamo pensare gara per gara»). La Roma deve provare a risollevarsi senza voltarsi indietro e senza guardare troppo in là.

Niente tabelle. No, quelle no, ma senza neppure porsi dei limiti. Non c'è ragione di rassegnarsi a una stagione anonima, perché questa squadra ha tutte le possibilità di tornare a lottare per i massimi obiettivi. Sì, insomma, ci sono almeno 10 motivi per sperare in una rimonta simile a quella dello scorso anno. A partire dalla distanza non abissale dalle maggiori pretendenti al titolo. E poi ci sono ancora 32 giornate a disposizione, aggiungeteci la voglia di riscatto di Totti, le 4 partite su 5 che si giocheranno in casa da qui alla metà di novembre. E non ultima la capacità, già dimostrata da questa squadra, di riprendersi anche nei momenti più bui. Per arrivare fino a dove? Inutile dirlo in questo momento. Ora è il momento di rimettere in moto la macchina e partire.

LA CLASSIFICA
Il primo motivo per cui bisogna credere alla possibilità di tornare in corsa in campionato è, paradossalmente, quello più evidente: la classifica. Che al momento è orribile, ma cortissima. Mettendo da parte la capolista, che non è immaginabile possa rimanere là davanti per molto, le favorite alla conquista dello scudetto sono distanti appena 6 punti. Inter e Milan sono a quota 11 contro i nostri 5. Anzi, i nerazzurri sono lontani 5 punti e un pezzetto. Perché in caso di arrivo alla pari, ora saremmo davanti per la vittoria nello scontro diretto.    :rotfl2: La Juventus, addirittura, è solo a +3. Insomma, se si ripartisse subito, stavolta non ci sarebbe nemmeno il bisogno di fare l'impresa titanica dello scorso anno.
IL FATTORE OLIMPICO
Pur nell'inizio difficile di stagione, la Roma all'Olimpico non ha mai perso collezionando due vittorie (compresa la Champions) e due pareggi. Bene, delle prossime 5 partite di campionato, 4 si disputeranno tra le mura amiche. Si comincia domani contro il Genoa, poi la trasferta a Parma, quindi in casa col Lecce. Il turno successivo sarà tempo di derby: sarà Lazio-Roma, ma sempre all'Olimpico si giocherà. Poi arriverà la Fiorentina. A quel punto, prima della trasferta di Torino con la Juve si potranno tirare le somme.
LA RABBIA DI TOTTI  :rotflol:
La semplice presenza di Francesco Totti è sempre un buon motivo per credere alla possibilità di centrare qualsiasi obiettivo.  :bann: In un certo senso, adesso più che mai. Perché se è vero che il capitano non è ancora andato a segno in questa stagione, è altrettanto vero che fisicamente sta bene e che ha dentro di sé una voglia matta di mettere a tacere le polemiche a suon di gol. Quanti? Lui l'obiettivo l'ha dichiarato pubblicamente: almeno i 13 che gli mancano per riprendere Roberto Baggio nella classifica dei marcatori di tutti i tempi.
AVVERSARIE NON IMPOSSIBILI
Quest'anno più che mai non c'è una squadra "ammazza campionato". L'unica che sulla carta poteva esserlo era l'Inter. Ma i nerazzurri non stanno volando e la sconfitta dell'Olimpico contro una Roma in crisi è lì a testimoniarlo. Il Milan si è rafforzato davanti, è vero, ma la difesa e l'età media restano due punti deboli. E anche Juve e Napoli ancora non sono da titolo. Ora per la Roma arrivano Genoa, Parma, Lecce, Lazio e Fiorentina: tutti match in cui parte potenzialmente da favorita.
IL TEMPO A DISPOSIZIONE
Lo scorso anno, la rimonta cominciò quando i punti di ritardo dall'Inter erano 14. Ora sono molti meno, ma soprattutto c'è più spazio per recuperare. Allora si era alla decima giornata già conclusa, stavolta bisogna ancora disputare la settima. Ne mancano ancora 32, un'eternità.
LA CONDIZIONE FISICA
Tra le tante cause dell'avvio difficile ci sono anche gli infortuni e la preparazione. Nel primo caso è stata la malasorte ad accanirsi sulla Roma togliendo di mezzo Julio Sergio, Riise, Castellini, Vucinic, Simplicio e Adriano   :rotfl:. Si spera che la sfortuna sia finita e che Ranieri possa contare su tutti gli uomini. Ma, se anche così non fosse, a breve dovrebbe comunque vedersi una squadra che corre di più. A proposito della preparazione, infatti, il tecnico giallorosso qualche settimana fa è stato chiaro: «La preparazione la fanno bene tutti. E' da dopo dicembre che si vede la diferenza. Allora tranquilli».
DISPENDIO DI ENERGIE
Adesso c'è da stringere i denti, da fare punti sia in campionato sia in Europa.   :bann: Magari facendo affidamento sul fatto che il girone di Champions non è impossibile. In modo da trovarsi ancora in corsa su tutti i fronti a inizio dicembre. Sarà quello il momento decisivo. A quel punto la Roma (e anche le altre avversarie, a dire il vero) non avranno distrazioni dal campionato. Niente partite ufficiali delle nazionali fino a marzo inoltrato, niente Champions fino a metà febbraio. Due mesi per mettersi dietro in classifica tutte le squadre senza impegni internazionali.
INCOGNITA  :DD
Per la partita di domani è stato scelto l'arbitro Damato di Barletta. Quello che con i suoi errori contro la Sampdoria ci ha tolto lo scudetto dello scorso anno.    :rotfl2: Sarà la prova del nove. Dopo il disastro di Russo a Brescia, il presidente Rosella Sensi ha tuonato contro i torti subiti e per questo è stata deferita. Ma il suo sfogo non può essere passato inosservato e ci si aspetta che adesso alla Roma venga dato dai direttori di gara niente di più e niente di meno di ciò che si merita.
LA ROSA
«A livello di rosa, la Roma è una delle squadre più forti d'Europa». Lo ha detto Marco Borriello dopo la sconfitta di Napoli. Opinione condivisibile,   :bann: anche se i risultati ora sembrerebbero dire il contrario. Ma anche restando entro i confini del nostro Paese, è difficile trovare un organico così di livello in tutti i reparti. In difesa, a centrocampo, in attacco. Il Milan, ad esempio, fa paura davanti, ma dietro balla. Così come il Napoli. La Juve balbetta dappertutto. L'Inter forse ha qualcosa in più, ma quale Inter? Quella dello scorso anno, sì. Con Milito che segna va a raffica. Ma ora il "Principe" non segna più. Si sbloccherà? Forse sì, ma la Roma aspetta che si sblocchino in 3: Totti, Vucinic (che storicamente comincia a segnare sempre in questo periodo) e Adriano.
DNA DA RIMONTA
"Fare un'impresa come lo scorso anno è difficile", dicono in molti. Vero. Ma è altrettanto vero che è più difficile aspettarsi una rimonta da parte di una squadra e da giocatori che non l'hanno mai fatta. Questa Roma invece sì. L'ha già fatta. Addirittura due volte se si pensa a quella del 2007-2008. Sa quale strada percorrere. Con un vantaggio rispetto a qualche mese fa: la rabbia.La voglia di non essere gli eterni secondi.

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Citazione di: Biafra il 25 Ott 2010, 20:52Questa Roma invece sì. L'ha già fatta. Addirittura due volte se si pensa a quella del 2007-2008. Sa quale strada percorrere.

Qui, decontestualizzando un po' si riferisce al fatto che sanno bene come fare per annasselappjànderculo e, in caso di mancato successo, di salvare capra e cavoli attaccannosarcazzo ...

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